The Project Gutenberg EBook of La favorita del Mahdi, by Emilio Salgari

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Title: La favorita del Mahdi

Author: Emilio Salgari

Release Date: April 26, 2008 [EBook #25180]

Language: Italian

Character set encoding: ISO-8859-1

*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA FAVORITA DEL MAHDI ***




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                      EMILIO SALGARI


                            LA

                     FAVORITA DEL MAHDI




                        PARTE PRIMA

                       Greci e Arabi

                       PARTE SECONDA

                  L'insurrezione del Sudan

                        PARTE TERZA

                          Il Mahdi


                           MILANO

                    CASA EDITRICE BIETTI

                            1911





                    PROPRIET LETTERARIA


            _Tipografia Casa Editrice Bietti--Milano_






LA FAVORITA DEL MAHDI



PARTE PRIMA.

Greci e Arabi




CAPITOLO I.--Il Fidanzato di Elenka.


Era la sera del 4 Settembre 1883. Il sole equatoriale, rosso rosso,
scendeva rapidamente verso le aride e dirupate montagne di Mantara,
illuminando vagamente le grandi foreste di palme e di tamarindi e le
coniche capanne di Machmudiech, povero villaggio sudanese, situato
sulla riva destra del maestoso Bahr-el-Abiad o Nilo Bianco, a meno di
quaranta miglia a sud di Chartum.

Da ogni parte dell'orizzonte accorrevano bande di superbe antilopi e
di sciacalli che venivano a dissetarsi sulle poetiche sponde del
fiume, e nell'aria svolazzavano arditamente schiere di fenicotteri
dalle penne rosee e le estremit delle ali fiammeggianti, schiere di
ibis sacre che calavan sulle foglie arrotondate e galleggianti del
_loto_, e file di grossi pellicani che s'appiattavano fra i canneti,
cacciando i pesci.

Sul molo e per le viuzze del villaggio, Negri, Arabi e Turchi,
andavano e venivano rumorosamente, gli uni affacendati a scaricare
cammelli e asini, altri a condurre mandrie di buoi tigrati e di
cammelle ai pozzi, e altri ancora a tirar a secco le barche o a
disarmarle. Per ogni dove si udivano monotone canzoni accompagnate dal
suono del tamburello, che gli echi delle foreste ripercotevano: un
salmodiare di versetti dell'Alcorano, un muggito di animali, uno
sbattere di remi, un chiamarsi, un salutarsi e al disopra di tutti
quei rumori la voce nasale del _muezzin_ che dall'alto dell'esile
minareto, colla faccia rivolta verso la Mecca, gridava:

--_La Allh ila Allh_ (Non  Dio fuor di Dio) _Mahmmed rosul Allh_
(Maometto  l'apostolo di Dio).

La preghiera del _muezzin_ era appena terminata, quando una barca
partita dalla riva opposta, venne ad arenarsi dinanzi al Machmudiech.
Un ufficiale egiziano che era a prua, scambiate alcune parole coi
battellieri e gettati loro alcuni _par_ (centesimi) salt lestamente
a terra salendo la erta sponda.

Era questi un bel giovinotto sui venticinque o ventisei anni, alto di
statura, di forme snelle, eleganti ed insieme vigorose. Il colorito
della sua pelle era d'un bronzo alquanto carico con riflessi rossigni,
la faccia piacevolissima, maschia, ardita, con due occhi che
brillavano d'un fuoco selvaggio e d'indomita fierezza e lunghi baffi
neri. Appena ch'ebbe posto piede sul molo, guard a dritta e a manca
come cercasse qualcuno, poi si avvicin ad un soldato egiziano, che
deposto il fucile contro un muricciuolo diroccato, filava del canape
n pi n meno di una donna:

--Hai veduto il luogotenente Notis Cayma? gli chiese con voce brusca.

--Mi sembra d'averlo scorto, rispose il soldato, pigliando rapidamente
il fucile e salutando.

--Dov' andato?

--L'ignoro.

L'ufficiale stette alcuni istanti silenzioso guardando la corrente del
fiume e le barche che la solcavano, poi torn a chiedere:

--Dove trovasi il tenente Oseir?

-- seduto laggi sotto quella _rekuba_ (tettoia) che beve il
_narghilh_[1].

    [1] _Bere il narghilh_ significa fumare col narghilh, ossia colla
        pipa.

L'ufficiale gir sui talloni e si allontan, camminando colla libera
eleganza degli animali selvaggi e colla nobilt che  tutta propria
delle nazioni arabe. Attravers con fatica le linee dei cammelli
inginocchiati sulla via carichi di gomma, d'avorio e di maiz, e si
arrest dinanzi ad una _rekuba_ sotto la quale fumava beatamente un
_basci-bozuk_.

--_Es-selm lekom_, Oseir (la salute sia con te) disse l'ufficiale.

Il _basci-bozuk_, che volgevagli le spalle, si alz prontamente,
fissando su lui due occhi verdi come quelli d'una iena.

--Ah! sei tu Abd-el-Kerim! esclam. Come mai ti trovi qui? Hai da
raccontarmi qualche battaglia avvenuta con quei cani del _Mahdi_?

--Niente affatto, Oseir, rispose Abd-el-Kerim. Cerco il greco Notis.

--Tuo cognato?

--Non corriamo tanto, amico mio, disse Abd-el-Kerim, sorridendo. Non
lo  ancora.

--Ma lo diverr.

--Se Allh (Dio) e il Profeta lo vorranno... L'hai veduto tu, Notis?

-- arrivato dieci minuti or sono, e sorseggia il caff laggi in quel
_tugul_.

--Andiamo da lui.

L'arabo e il _basci-bozuk_, l'uno a fianco dell'altro presero la via
che conduceva al caff del villaggio.

--Come sei con Elenka? chiese Oseir.

--Sempre in buona relazione, rispose Abd-el Kerim, con tono alquanto
freddo.

--Sei un uomo assai fortunato.

--Pu essere.

--La sorella di Notis  una ragazza seducente, la pi bella che si
possa trovare in tutta la Nubia e in tutto il Sudan, tanto ammirabile
che tenterebbe anche il Profeta se fosse ancora vivo.

--S, bella, superba, forse troppo superba e troppo terribile.

--E l'ami molto, tu?

--Come pu amare un arabo.

-- troppo poco Abd-el-Kerim.

--A me sembra sufficiente, Oseir.

--Mi sembri un po' freddo, oggi. Una volta parlavi con pi fuoco. C'
pericolo che la lontananza e la vita del campo abbiano a spezzare il
nodo?

--Non lo credo, rispose l'arabo quasi di cattivo umore. Elenka 
sempre radicata nel mio cuore. Eppoi chi ardirebbe romperla con quella
creatura?  una greca, ma una greca terribile.

--Deve esserti costato assai, conquistare il cuore di quella superba
donna che disprezz l'amore di pasci e di _mudir_ (governatori)

--Per conquistarla mi fece soffrire due anni, e soffrire a segno che
credetti d'impazzire. Mi disprezz, mi derise atrocemente, mi dilani
il cuore, poi ebbe piet di me, si mostr meno superba e meno feroce e
fin per amarmi. Aveva vinto la greca, ma assai a caro prezzo.

L'arabo si pass la mano sulla fronte e sospir.

--Ecco il caff, disse Oseir, arrestandosi.

Erano giunti dinanzi ad una grande capanna colle mura di mattoni cotti
al sole, diroccate e col tetto acuminato coperto di _ghrsc_ o paglia
durissima.

Vi entrarono. Era occupato da una ventina di persone, parte Arabi,
parte Nubiani e parte Sennaresi avvolti, nonostante il caldo, in
candide _farde_ o in grandi _taub_ (mantelli) orlati di rosso. Alcuni
erano sdraiati su tappeti scolorati e sfilacciati e fumavano
silenziosamente nei loro _scibouk_ di terra cotta e dorata; altri
erano seduti su panche primitive o su vasi rovesciati e bevevano il
_merissak_, specie di birra fatta con maiz fermentato, o
centellinavano con volutt sibaritica del vero moka fumante racchiuso
in _fiugin_ o vasetti senza manico.

In un canto, su di un _angareb_ coperto di stuoie dipinte, stava
sdraiato un greco di media statura dalla pelle chiara, occhi castani e
grandi e una gran barba nera e ispida. Appena che scorse i due
ufficiali scatt in piedi, movendo loro incontro.

--Ol! Abd-el-Kerim! grid, gaiamente.

--Ah! sei tu, Notis! esclam l'arabo stringendo vigorosamente la mano
che l'altro gli tendeva.

--Avevo paura che tu non mi venissi incontro. Ira di Dio! Posso
chiamarmi ancora fortunato.

--Avesti torto di supporre che non sarei venuto. Quanto tempo  che
sei arrivato?

--Pu essere una mezz'ora che ho lasciata la _dahabiad_ (barca) di
quel birbone d'Ibrahim. Ah! che viaggio noioso, amico mio! Sono
arrostito n pi n meno d'un montone. Come va, Oseir?

--Come la pu andare ad un uomo che fuma ed ozia tutto il giorno,
rispose il _basci-bozuk_.

--Voi nei villaggi state sempre bene. Ehi! _wadgi_ (caffettiere)
portaci un vaso di _merissak_.

Il _basci-bozuk_ e l'arabo si sedettero e tracannarono parecchie tazze
di birra recate dal _wadgi_.

--Ebbene, Abd-el-Kerim, chiese Notis, come mai non mi chiedi nulla di
mia sorella Elenka? Avresti, per caso, dimenticata la fidanzata?

L'arabo trasal leggermente e sulla sua fronte si disegn una ruga.

--Ah! perdona, Notis, rispose egli. La tua presenza, la gioia di
rivederti, me l'avevano fatta dimenticare. Come sta la mia bella
fidanzata?

--Ti porto, innanzi tutto, un monte di saluti e una botte di proteste
amorose, disse Notis ridendo. La piccina sta sempre bene, ma smania
dalla voglia di rivederti e ha sempre paura che tu la dimentichi o che
una disgraziata palla ti colga.

--Ha torto di temere che io l'abbandoni. Dal primo d che la vidi
sempre l'amai e spero ritornare da lei fedele.

--Tu sai gi come sono le donne che amano, e quando queste donne sono
greche. Sono sempre gelose di tutti e di tutto, gelose persino del
sole, dell'aria, della luce.

--Povera Elenka, mormor l'arabo. Se il Profeta mi conserver in vita,
la far... felice.

La sua fronte s'abbui e la fiamma vivace che brillavagli negli occhi
si spense.

--Hai qualche funesto presentimento, Abd-el-Kerim? chiese il greco
celiando.

--No, e spero di non averne mai. Sono fatalista come quelli della mia
razza, e ci basta per tranquillarmi anche nei pi terribili momenti.

Cambiando discorso, che si fa a Hossanieh?

--Si ozia sempre. Dhafar pasci senza i rinforzi che devono venire da
Chartum non si metter in campagna. Manchiamo totalmente di
artiglierie e tu sai che senza queste non si possono affrontare i
ribelli.

--Temo che i rinforzi arrivino molto tardi. La spedizione di Hicks
pasci cost dodici milioni ed ora le casse sono vuote. E che nuove
dal Sudan?

--Sempre tristi, Notis. Il _Mahdi_  pi forte che mai e non so come
lo vinceremo.

--Bah! fe' il greco, alzando le spalle. Non d due mesi di vita a quel
falso profeta. Aspetta che veniamo alle mani colle sue orde e tu le
vedrai squagliarsi come neve al sole.

--Non illudiamoci, Notis, e non disprezziamo troppo quegli insorti che
l'anno scorso hanno schiacciato completamente 8000 Egiziani di Yussif
pasci e che hanno espugnato El-Obeid. Credi a me, abbiamo un osso
duro da rodere.

--Ma coi cannoni e coi remingtons lo si roder.

--Gli Egiziani hanno paura del _Mahdi_ e dei suoi terribili guerrieri.

--Eh! via! Siamo in molti e bene armati.

--Ma disorganizzati. Allh non voglia che noi abbiamo ad essere vinti:
se veniamo rotti, neppure uno rientrer in Chartum, te lo dico io,
Notis. Non si dar quartiere a nessuno, nemmeno ai feriti.

--Abbiamo Hicks pasci che ci guida, Abd-el-Kerim.

--Peggio che peggio. Questi Inglesi non sono ben visti dagli Egiziani,
la maggior parte dei quali ben si ricordano del bombardamento
d'Alessandria e dell'eroico Arabi pasci. E poi, che conoscenza hanno
del Sudan, gl'Inglesi?

--E Aladin pasci, non lo conti?

--Aladin  un comandante sottoposto agli ordini dell'inglese e dovr
curvare il capo per forza.

--A ogni modo si vedr.

--E a Chartum che si dice della insurrezione? chiese Oseir.

--Si ha paura che non la si possa domare, rispose Notis. Eppoi vi sono
molti abitanti che parteggiano per il _Mahdi_, credendo realmente che
egli sia l'inviato di Dio.

--Di gi?

--Eh! fe' il greco, alzando una mano e facendo schioccar le dita. Vi
sono in citt dei partigiani del ribelle, i quali fanno proseliti su
larga scala.

--Quel cane di Mohamed Ahmed  fortunato.

--E anche un grand'uomo, disse Abd-el-Kerim.

--Zitto, dissero improvvisamente alcuni arabi.

--Che c'? chiese Notis, stizzito da quell'intimazione.

--Udite?...

Al di fuori si suonava un cembalo e tratto tratto s'udivano fragorosi
battimani uniti alle grida di:

--Viva l'_almea_!

--Che succede? domando Oseir, alzandosi.

--Pare che s'avvicini qualche _almea_, rispose Abd-el-Kerim. Stiamo
qui che verr a danzare.

--Se la popolazione applaude, deve essere una celebre _almea_, osserv
Notis.

-- Fathma, la pi bella danzatrice del Sudan, disse un arabo.

Il suono del cembalo s'avvicinava e si arrest dinanzi alla porta del
caff. S'ud un fruscio di vesti di seta e un istante dopo una donna
entrava nella stanza. I tre ufficiali saltarono in piedi mandando un
grido d'ammirazione e di sorpresa.

La donna che entrava era una creatura di bellezza straordinaria,
irresistibile, una di quelle creature nelle quali sembra che Dio abbia
voluto dare un saggio della forza di bellezza, di seduzione e di
incanto a cui pu arrivare una donna. Poteva avere appena vent'anni,
alta, robusta, vivace, dalle forme voluttuosamente tondeggianti e
stupendamente sviluppate.

Era di colorito bruno, ma di un bruno caldo, con una testa superba,
con grandi occhi neri, tagliati a mandorla, vivi, scintillanti come
neri diamanti, sormontati da folte sopracciglia arcuate, labbra
coralline, carnose, procaci che lasciavan vedere i candidi denti, che
parevan purissime perle. Dal rosso _tarbusch_ scendevano fluttuanti e
profumati capelli che ricadevano come vellutato mantello sulle robuste
spalle, tutti cosparsi di monetucce d'oro.

Vestiva una leggera gonnella di seta azzurra, ornata di frange d'oro,
stretta mollemente sotto il petto da una ricca cintura tempestata di
stellette d'argento e scendente fino ai calzoncini bianchi che le
coprivano le gambe; un giubbettino rosso le racchiudeva armonicamente
il turgido seno, e nascondeva i nudi e piccoli piedi in babbuccie di
marocchino giallo. Gran copia di aurei cerchietti d'oro le rifulgevan
attorno alle ignude, bellissime e tondeggianti braccia.

--Ah! l'ammirabile _almea_! esclam Notis.

Infatti quella stupenda donna era un'_almea_ araba. Le _almee_, sono
danzatrici e cantanti sparse per l'Egitto e pel Sudan, che per la loro
coltura e studiata grazia si considerano come il fiore delle donne
egiziane. Esse conoscono le regole della poesia e sanno improvvisare e
comporre canzonette e balli a seconda delle circostanze e prendono
parte a tutte le adunanze di giocondit e a tutti i festini in cui
esse sono sempre il principale ornamento. Formano la delizia delle
giovani donne degli _harem_, alle quali insegnano tutte le _moal_ o
elegie che sanno, raccontano storie galanti o danno lezioni di ballo;
assistono alle pompe matrimoniali precedendo il corteggio della sposa
e seguono persino i funerali cantando _moal_ lamentevoli, piangendo e
dimostrando un tal dolore che qualcuno potrebbe credere che facciano
ci da senno e di cuore anzich indotte dal prezzo della mercede.

L'_almea_, entrata nel caff, dopo di aver salutato gli astanti con un
sorriso affascinante e d'aver dispensato baci colla punta delle sue
manine, s'avvolse in un azzurro velo.

Quasi subito entr un giovane schiavo munito di un cembalo. Egli si
assise in un canto e, dopo di aver suonato per qualche minuto, grid:

--Nahb ia (ecco l'ape!).

L'_almea_ che aveva di gi cominciato a danzare con brevi passi e
flessuosi molleggiamenti sui fianchi facendo ondeggiare graziosamente
il velo e tintinnare i cerchietti d'oro delle braccia, a quel grido si
era subitamente arrestata, guardandosi attorno con profondo terrore.

--Ah! esclam Notis. Eseguisce la danza dell'ape. Sta attento,
Abd-el-Kerim, che merita di essere veduta.

L'arabo non lo ud nemmeno. Colla testa stretta fra le mani e i gomiti
appoggiati sul tavolo, egli fissava l'_almea_ con due occhi
fiammeggianti. La sua faccia era visibilmente alterata, le sue labbra
di quando in quando fremevano e grosse gocce di sudore scorrevangli
sull'ampia fronte. Non respirava quasi pi; lo si avrebbe detto
pietrificato.

L'_almea_ s'era messa allora ad agitare le braccia come cercasse di
respingere l'ape che voleva punzecchiarla, atteggiando il suo superbo
volto ad una grande angoscia, ed agitava il leggero velo azzurro con
una variet di movenze voluttuose. Talvolta si soffermava come
spossata e i suoi occhi, che scintillavano d'un fuoco strano,
selvaggio, si portavano su Abd-el-Kerim, il quale trasaliva come gli
penetrassero in fondo all'anima.

La lotta contro la supposta ape dur per un buon quarto d'ora animata
dall'incessante suono del cembalo, poi l'_almea_ s'arrest angosciata
e smarrita, gettando un grido acuto di dolore. L'ape apparentemente le
era penetrata fra le vesti e le faceva sentire l'acuto suo
pungiglione.

Essa cerc di liberarsene, poi con movenze agili, vertiginose si mise
a rigirare su s stessa, abbandonandosi spossata fra le braccia dello
schiavo.

Gli astanti scoppiarono in un grande applauso.

--Ira di Dio! esclam il greco, battendo fortemente il pugno sul
tavolo. Non ho mai visto una donna simile!  superba come un ur!

Abd-el-Kerim rialz il capo, le sue mani si raggrinzarono rigando
colle unghie la pelle dell'_angareb_ e lanci una torva occhiata sul
greco.

--Lui! mormor.

L'_almea_ si era avvicinata a loro tendendo le mani. Abd-el-Kerim
trasse una manata di piastre e gliele porse. Il sorriso che ne ebbe lo
sconvolse.

Notis li guard entrambi con sorpresa e sent una ondata di sangue
montargli alla testa nel sorprendere lo sguardo che si scambiarono e
al sospetto che gli balen in mente.

--Come ti chiami bell'_almea_? chiese egli sardonicamente.

--Fathma, rispose con nobile alterigia, la danzatrice.

--Tu sei bella! esclam Oseir, alzandosi. Tanto bella che io voglio
posare le mie labbra sulle tue.

L'_almea_ si trasse indietro. I suoi occhi s'infiammarono per l'ira e
lo sdegno.

--Non toccarmi, diss'ella con tono di minaccia. Vi sono pugnali capaci
di forare il petto anche a un _basci-bozuk_.

Volse bruscamente le spalle ed usc dal caff seguita dallo schiavo.
Oseir fe' atto di slanciarsi dietro a lei, ma due mani di ferro lo
curvarono sull'_angareb_.

--Non muoverti, gli disse Abd-el-Kerim gravemente.

--Che ti salta in capo? chiese il _basci-bozuk_ irritato.

--Non muoverti, ti ripeto.

-- forse la tua amante?

Il greco si lev coi capelli irti, guardando fissamente l'arabo.

--Tua amante! esclam con voce strozzata. Ed Elenka? E mia sorella?

--Non aver paura, Notis, disse Abd-el-Kerim, pacatamente.  la prima
volta che io vedo quella donna e sono incapace di tradire la mia
fidanzata.

--Posso crederti?

--Lo devi credere.

--E allora, che importa a te se io voglio baciarla? chiese Oseir.

L'arabo si tacque, non sapendo certamente che cosa rispondere.

--Hai forse paura che quell'_almea_ mi pugnali.

--Ne sarebbe capace, disse un sennarese, che fumava l vicino.

--La conosci tu? chiese Notis, con vivacit. Dove abita?

--Non so chi sia.  giunta a Machmudiech due giorni fa e si  subito
fatta temere. Un barcaiuolo che voleva abbracciarla fu da essa
pugnalato e precipitato nel Bahr-el-Abiad.

-- una jena quest'_almea_?

--Forse peggio, rispose il sennarese.

--E dove credi che sia andata ora? domand Oseir.

--Ho veduto di fuori il suo cammello. Deve essere partita in direzione
di Hossanieh, giacch parlava di volersi recare al campo egiziano.

Abd-el-Kerim che aveva prestato molta attenzione a quelle risposte, si
lev in piedi come spinto da una molla.

-- notte diss'egli, con voce leggermente alterata.

--E che importa! esclam Oseir.

--Abbiamo da percorrere molta via prima di giungere a Hossanieh.

--Non avete dei _mahari_?

--I _mahari_ non impediscono alle fiere di uscire dai loro covi.
Andiamo, Notis, andiamo.

--Hai ragione, Abd-el-Kerim, rispose il greco alzandosi.

Gettarono una manata di _par_ al _wadgi_, cinsero le scimitarre che
avevano deposte in un angolo e strinsero la mano al _basci-bozuk_.

--Addio, Oseir, disse l'arabo.

--Buona fortuna, amici miei, rispose il _basci-bozuk_. Che Allh e il
Profeta tengano lontani i leoni e le iene.

Arabo e greco salutarono gli astanti e uscirono dal caff.




CAPITOLO II.--L'almea.


Le tenebre allora erano calate. Al nord, sulla cima delle creste del
monte Auli, appariva la luna la quale vedevasi spandere un incerto
chiarore al di sopra delle oscure boscaglie del Gemanje, e in cielo
salivano le stelle che riflettevansi vagamente sull'azzurra e placida
corrente del Bahr-el-Abiad. Alcuni Sennaresi ed alcuni Arabi
gironzavano ancora o sedevano in mezzo alle vie o a ridosso ai
muricciuoli delle capanne, fumando nel _scibouk_ o nei _narghilh_.

I due ufficiali scesero verso la riva presso la quale galeggiava una
_dahabiad_ a sei remi montata da alcuni barcaiuoli. Vi entrarono e si
fecero traghettare alla sponda opposta, sbarcando ai piedi delle
foreste, i cui rami giganteschi e fronzuti si curvavano graziosamente
sulle acque.

--Dove sono i cammelli? chiese Notis.

--A cinquecento passi da qui, rispose Abd-el-Kerim, distrattamente.

--Hai preso con te il mio schiavo Takir?

--No, l'ho lasciato al campo onde preparasse la tua tenda.

--Allora chi li guarda? Se tu gli hai lasciati soli non so se li
troveremo ancora. Gli Arabi, amico mio, non sono fiori di
galantuomini.

--Non aver timori, Notis. Gli ho affidati ad un sudanese di mia
conoscenza.

S'arrampicarono sulla riva che veniva gi quasi a picco, tutta
cosparsa di canneti e di enormi radici che s'intrecciavano
confusamente le une colle altre e s'internarono sotto le oscure vlte
della foresta. Notis prese un sentieruzzo appena appena visibile, ed
Abd-el-Kerim gli si mise dietro in silenzio e colla fronte aggrottata,
come se un grave pensiero lo tormentasse.

Quanto il greco procedeva con passo spedito, altrettanto l'arabo
camminava lento e come svogliato. Anzi quest'ultimo di tratto in
tratto si fermava, voltavasi indietro e mirava con occhio triste e
cupo le rive del fiume e i dintorni, tendendo attentamente l'orecchio.

Dopo una ventina di minuti, il greco scorse, semituffato fra le
piante, una _zeribak_, specie di recinto formato da pali nei quali si
radunano usualmente gli armenti per proteggerli contro gli assalti
delle bestie feroci. Egli si arrest, armando per precauzione il suo
revolver.

--Ol, Abd-el-Kerim, dove siamo noi? chiese egli.

L'arabo che era lontano, non l'ud e per conseguenza non rispose.
Notis si volse indietro e lo vide fermo in mezzo al sentiero che
guardava fissamente le rive del Bahr-el-Abiad.

--Che pu avere Abd-el-Kerim? mormor egli. Poco fa, quando gli parlai
di mia sorella era diventato gaio e pareva felice. Come ora 
diventato triste? Si direbbe che ha lasciato qualche cosa a
Machmudiech... si direbbe che s'allontana a malincuore.

Egli torn indietro in punta di piedi e osserv minutamente il
compagno. S'accorse che aveva gli occhi rivolti al villaggio e
precisamente verso il caff. Fece un gesto di sorpresa e fors'anco
d'impazienza.

--Oh!... esclam egli.

Uno strano lampo guizz nei suoi neri occhi. Quasi nel medesimo
istante Abd el-Kerim si volse. La sua faccia si alter, atteggiandosi
a meraviglia e a dispetto.

--Che vuoi, Notis? chiese egli colla maggior calma del mondo.

--Ho veduto una _zeribak_, rispose il greco con egual tranquillit.

--Non temere, che  quella del sudanese. L vi sono i nostri _mahari_.

Notis non si mosse; aspett che egli fosse vicino, poi gli chiese
bruscamente.

--Che hai Abd-el-Kerim?

L'arabo lo guard come cercasse leggergli negli occhi lo scopo di
quella domanda.

--Tu guardavi fisso fisso Machmudiech, continu Notis quasi
distrattamente. Perch?

--Bah! per curiosit.

--Ti dispiacerebbe per caso allontanarti da quel villaggio?

--Perch, e l'arabo lo guard ancor pi attentamente e con sospetto.

--Non so, mi pareva...

--Non ho alcuna cosa che m'interessi a Machmudiech. Tiriamo innanzi,
Notis, che  tardi. Dobbiamo fare pi di 40 miglia per giungere a
Hossanieh.

Essi si rimisero in cammino e giunsero vicini alla _zeribak_, in mezzo
alla quale vedevansi sorgere due lunghe aste sostenenti uno stracciato
vessillo egiziano.

Al primo fischio che mand Abd-el-Kerim, un sudanese usc, abbigliato
con una semplice _farda_ bianca gettata graziosamente su di una spalla
e d'un _tarabisc_ rosso sul capo.

--I _mahari_? chiese brevemente l'ufficiale.

--Sono pronti.

Entrarono nella _zeribak_, in mezzo alla quale stavano inginocchiati i
due animali. Questi _mahari_ o _hadjin_, meglio conosciuti per
dromedari, sono cammelli riservati per le corse, docili come cani, pi
intelligenti dei cavalli, pi sobri e pi pazienti dei _djemel_ o
cammelli comuni, dal portamento nobile, altero, e che alla menoma
pressione della guida legata all'anello incastrato nelle nari, vanno
rapidi come il vento percorrendo persino settanta miglia al giorno.
S'accontentano di un nulla, d'un pezzo di pane, d'un pugno d'orzo o di
datteri o di un fastello d'erbe secche e spinose, e son felici quando
l'arabo lascia a loro aspirare il fumo del _scibouk_ prima che passi
dalla cannuccia e doppiamente felici d'una parola affettuosa, d'una
semplice carezza.

Il sudanese li aveva gi insellati, accomodando sulla loro gobba una
sella di pelle di montone cava nel mezzo e fornita dinanzi e di dietro
di un pezzo di legno rotondo, posto orizzontalmente, che serve di
appoggio al cavaliere, e appendendo ai loro fianchi i fucili
remingtons, le borse di cuoio e le otri contenenti il cibo o l'acqua,
viveri indispensabili in Africa, dove le citt sono rarissime e i
villaggi assai scarsi.

Nel mentre che il greco esaminava le cinghie della sua cavalcatura,
Abd-el-Kerim con un cenno impercettibile chiamava a s il sudanese.

--Hai veduto passare alcuno? chiese rapidamente e sotto voce.

--S, disse il sudanese.

--Chi?

--Due persone su di un _mahari_ dal mantello fosco.

--Erano?...

--L'ignoro, ma una pareami una donna.

Abd-el-Kerim sussult. La sua faccia, che poco prima era tetra,
s'illumin di un raggio di gioia. Con un gesto conged il sudanese.

--In sella Notis, diss'egli.

I due ufficiali fecero inginocchiare i _mahari_ emettendo un semplice
_khh! khh!_ sospirato e s'arrampicarono sulle gobbe sedendosi colle
gambe incrociate.

--Allh vi guardi, disse il sudanese,

--_Ih! ih!_ grid Notis.

I due _mahari_, obbedienti al segnale, uscirono dalla _zeribak_ e
partirono seguendo il sentiero che menava all'ovest, prendendo un
lungo trotto, alzando e abbassando bruscamente la testa e la coda,
andatura assai malagevole per chi non vi  abituato, il quale crede
sempre di perdere l'equilibrio e per le continue e violenti scosse
prova forti dolori al capo, dolori alle mani che si gonfiano e dolori
alle reni che si pestano e pare che si spezzino.

L'oscurit allora erasi fatta assai pi fitta, specialmente sotto la
foresta, le cui grandi vlte di verzura impedivano che trapelassero
quasi i raggi lunari. Appena appena scorgevansi i colossali tronchi di
tamarindi i cui rami flessibili sostenevano enormi quantit di frutta
sei volte pi lunghe che larghe e ripiene di una polpa molle e acida;
le grandi camerope a ventaglio dal fusto cilindrico coperto di grosse
squame regolari e coronate alla sommit da un magnifico ciuffo di
trenta o quaranta foglie disposte a ventaglio; le acacie mimose alte
come un olmo, sui cui tronchi risaltavano le grossissime bolle della
preziosa gomma che trasuda; le palme _deleb_ coi fusti rigonfi nel
mezzo e tutti i centomila arrampicanti che s'attortigliavano come
serpi attorno ai tronchi degli alberi e che s'arrampicavano sui rami
formando spesso dei pergolati naturali veramente ammirabili.

I _mahari_ eccitati dalla correggia dei cavalieri, che serve nel
medesimo tempo di frusta, in meno di quindici minuti attraversarono la
foresta, la quale stendesi in lunghezza, s a destra che a sinistra
del Bahr-el-Abiad, da Chartum fino ad Machadat Abu Zet, su due miglia
o poco pi di larghezza. Sbucati nelle grandi e aride pianure di
Gemaije, animate solo da qualche gruppo di palme, da qualche acacia
tisica e da miserabili _tugul_ o capanne, allungarono il passo filando
come giganteschi e silenziosi fantasmi verso gli ondulati terreni del
sud, in direzione d'Hossanieh.

Notis che galoppava a pochi passi di distanza da Abd-el-Kerim,
s'avvide subito che questi dava segni strani d'inquietudine della
quale non sapeva ancora indovinare la cagione. Lo vedeva spesso
rizzarsi in sella come volesse abbracciare maggiore orizzonte,
spingere lo sguardo a destra, a manca e dinanzi, e talvolta fare un
gesto quasi di scoraggiamento e di stizza. Pi volte lo vide portare
ambe le mani agli orecchi e piegarsi verso terra come uno che cerchi
raccogliere qualche lontano rumore.

--Che mai pu avere? andava chiedendosi il greco tormentando la
correggia del _mahari_ e figgendo sempre gli occhi addosso al
compagno. Si vede che ha qualcosa che lo preoccupa ma cerca di
nascondermelo. Quegli occhi fissi sul villaggio, anzi sul caff,
proprio in quel medesimo luogo ove danz.... Potrebbe essere vero?...

Un terribile sospetto balen nella mente di lui, sospetto che gli fe'
gelare il sangue nelle vene e montare, nel medesimo tempo, una fiamma
in viso. Un truce e sinistro lampo anim i suoi occhi che s'accesero
come due carboni.

--Ah!... mormor egli.

Trasse dalla sua borsa un pizzico di tabacco, lo arrotol in un
fogliolino di carta, ne form una sigaretta che accese, malgrado la
rapidit vertiginosa del _mahari_, mand in aria tre o quattro boccate
di fumo, e volgendosi verso Abd-el-Kerim:

--A che pensi cognato mio? gli chiese, affettando la massima
noncuranza.

--A mille cose, rispose l'arabo.

--Tu pensi a mia sorella Elenka, Abd-el-Kerim, te lo dir io.

L'arabo stette un momento muto, come non avesse capito.

--Non puoi ingannarti, rispose di poi. La fiamma che nasce nel cuore,
non si spegne neanche in sogno.

--Ed io sai a chi penso?

--Leggere il pensiero dell'uomo non  dato che ad Allah e al suo
profeta.

--Penso a quell'adorabile _almea_ che vidi danzare a Machmudiech.

Sulla bruna pelle dell'arabo pass un fremito.

--A Fathma, articol sordamente egli.

--S, a Fathma. Come la trovasti tu?

--Mi pareva avere dinanzi...

Voleva aggiungere una _uri_ di Maometto, ma le parole gli morirono
sulle labbra.

--Una bella donna, vuoi dire.

--Presso a poco. E come mai tu pensi a lei?

--Perch?... Credo di non dir troppo, se ti confesso che i suoi occhi
mi hanno affascinato e che la sua voce mi tocc il cuore.

Se fosse stato giorno Notis avrebbe potuto vedere le labbra dell'arabo
contrarsi e la sua faccia diventare cinerea.

--Ah!... si sforz di dire Abd-el-Kerim.

Quella creatura ti ha morso il cuore?

--Di' invece che vi ha gettato una scintilla dentro.

--E questa scintilla sarebbe?

--D'amore.

L'arabo diede un s violento strappo alla correggia che il _mahari_ fu
forzato ad alzare la testa. Notis se ne accorse.

--Che diavolo hai Abd-el-Kerim?

--Nulla, ho sostenuto il cammello che stava per inciampare contro un
sasso.

--Uh! fe' il greco. Non so come un sasso possa trovarsi fra questi
terreni.

La conversazione fin li. I due _mahari_ che avevano per un istante
rallentata la corsa, la ripresero pi velocemente salendo e
discendendo le colline cosparse d'erbe spinose chiamate dagli indigeni
_alfh_, arse dai cocenti raggi del sole equatoriale.

La pianura, rotta qua e l da radi ed intristiti palmizi e da qualche
torrente pantanoso, andava allora allargandosi fiancheggiata all'est
dalle selve che seguono il Bahr-el-Abiad nel tortuoso suo corso e
all'ovest da piccole catene di montagne, dietro le quali
giganteggiavano i monti Arab, Mussa, Scemela e Mantara.

A mezza notte avevano gi percorso pi di mezza via, e stavano per
rallentare la corsa per dare un po' di riposo ai due animali, quando
in lontananza scoppi improvvisamente una detonazione.

Abd-el-Kerim a quello scoppio sussult.

--Hai udito, Notis? chiese egli, staccando dalla sella il remington.

--Distintamente, amico mio, rispose il greco senza scomporsi.

--Pu essere qualcuno che corre un pericolo.

--E pu essere stato anche un cacciatore.

-- impossibile.

--E perch di grazia? M'hanno detto che in queste contrade amano
cacciare il leone e tu sai meglio di me che quest'animale non si
caccia che di notte.

--Tuttavia...

--Aggiungi che siamo in un paese sollevato a rivolta e che le spie dei
ribelli non di rado vengono a ronzare attorno agli accampamenti
egiziani. Lascia Abd-el-Kerim, che colui che tir la moschettata si
appicchi.

L'arabo non rispose, per eccit il _mahari_ e si sollev maggiormente
guardando innanzi a s. Fu appunto elevandosi che scorse un'ombra
giallastra galoppare furiosamente per la pianura.

--Oh! oh! Sta in guardia, Notis, che abbiamo un leone vicino,
diss'egli.

--Quando  cos, credo che faremo bene ad armare i remingtons. Spero
che il signore del deserto non ardir d'assalirci. Eh!...

Una seconda detonazione risuon in lontananza, poi una terza un
momento dopo.

--Ah! Notis, non  un cacciatore! esclam Abd-el-Kerim. Te lo dico io.

--Hai delle idee strane, quest'oggi. Ti commuovi per due o tre
fucilate!

--Abbiamo dinanzi a noi un _mahari_, Notis.

--Ebbene, e che vuol dir questo?

--Non sai... lo monta una donna, un uri...

--Chi? Chi?...

-- Fathma!

--Il mio amore! Vola, Abd-el-Kerim! Accorriamo!

La faccia dell'arabo si sconvolse trucemente a quelle esclamazioni,
per non disse parola alcuna, Mont il remington e sferz il cammello
curvandosi in sella.

I due _mahari_ partirono come il vento e salirono una collina che
impediva di scorgere la sottostante pianura. Un quarto colpo di fucile
ruppe il silenzio della notte e cos vicino, da credere che colui che
l'aveva esploso fosse appena a un cinquecento metri dalle alture.

Quasi subito s'ud un terribile grido:

--Aiuto!... Aiuto!...

--Ah! qual voce! esclam Abd-el-Kerim, Corri Notis, corri!

Giunsero sulla cima della collina, e di l videro rovesciati in mezzo
alla pianura un cammello e un uomo che si dibattevano disperatamente
fra le sabbie, e a pochi passi da loro una donna, la quale mirava un
gigantesco leone che volteggiavale vertiginosamente attorno con salti
mostruosi.

--Notis!...  Fathma! grid Abd-el-Kerim.

Con un salto da tigre si precipit di sella, s'inginocchi e punt il
remington. Il colpo part. Il leone ferito alla testa fece un balzo di
quindici piedi, gettando uno spaventevole ruggito.

S'arrest colla criniera irta che lo faceva parere due volte pi
grosso. Sfugg alle moschettate di Notis e di Fathma e s'avvent
contro l'arabo che aveva tratto l'_jatagan_.

L'urto fu terribile. Uomo e leone caddero al suolo, l'uno gettando
urla selvaggie e l'altro ruggendo orrendamente.

Notis vol coraggiosamente in aiuto di Abd-el-Kerim, ma prima che
potesse giungervi vicino, questi erasi gi sollevato coll'_jatagan_
lordo di sangue fino all'impugnatura, calmo, sorridente, e con un
piede sul corpo del leone che era morto sul colpo.

--Sei ferito?... Tu mi fai paura!

--Non aver timore, Notis, disse Abd-el-Kerim. Il leone  morto senza
che abbia avuto il tempo di toccarmi le carni.

--Tu sei stato pazzo assaltarlo coll'_jatagan_.

--In questa notte e in questo posto avrei lottato con dieci leoni.

Afferr il suo _mahari_ per la correggia e si diresse a rapidi passi
verso Fathma che si era inginocchiata accanto all'uomo. Notis lo
segu.

--_Es-selm-alekom_ (la salute sia con te) disse l'arabo all'_almea_.

Fathma alz il capo, lo guard per alcuni istanti con quei due occhi
che fiammeggiavano, si rizz in piedi e tendendo la sua piccola mano
verso di lui.

--Sei un eroe! gli disse.

--Grazie, Fathma.

L'_almea_ gli si avvicin ancor pi.

--Ah! tu sei quello che vidi a Machmudiech.

--Non t'inganni. Ecco qui il mio compagno.

--Allh vi compensi del bene che mi avete fatto. Senza di voi sarei a
quest'ora morta.

--E della tua morte non me ne sarei giammai consolato, adorabile
creatura, disse galantemente Notis.

L'_almea_ croll il capo e un sorriso sfior le sue labbra, ma parve
un sorriso amaro, forzato e forse anche ironico.

--Dove ti rechi? le chiese l'arabo.

--Al campo d'Hossanieh.

--Come noi. Mi pare che il tuo _mahari_ e il tuo schiavo sieno morti,

--Il leone li ha uccisi.

--Vuoi salire sul mio _mahari_?  un animale forte e le mie braccia
sono capaci di sostenere il leggero tuo corpo. Vi starai come in un
_angareb_.

--E perch no sul mio? domand Notis.

--L'eroe  sempre pi forte, disse l'_almea_.

Il greco aggrott la fronte e strinse le pugna con dispetto.

--Ah! mormor egli. Eroe!... Lo vedremo, Abd-el-Kerim!

L'arabo sal sul _mahari_, allung le braccia all'_almea_ e la trasse
in groppa, facendola sedere sulle proprie ginocchia e circondandola
delicatamente colle braccia. Notis da canto suo s'accomod sulla sella
del suo animale.

--Va, mio nobile amico, disse Abd-el-Kerim, prendendo la correggia a
facendola fischiare nell'aria. Tu sei abbastanza forte per portarci
entrambi.

I _mahari_ ripigliarono la disordinata loro corsa in mezzo alla
pianura, divorando la via con crescente rapidit.

Fathma, abbandonata fra le braccia dell'arabo che talvolta se
l'accostava al petto in modo da sentire i battiti del suo picciol
cuore, non diceva parola. Solo di tratto in tratto girava la testa
verso colui che la reggeva, figgeva i suoi neri e grandi occhi sul di
lui volto, e le sue labbra coralline aprivansi a un sorriso
affascinante.

Abd-el-Kerim, nel sentirla appoggiata cos mollemente sulle ginocchia,
nel sentire la lunga e nera capigliatura sferzargli il volto, e
talvolta circondare e arrestarsi intorno al suo collo, nel respirare
l'ardente alito di lei, nel guardarla, provava delle emozioni cos
strane, cos voluttuose, cos dolci, che parevagli talvolta di
sognare. Il sangue gli montava alla testa e gli circolava pi rapido
nelle vene, il cuore battevagli febbrilmente, i suoi occhi si
fissarono involontariamente su lei, e, per quanto facesse, non
riusciva a staccarneli.

In mezzo a quelle emozioni che a poco a poco facevansi pi forti,
l'immagine abbagliante della fiera Elenka s'oscurava, sfumava,
scompariva. Persino l'immagine di Notis s'abbuiava e cancellavasi, e a
segno che l'arabo credevasi di essere solo con Fathma a percorrere la
pianura.

--Fathma, disse d'un tratto egli, con una voce nella quale suonava un
accento infinitamente accarezzevole.

L'_almea_, nell'udirsi chiamare, si scosse e volse il capo verso di
lui.

--Fathma, dove andrai quando saremo a Hossanieh?

--Perch? chiese ella.

--Perch?... Ma...

--Ti interesserebbe forse il saperlo?

L'arabo sussult e ammutol.

--Rimarr in Hossanieh.

Abd-el-Kerim la trasse vivamente sul petto. Egli si chin verso di
lei, come volesse dirle qualche cosa, ma non ne ebbe il tempo.

--Abd-el-Kerim! grid Notis in quell'istante.

L'arabo trem e si volse indietro come se una vipera l'avesse morso.

--Siamo in vista del campo!

Un profondo sospiro usc dalle sue labbra.




CAPITOLO III.--I due rivali.


Il campo egiziano era piantato in una pianura aridissima, solcata per
qua e l da piccoli ruscelli e sparsa di antichi _bir_ o pozzi, a
pochi passi dalle ultime capanne o _tugul_ del villaggio d'Hossanieh.
Si componeva di un trecento tende, disposte su tre ordini, che si
piegavano cingendo la gran tenda del pasci sulla quale sventolava la
bandiera egiziana, e quelle inferiori ma non meno elevate, degli
ufficiali.

Ottocento uomini, la maggior parte dei quali nubiani e sennaresi, con
pochi pezzi d'artiglieria e una compagnia di basci-bozuk a cavallo,
erano tutti quelli che occupavano il campo, sotto il comando di Dhafar
pascia, uomo agguerrito ed intrepido che conosceva a menadito e
l'Hossanieh e il Sudan, e che si era proposto di raggiungere,
nonostante che il paese fosse battuto da numerose orde del Mahdi,
l'esercito di Hicks e di Aladin pasci che operava verso El-Obeid, la
capitale del Kordofan.

I due _mahari_, appena che ebbero fiutato la vicinanza
dell'accampamento, s'affrettarono ad allungare il passo, sicch pochi
minuti dopo arrivarono alle prime sentinelle, le quali conosciuto in
coloro che li montavano due ufficiali, li lasciarono passare senza
dare l'allerta n chiedere chi fossero.

Abd-el-Kerim s'arrest dinanzi alle ultime capanne d'Hossanieh.

--Dove vai, Fathma? chiese egli all'_almea_.

--A quella casipola che vedi laggi sull'orlo di quel campo di
_durah_, rispose Fathma con voce dolce. Non occorre che tu mi
accompagni, il leone che uccise il povero Dad non mi minaccia pi.

Notis era disceso da sella e si era avvicinato al _mahari_ dell'arabo.
Egli tese ambe le mani, sulle quali s'appoggiarono i piccoli piedi
dell'_almea_, tanto piccoli da muovere ad invidia quelli delle
chinesi, e la depose a terra.

--Ci rivedremo ancora, adorabile creatura? domand il greco.

Un sorriso leggiadro sfior le labbra di Fathma.

--Se Allh lo vorr, rispose ella.

--Proverei gran dispiacere se tu avessi a scomparire per sempre.

--Ah!...

--Sei bella, Fathma.

--Non te lo domando.

--Sei pi bella delle ur del paradiso. Ed io...

L'_almea_ gli lanci un'occhiata fulminea e aggrott la fronte.

--Notis, disse l'arabo gravemente.

Il greco, che stava allungando le braccia verso l'araba, si arrest.

--_Allh ybrek fik_, (Iddio ti benedica) disse Fathma, alzando le
mani verso Abd-el-Kerim.

Si gett la carabina ad armacollo, s'avvolse nel suo bianco _taub_ e
s'allontan con passo rapido, con andatura fiera e maestosa facendo
tintinnare graziosamente le numerose anella che ornavano le sue
braccia.

--Per Allh! esclam Notis quasi con collera. Non ho mai trovato in
vita mia un'_almea_ simile. Da quando una donna che va a danzare pegli
accampamenti, torce il viso per una parola melata?

--Ti sorprende forse? chiese Abd-el-Kerim, con un tono di voce sotto
il quale sentivasi una leggiera vibrazione ironica.

--E sfido io!

--Fathma, non  un'_almea_ comune.

--E nondimeno s'abbandon fra le tue braccia. Ah! Abd-el-Kerim tu sei
fortunato.

--Perch?

--Avrei pagato mille piastre per sentirmela pur io adagiata sulle mie
ginocchia, colla sua testolina appoggiata sul mio petto.

--Sei pazzo, Notis. Saresti per caso innamorato morto di lei?

--Non ti pare che sia bella?

--Pi bella di tutte le donne che vidi da venticinque anni a oggi.

--Anche pi bella di mia sorella Elenka?...

L'arabo preso alla sprovveduta si turb e non rispose.

--Ah! fe' il greco ironicamente. Elenka adunque la trovi inferiore a
quell'_almea_, tu, l'innamorato, il fidanzato di mia sorella.

--Tu discorri senza riflettere, disse Abd-el-Kerim, rimettendosi
prontamente, come vuoi che io, che adoro Elenka, trovi che un'altra
donna, che non mi interessa n punto n poco, la sorpassi in bellezza!
Hai torto di dubitare di me.

--Sono pazzo, amico mio, lo so, a dubitare di te. Ors, riparliamo di
Fathma.

--Come vuoi Notis.

--Sai innanzi a tutto chi  e da dove venga?

--L'ignoro. So che chiamasi Fathma e nulla di pi. E perch queste
domande.

--Perch sono innamorato cotto di quella bella danzatrice.

--Di gi? Corri come un _mahari_ dei pi rapidi, disse l'arabo
sforzandosi a far parer calma la sua voce che invece tremavagli.

--Sento qui, nel cuore, una fiamma che comincia ad ardere.  fiamma
d'amore, e temo che prender fra non molto proporzioni gigantesche.

L'arabo alz Le spalle e cerc di sorridere, ma senza riuscirvi.

--Se non vi eri tu, ti giuro, Abd-el-Kerim, che avrei stampato sulle
sue piccole labbra un gran bacio. Ma la ritrover e sola.

Una fiamma balen negli occhi di Abd-el-Kerim, ma una fiamma d'ira e
di sdegno. La sua fronte s'incresp e le sue mani si posarono sui
calci del revolver.

--Sta in guardia, Notis! diss'egli con accento cupo.

--Credi che io abbia paura di una donna?

--Chi sa! Potrebbe darsi che su quella donna brillasse una scimitarra!

Il greco rimase di stucco, guardandolo cogli occhi stravolti. Mai
aveva udito parlare Abd-el-Kerim con quel tono cupo e minaccioso e in
quel modo. Credette di aver compreso male.

--Una scimitarra, hai tu detto? chiese egli.

--S, e la scimitarra di un uomo che ha il braccio di ferro.

--Avrei forse un rivale? Abd-el-Kerim, tu sai qualche cosa e cerchi
nascondermelo.

--Non so nulla.

--Tieni a mente che io amo di gi Fathma come tu ami Elenka, e forse
io l'amo pi ancora di te.

--Zitto, Notis, non parliamone pi.  tardi, e io ho sonno.

--Eh! per Allh! Vorrai bene dirmi qualche cosa prima.

--Non mi caverai una parola di bocca nemmeno colle tenaglie. Buona
notte, amico mio. Vado a dormire nella mia tenda e tu va nella tua che
trovasi a pochi passi da quella del pasci.

L'arabo non aggiunse una sillaba di pi e lasci l Notis,
dileguandosi fra le tenebre col suo _mahari_.

--Un rivale! esclam il greco con mal repressa ira. E chi potrebbe mai
essere?

Rimase un istante l, pensieroso, cupo, tormentando l'impugnatura
della scimitarra, poi si cacci in mezzo alle tende e ai fasci dei
moschetti, traendosi dietro il suo animale. Dopo dieci minuti
s'arrestava dinanzi alla sua tenda, sulla cui entrata russava un
nubiano colossale del pi bel nero.

Lo svegli, gli affid il _mahari_ e si gett sulla coperta, dopo aver
acceso un sigaretto. Il suo pensiero vol subito dietro all'_almea_.

--Ho un bel dire che quell'adorabile creatura diverr mia, mormor
egli, ma ho certi timori dei quali, mi pare che io dovrei tener conto.
Non so, ma Abd-el-Kerim mi ha parlato in una certa maniera, con un
tono cos grave, cos strano che mi d da pensare seriamente. Se non
fossi sicuro che egli ama alla pazzia Elenka, quasi, quasi, direi che
egli parlava con rabbia, che parlava come fosse mio rivale.

Come mai egli mi ha parlato di una scimitarra che brilla su Fathma?
Ci vuol dire che vi  qualcuno che veglia sull'_almea_,  chiaro,
chiarissimo. E chi potrebbe mai essere quest'uomo? Che abbia egli
spifferato questa minaccia per indurmi a starmene lontano da quella
donna?

Se  vero questo, hai sbagliato Abd-el-Kerim. Gli occhi di Fathma si
sono impressi nel mio cuore in modo tale, che nessun altro amore
sarebbe capace di velarli. Vi  una fiamma che arde nel mio petto,
fiamma appena accesa e che  di gi immane!...

Egli si lev a sedere e guard attorno. Gli parve vedere ovunque degli
occhi fiammeggianti che lo fissassero: gli occhi dell'_almea_. Scatt
in piedi come spinto da una molla, staccando la sua carabina.

--Egli mi ha parlato di un rivale, diss'egli con ira. Andr ad
assicurarmene e guai a lui, se lo trovo ronzare nei dintorni della
casupola!...

Salt via il nubiano che era tornato ad addormentarsi, e usc con
passo silenzioso. Si guard attorno sospettosamente, ma non vide che i
soldati di guardia che vigilavano accanto ai fuochi. Tese gli orecchi,
ma non ud che il fragoroso russar dei negri che dormivano sotto le
tende e il sibilo del vento che agitava gli stendardi infioccati.

--Tutti dormono, mormor egli. A noi due, o mio incognito rivale!

Attravers il campo e s'arrest alle prime capanne di Hossanieh. Si
gett a terra per non esser visto da alcuno, e si mise a strisciare
lentamente, senza fare pi rumore di un serpente, tenendosi nascosto
dietro le macchie di mimose. Ben presto si trov nei pressi della
casupola di Fathma, un'abitazione col tetto di paglia e le pareti di
legno fiancheggiata da una _rekba_, sorta di tettoia sostenuta da
pali, sotto la quale si riposano ordinariamente i cammelli ed i
viaggiatori.

Si alz e guard attentamente dinanzi, di dietro, a dritta e a manca,
ma non vide anima viva ronzare all'intorno. Alz gli occhi verso le
finestre, ma le vide oscure e socchiuse. Respir.

--Che mi abbia ingannato? E con quale scopo? mormor.

Fece il giro della casupola per due o tre volte, e stava per
allontanarsi, quando vide un'ombra che moveva verso quella volta.
Impallid e afferr rapidamente la carabina.

--Il rivale! esclam egli con voce sorda.

Esit, poi si cacci sotto la _rekba_ e guadagn, senz'essere stato
scoperto, una macchia di leguminose arborescenti nascondendovisi nel
mezzo.

--Chi sei? chi sei tu, che vieni a disputarmela? si chiese egli.

L'individuo che veniva innanzi in punta di piedi, e spesso girava la
testa attorno come un uomo che teme di essere scoperto, era alto dal
portamento svelto, vestito da ufficiale, ma con una bianca farda
avvolta attorno il petto. Una carabina pendevagli da una spalla e
portava in una mano un oggetto allungato, che Notis non giunse bene a
distinguere.

Egli si ferm dinanzi la _rekba_ e stette l immobile, guardando le
finestre della casupola, poi gir e rigir parecchie volte attorno,
torn a fermarsi, prese l'oggetto allungato che era una _rabda_,
sorta di chitarra e trasse alcuni suoni melanconici, flessibili.

--Ah! esclam Notis, sardonicamente. Si vede che il mio rivale non
manca di buon gusto. Per Allh! Egli vuol fare una serenata sotto le
finestre della bella con la chitarra. Guardati! Potrebbe darsi che io
irrigidissi le tue dita con una palla del mio remington.

In quell'istante quell'uomo si pose a cantare. Alla prima sillaba
Notis fe' un balzo guardando trucemente il cantore.

--Sogno io forse? si chiese egli.

La canzone continu, cadenzata, dolce. Notis trem tutto e sent i
capelli rizzarglisi sulla fronte.

--Abd-el-Kerim! Abd-el-Kerim!...

La voce gli si soffoc. Una grossa nube gli pass dinanzi agli occhi.

--Ah! traditore!...

Alz il remington, l'arm e mir Abd-el-Kerim che continuava a cantare
frammischiando alla sua canzone il nome di Fathma. Dopo qualche
secondo l'abbass.

--E mia sorella? E la povera Elenka? E la sua fidanzata?... Ah!
miserabile!... Eri tu quel rivale di cui mi parlavi! Ma da quando?...
Come?... Come  possibile che egli abbia obbliata mia sorella?...
Tuoni di Dio!...

Per la seconda volta alz il remington e per la seconda volta
l'abbass.

Un freddo sudore scorrevagli abbondantemente per la fronte e un
tremore fortissimo agitava le sue membra. Impeti di ira lo assalivano
e sentivasi spinto da una pazza voglia di fare, con una palla di
fucile, scoppiare la testa all'arabo. Tuttavia non si sent capace di
puntare per la terza volta il remington e d'assassinare il traditore.

Alz la testa come se avesse preso una pronta risoluzione, e si mise a
strisciare, a carpone, fino a che ebbe raggiunta una piantagione di
_durah_. Di l cammin sempre senza produrre il menomo rumore, fino
sulla via che menava agli avamposti del campo, imboscandosi dietro a
una macchia d'alte erbe spinose.

--Passerai di qui, Abd-el-Kerim, disse con accento minaccioso. Ti
affronter.

L'arabo cantava sempre, con maggior dolcezza, con tono pi
malinconico, e ogni volta che pronunciava il nome dell'_almea_, il
greco sentivasi il sangue accendere e il cuore battere pi
precipitosamente. Tutti i colori dell'arcobaleno passavano uno per uno
sulla sua faccia tetra.

Cominciava all'oriente a biancheggiare, quando Abd-el-Kerim si tacque.
Notis lo vide aggirarsi per qualche tratto attorno alla casupola,
colla testa sempre alzata verso le finestre che si tenevano
ostinatamente chiuse, poi raccogliere la carabina e prendere la via
del campo. Un beffardo sogghigno sfior le sue labbra collericamente
strette.

L'arabo s'avvicinava a rapidi passi e pareva pensieroso e scoraggiato.
Quando fu a pochi metri di distanza, Notis balz fuori e gli si
present dinanzi come una spaventevole apparizione.

--Alto l, Abd-el-Kerim!... gl'intim brutalmente.

L'arabo nel vederselo l, colla testa alta, in una posa minacciosa,
fece un salto indietro portando involontariamente la mano
sull'impugnatura dell'_jatagan_. Impallid orribilmente e fece un
gesto di sorpresa e di spavento.

--Notis! esclam egli, con un fil di voce.

--S, proprio Notis, il fratello di Elenka, della tua fidanzata,
rispose il greco con ira mal repressa.

Essi stettero a guardarsi in silenzio, ma cogli sguardi provocanti.

--Che facevi, Abd-el-Kerim, sotto le finestre di quella casupola?
chiese Notis, ironicamente.

--Avevo la febbre indosso e sono andato a passeggiare per le vie
d'Hossanieh.

--Tu menti, Abd-el-Kerim!

L'arabo si turb e torn ad impallidire, ma pi per la collera che per
la paura.

--Te lo dir io, giacch tu nol sai, che facevi, disse Notis, alzando
la voce. Tu suonavi la _rabda_ e cantavi una canzone d'amore.

--E che ci trovi di strano?

--Ma disgraziato, non sapevi adunque che tu cantavi sotto le finestre
di Fathma?

--Ebbene?... chiese Abd-el-Kerim con calma.

--Ci vuol dire che quel rivale di cui mi parlavi sei tu, tu,
Abd-el-Kerim!

--Follie.

--Tuoni di Dio, non mentire! Tu cantando pronunciavi il nome
dell'_almea_!

--Ah! tu sai questo?...

--Abd-el-Kerim, rammentati di mia sorella Elenka. Ella  greca.

--Ma il Corano...

--Non parlare di Corano, n di poligamia. Elenka non avr che un
marito o tu non avrai che una moglie. Il Profeta ud i tuoi
giuramenti.

--Elenka!... Elenka!... balbett l'arabo.

--Saresti capace tu di dimenticarla per Fathma?

--Non parlare d'Elenka, Notis, disse l'arabo sordamente.

Il greco fece tre passi indietro e alz la mano verso di lui.

--Abd-el-Kerim! disse egli gravemente. Sta in guardia!...

--Notis!...

--Sta in guardia!  l'ultima mia parola!

Il fratello d'Elenka lo mir per un minuto cogli occhi scintillanti,
poi gli volse le spalle e s'intern in mezzo al campo di _durah_.




CAPITOLO IV.--Nel mezzo di un bosco.


Quando Abd-el-Kerim giunse agli avamposti il sole cominciava a far
capolino fra le gigantesche foreste del Nilo e il campo a svegliarsi.
Qua e l, dalle tende, uscivano soldati sbadigliando e stiracchiandosi
le membra intorpidite; alcuni si affacendavano a pulire o a insellare
i loro briosi cavalli che caracollavano nitrendo; altri alzavano i
_mahari_ o i cammelli conducendoli ai pozzi per abbeverarli, e altri
ancora accendevano i fuochi pel rancio del mattino, o portavano legne,
o portavano paglia, o facevano un po' di pulizia, o lucidavano i
fucili, gli _jatagan_ o le daghe, o i cannoni. Dappertutto vedevansi
ufficiali andare e venire, scintillanti per gli ori, affannarsi a
portare o a dare ordini, a cambiare le sentinelle, a radunare le
compagnie per farle manovrare; dappertutto udivasi un cicaleggio
allegro, canzoni monotone e cadenzate, voci che salmodiavano i
versetti del Corano accompagnate dalla voce nasale dei _muezzin_
d'Hossanieh che percorrevano il campo, e ragli d'asini, e nitriti di
cavalli e muggiti di buoi.

Abd-el-Kerim, colla faccia aggrondata, pensieroso, taciturno,
attravers la triplice fila di tende e and a sedersi vicino alla sua,
su di un tronco di palmizio atterrato, prendendosi la testa fra le
mani.

Il povero arabo sentivasi tutto scombussolato dagli avvenimenti della
notte e come ammalato. Una terribile lotta fervevagli nel cuore, lotta
gigantesca nella quale si cozzavano furiosamente due passioni
egualmente grandi: l'amore per la bella Elenka alla quale gli aveva
giurato fedelt e l'amore per Fathma, l'incomparabile creatura dagli
occhi di fuoco che l'aveva suo malgrado affascinato.

Egli trovavasi per cos dire equilibrato fra due abissi in uno dei
quali tendeva le braccia la greca e nell'altro l'araba, due abissi che
s l'uno che l'altro l'attiravano, due abissi che gli mettevano le
vertigini entrambi.

Aveva un bel dire che a Elenka aveva promesso la sua mano, aveva un
bel dire che Elenka aveva gli occhi neri e pieni di fuoco, che Elenka
era bella, che Elenka era incomparabile, divina, ma non riusciva a
scacciare n a eclissare dalla sua mente le fiera figura dell'_almea_,
n sapeva cancellare, n estirpare quegli occhi che in certo qual modo
erano impressi vivamente nel suo cuore o che lo tormentavano come
fossero due carboni accesi collocati sulle sue carni.

Invano cercava di frapporre fra s e l'_almea_ delle tenebre, invano
ritorceva i suoi sguardi portandoli su Elenka, invano mormorava il
caro nome della greca, invano sforzavasi di frenare i tumultuosi
battiti del suo cuore, invano richiamava alla mente le sinistre e
minacciose parole di Notis. Egli vedevasi sempre dinanzi la superba
immagine dell'_almea_ col fucile in mano, come l'aveva veduta in mezzo
alla pianura puntare calma e terribile il leone che volteggiavale
d'intorno; parevagli di sentirsela ancora fra le braccia col capo
appoggiato dolcemente al suo petto, trasportato sul dorso del veloce
_mahari_ coi capelli neri e profumati attorcigliati al collo;
parevagli di ascoltare il debole suo respiro, il battere del suo
cuoricino, il fremito delle sue membra, e provava emozioni violente,
sconosciute, ignote, voluttuose, e sentivasi il sangue turbinare pi
rapido nelle vene, un fuoco strano accendersegli nel petto, fuoco che
mettevagli la febbre indosso, fuoco che prendeva proporzioni
gigantesche, che divorava e la memoria di Elenka e quella di Notis.

--Fathma! Fathma! mormor egli sospirando. Tu hai fatto nascere nel
mio cuore una passione che canceller quella della povera Elenka! Una
passione che mi mette paura, una passione che mi fa tremare!...

Si lev dal tronco d'albero girando uno sguardo indagatore sul campo
come se cercasse di scoprire colei che avevagli acceso in petto una
scintilla d'un amore sconfinato. I suoi occhi si fissarono su d'un
uomo, un capitano dei basci-bozuk, che lo guardava sorridendo quasi
beffardamente.

--Ol, che diamine te fai qui, solo soletto e pensieroso, gli chiese
il capitano, incrociando le braccia sul petto con aria comica.  un
bel pezzo che sono qui a guardarti, curioso di sapere come l'avresti
finita.

--Ah! Sei tu, Hassarn? disse Abd-el-Kerim, ricomponendo la faccia
tetra.

--In carne e in ossa, amico mio, rispose il capitano.

--Che vuoi da me?

--Che m'accompagni alle foreste del Bahr-el-Abiad per far ritornare
quella compagnia di basci-bozuk, che abbiamo lasciato in un _zeribak_.
Sono stati segnalati dei ribelli, e non vorrei che quei poveri diavoli
venissero qualche notte massacrati.

--Ah!... Sono con te, Hassarn.

--Prendi la tua carabina e affrettiamoci a metterci in cammino.
Viaggiare di notte in simili tempi non  prudente.

Abd-el-Kerim esit, poi raccolse la carabina che aveva posata sulla
palma e segu senza dir sillaba Hassarn, che si era gi messo in
cammino. Si ferm venti volte prima di uscire dal campo, ora guardando
il villaggio d'Hossanieh e precisamente la casupola di Fathma e ora la
tenda del greco ermeticamente chiusa.

Il capitano dei basci-bozuk prese un sentiero aperto in mezzo a un
campo di _drah_ che conduceva alle grandi foreste del Bahr-el Abiad;
Abd-el-Kerim gli si mise dietro, ma senza quasi sapere ove andasse e
col pensiero fisso a tutt'altra cosa che alla compagnia dei
basci-bozuk.

--Ehi! Abd-el-Kerim, gli chiese Hassarn, dopo qualche tratto di
cammino. Che diavolo hai che sei muto pi d'un pesce?

--Nulla, rispose l'interpellato seccamente.

--Penseresti per caso, a quella bella ragazza che hai condotta questa
notte nel campo?

Abd-el-Kerim trasal e lo guard sorpreso.

--Come sai tu questo?

--Bah! fe' Hassarn, alzando un braccio come uomo che la sa lunga.
Credi tu che escano ed entrino nel campo persone senza che io lo
sappia? Ti dir che tu sei arrivato in compagnia di Notis e che la
bella _almea_ riposava fra le tue braccia. Dove sei andato a pescare
quella _ur_?

--La trovai venendo da Machmudiech, nel momento che un leone stava per
assalirla. Perdette lo schiavo e il cammello, perci la feci salire
sul mio.

--Sulle tue braccia, corresse maliziosamente Hassarn.

--Come vuoi.

--E tu uccidesti il leone?

--Puoi immaginartelo.

--Sfido io! Si trattava di far vedere la propria valenta dinanzi a
Fathma.

--Fathma? La conosci forse tu?

--E da molto tempo, Abd-el-Kerim.

--Chi ? da dove viene? Dove va?

--Corri come i miracoli di Mohammed. Ti dir innanzi a tutto che 
un'_almea_ dagli occhi che paiono diamanti neri, dai piedi lunghi come
un petalo di rosa e che ha le mani pi piccole di una _ur_ del
Profeta.

--Lo so, e poi?

--E poi non ne so di pi. Ti interessa molto quell'adorabile creatura?

--Molto, rispose Abd-el-Kerim con slancio appassionato.

--Oh! esclam Hassarn. Avresti per caso dimenticata la bella Elenka?

--Non parlarmi di lei, Hassarn.

--Bada, che Elenka  una iena.

--Ed io un leone! rispose fieramente l'arabo.

Il capitano gli si avvicin e ponendogli amichevolmente una mano su di
una spalla:

--Abd-el-Kerim, disse. Tu questa notte hai avuto di che dire con
Notis.

--Mi spiasti, Hassarn?

--Il campo ha orecchi e occhi. Se non vuoi dirmelo tu, ti dir che
ronzavate tutti e due attorno a una casupola e che questa casupola era
l'abitazione di Fathma, poich fu vista entrare. Sareste rivali?

Abd-el-Kerim non rispose. Egli era diventato improvvisamente cupo.

--Non rispondi, ma leggo nel tuo cuore come legge il Profeta e forse
pi, Abd-el-Kerim.

--E che leggi?

--Amore, amore e amore per...

--Per chi?

--Per Allah! Amore per Fathma!

--Zitto imprudente, mormor l'arabo guardandosi sospettosamente
attorno.

--Confessi adunque che io lessi giusto.

--Non posso negarlo. Amo Fathma.

--Ed Elenka? E Notis?...

--Cancello l'una e aborro il secondo che minaccia diventare mio
rivale!

L'arabo fece un gesto di spavento. Avrebbe voluto riafferrare e
ricacciare in gola quelle parole uscitegli imprudentemente dalle
labbra. Sent una fitta al cuore; chin il capo sul petto e sospir.

--Povero Abd-el-Kerim! esclam Hassarn.

--Non compiangermi!... Ah!.... Se tu sapessi qual lotta ferve nel mio
cuore! disse ferocemente l'arabo. Quale mai delle due?

--Tu pensi ancora ad Elenka, adunque?

--Forse. Non so, per quanto mi sforzi, non riesco a cancellarla
totalmente. L'ho sempre dinanzi agli occhi, bella, divina.... Eppur
non l'amo!

D'un tratto si arrest, afferrando bruscamente la carabina. Erano
allora arrivati sul limitare della grande foresta che si estendeva a
perdita d'occhio dal sud al nord, seguendo il tortuoso corso del
Bahr-el-Abiad.

--Che hai? gli chiese Hassarn, armando per ogni precauzione una
pistola.

--Abd-el-Kerim si guard d'attorno con circospezione, figgendo l'acuto
suo sguardo sotto gli alberi che strettamente uniti toglievano quasi
la vista.

--Mi sembr d'aver udito un fruscio fra i cespugli, disse poi.

--Sar stato qualche scimiotto. Tu sai che in queste foreste
abbondano.

--Che ci sia qualche spia?

--Potrebbe darsi. Il _Mahdi_ ha della gente coraggiosa, che non ha
paura di avvicinarsi agli accampamenti egiziani.

L'arabo fece cenno al capitano di tirar innanzi, continuando a
guardarsi d'attorno e aprendo con precauzione i cespugli. Dopo dieci
minuti essi giunsero ad una specie di _zeribak_, nell'interno della
quale stava accampata una compagnia di _basci-bozuk_ a piedi.

Il sergente che la comandava si fece loro incontro.

--Che nuove? chiese Hassarn.

--Nessuna, rispose il sergente. I ribelli fino ad ora non si sono
spinti fin qui ma.... non avete incontrato nessuno? Ho veduto....

--Chi? domand Abd-el-Kerim.

--Una apparizione.

--Spiegati per Allh! esclam Hassarn, mosso in curiosit.

--Che so io? Ho veduto passare un fantasma, vestito stranamente, e che
potrebbe darsi che fosse un ribelle.  passato or ora a cento passi da
qui.

--Oh! oh! fe' Hassarn. Chi pu essere mai? Abd-el-Kerim, sei in vena
di accompagnarmi, intanto che i _basci-bozuk_ fanno i bagagli?

--Ho la mia carabina e ci basta. Ti seguir fino al deserto di
Korosko, se tu lo vuoi.

--Basta cos. Tu sergente fa levare il campo e se non ci vedi tornare,
incamminati per Hossanieh. Potrebbe darsi che noi tardassimo assai e
che prendessimo un'altra via.

Arabo e turco volsero le spalle alla _zeribak_, internandosi nella
foresta, seguendo un sentieruzzo appena visibile pel quale era passato
il fantasma. Avevano tutte e due le ali ai piedi come se si trattasse
di inseguire qualche persona pi che importante.

--Chi pu essere mai questo fantasma, si chiedeva Hassarn. Che sia
qualche capo di ribelli?

In quell'istante Abd-el-Kerim, che camminava innanzi, torn ad
arrestarsi, urtando bruscamente il turco che gli veniva dietro.

--Fermati, per mille demoni! esclam egli con voce alterata.

--Che hai veduto? chiese Hassarn sorpreso.

--Zitto!...

In lontananza si udiva il suono del tamburello che l'eco delle foreste
ripeteva distintamente. Abd-el-Kerim impallid come un cadavere.

--Odi Hassarn? domand egli con un filo di voce.

--S, che odo. Deve essere qualche arabo che suona il tamburello.

--No, non  un arabo! esclam vivamente Abd-el-Kerim.

--Come lo sai tu?

-- una donna, io l'ho udito ancora questo tamburello, disse l'arabo
con maggior animazione.

--Per Allh! Andiamo a vedere, Abd-el-Kerim.

L'arabo lo afferr vigorosamente per le braccia e lo tenne fermo.

--Tu non sai di quale donna io intenda parlare, gli disse.

--Parla di quella che vuoi, io vado innanzi.

--Quella che suona  Fathma!....

Il turco lasci sfuggire una esclamazione di sorpresa.

--Hassarn, continu Abd-el-Kerim, lasciami solo. Tu non puoi essere
testimone a quello che io dir all'_almea_.

--Tu sei pazzo. Io voglio vedere Fathma.

--Hassarn, tu non lo farai, disse recisamente l'arabo.

--Ma disgraziato, e non pensi che sei promesso a Elenka.

--Io spezzo il nodo e mi getto corpo e anima fra le braccia di Fathma.
Ho il sangue che mi brucia le vene e il cuore che batte per l'_almea_.
Lasciami solo.

Il turco lo guard con compassione.

--Tu ti perdi, Abd-el-Kerim, gli disse con dolce rimprovero. Fa come
vuoi; io ti aspetter ai piedi delle colline sabbiose.

L'arabo chin il capo sul petto; poi rialzandolo con gesto risoluto:

--Vo' gettar la mia vita ai piedi di Fathma, disse e si allontan a
rapidi passi, dirigendosi verso il luogo ove risuonava il tamburello.

Aveva la testa in fiamme e il cuore battevagli precipitosamente;
parevagli di essere ubbriaco e camminava quasi senza volerlo,
meccanicamente, attirato da quel suono come il serpente viene attirato
dal flauto dell'incantatore.

In breve tempo giunse in una vasta radura contornata da maestosi
tamarindi sulle cui cime strillavano numerosi scimmiotti. Egli si
ferm frenando a grande stento un grido di gioia.

L, sulle rive di un ampio stagno cosparso di grandi foglie di loto
sacro, se ne stava ritta l'_almea_ col tamburello in mano, i capelli
neri sciolti sulle spalle e una bianca farda gettata pittorescamente
su di un braccio. Vista cos, sotto una pioggia di raggi solari che si
riflettevano sui monili e sui braccialetti d'oro che le cingevano il
collo e le nude braccia, la si sarebbe presa per una apparizione
celeste, per una ur del paradiso di Mohammed il profeta.

Abd-el-Kerim sent mancarsi le forze. Esit, volle fuggire, ma gli fu
impossibile e si spinse macchinalmente innanzi, senza fare il menomo
rumore. S'arrest a pochi passi dall'_almea_ che continuava a sbattere
il tamburello con un ritmo cadenzato e malinconico. Egli tese le
braccia avanti.

--Fathma!... Fathma! mormor con voce tremante.

L'_almea_ si volse verso di lui.




CAPITOLO V.--Il Rapitore.


Nel vedersi dinanzi Abd-el-Kerim, immobile come una statua, coi
lineamenti sconvolti e le mani tese con gesto supplichevole, Fathma
non pot trattenere un movimento di sorpresa. Ella lo guard fisso coi
suoi grandi e neri occhioni, che magnetizzavano e che penetravano fino
al fondo dei cuori, senza dir sillaba.

--Fathma, ripet l'arabo, scuotendosi e dando alla sua voce un tono
commosso.

L'_almea_ gli si avvicin, guardandolo come con curiosit.

--Che fai tu qui? diss'ella di poi,

--Mi riconosci bella fanciulla?

--Non dimentico mai chi mi salv con pericolo della propria vita. Non
sei tu quell'arabo che mi raccolse nella pianura dopo aver ucciso il
leone che mi assaliva?

--Quello stesso, Fathma.

Fra loro due successe un breve silenzio, durante il quale si
guardarono ancor pi fissamente.

--Che vuoi da me? chiese alfin l'_almea_, rompendo quel silenzio che
diventava imbarazzante.

--Sai dove ti trovi?

--Nelle foreste del Bahr-el-Abiad. E che vuol dir ci?

--Sai che vi sono dei ribelli nascosti in questi dintorni?

Fathma sorrise sdegnosamente e mostrandogli un pugnaletto che teneva
infisso nella sua _rhad_ (cintura) dorata:

--Non ho paura, gli disse con fierezza.

--Ti potrebbero rapire.

--E che male ci sarebbe? Rapirebbero una povera _almea_.

--Ma io piangerei la tua perdita, disse l'arabo con iscoppio
appassionato.

--I grandi occhi di Fathma si dilatarono e le sue labbra s'apersero ad
un sorriso indefinibile. Ella si avvicin vieppi all'arabo, tanto che
l'ardente suo alito gli sfior il volto. Abd-el-Kerim tese le braccia
innanzi come per afferrarla, ma si fren e senza volerlo fece un passo
indietro.

--Ah! diss'ella, quasi ironicamente, ti dorrebbe il non vedermi pi?

--S, Fathma, te lo giuro!.... Proverei del dolore e pi di quello che
tu credi!...

--E perch? chiese l'_almea_ freddamente.

--L'arabo ammutol e la sua fronte s'abbui. Non seppe cosa
rispondere.

--Che t'importa se io avessi a scomparire? continu Fathma. E poi,
credi tu che io rimanga sempre in Hossanieh? Mi libro come l'aquila e
mi poso or qua or l a seconda che mi spinge o il capriccio o la
folla.

--Ma tu non puoi lasciare cos Hossanieh, dopo esserti fatta vedere.

--E chi me lo impedirebbe?...

--Fathma!... Fathma! esclam Abd-el-Kerim. Tu sei bella, pi bella di
El....

L'imprudente rattenne a tempo il nome di Elenka che stava per uscirgli
dalle labbra. L'_almea_ aggrott la fronte e le sue mani si
contrassero, chiudendosi: un lampo cupo balen nei suoi occhi, un vero
lampo d'ira.

--Di chi?... chiese ella vivamente. Di chi?...

--Di tutte le donne che io vidi in vita mia, si affrett a soggiungere
l'arabo. S, tu sei bella Fathma, e tanto bella che mi riesce
impossibile cancellarti dal mio cuore, tanto bella che ne sono
affascinato.

--Follie, amico mio, follie.

--Fathma, ti giuro su Allh che tu mi hai toccato il cuore, continu
Abd-el-Kerim con crescente passione. Io ti ho veduta e mi sono sentito
scuotere tutte le fibre dell'anima; ti ho sostenuta fra le mie
braccia, e ho sentito il sangue accendersi nelle mie vene. Ovunque
volga lo sguardo non vedo che i tuoi occhi pi fulgidi delle stelle e
il tuo volto pi bello delle ur del paradiso del Profeta; ovunque
tenda l'orecchio non odo che la tua voce incantevole, quella che udii
laggi, a Machmudiech, la prima volta che ebbi la fortuna
d'incontrarti! Fathma, tu sei bella, tu sei sublime e io ti amo!... ti
amo!... sono tuo schiavo!...

Abd-el-Kerim era caduto in ginocchio e la guardava con due occhi che
mandavano fiamme. Un urlo strozzato, furioso, partito fra gli alberi,
lo fece saltar in piedi. Un freddo sudore gli bagn la fronte.

--Chi  la? domand egli con voce rotta. Fathma che aveva ascoltata la
confessione dell'arabo senza battere ciglio, nell'udire quell'urlo
erasi voltata come una iena, col pugnale in mano.

--Chi ci spia? chiese ella rivolgendosi all'arabo.

--L'ignoro, rispose Abd-el-Kerim, armando la carabina.

Fra i cespugli si oper un movimento brusco, un corpo nerastro si
slanci dai rami di un gran tamarindo e cadde in mezzo alle erbe
allontanandosi con rapidit fulminea. Abd-el-Kerim fece fuoco.

Nessun grido tenne dietro alla rumorosa detonazione della carabina;
l'arabo fece atto di slanciarsi dietro a colui che fuggiva, ma Fathma
lo arrest.

--Era una scimmia, diss'ella. Non ne vale la pena.

--Mi parve un uomo; una scimmia non avrebbe gettato quel grido.

--Tanto peggio per lui. Io l'ho veduto cadere e a quest'ora sar morto
o sul punto di morire, disse l'_almea_ con voce calma.

--Posso andare ad assicurarmi.

--Farai meglio a continuare la tua via.

--Fathma!....

--Ti comprendo tu vorresti ripetermi quella parola che cento altri
prima di te mi ripeterono. Quella parola per me  morta; non ci credo
pi.

--Oh! non dire questo, Fathma! Ti amo, ti amo, ti amo e per te darei
tutto il mio sangue. Mettimi alla prova: vuoi tu che ti porti la pelle
di cento leoni? Non avrai che a comandarmelo e io, Abd-el-Kerim, te le
porter!

L'_almea_ lo guard con pi dolcezza; un sospiro sollev il suo seno.

--Ah! diss'ella con voce cupa. Sarebbe vero che tu avessi proprio ad
amarmi? Sarebbe vero che tu parlassi col cuore? Anche un altro uomo un
giorno mi ripet le tue parole e poi le disperse e infranse i
centomila giuramenti pronunciati ai miei piedi! Non credo pi.

--Chi? Chi?... domand Abd-el-Kerim, che si sent mordere il cuore
della gelosia, Chi  quest'uomo? Parla, Fathma, parla!

L'_almea_ chin il capo sul petto, poi rialzandolo bruscamente e
prendendo una mano dell'arabo:

--Sai tu, innanzi a tutto, chi io sia?

--Chi ha sollevato fino ad ora il velo che ti copre? Molti ti
conobbero, ma nessuno sa chi tu sei, qual fu il tuo passato n in qual
paese tu sei nata. Vi sono delle tenebre attorno a te.

--E tenebre fitte, disse Fathma, sospirando. Sono araba, se tu nol
sai, e un d fui la favorita di un uomo che oggi  pi possente del re
che ci governa, di un uomo che ha seco migliaia d'armati, forti e
coraggiosi, che nessuno sar capace di vincerli; n gli infedeli che
bombardarono Alessandria e che vinsero Araby pasci, n l'esercito che
conducono Hicks e Aladin.

--Favorita!... Favorita!... url Abd-el-Kerim, dando indietro con
ispavento.

Le labbra di Fathma s'incresparono ad un amaro sorriso.

--E chi credi tu che sia un'_almea_? chiese ella.

--Hai ragione, perdonami, balbett l'arabo. E quest'uomo chi ?

--Contro chi, Dhafar pasci conduce i suoi uomini?

--Contro il ribelle Mohammed Ahmed.

Fathma tese il braccio verso occidente con gesto altero.

--Chi impera laggi nel Kordofan?

--Il _Mahdi_. E che vuoi concludere?

Guardami in faccia! Io fui la _favorita del Mahdi_!....

Abd-el-Kerim si nascose la faccia fra le mani e cacci fuori un urlo
strozzato.

--Non  vero, non  vero! ripet egli. Non  possibile!

--Perch? Il _Mahdi_ non pu dunque amare come gli altri mortali?

--Io l'odio quest'uomo, lo esecro!

--Hai torto Abd-el-Kerim. Quest'uomo che tu esecri  il vendicatore
degli Arabi che languono sotto il giogo e la sferza dei Turchi ed
infedeli.

--Ma come tu l'hai abbandonato? Come tu sei qui? Qual capriccio ti
spinse a lasciare El-Obeid per venire in queste terre?

--L'amore, rispose Fathma con aria tetra.

--Ah! tu hai amato un altra uomo adunque? chiese l'arabo.

--S, un uomo bello e prode come te, che mi giur eterno amore e che
mi trasse sulle rive del Bahr-el-Abiad per poi abbandonarmi.

--Ma io lo odio questo tuo secondo amante e pi ancora del _Mahdi_. Io
ho sete del mio sangue n torner tranquillo fino a che non l'avr
ucciso. Voglio vendicarti!

-- inutile, mio eroico amico. Egli cadde morto l'anno scorso nella
battaglia di Kadir, pugnando contro Yussif pasci. Il Profeta mi
vendic.

--Ed ora?... chiese Abd-el-Kerim con angoscia.

--Sono libera come l'aquila che vola negli spazi del cielo.

--Tu puoi adunque accogliere nel tuo cuore un nuovo amore, una
passione grande, gigantesca, che non si spegner che colla morte. Ah!
se tu lo volessi Fathma!

--Non tentarmi, vattene Abd-el-Kerim, non mi scorder mai di te...
basta!

Ella volse altrove la faccia e fece qualche passo. L'arabo l'afferr
per le mani e la rattenne violentemente.

--No, Fathma, no. Ti amo, sono tuo schiavo, fa di me quello che tu
vuoi, ma non respingermi, non parlare cos.

L'arabo cadde per la seconda alle sue ginocchia.

Una fiamma umida pass sugli occhi dell'_almea_,

-- proprio vero adunque che tu mi ami? chiese ella, quasi con
ferocia.

--S, ti amo, ti adoro.

--Giuralo su Allh!

--Lo giuro su Allh, sul Profeta e sul Corano.

--Vattene ora, ma guardati bene da me, Abd-el-Kerim! Se venissi a
sapere che tu ami un'altra donna, se avessi una rivale guai a te e
guai a lei! Vi infrangerei entrambi come due lastre di vetro!

Raccolse i lembi della farda, s'avvolse il corpo e si allontan
lentamente con calma maestosa. L'arabo le si slanci dietro per
seguirla.

--Sola venni e sola ritorno, diss'ella arrestandolo con un gesto,
Vattene: io te lo comando, io lo voglio!

Abd-el-Kerim chin il capo e si cacci sotto gli alberi. Fathma rimase
l a guardare il luogo ove era scomparso, poi si ripose in cammino
colle labbre strette ma la fronte spianata e gli occhi che brillavano
d'un raggio di gioia.

-- bello, prode, ardente, mormor ella. Il _Mahdi_ non mi rivedr pi
mai!

Costeggi lo stagno e si inoltr sotto le grandi vlte verdi formate
dalle palme deleb, dai tamarindi e dalle acacie gommifere, guardando a
destra e a manca e con una mano sull'impugnatura del pugnale. Dieci
minuti dopo, nel mentre che il sole si nascondeva dietro le foreste e
che gli uccelli e le scimmie cominciavano a tacersi guadagnando i loro
nidi o i loro covi, giunse su di un sentiero. Ella si ferm incerta
nello scorgere un uomo appoggiato ad una carabina in attitudine
sospetta. Impallid leggermente nel riconoscere in quell'individuo il
greco Notis.

Volle tornare indietro ma il greco che pareva si fosse appostato l
appositamente per aspettarla, non gliene lasci il tempo. Egli si fece
lentamente innanzi con un sorriso ironico sulle labbra e senza
preamboli disse:

--A noi due Fathma!

--Che vuoi dire? chiese ella seccamente.

--Mi riconosci?

--Se non m'inganno tu sei quello che seguiva Abd-el-Kerim da
Machmudiech a Hossanieh.

--Sono il greco Notis.

--Tanto peggio per te, io odio gl'infedeli e pi di tutto i Greci.

--Non monta, disse Notis freddamente. Che avete detto all'arabo poco
fa, che scorsi inginocchiato dinanzi a voi?

--Ah! fe' Fathma con mal celata collera. Sei stato tu a gettare quel
grido?

--Potrebbe darsi. E che, ti sorprende?

--Io disprezzo gli uomini che si nascondono per spiare.

--Ira di Dio!.... grid il greco.

Si scambiarono uno sguardo provocante. Il greco cedette dinanzi agli
occhi scintillanti dell'_almea_ che schizzavano fuoco.

--Sai chi era quell'uomo che ti giurava eterno amore? chiese egli,
affettando la massima calma.

--So che si chiama Abd-el-Kerim il prode, e ci mi basta.

--Ti dir allora che quell'uomo  promesso a una donna, che questa
donna, che trovasi presentemente a Chartum, si chiama Elenka, e che
Elenka  mia sorella!

--Tu menti! esclam l'_almea_, saltando innanzi come una leonessa
ferita.

--Te lo giuro, Fathma. Abd-el-Kerim, quando era di guarnigione a
Chartum s'innamor di mia sorella e chiese la sua mano. Appena finita
la campagna contro il _Mahdi_ egli la sposer ed io diverr suo
cognato.

--Tu menti! Tu menti! ripet l'_almea_ con maggior forza. Quale scopo
hai per inventare simili calunnie?

--Quello d'aprirti gli occhi, di conservare lo sposo a mia sorella e
di offrirti la mia mano poich ti amo Fathma, e immensamente.

L'_almea_ fece un gesto di disprezzo, gli volse le spalle per
allontanarsi, ma il greco non era un uomo da scoraggiarsi, n da
lasciarsi sfuggire cos facilmente la preda che con tanta impazienza
aveva atteso. Gli si mise dinanzi risoluto a impedirglielo, all'uopo
di usare la forza.

--Odimi, Fathma, diss'egli. Ho giurato di farti mia, dovessi perdere
ambe le braccia e anche le gambe, dovessi venire ucciso. Tu sei bella
e mi hai affascinato; tu sei povera e io son ricco; tu sei maomettana
e io sono greco ma mi far, se vuoi, maomettano. Perch non vuoi esser
mia?

--Perch amo di gi un altro uomo.

--Ma tu non puoi prestar fede ad Abd-el-Kerim; ti tradir, ti
schianter il cuore e pi presto di quello che tu abbi a crederlo.
Bada a me, che lo conosco a fondo quell'arabo;  un miserabile,  di
pi un vile!

Una fiamma di sdegno e di collera sal in volto all'_almea_; tese le
mani chiuse verso il greco con gesto minaccioso.

--Taci! Taci, insensato! esclam ella con violenza. Abd-el-Kerim  un
eroe.

--S, eroe, perch ebbe la fortuna di abbattere un povero leone, disse
Notis con ironia. Bella prodezza in fede mia!.... Fathma,  ora di
finirla. Abbiamo parlato anche troppo, senza nulla concludere.

--Ma che vuoi infine?

--Voglio portarti con me, lontano da questo campo e farti mia, lo
capisci Fathma, farti mia a dispetto di Abd-el-Kerim. Verrai tu?

--Giammai! esclamo l'_almea_ con forza.

--Ira di Dio! Dimmi il perch? disse Notis furibondo.

--Perch ti odio e ti disprezzo. Vattene!....

Il greco lanci una bestemmia ed alz le mani come per abbracciarla.
L'_almea_ fece un salto indietro, ponendo la dritta sul pugnale.

--Non toccarmi, maledetto! gli disse con voce sibilante per l'ira.

--Guarda, Fathma, noi siamo soli, la foresta non ha abitante alcuno, e
io sono risoluto a farti mia. Non opporre resistenza veruna, se vuoi
che non diventi feroce come una iena.

Egli si slanci addosso all'_almea_ che torn ad indietreggiare
traendo il pugnale. I suoi occhi si ingrandirono stranamente e il
volto prese una espressione di indomita fierezza.

--Non toccarmi! gli disse cupamente. Se tu muovi un passo verso di me,
ti assassino!

Il greco si mise a sogghignare, ma non s'avanz n tocc le sue armi.
Egli gir lo sguardo attorno, tese per alcuni istanti l'orecchio, poi
accost le mani alle labbra e mand un acuto fischio. Un fischio
eguale vi rispose quasi subito.

--A noi due, ora, Fathma, disse poi. Per quanto tu sii forte e per
quanta resistenza opporrai, Takir ti porter via.

--Vigliacco!

--Io ti amo e voglio farti mia,

--Miserabile, io ti abborro!

--E io ti amo. Avanti Takir!

L'_almea_ faceva un salto da invidiare un leone e tent fuggire, ma un
negro di statura colossale, l'ordinanza di Notis, sbucando
improvvisamente dai cespugli vicini, le sbarr la via. Ella gett un
urlo di rabbia e indietreggi fino al tronco di un palmizio col
pugnale alzato.

--Addosso Takir, grid il greco, facendosi innanzi colla scimitarra in
mano.

Il nubiano s'aggrapp all'estremit d'un ramo di tamarindo, si sollev
in aria con una spinta e venne a cadere addosso a Fathma prima che
questa avesse tempo di evitarlo. Egli l'afferr fra le vigorose
braccia alzandola da terra.

--Sta cheta, mugghi egli stringendola cos fortemente da farle
crocchiar le ossa.

--Aiuto! a me Abd-el-Kerim! url la povera _almea_, dibattendosi
disperatamente.

Ella cacci il pugnale in un braccio del negro che si copr tosto di
sangue, ma Notis le afferr i polsi e glieli torse tanto da farle
abbandonar l'arma. I due uomini si misero a trascinarla verso il folto
della foresta.

L'_almea_ gett un secondo grido, un grido di furore e di dolore.

--Lasciatemi maledetti! Aiuto! Aiuto!

Si ud un calpestio precipitato, un fragor di sciabole e uno
scricchiolio di rami furiosamente schiantati. Abd-el-Kerim rosso
d'ira, con una frusta nella dritta e una pistola nella sinistra,
apparve, e dietro a lui Hassarn e l'intera compagnia dei
_basci-bozuk_. Egli si scagli in un lampo sui due assalitori.

--Miserabile! rugg egli, sferrando Notis in faccia.

Il nubiano fu lesto a sparire sotto gli alberi, ma il greco si volse,
caricando l'arabo colla scimitarra in pugno. Hassarn ebbe appena il
tempo di arrestargli il braccio.

--Ah! esclam Notis, con indefinibile accento d'odio. Sei qui
traditore!

Cerc una seconda volta di gettarsi sul rivale, ma il turco lo disarm
e lo respinse violentemente, puntandogli una pistola sul petto.

--Se tu ti muovi, gli disse minacciosamente Hassarn, sei morto.

--Tutti contro di me, codardi! grid Notis fuori di se.

--Basto io solo per punire un vigliacco tuo pari, disse l'arabo con
disprezzo. Notis, qui uno dei due vi lascier le ossa.

Fathma, che si era subito rizzata in piedi s'avvicin ad Abd-el-Kerim.

--Grazie mio prode amico, le disse con voce commossa.

--Fathma, mormoro l'arabo non meno commosso, ringrazia Allh che mi
fece giungere in tempo per salvarti. Ma quell'uomo l, non ti
oltraggier pi mai, poich fra pochi minuti io l'uccider.

--Uccidi tuo cognato, disse Notis sogghignando.

--Taci!...

--Ed Elenka mi vendicher, quando sar diventata tua moglie.

--Non bestemmiare per Allh! Se v'era un filo io l'ho spezzato e per
sempre.

--Fathma, guardati da quest'uomo che trad mia sorella.

L'arabo strinse i pugni. L'_almea_ lo prese per le mani e volgendosi
verso Hassarn e l'intera compagnia dei _basci-bozuk_.

--Io d a quest'uomo la mia mano, il mio sangue e la mia vita!
diss'ella.

Abd-el-Kerim la strinse fra le braccia e stettero cos abbracciati per
qualche minuto durante il quale Notis continu a sogghignare, poi si
separarono.

--Fathma, disse l'arabo. Va con questi soldati che ti accompagneranno
alla tua dimora. Io e Hassarn qui restiamo a giuocare la nostra vita
contro quella di quel vigliacco. Prega Allh e il Profeta per noi.

L'_almea_ non trem n diede alcun indizio che dimostrasse timore.
S'avvolse nella sua _farda_ con gesto maestoso e s'allontan seguita
dai _basci-bozuk_.

L'arabo la segu cogli occhi, poi quando sparve in mezzo agli alberi
si volse contro Notis, che digrignava i denti sotto la pistola
d'Hassarn.

--E ora, diss'egli con calma forzata, sono con te Notis. L'uno o
l'altro vi lascier la vita. Tu pi che mio nemico sei mio rivale e
ci basta.

Hai dimenticata Elenka adunque?

--L'ho dimenticata.

--E per Fathma, per una spregevole _almea_!

--S, per un'_almea_.

--A noi due, adunque. Bada, Abd-el-Kerim, che non ti risparmier!

Hassarn a un cenno dell'arabo abbass la pistola ed and ad appostarsi
a sei passi di distanza: i due rivali impugnarono la scimitarra.




CAPITOLO VI.--Il duello.


La notte era oscura, essendo la luna e le stelle nascoste da una nera
fascia di densi nuvoloni, tuttavia vi si vedeva abbastanza per
cacciarsi dieci pollici di lama attraverso il corpo. Notis, cui un'ira
feroce animava in unione alla gelosia e ad una smania terribile di
vendicarsi dell'affronto subito dinanzi agli occhi di Fathma, fu il
primo a mettersi in guardia, dopo di aver provato l'elasticit della
sua scimitarra. Abd-el-Kerim, quantunque gli ripugnasse il battersi
col fratello di colei che aveva tanto amato prima di aver veduto
l'_almea_, non tard a mettersi di fronte a lui, colla calma propria
degli orientali.

--Abd-el-Kerim, disse Notis, sforzandosi di parer tranquillo.
Raccomanda la tua anima ad Allh, poich non uscirai vivo da questa
foresta e manda un ultimo addio alla tua nuova amante, che non
rivedrai mai pi.

--Non annoiarmi inutilmente, disse l'arabo freddo freddo. Se ti
ricordi qualche preghiera, spicciati a dirla, poich io non ti
risparmier.

--Ho raccomandato l'anima al diavolo mio patrono e ci basta. Ors,
guardati, che il fratello della tua Elenka incomincia.

L'arabo lo guard cupamente.

--In guardia, Notis, diss'egli. Una donna non sta pi fra noi!

Quasi nel medesimo istante le due scimitarre s'incrociarono con uno
stridore rapido e duro. I due avversari, tasteggiatisi un po', dopo di
avere tentato di far passare reciprocamente i loro ferri per arrivare
alle carni, si ritrassero di qualche passo, riponendosi in guardia.

Hassarn incroci le braccia sul petto e il duello cominci
furiosamente.

Notis, pi impetuoso e meno padrone di s, fu il primo ad attaccare,
moltiplicando gli assalti, portandosi ora a dritta e ora a sinistra,
turbinando come un lupo attorno alla preda, e avventando tremendi
colpi sul capo dell'arabo che li parava senza muoversi di una linea.
Per cinque minuti continu ad assalire, tentando, ma invano, di far
saltare di mano la scimitarra ad Abd-el-Kerim, poi, visto che non
c'era mezzo di riuscirvi n di far abbassare quell'arma che copriva
l'avversario come uno scudo, torn a sostare.

--Ah! esclam egli sogghignando. Tu sei una rupe adunque, incrollabile
anche fra i pi impetuosi attacchi.

--Pu darsi, rispose l'arabo che si teneva in guardia.

--Aspetta un po' che provi una botta che mi fu insegnata ad Atene. Se
il fratello d'Elenka non ti spacca il cuore, prover un colpo maestro
che mi fu insegnato dal tuo compatriota Dhafar.

--Non nominarmi Elenka, disse Abd-el-Kerim con ira.

--Ah! f' Notis, ridendo diabolicamente. T'inquieta tanto questo nome?

--A che nominarmela? Credi tu di turbarmi l'anima e d'approfittarne
per cacciarmi il tuo ferro in mezzo al petto? Se  cos, sei pi vile
e pi miserabile di quello che ti credeva. Ti disprezzo.

Il greco impallid e il suo volto si sconvolse ferocemente.

--Ira di Dio! esclam egli, facendo un passo indietro e alzando la
scimitarra. Vuoi proprio che ti strappi il cuore colle mani? Sta
attento, Abd-el-Kerim!

S'abbass bruscamente rimpicciolendosi, quasi aggomitolandosi su s
stesso e allung il braccio presentando la scimitarra che lo
minacciava una superficie stretta e corta riparata ancora dalla
distanza. L'arabo, dinanzi a quella manovra per lui nuova, s'arrest
esitando.

Di repente il greco si raddrizz assaltando furiosamente e spingendo
violentemente la scimitarra di punta. Abd-el-Kerim cerc di parare la
botta, ma non fu in tempo e riport una scalfittura al braccio
sinistro; la bianca manica che lo copriva si tinse di rosso. Notis
emise un grande scroscio di risa.

--E una diss'egli. Fra dieci minuti l'amante di Fathma sar senza
braccia. Sta attento mio caro arabo, che ricomincio.

Abd-el-Kerim non diede segno alcuno di dolore n di spavento. Egli
s'avvent addosso al greco colla rapidit d'un lampo, incalzandolo
vigorosamente, stringendolo tanto che l'avversario fu forzato a
rompere e a fare un passo indietro.

Tre volte Notis cerc di abbassarsi per ricominciare il giuoco, ma
l'arabo gli era sempre addosso, impedendoglielo. Al quarto tentativo
fu ferito alla faccia.

--Ah! esclam il greco tergendosi colla mano sinistra il sangue che
colavagli abbondantemente. La  cos? Aspetta un po' canaglia.

Spicc un salto di dieci piedi o si riaggomitol cercando di
strisciare fra le gambe di Abd-el-Kerim che gli correva addosso, ma il
colpo di punta fu deviato dalla scimitarra che l'avversario stringeva
con polso di ferro. Torn a indietreggiare dinanzi a quei crescenti
attacchi, dirigendosi verso lo stagno.

--Indietro! indietro! gridava l'arabo, che s'infiammava. Gi nello
stagno.

In capo a cinque minuti Notis erasi ridotto proprio sulla riva
dell'acqua; non gli restavano che due risorse. O lasciarsi ammazzare o
gettarsi a testa bassa contro l'arabo.

--Arrenditi, gli disse Abd-el-Kerim.

La faccia del greco s'alter e il sorriso beffardo che incoronava le
sue labbra disparve. Tent con un colpo disperato di disarmare
l'avversario avventandogli una gran botta a mezza scimitarra. Ebbe per
risposta una nuova puntata che gli lacer la manica sfiorandogli la
pelle.

Non vi era pi nulla da tentare. La sua mano era stanca, si difendeva
pi lentamente e per quanto studio vi mettesse per non lasciarsi
sopraffare e disarmare, sentiva la scimitarra che talvolta minacciava
sfuggirgli di mano. Emise un ruggito furioso.

--Ira di Dio! tuon egli. Che non riesca ad attraversare il cuore di
questo vigliacco?

Cerc di portarsi a dritta e poi a manca, ma si trovava dinanzi sempre
alla scimitarra dell'arabo che miravalo al petto. Fece un ultimo passo
indietro e sent i capelli rizzarglisi sul capo nel trovarsi proprio
sul margine dello stagno. Una nube di fuoco gli pass dinanzi agli
occhi. Si vide perduto, ma non chiese grazia.

Si difese per altri cinque minuti, poi gett un urlo terribile e port
le mani sul petto, abbandonando la scimitarra. Abd-el-Kerim avevalo
colpito sul fianco sinistro, nella direzione del cuore.

Stralun gli occhi, spicc un salto gigantesco e piomb in mezzo alle
larghe foglie di loto che galleggiavano sulle acque dello stagno. Fu
visto dibattersi per alcuni istanti, poi scomparire.

Abd-el-Kerim si chin sulla riva, ma l'oscurit era cos profonda,
accresciuta anche dagli alberi che stendevano i loro rami al disopra
delle acque, che non vide pi nulla. Hassarn fu lesto ad
avvicinarglisi.

--Si vede? chiese questi.

--No, rispose con voce sorda l'arabo.

--L'hai ucciso sul colpo?

--L'ignoro. Mi parve che la scimitarra incontrasse qualche costola.

--Che il diavolo lo accolga nel suo inferno.

--Taci, Hassarn, disse Abd-el-Kerim con emozione. Mi pare di aver
commesso un assassinio.

--Bah! fe' il turco alzando le spalle. Un rivale di meno.

--Era il fratello di Elenka.

--Che importa, dal momento che tu hai spezzato il nodo che ti univa ad
Elenka? Ora sei libero di far tua Fathma senza che Notis abbia a
disputartela e che abbia ad invocare l'amore che tu avevi per sua
sorella. Buona notte ai morti e buona fortuna ai vivi.

--Scendiamo nello stagno, Hassarn. Forse non l'ho ucciso sul colpo e
respira ancora.

--Se tu non gli hai attraversato il cuore, a questa ora si  annegato.
Lasciamolo l e ritorniamo all'accampamento dove Fathma li aspetta con
viva impazienza. Allh penser al morto.

L'arabo approv con un cenno del capo, ma non si mosse. Cerc di
scendere nello stagno ma l'acqua pareva profonda e l'oscurit non
permetteva di vedere dove si appoggiavano i piedi. Egli dovette in
breve convincersi che era impossibile pescare il corpo di Notis,
nascosto fra il loto e fra i canneti.

--Infine l'ha voluto, mormor egli sospirando. Povera Elenka, che dir
mai quando gli si narrer che suo fratello  stato ucciso e che
l'uccisore fui io, il suo amante. Ah! sento come un rimorso!

--E Fathma? Hai dimenticato cos presto quella adorabile creatura?

--Hai ragione, Hassarn. Ho giurato di dare la mia vita a Fathma e
Fathma l'avr! Vieni, Hassarn questo bosco mi fa paura.

Il turco raccolse la carabina, pass un braccio sotto quello del
compagno e tutti e due, a lenti passi s'allontanarono.

Erano appena scomparsi dietro gli alberi, che le grandi foglie di loto
dello stagno si sollevarono silenziosamente e la faccia di Notis
apparve. I suoi occhi, animati da una tremenda collera, si fissarono,
sul luogo appena lasciato dall'arabo e dal turco, n si staccarono per
un bel pezzo.

Ah! tu mi credi morto, diss'egli, cacciando fuori le pugna con gesto
minaccioso.

Tu credevi che fosse cos facile ammazzare un greco della mia tempra
che s'era giurato d'infrangerti come una canna e che s'era giurato di
conquistare il cuore d'una bella donna, qual' Fathma. Ti mostrer io
ora, quanto sei imprudente a non cacciarmi due dita di ferro di pi in
petto. Uscir vivo di qui e guarir presto e allora a me la vendetta.
Ho da vendicare Elenka e la frustata che tu mi hai dato in volto e di
pi ho da far mia quell'_almea_ che tanto mi abborre. Ti schianter il
cuore in modo tale che non abbia a guarire mai pi!...

Tese l'orecchio: non si udiva che il riso smodato delle iene che
vagavano sulle rive del Nilo cercando cadaveri e il sibilo del vento
che scuoteva i rami dei tamarindi e le foglie delle palme. Egli
sorrise stranamente.

Si sbarazz delle foglie di loto che lo circondavano lacerando i gambi
che si appiccicavano al suo corpo e s'avanz verso la riva
tasteggiando prudentemente il fondo limaccioso dello stagno. In pochi
minuti guadagn il pendo, e si iss, senza rumore, fino a che si
trov completamente fuori dell'acqua.

Un acuto dolore che prov al fianco sinistro l'arrest. Si stracci la
casacca a mise allo scoperto la ferita infertagli da Abd-el-Kerim,
esaminandola attentamente.

La scimitarra eragli penetrata sotto la quinta costola, dopo di aver
urtata la quarta ed aveva lacerato le carni per una lunghezza di sette
od otto centimetri, ma senza che avesse toccato alcuna parte delicata.
Cap subito che la ferita era dolorosa ma niente affatto mortale e
respir.

--Credeva che m'avesse ferito pi pericolosamente, mormor egli. Tanto
meglio per me e tanto peggio pel mio rivale. Sta cheto, Abd-el-Kerim,
che questo duello ti coster caro, oh s, assai caro! E ora, fingiamo
di essere morto per tutti eccettuati Elenka e il mio fedele Takir. A
proposito dove si  cacciato il nubiano? Non  possibile supporre che
egli si sia allontanato nel mentre che io mi battevo.

Accost le mani alle labbra e imit il riso sgangherato della iena,
che ripet per tre volte. Pochi minuti dopo ud l'urlo lamentevole del
sciacallo che si ripet pure tre volte.

--Bene, il nubiano  qui, disse Notis, sforzandosi a sorridere.
Aspettiamo.

I cespugli si mossero di l a poco e la atletica figura di Takir si
mostr. Egli accorse subito accanto a Notis, gettando un vero grido di
gioia.

--Ah! padrone, vi credeva morto con una scimitarra attraverso il
petto, diss'egli. Per qual fortuna quel dannato d'Abd-el-Kerim vi
risparmi?

--Mi risparmi! esclam Notis con furore. Il maledetto non  cos
generoso da risparmiare un rivale par mio che  per di pi il fratello
di Elenka. Guarda qui che mi fece.

Egli s'apri la camicia e gli mostr la ferita che sanguinava
abbondantemente.

--Vi ha ferito mortalmente?

--No, per buona ventura, disse Notis. Ho qui poi in faccia il segno
lasciatomi dalla sua frusta e una scalfittura al disotto dell'occhio
che mi rammenteranno sempre del traditore Abd-el-Kerim.

--Ma come siete stato risparmiato adunque?

--Gettandomi nello stagno e fingendomi morto.

--Sicch vi credono...

--All'inferno, interruppe, Notis ironicamente. Tanto meglio, se mi
credono bello e morto. Avr agio di vendicarmi pi facilmente.

--Voi nutrite, adunque, la speranza di restituire quel colpo di
scimitarra?

--Non solo, ma di far mia Fathma, disse con aria feroce il greco. Ora
che lei mi aborre, sento d'amarla ancor pi, e tanto che senza Fathma
mi sarebbe impossibile il vivere. Mi comprendi tu, Takir?

--Perfettamente, padrone, rispose il nubiano, ed io vi aiuter,
poich...

--Zitto Takir. Afferrami fra le tue braccia e portami.

--Dove? Al campo forse?

--I morti non ritornano pi fra i vivi,  giusto adunque che io non
ricomparisca al campo. Non conosci tu qualche luogo deserto dove
possiamo ricoverarci senz'essere veduti?

--Sulla cima delle colline che si estendono al settentrione
d'Ossanieh, mi ricordo di aver veduto una bella caverna che potrebbe
servirci di abitazione, e che  abbastanza vicina al campo, disse il
nubiano.

--Andremo ad abitarla, Takir, e poi penseremo alla vendetta. Ors,
prendimi fra le tue braccia e portami. Io sono debole per ora.

Il nubiano lo prese, se lo gett in ispalla e part correndo colla
stessa facilit come se portasse un fanciullo. Attravers come
un'antilope la foresta e sbuc nella pianura senza rallentare un solo
istante la corsa. Notis gli guizz fra le braccia mandando una
orribile bestemmia.

--Guarda laggi, diss'egli, mugolando come una belva. Guarda, Takir,
guarda.

Il nubiano vide due persone che salivano le colline sabbiose a meno di
quattrocento passi di distanza. Riconobbe subito chi erano.

--Quello l col _cofatan_ bianco  Hassarn, disse. L'altro col _fez_ 
l'arabo Abd-el-Kerim: io li conosco tutti e due.

--S, sono i due maledetti. Essi si dirigono al campo dove li aspetta
Fathma.

--Calma, padrone, che verr il d che l'_almea_ aspetter voi.

--Puoi star sicuro che verr quel giorno e mi aspetter allora in
ginocchio. Se tu potessi ammazzarne almeno uno con un colpo di
carabina!

-- pericoloso, padrone. Ho il braccio dritto ferito e mi trema, e di
pi la notte  troppo oscura per mandare una palla a buon segno.
Pazientate, li piglieremo entrambi e fra non molto, ve lo giuro.

--Cammina, adunque, e pi presto che puoi. Bisogna che tu ti rechi al
campo e che mi porti tutto il denaro che trovasi nella mia tenda.
Potrebbe darsi che mi occorresse per prezzolare qualche arabo poco
scrupoloso.

Il nubiano riprese la corsa, tenendosi dietro le colline sabbiose per
non essere scorto dall'arabo e dal turco. Era mezzanotte passata,
quando giunse in vista dei primi _tugul_ d'Hossanieh dinanzi ai quali
bivaccavano, al chiaro di numerosi fuochi, alcune compagnie di
basci-bozuk e di negri d'Etiopia.

Si ripos alcuni istanti, poi s'intern tra i campi di _durah_ e
giunse ai piedi di alcune colline aridissime: esit un momento, poi
s'arrampic su pei dirupati fianchi di una delle pi alte,
aggrappandosi agli sterpi e ai crepacci e raggiunse quasi la vetta,
dove s'arrest dinanzi a una gran caverna.

--Ci siamo, diss'egli, deponendo il greco a terra.

-- qui che noi pianteremo il nostro nido?

--S, padrone, e da questa cima si domina Hossanieh e il campo. Ci
sar facile vedere chi entra e chi esce.

--Sta bene, accendi qualche pezzo di legno per vedere dove si va. Ho
paura che abbiamo a incontrare parecchi serpenti.

Il nubiano accese un pezzo di torcia resinosa e tutti e due entrarono
con precauzione. Ben presto si trovarono in un ampio stanzone, la cui
vlta era sostenuta da parecchie colonne trasparenti che riflettevano
magnificamente la luce. Le pareti, scavate bizzarramente, erano
umidiccie ma il terreno, eccettuato un angolo dove raccoglievansi gli
scoli che formavano un fossatello, era asciutto e cosparso di una
sabbia bianchiccia in mezzo alla quale brillavano pezzi di salgemma.
Il nubiano, ammazzati tutti gli scorpioni grigi che l'abitavano, i cui
morsi sono pericolosissimi, s'accinse a correre al campo, prima che la
notizia della morte di Notis si spargesse e che il pasci Dhafar
s'impadronisse di tuttoci che conteneva la tenda.

--Alto l, disse Notis, che seduto su di un macigno si fasciava la
ferita. Se tu vai laggi, non dimenticare d'informarti dove sia Fathma
e come vadano le faccende.

Il nubiano sorrise mostrando i candidi denti e scese in fretta la
collina correndo verso il campo. Notis, che aveva finito di fasciare
la ferita, usc e and a sedersi sul limitare della caverna, guardando
attentamente il villaggio d'Hossanieh e le tende del piccolo esercito
egiziano.

--Essi sono l, dss'egli con gioia feroce, tutti e due l, a portata
della mia mano, a portata della mia vendetta. Parlatevi di felicit,
di amori, di immense gioie, ma io schianter il cuore di entrambi, e
in modo che non abbiate a guarire pi mai. Non si conosce fino a qual
punto sappia odiare il greco Notis.

Non ho forze ora, m' impossibile assalirvi di fronte poich io sono
morto, ma trover io i mezzi per colpirvi e farvi cadere l'uno nelle
mani di Elenka e l'altra nelle mie. Io sar il leone e mia sorella la
iena! Oh! allora...

Egli interruppe bruscamente il monologo e si drizz come spinto da una
molla. Al chiaror di un raggio lunare che cadeva sul campo, aveva
scorto un _mahari_ dal mantello nero lasciare la tenda dell'arabo
Abd-el-Kerim e dirigersi a rapidi passi verso gli avamposti.

Guardando con maggiore attenzione, vide sul dorso dell'animale un uomo
avvolto in un gran _taub_ bianco. Impallid e le sue mani cercarono
un'arma.

--Dio mi punisca, se quell'uomo l non  lo Amr, lo schiavo d'Hassarn.
Dove pu mai recarsi, che lascia il campo a quest'ora?

Notis rimase un istante indeciso, poi si lev e ritorn in furia alla
grotta, dalla quale usc armato della carabina di Takir. Una cupa
fiamma brillava nei suoi occhi e il suo volto tradiva un feroce
proponimento.

Quantunque le ferite lo tormentassero crudelmente dopo mille sforzi
che gli costarono cento bestemmie e cento lamenti dolorosi, scese la
erta collina e guadagn la pianura cosparsa qua e l di intristiti
_alfh_ e di pochi tamarischi. Egli strisci silenziosamente fino a
raggiungere un misero _tugul_ diroccato, una capannuccia di paglia di
forma conica. Si nascose l dietro colla carabina armata e gli occhi
fissi sullo schiavo d'Hassarn che si avvicinava rapidamente, aizzando
con un fischio, il _mahari_.

--Bisogna che sappia ci che quell'uomo porta, mormor Notis. Con un
colpo di carabina gli far scoppiare la testa come fosse una zucca.

Alcuni minuti dopo il _mahari_ giungeva a centocinquanta passi dal
_tugul_. Amr continuava a fischiare tranquillamente, senza darsi la
pena di guardarsi d'attorno, pi che sicuro che il luogo era deserto.

Notis credette giunto il momento opportuno per mandarlo nel paradiso
di Maometto. Punt la carabina, mir per qualche tempo con mano ferma,
poi premette il grilletto.

La detonazione non era ancor finita che Amr precipitava di sella,
contorcendosi disperatamente fra le erbe.

--All'armi! s'udirono gridare le sentinelle dell'accampamento.

Notis non si sgoment. Raggiunse l'agonizzante che emetteva rantoli
strazianti, cercando di sollevarsi, e l'atterr spezzandogli la testa
col calcio della carabina.

--Sta cheto, disse l'assassino, sogghignando.

Si curv sul poveretto che non dava pi segno di vita, e lo frug ben
bene rovesciandogli tutte le saccoccie. Trov una lettera
accuratamente suggellata che s'affrett a leggere, valendosi del
chiaro di luna, Ecco il contenuto:


    _Elenka_,

Non pensate pi a me. Il nodo che univa i nostri cuori si  spezzato
per sempre sotto il destino e i voleri del Profeta. Non indagate le
cause che mi spinsero a lasciarvi, n cercate di raggiungermi che
ormai ogni altro nodo  impossibile. Che Allh vi conservi e il
Profeta vi protegga.

                                          ABD-EL-KERIM


Il greco, nel leggerla, vacill come fosse stato clto da improvviso
malore. Una bestemmia gli usc dalle labbra contratte.

--Ira di Dio! tuon egli, tenendo il pugno chiuso verso il campo
d'Hossanieh. Che i fulmini del cielo m'inceneriscano, se io non
vendicher mia sorella e poi me. Sta bene, Abd-el-Kerim, a noi due
ora!...




CAPITOLO VII.--Fit-Debbeud.


Spuntava l'alba quando il greco, dopo di aver nascosto fra le alte
erbe il povero Amr e il _mahari_ che aveva sventrato con una
coltellata, giungeva alla grotta.

Una collera senza limiti alterava il suo volto gi per s stesso
abbastanza truce e una smania terribile, una sete di vendetta
ardevagli in petto. Egli comprendeva ormai che tutto era terminato e
che le speranze che Abd-el-Kerim avesse finito per ravvedersi e
ritornare ad Elenka, erano troncate, come pure comprendeva che Fathma
per lui era definitivamente perduta a meno di un miracolo o di un
tradimento.

--Ah! esclam egli coi denti stretti, lasciandosi cadere su di un
macigno e prendendosi la testa fra le mani,  proprio vero che quel
traditore di Abd-el-Kerim l'ha definitivamente rotta con mia sorella
Elenka? Eppure mi pareva innamorato alla follia; eppure aveva giurato
di farla sua e giurato non su Allah, ma sul Corano. Traditore e
spergiuro adunque, quest'arabo del demonio!... Maledetta Fathma, sei
stata la causa di tutte le mie disgrazie!

Ma Notis  forte e tremendo nelle sue ire e nelle sue vendette, e per
quanto io ami quell'_almea_, mi vendicher, ma ben terribilmente. Va,
Fathma, abbandonati nelle braccia di quello spergiuro che ingann mia
sorella; disprezzami fin che vuoi, ma io ti schianter il cuore, oh
s, te lo schianter. Se non fosse un barlume di speranza che ancor mi
trattiene, la speranza che Abd-el-Kerim abbia a tornare ai piedi di
Elenka, lo assassinerei questo mio rivale!

Egli si assise dinanzi l'apertura della grotta spiando attentamente il
campo egiziano per rendersi conto di quanto succedeva.

Di quando in quando uscivano lunghe file di egiziani carichi dei loro
_sansemieh_ di pelle di capra che andavano a empire ai pozzi
d'Hossanieh e dietro a loro schiere di asini coi boricchieri che
trottavano ai loro fianchi emettendo il lamentevole loro _haaahh_ per
animarli, squadroni di basci-bozuk che si esercitavano a manovrare sui
terreni malagevoli e compagnie di soldati che marciavano in qua e in
l formando di spesso i quadrati, come se si trattasse di sostenere
una canea di arabi Abu-Rof.

Mille rumori venivano dal campo in mezzo ai quali risuonava la
stridula voce degli acquaiuoli che gridavano incessantemente, _moja!
moja!_ (acqua! acqua!) e quella nasale dei _muezzin_.

D'improvviso Notis si lev in piedi come spinto da una molla,
emettendo una bestemmia.

Aveva visto un ufficiale uscire dal campo e dirigersi verso Hossanieh
e precisamente verso la casupola di Fathma.

--Ah! esclam con indefinibile accento d'odio. Sei tu Abd-el-Kerim! Va
a trovarla pure quell'altera _almea_, ma ti giuro che la vedrai per
l'ultima volta. Cadrai nelle mie mani e quando ti avr spezzato il
cuore ti getter in quelle dell'antica tua fidanzata, in quelle di mia
sorella Elenka. Ira di Dio! Ti far uscire il sangue a goccia a
goccia, se tu non ti piegherai dinanzi a lei. So quanto sia
vendicativa mia sorella che ha nelle vene puro sangue greco.

Egli si tacque nello scorgere il nubiano che montato su di un _mahari_
carico d'oggetti, galoppava furiosamente verso la collina. Sorrise di
gioia e si stropicci le mani mormorando pi volte:

--A me ora la vendetta.

Takir in pochissimo tempo giunse ai piedi della collina e sal subito
alla grotta carico di viveri, di coperte e di talleri.

--Avete udito, poco fa, un colpo di fucile sparato qui vicino? chiese
il nubiano, gettando a terra tutta quella roba.

--Non inquietarti Takir, disse Notis. L'ho sparato io contro uno
schiavo di Hassarn.

--Avete ammazzato Amr? L'ho veduto un'ora fa uscire dalla tenda
dell'arabo.

--Gli ho fatto scoppiare la testa e poi l'ho seppellito. Ma lasciamo
l i morti e parliamo dei vivi, ora. Che notizie rechi dal campo?

--Novit eccellenti, padrone.

--Fathma, trovasi ancora nella sua casupola?

--Trovasi sempre l.

--Come mai Abd-el-Kerim commette simili imprudenze?

--Non so di chi dovrebbe aver paura, ora che vi crede morto.

--Hai ragione, Takir, disse Notis sorridendo. Credo che questa mia
morte abbia a giovarmi assai per condurre a buon fine i miei progetti.
Tira innanzi, negro mio.

--Ho veduto l'arabo recarsi alla casupola ed entrare.

--L'ho scorto pure io. Parlami d'Hassarn, quel maledetto turco che
odio quasi al pari di Abd-el-Kerim. Che fa egli?

--Per quanto lo cercassi non potei vederlo ma suppongo che si trovasse
nella tenda di Dhafar pasci.

--Sia bene, ora faremo i nostri piani per colpirli proprio in mezzo al
cuore tutti quanti.

Stette un momento silenzioso immergendosi in tristi pensieri, poi,
fattosi versare un bicchiere di _bilbel_, specie di birra fatta con
maiz e _dkn_, di sapore dolcigno, e tracannatala, s'alz,
piantandosi dinanzi al nubiano.

--Takir, disse con voce grave. Se tu fosti nei miei panni che faresti?

--Assassinerei tutti e tre quei miserabili, rispose il negro senza
esitare.

--Sarebbe una vendetta troppo dolce, eppoi, bisogna che serbi Fathma
per me ed Abd-el-Kerim per mia sorella.

--Allora che fare?  una gran disgrazia che vi siate innamorato di
quell'altera _almea_.

--Taci, Takir; io l'amo alla follia, l'amo furiosamente.  tanto bella
e tanto giovane che sarebbe un peccato farla morire. Ma non credere
che l'ami solamente, no, ira di Dio! L'amo tremendamente, ma nel
medesimo tempo l'odio ferocemente.

--E dunque che volete fare?

--Innanzi a tutto bisogna che abbia in mano uno dei due, meglio se
avr prima Abd-el-Kerim.

--Abd-el-Kerim! esclam Takir sorpreso. E per che farne?

--Una volta in mia mano penseremo a strappargli quella passione che ha
per Fathma e a gettarlo nelle braccia di mia sorella. Coi tormenti a
tutto si riesce.

--Si capisce che volete tormentarlo per bene.

--S, e terribilmente. Odimi ora, Takir.

Torn a sedersi, vuot la fiaschetta del _bilbel_, e facendo cenno al
nubiano di avvicinarglisi:

--Tu comprendi, che senza aiuti sar difficilissimo se non
impossibile, d'impadronirsi di Abd-el-Kerim. Conosci tu qualche
hossanieh poco scrupoloso che si possa comperare con un bel pugno
d'oro?

--So che alle ruine di El-Garch sta accampato lo sceicco Fit Debbeud
con un seguito abbastanza numeroso. Questo beduino, che io conosco a
fondo, per un bel gruzzolo d'oro potrebbe mettersi ai vostri servigi.
 un uomo forte, coraggioso, capace di pugnalare cento uomini senza
commuoversi.

 quello che io cercava, Takir. Tu ti recherai nelle foreste e gli
parlerai, poi monterai sul tuo _mahari_ e trotterai verso Chartum. Ho
bisogno assoluto di mia sorella Elenka per vincere Abd-el-Kerim.

--Oh! fe' il nubiano, Elenka qui, al campo?

--Sicuro, la condurrai a Hossanieh ed ella non indugier a venire
quando tu le avrai raccontato come stanno qui le cose. Ors, mettiti
in cammino e recati a parlare con Fit Debbeud.

E voi?

--Io verr con mio comodo, quando tu avrai spianata la via e messo al
corrente di tutto lo sceicco.

Il nubiano riprese gli oggetti che aveva deposti a terra e torn a
partire. Notis, dopo d'averlo visto a correr come un'antilope, verso
le foreste, esamin la sua ferita, vi sovrappose un cataplasma di erbe
medicinali e si sedette dinanzi a un vaso ripieno di ebrk, cibo assai
appetitoso e rinfrescante composto di _durah_ ridotto in pasta sottile
e un po' agro per meglio conservarsi.

Finito il pasto che inaffi con un abbondante sorso di _merissak_,
sorta di birra inebriante fatta con _durah_ fermentato, e fumato un
sigaretto, discese la collina e sal sul _mahari_ di Takir,
spingendolo a lento passo verso le foreste che chiudevano, all'est,
l'orizzonte.

Alle tre dopo il mezzod giunse ai primi alberi e incontr il nubiano
che veniva in cerca di lui, accompagnato da un beduino avvolto in un
gran _taub_, armato d'una lunga _harba_ (lancia) e munito di una
_daraga_, grande scudo di legno coperto di pelle di elefante.

--Tutto va bene, gli disse Takir. Lo sceicco Fit Debbeud  a secco di
talleri e purch voi riempiate le sue tasche vi ammazzer dieci volte
Abd-el-Kerim. Siate prudente, col danaro, so non volete venire
assassinato sulla porta della tenda.

--Non temere, Tahir; rispose Notis. So cosa  il beduino.

--Allora in marcia e che Allh ci protegga.

S'internarono tutti e tre sotto la foresta seguendo un sentiero
ombreggiato da magnifici tamarindi e giunsero, dopo una mezz'ora,
dinanzi a una gran spianata cosparsa di colonne infrante, d'arcate
cadenti ornate di mille ghirigori in mezzo ai quali spiccava l'_ibis_
religiosa degli antichi nubiani e seminata da grandi sfingi, di statue
colossali semi-coperte dalle piante arrampicanti e da ammassi di
rottami.

--In mezzo a quelle ruine, chiamate d'El-Gareh, s'alzavano otto tende
d'un color bruno sporco a striscie gialle, alte appena da potersi
tenere in piedi, ma vastissime, sostenute da pali piantati
irregolarmente, e gli orli rovesciati all'ins, di maniera che l'aria
vi potesse circolare liberamente.

Dispersi qua e l, fra una mandria di _mahari_ e di cammelle, alcuni
seduti e altri sdraiati sui tappeti laceri, se ne stavano due dozzine
di beduini avvolti nei loro mantelli bianchi forniti di cappuccio
infioccato, occupati a fumare pacificamente nei loro _scibouk_ o nei
loro _narghilek_. Essi inviarono al greco un saluto e si recarono a
baciargli la mano a lo condussero nella tenda del loro capo, che era
pi elevata e pi vasta delle altre.

Nel mezzo di essa, Notis scorse, sdraiato indolentemente su di un
mucchio di tappeti di _kiki_ di tessuto di pelo di cammello, Fit
Debbeud, il capo o meglio lo _sceicco_ della piccola banda beduina.

Era questi un uomo sui trent'anni, di mezzana statura ma di forme
vigorose ed elastiche. La sua pelle, di color pan bigio, portava
numerose cicatrici bianche ricevute in diverse battaglie; aveva naso
acquilino, labbra sottili, zigomi poco salienti, occhi neri, tetri,
che brillavano stranamente e una barba arruffata, ancora pi nera, che
dava alla sua faccia un'aria cupa, selvaggia, poco rassicurante. Il
suo costume componevasi di un paio di calzoncini corti fino al
ginocchio, attillati in modo di mostrare il rilievo dei muscoli, di un
_taub_, sorta di mantello orlato di rosso, d'una cintura di cuoio
nella quale eranvi passate una lunga sciabola, specie di _jatagan_
coll'elsa di ferro in forma di croce, alcuni pistoloni a pietra, un
sacchetto di marocchino rosso pieno di preziosi amuleti e una corona
di chicchi di vetro giallo de' Mussulmani. Sul capo portava una
calotta rossa, una specie di fez turco.

Appena vide Notis, s'alz, senza troppo scomporsi, e secondo l'usanza
gli baci la mano dicendogli colla pi squisita cortesia:

--_Salem alek_ (la pace sia teco) frase sacramentale la cui abitudine
risale a pi secoli.

--_Allh ybark fik_: (Dio ti benedica) rispose Notis non meno
cortesemente.

Sceicco e greco si guardarono per alcuni istanti in silenzio, con
reciproca curiosit, poi il primo fece cenno al secondo di accomodarsi
su di un tappeto, il migliore che si trovasse nella tenda.

Quasi subito entr uno schiavo portando un vecchio vassoio di lamiera
di ferro, su cui stavano numerose tazze coll'orlo rotto, fesse,
abbominevoli, vecchie chi sa da quanti anni e comperate chi sa mai in
quale bazar di Cairo, di Costantinopoli o forse anche di Bagdad. Ve
n'erano di tutte le grandezze e di tutte le forme; di porcellana
europea, di finta porcellana chinese, di ferro o di argilla, un
campionario infine di quanto di triviale e orrendo, si fabbricano in
tutto il mondo. Un bricco indescrivibile, di piombo, tutto sformato e
coperto d'ammaccature, conteneva il caff mescolato con un'abbondante
porzione d'ambra grigia.

La bevanda confortante e veramente eccellente fu sorseggiata nel pi
profondo silenzio, dopo di che lo sceicco, acceso automaticamente il
suo annerito _scibouk_ e aspirate alcune boccate di fumo odoroso, si
volse verso Notis dicendogli sempre colla pi squisita cortesia:

--E ora, mio caro amico, sono a tua disposizione.

--Sai di che si tratta? chiese Notis.

--Takir tutto mi disse.

--Sei tanto coraggioso da imprendere questa guerra contro
Abd-el-Kerim.

--Odimi, amico, disse lo sceicco con orgoglio. Un giorno dodici
Egiziani mi assalirono e io li ammazzai dal primo all'ultimo portando
le loro teste al mio _marabuto_ che le mostr all'intera trib; un
altro giorno sorpresi una famiglia di Arabi miei nemici, addormentata
nel deserto. Strappai a loro gli occhi, tagliai le orecchie, il naso,
le gambe e le braccia e frastagliai minutamente, col mio _jatagan_, i
corpi dei loro bambini. Sono coraggioso e feroce!

--Troppo feroce per ammazzare degli inoffensivi ragazzi.

-- il costume delle nostre trib s del Sahara che del Mar Rosso.

--Ti senti, adunque, capace di affrontare il mio rivale.

--Se tu vuoi che io cacci il mio _jatagan_ fra le spalle di
quell'arabo e tronchi d'un sol colpo la vita, io la troncher. Vuoi
che io lo passi da parte a parte colla mia _hrba_? Io lo trapasser e
poi gli caver gli occhi, gli taglier il naso, le gambe e le braccia.
Vuoi che io rapisca la tua bella che si mostra verso di te tanto
ritrosa? Io la rapir per quanti urli e per quanto mi maledica. Allh,
da qualche tempo non mi manda carovane da depredare ed io e la mia
banda siamo a secco di talleri: paga come un sceicco che nuota
nell'argento e io e i miei uomini siamo ai tuoi comandi.

Notis estrasse dalla saccoccia una grassa borsa di talleri di Maria
Teresa, e la gett allo sceicco che la prese al volo.

--Questo per cominciare, disse.

--Ne hai molte con te di queste borse? chiese il beduino, i cui occhi
s'accesero di cupidigia.

--No, disse il greco.

--Dove troverai gli altri talleri?

--Al campo egiziano.

--Sta bene, me li darai quando me li meriter. Parla ora.

--Bisogna che noi ci impadroniamo del mio rivale.

--Dove trovasi quel cane d'arabo?

--In mezzo all'accampamento d'Hossanieh.

--Hum! fe' lo sceicco, crollando il capo. Sar affar serio andarlo a
prendere laggi, ma Fit Debbeud ha nel suo sacco mille astuzie.
Bisogner con qualche pretesto farlo uscire dal campo e poi saltargli
addosso.

--Lo so, ma non sar tanto facile.

Il beduino s'accarezz la barba con compiacenza.

--Bah! esclam egli sorridendo. Dove trovasi, innanzi a tutto, la sua
amante? Assieme a lui o separata?

--Lui trovasi al campo e lei in un _tugul_ d'Hossanieh.

--All'ora l'arabo  nostro. Dal campo al villaggio vi corrono pi di
mille passi e sono bastanti per portar via il tuo rivale prima che gli
Egiziani possano accorrere in suo aiuto e inseguirci.

--Ma come lo farai uscire dal campo? Senza un forte motivo non
oltrepasser di notte la linea degli avamposti. Tu sai che hanno paura
dei ribelli che si crede che ronzino per la pianura.

--Sta a sentire, padron mio, disse lo sceicco riaccendendo il suo
_seibouk_. Questa sera mando uno dei miei uomini alla tenda del tuo
rivale, anzi ci andr io in persona, e lo avviso che la sua amante lo
desidera. L'innamorato, che m'immagino sar cotto, mi creder e uscir
senz'altro dal campo. Tu comprendi il resto; i miei beduini saranno
imboscati dietro a qualche macchia, gli piomberanno addosso, lo
atterreranno e lo porteranno via. Quando gli Egiziani accorreranno,
noi saremo assai lontani.

Notis stese la mano al bandito che gliela strinse vigorosamente.

--Se tu riesci nell'impresa, disse, ti dar tanti talleri da comperare
cento fucili e una mandria numerosissima di cammelle.

--Lascia fare a me.

--Takir, grid il greco.

Il nubiano, che fumava sul limitare della tenda fu pronto ad accorrere
alla chiamata del padrone.

-- ora che tu ti metti in viaggio per Chartum, disse Notis. Dirai a
mia sorella Elenka come stanno qui le cose e la incaricherai
d'ottenere dal governatore il mio congedo assoluto, poich bisogna che
io sia libero per lottare col mio rivale e vincerlo. Le dirai altres
che si faccia firmare, dallo stesso, una lettera che obblighi Dhafar
pasci a condurre Abd-el-Kerim nel basso Sudan, dovesse trascinarvelo
colla forza.

--Perch? Non vi capisco.

--L'ignoro io pure, il perch, ma potrebbe darsi che questa lettera mi
tornasse utilissima. Va, Takir, e ritorna presto con Elenka. Mia
sorella  abbastanza ricca e potente per ottenere dal governatore
quello che vuole.

Il nubiano gir sui talloni e s'allontan. Poco dopo si ud il
sonaglio del suo _mahari_ che indicava che erasi gi messo in viaggio.

--E ora che facciamo? chiese Notis allo sceicco.

--Il sole  ancora alto per dirigerci al campo e io ho una fame da
lupo. Pranzeremo allegramente.

Fece distendere dinanzi un tappeto nuovissimo e gett un leggiero
fischio. Un beduino entr portando sulle spalle, appeso ad una
pertica, un agnello intero arrostito e lo depose su di una specie di
sporta piatta di foglie di palma.

--Bismillah! (in nome di Dio) disse Fit Debbeud, frase abituale che
pronunziano sia per cominciare a mangiare, sia per scannare o
torturare il loro nemico.

Lo sceicco divise l'agnello colle dita, essendo sconosciuta la
forchetta presso i beduini, tagli la pelle brunastra, lucida e
croccante, in lunghe striscie e serv Notis, che le assal
vigorosamente inaffiandole con latte di cammella fermentato nella
pelle di una capra, che sapeva orribilmente di muschio. Lo sceicco,
ogni qualvolta che il greco accostava la tazza alle labbra non mancava
mai di dire: _saa_ (alla salute) alla quale frase rispondeva Notis:
_Allh y selmek_ (Dio ti salvi).

Dopo la prima portata, un altro beduino rec un gran vaso di terra,
una specie di _garahs_, vecchio di cent'anni, nel quale trovavasi un
pasticcio di riso nuotante in una salsa giallognola, pepata in modo
orribile, con un miscuglio di datteri secchi pestati e di albicocche.
Segu l'_hamis_, composto di pezzetti di carne di pollo e di montone
fatti dapprima cuocere in istufato con burro e di poi bagnati con
acqua calda e conditi con pepe in gran quantit, sale, datteri e
cipolle fatte bollire fino a ridurle a completo discioglimento. Il
pasto fin col _kus-kussu_, o cibo nazionale, preparato con
pallottoline di farina piccole come pallini da caccia, condite con una
salsa piccante e con una sorsata di _bilbel_.

In quel frattempo densi nuvoloni s'erano accavallati nella profondit
del cielo e un vento caldissimo s'era messo a soffiare, scuotendo
fortemente le cime degli alberi e piegando le tende. L'oscurit
cominciava a farsi rapidamente e prometteva di essere tanto fitta da
non poterci vedere a due passi di distanza.

Notis ne fece parola allo sceicco, che finito il pasto, s'era
rovesciato sui tappeti, fumando flemmaticamente.

--Tanto meglio, rispose il beduino. L'uragano favorir la spedizione,
e le tenebre proteggeranno la nostra ritirata. Credo anzi che sar ora
di metterci in cammino, e di andar a raccontare all'arabo che la sua
bella ha fatto un colpo.

--Non vi  pericolo che tu, recandoti al campo, abbia a venire
scoperto?

--Nessuno mi conosce, eppoi, a uno sceicco  permesso di andare dove
gli pare e piace senza render conto a chicchessia. Non aver timore che
io possa venire preso da quella gente vigliacca. E avutolo in nostre
mani, dove lo nasconderemo questo rivale?

--A pochi passi da qui vi  un corridoio che mette capo ad una
spelonca orribile, umida quanto mai. Ve lo caccieremo dentro e ve lo
rinchiuderemo per bene.

Lo sceicco s'alz, si gett a bandoliera il suo lungo moschetto a
pietra, imbracci il suo scudo di pelle di elefante e usc assieme al
greco. I beduini s'erano raccolti di gi attorno ai _mahari_, in
completo arnese di guerra; ad un suo cenno si posero in sella.

Una parola ancora, prima di separarci, disse lo sceicco. Se il tuo
rivale mi chiedesse chi m'incaric di rapirlo, che devo rispondergli?

--Rimarrai muto come una tomba. Le vendette circuite dal mistero sono
le pi spaventevoli.

--Sta bene, che Allh ti guardi!

--Che Allh t'aiuti, rispose Notis,

Lo sceicco sal sul _mahari_ e diede il segnale della partenza. La
banda part alla carriera in direzione d'Hossanieh.




CAPITOLO VIII.--Il prigioniero.


Dal sud soffiava un vento impetuosissimo, caldo come se uscisse da un
forno acceso, il quale curvava e scuoteva fortemente le palme isolate
e le piantagioni di _durah_ e sollevava colonne di fine sabbia che
s'innalzavano roteando e correndo per la pianura fino a spezzarsi
contro le colline o contro i _tugul_ di Hossanieh. Tratto tratto un
lampo abbagliante livido, tremulo, rompeva la fitta tenebrosit,
seguito poco dopo da un lungo e lontano stridio, paragonabile al
rumore che fa un carico di lamine di latta trascinato a corsa per le
vie.

I beduini, col _taub_ tirato in sulla bocca per non avere le fauci
riempite dalla sabbia, e l'_jatagan_ e le _hrbas_ (lancie) in mano,
per essere pronti a diffendersi, caso mai venissero assaliti,
marciando nel pi profondo silenzio, in capo ad un'ora giunsero a un
duecento passi d'Hossanieh, dove fecero alto fra due colline
abbastanza elevate per nasconderli.

Fit Debbeud fece legare i _mahari_ in cerchio obbligandoli a
inginocchiarsi, pose due uomini di guardia accanto ad essi, e col
rimanente della banda si spinse fino nei dintorni del campo egiziano e
precisamente dietro ad un macchione d'acacie gommifere, dove potevansi
imboscare e saltare addosso ad Abd-el-Kerim appena che fosse vicino.

--Silenzio, disse lo sceicco, chiamando attorno a s i suoi uomini, e
state ad ascoltare quanto vi dico. Io mi reco al campo egiziano,
poich occorre un uomo astuto e coraggioso per tentare l'impresa e
saperla condurre a buon fine senza destare sospetti. Vado a prendere
l'arabo, lo conduco fuori del campo e mi dirigo da questa parte; al
primo fischio che io mando, tutti adosso e poi via di trotto verso i
_mahari_, Ricordatevi che qui si giuoca la pelle.

--Sta bene, risposero in coro i banditi.

--E gli Egiziani? chiese uno di essi. Sono distanti appena ottocento
passi.

Fit Debbeud alz le spalle e un sorriso sprezzante sfior le sue
labbra.

--Gli Egiziani non si muoveranno, ve lo dico io, diss'egli. Urleranno
come cani, ma non ardiranno inseguire Fit Debbeud e i suoi beduini.

Si sbarazz del _coftan_ e dell'archibuso, arm le pistole che si
pass nella cintola, si assicur se l'_jatagan_ scorreva nella guaina
e marci dritto verso gli avamposti egiziani che bivaccavano al
chiarore dei fuochi a gran pena tenuti accesi.

--Chi va l? grid una sentinella prendendolo di mira.

--Getta abbasso il tuo fucile che mi reco dal tenente Abd-el-Kerim,
rispose il bandito. Anzi conducimi alla sua tenda se non vuoi che
Dhafar pasci ti faccia accarezzare le spalle col _corbach_ (staffile
di pelle d'ippopotamo).

Ad un fischio della sentinella un soldato accorse e il bandito fu
fatto entrare nel campo e accompagnato verso la tenda dell'arabo.

--Se tu sai, Abd-el-Kerim, trovasi solo nella sua tenda? chiese
Debbeud al soldato che lo precedeva.

--Credo che sia col capitano Hassarn.

--Chi  questo capitano?

--L'amico del tenente Abd-el-Kerim.

Il bandito aggrott la fronte o fece un gesto dispettoso.

La faccenda comincia a diventare imbrogliata, mormor egli. Se questo
Hassarn seguisse l'amico? _B'Allai!_ (Perdio!) Sar difficile rapirli
tutti e due e poi, per che farne dell'altro? Se ci secca gli passeremo
una scimitarra attraverso il corpo e lo manderemo diritto in paradiso
a tener compagnia al Profeta.

Fermati, disse il soldato, arrestandosi dinanzi ad una tenda.

--Spicciati, rispose il bandito. Digli che io vengo da Hossanieh e che
mi manda una bella donna che si chiama... alto l, amico mio.

Il soldato entr nella tenda e poco dopo usc.

Il tenente ti aspetta, entra, gli disse.

-- solo?

--No, col capitano Hassarn.

Lo sceicco cacci fuori una bestemmia, ma non si smarr. Colla testa
alta e colle mani sui calci delle pistole si fece innanzi e si ferm
dinanzi all'arabo che stava sdraiato su di un tappeto, vicino ad
Hassarn. I tre uomini si esaminarono con curiosit e quasi con
diffidenza.

--Tu hai detto di venire da Hossanieh, non  vero? chiese
Abd-el-Kerim.

--S, e mi mand una donna che tu conosci, rispose Debbeud, sbirciando
di traverso i due uomini.

Abd-el-Kerim si scosse e s'alz come spinto da una molla.

--Chi  quella donna? chiese egli, avvicinandoglisi.

--Credo che si chiami Fathma.

--Ed essa ti mand da me?  impossibile!

Fit Debbeud, quantunque fosse coraggioso, fremette, e si guard
indietro per essere pronto a prendere il largo.

--Cosa ci trovi di strano? chiese egli, esitando.

--Fathma ha degli schiavi a sua disposizione.

--Si vede che ha preferito mandar me, ecco tutto.

--E sai che vuole da me? Corre forse qualche pericolo? domand l'arabo
con ansiet.

--L'ignoro, rispose Debbeud. Credo per che farai bene a venire subito
a Hossanieh. Mi pareva assai agitata.

Abd-el-Kerim guard Hassarn che non staccava gli occhi dal volto dello
sceicco.

--Che ne dici, Hassarn? gli chiese.

--Non so quale pericolo possa correre Fathma, ora che Notis  morto,
tuttavia si pu andare a vedere ci che desidera. Chi sa!

Abd-el-Kerim cinse la scimitarra e si pose in capo il fez. Hassarn lo
ferm nel momento che stava per seguire il bandito.

--Abd-el-Kerim, gli disse sottovoce. Sta in guardia.

--Che temi? Ho la mia scimitarra e questo sceicco mi pare che non sia
un uomo capace di arrischiare la sua vita contro di me.

--Pu darsi; ad ogni modo ti terr d'occhio fino alla casupola.

Debbeud e l'arabo uscirono. Faceva sempre oscuro assai e il vento
soffiava con maggior violenza facendo ondeggiare le tende degli
accampati e atterrandone pi d'una; in cielo correvano densi nuvoloni
che s'accavallavano confusamente e il tuono rullava in lontananza.

Fit Debbeud precedette l'arabo fino agli avamposti, poi gli si colloc
a fianco colla dritta sull'impugnatura dell'_jatagan_.

--Soffia il _simum_, dissegli poco dopo.

--Lo sento, rispose Abd-el-Kerim distrattamente.

--Credo che faremo bene a tenerci sotto le colline per non inghiottire
una porzione di sabbia e per non diventare ciechi.

--Come vuoi.

Un lampo rischiar la pianura e sotto la macchia dove si tenevano
imboscati i beduini, brillarono delle armi. Abd-el-Kerim si ferm.

--Chi si tiene sotto quel macchione? diss'egli.

--Alcuni basci-bozuk, rispose Fit Debbeud. Gli ho veduti poco fa
quando passava accanto a quel gruppo di acacie.

--Sei sicuro di non esserti ingannato? Si dice che alla notte alcuni
ribelli vengono a ronzare attorno al campo.

--Ho parlato con loro e m'inviarono la buona notte. Non hai nulla a
temere, tenente. Allunghiamo il passo.

Erano giunti a pochi passi dalla macchia. Fit Debbeud si mise a
zuffolare un'aria dongolese; d'un tratto pass dietro all'arabo e
l'afferr per le braccia tentando con una brusca scossa di
rovesciarlo.

Abd-el-Kerim, che per l'avvertimento d'Hassarn tenevasi in guardia, fu
pronto, con una vigorosa strappata, a liberarsi e a fare un salto
indietro.

--Ah! traditore! esclam egli, sguainando la scimitarra.

Lo sceicco lo caric furiosamente coll'_jatagan_, spiccando salti da
leone, girandogli vertiginosamente attorno per colpirlo alle spalle.
Vibr tre o quattro colpi che furono ribattuti, ricevendo anzi una
scalfittura in una spalla.

--A me, beduini! grid egli, digrignando i denti come una iena.

La banda salt fuori, correndo addosso all'arabo e circondandolo.

--Aiuto, Hassarn, url Abd-el-Kerim, cercando respingere gli
assalitori.

Tre o quattro fucilate scoppiarono verso il campo e s'udirono le
sentinelle gridare l'allarme. Una seconda scarica mand a gambe levate
due beduini.

Non vi era da perdere un solo istante; un forte drappello di Egiziani
si avanzava a passo di corsa colle baionette in canna e alcuni
basci-bozuk bardavano in furia i cavalli. Fit Debbeud si scagli fra
le gambe dell'arabo che gli cadde sopra lasciandosi sfuggire di mano
la scimitarra.

--Afferratelo! afferratelo! esclam il bandito trattenendolo per la
cintola.

Abd-el-Kerim tent con uno sforzo disperato di risollevarsi, ma uno
dei beduini lo fece ricadere assestandogli sul capo un terribile colpo
col calcio dell'archibuso. In un batter d'occhio fu legato solidamente
e trascinato via, nel mentre che una terza scarica di fucili partiva
dal campo gettando a terra un altro bandito.

I beduini, preceduti da Fit Debbeud attraversarono come un uragano la
pianura, si gettarono in mezzo alle colline e in men che lo si narri
giunsero ai loro _mahari_. Fit Debbeud sal in sella coll'arabo, che
stordito dalla percossa non opponeva la pi debole resistenza e diede
subito il segnale della partenza.

I venti _mahari_ eccitati dalla voce e dalle sferzate partirono
celeramente dirigendosi verso le foreste del Bahr-el-Abiad, lontane
una diecina di miglia. Alcuni basci-bozuk si diedero a inseguirli
mandando alte grida e agitando freneticamente le loro lancie, ma
alcune archibusate li misero in fuga.

--Bravi, ragazzi! esclam Fit Debbeud. Sferzate! Sferzate!

Le tenebre ed il vento che continuava a sollevare cortine di sabbia,
favorirono la ritirata che si effettuava colla rapidit prodigiosa. Le
sferzate e gli _ich! ich!_ pronunciati in furia mettevano le ali ai
_mahari_ che divoravano la via.

Fit Debbeud, nel mentre che galoppavano in gruppo serrato, si chin su
Abd-el-Kerim che teneva stretto fra le braccia e lo tocc in volto
colla punta del suo _jatagan_, facendogli uscire una goccia di sangue.
L'arabo apr gli occhi e lo guard fissamente.

--Bravo arabo, disse lo sceicco sorridendo. Si vede che tu sei di
buona razza, formato tutto di ferro di buona tempra. Mi conosci tu?

--Aspetto che tu mi dica chi sei, rispose Abd-el-Kerim freddamente.

--Mi chiamo Fit Debbeud, ma nel Dongola mi si conosce meglio per la
Jena del Sudan.  probabile che tu oda questi nomi per la prima volta.

--Mi vanto di non aver mai udito questi nomi che puzzano da bandito a
una giornata di cammino.

--Come sai tu che io sono un bandito? Sono lo sceicco di questi
beduini.

--Per venire al campo, assalirmi a tradimento e portarmi via non
bisogna essere che briganti o figli di quel cane di Mahdi. Queste
piastre vuoi pel mio riscatto?

--Si vede che hai dello spirito, cane di un arabo. Voglio vedere se ne
avrai altrettanto quando porr sulla tua bruna pelle certe bestioline.

--Quale scopo hai per rapirmi? chiese sprezzantemente Abd-el-Kerim.

--Fra poco lo saprai, rispose lo sceicco.

Chiuse la bocca al prigioniero con un pugno che gli fe' sanguinare i
denti, poi rizzandosi sulla gobba del _mahari_ grid:

--Dritti alle ruine d'El-Garch, ragazzi miei.

La banda era allora giunta sul limitare delle grandi foreste del
Bahr-el-Abiad, i cui alberi si curvavano con mille scricchiolii e con
mille gemiti sotto i soffi del _simun_.

Fit Debbeud spinse il suo _mahari_ sul sentieruzzo stretto e tortuoso
e s'arrest dinanzi a El Garch, le cui ruine si alzavano come fantasmi
fra la profonda oscurit.

--Alto l! comand egli, volgendosi verso la sua banda.

Fece inginocchiare il _mahari_ con un semplice: _khh! khh!_ sospirato,
si gett sulle spalle Abd-el-Kerim e dopo averlo avvolto strettamente
nel suo _taub_ lo consegn ai suoi satelliti.

--Lo condurrete nel sotterraneo, gli disse. Se oppone resistenza
torcetegli i polsi fino a snodarli.

Entr nella sua tenda dove il greco sonnecchiava fra un monte di
tappeti. Con un fischio lo fece saltare in piedi.

--Eccomi tornato, mio padrone.

--Ah! esclam Notis, sei qui finalmente? Come andarono le cose?

--Il colpo  riuscito pienamente, rispose Fit Debbeud. Ho perduto tre
uomini ma tu me li pagherai con sei cammelle.

-- in tua mano adunque? Mille tuoni!...

--S e senza essere stato avariato dagl'_jatagan_.

--Ah! cane d'un rivale! grid il greco con gioia feroce. Se non vi
fosse Elenka di mezzo, vorrei farti, sotto questa tenda e in mia
presenza, uscire tutto il sangue che hai in corpo.

--Se vuoi che glielo faccia uscir io mi divertir immensamente.

--No, non lo posso per mia disgrazia. Morrebbe, e a me interessa che
non muoia.

--Si potr fargliene uscire mezzo, incalz lo sceicco.

--Odimi prima, disse il greco con voce collerica. Un d, quell'uomo fu
il fidanzato di mia sorella, e l'am furiosamente e ne fu
contraccambiato, poi vide Fathma, si dimentic della prima per amare
la seconda.

--Ci vuol dire essere spergiuri e traditori, ragione di pi per farlo
morire lentamente e fra i pi atroci tormenti.

--E mia sorella?... Elenka lo ama, e forse pi di prima.

--La faccenda diventa imbarazzante. E che vuoi fare adunque?

--Fra due o tre giorni Elenka sar qui e bisogna che prima del suo
arrivo schiacci o meglio svelga dal cuore dell'arabo l'amore che ha
per Fathma.

--Non trovo altro mezzo che quello di strappargli addirittura il
cuore, disse tranquillamente il bandito.

--Ti ripeto che non deve morire.

--Aspetta un momento. E se io mi spacciassi per un amante di Fathma?

--Ebbene?

--Lascia pensare a me o tu vedrai che gli far perdere ogni speranza
di rivedere Fathma e gli far comparire Elenka come una salvatrice. Il
Profeta stesso non potrebbe fare di pi.

--Se vi riesci compero da te Fathma a peso di talleri.

--Non chiedo di pi. Ora andiamo a trovare il mio rivale e poniamo in
opera i nostri progetti.

Lo sceicco s'inumid le labbra con una tazza di _merissak_, accese un
ramo d'albero resinoso, usc dalla tenda e guadagn l'entrata di un
corridoio che aprivasi sotto una specie di piramide smussata e che si
sprofondava tortuosamente sotto terra.

Vi entr camminando con precauzione fra rottami d'ogni sorta e
s'arrest, pochi minuti, dopo dinanzi ad una porticina ferrata e
bassa. Tese l'orecchio: al di fuori s'udiva brontolare il tuono e
ruggire il vento sotto le grandi foreste e nel sotterraneo s'udivano
le bestemmie e i lamenti del prigioniero. Un satanico sorriso apparve
sulle labbra dello sceicco.

--Il mio prigioniero si trova a disagio nel sotterraneo, mormor egli
beffardamente. Lo faremo diventare idrofobo.

Apr la porticina ed entr in una specie di cantina umidissima e tanto
fredda da gelare le membra. In un canto scorse subito Abd-el-Kerim,
addossato alla parete, coi pugni chiusi, la faccia contratta dalla
collera e dal dolore e gli occhi fuori dalle orbite che schizzavano
fiamme. Fit Debbeud emise un grande scroscio di risa che l'eco ripet
pi volte.

--Che fate, giovanotto mio? chiese egli, sghignazzando.

L'arabo scatt in piedi come una belva e lo guard torvamente.

--Miserabile! url con voce strozzata, facendoglisi addosso colle
braccia tese.

Lo sceicco trasse flemmaticamente un pistolone e puntandolo verso di
lui, disse duramente:

--Se tu alzi una mano verso di me, ti faccio scoppiar la testa.

--Sei un brigante! url l'arabo furibondo.

--Si vede che tu conosci bene gli uomini. Non ti sei ingannato
qualificandomi per un bandito.

Abd-el-Kerim lo guard sorpreso.

--Ma che vuoi fare di me? Perch mi hai rapito? Che ti ho fatto io per
cacciarmi in quest'inferno? Chi te l'ordin? Chiese con ira
concentrata.

--Non credeva che un uomo par tuo si sentisse in vena di parlar tanto.
Meglio cos; noi discorreremo come vecchi amici.

Impiant la torcia in terra, si sedette su di un mucchio di rottami,
trasse di saccoccia il suo _scibouk_, lo riemp e accesolo aspir tre
o quattro boccate di fumo con una flemma che avrebbe fatto invidia ad
un Inglese.

--Tu mi chiedevi il perch ti seppellii in quest'inferno, diss'egli,
calcando su ogni parola. Se vuoi che te lo dica schiettamente, una
donna  la causa di tutte le tue disgrazie.

Abd-el-Kerim indietreggi fino al muro e sent un freddo sudore
imperlargli la fronte. Un timore, un presentimento sinistro l'assal.

--Una donna!... balbett. Una donna!

--Conosci tu un'_almea_ che si chiama Fathma?

--Fathma! Fathma tu hai detto? Che vuol dire? Per Allh, tu mi
schianti l'anima!...

-- proprio per schiantarti l'anima che io sono sceso in
quest'inferno, disse beffardamente lo sceicco.

--Ah! sciagurato! url il povero arabo facendo atto di saltargli
addosso.

--Non muoverti, per mille saette! gli intim lo sceicco ripigliando il
pistolone con gesto minaccioso. Sta in guardia, ti ripeto.

Abd-el-Kerim si cacci disperatamente le mani nei capelli e mugghi
come un toro.

--Ma che ti feci io, assassino? che vuoi da me? chiese.

--Odimi, ma non muoverti, se vuoi che ci lasciamo da buoni amici. Io
sono lo sceicco Fit Debbeud ed amo alla folla la donna che tu ami.

--Chi?... Fathma?...

--S, amo Fathma, ma l'amo, come ti dissi, alla folla. Io seppi che
tu l'amavi e che ella ti corrispondeva, e giurai in cuor mio di
togliere l'ostacolo che mi sbarrava il cammino. Ebbi la fortuna di
pigliarti e ti seppellii quaggi per farti crepar di gelosia e
sopratutto di fame.

--Non  possibile!... Non  possibile!... url Abd-el-Kerim. Fathma
non ama che me, mi ha giurato che sar mia, e mia sar.

-- ben perch ha giurato che sar tua, che io ti spedisco all'altro
mondo. Morto te, mi amer voglia o non voglia.

--Ah! Cane!...

--Zitto, giovanotto mio. Se vuoi vi  un mezzo per riscattare la
libert.

--Quale? chiese l'arabo che ebbe un raggio di speranza.

--Quello di recarti da Fathma e di sputarle in volto in segno di
supremo disprezzo.

--Taci, miserabile, taci!... Io ti sbrano co' miei denti!

--Addio, giovanotto, disse il beduino alzandosi. Oggi stesso partir
per Chartum con Fathma e tu rimarrai seppellito in questa tana che
sar anche la tua tomba.

L'arabo cacci un urlo disperato e si gett sul bandito, ma questi
stava in guardia. Si trasse prontamente da un lato e gli scagli su un
fianco un s terribile pugno che il prigioniero cadde come morto.

--Addio, giovanotto, ripet lo sceicco sogghignando.

Lasci cadere una manata di datteri, spense la torcia e se ne and
tranquillamente, sbarrando la porta dietro alle spalle.

Per dieci minuti lo sventurato Abd-el-Kerim non fu capace di muoversi
tanto era stato forte il pugno scagliatogli dal bandito, poi con uno
sforzo disperato si rizz in piedi e si precipit innanzi, colla
speranza d'arrivare alla porta. Ma le tenebre erano profonde ed and
ad urtare contro un muro umido viscido al quale contatto rabbrivid.

--Aiuto!... Aiuto! url egli con voce semi-spenta.

L'eco del sotterraneo solo rispose alla disperata invocazione. Egli si
mise a correre all'intorno come un pazzo, urlando e bestemmiando,
chiamando Fathma che ormai credeva perduta, incespicando ad ogni
istante, cadendo e risollevandosi. Trov la porta, vi cozz
furiosamente contro cercando di scassinarla, ma non riusc nemmeno a
scuoterla. I capelli gli si rizzarono sulla fronte, la disperazione lo
prese e per un istante gli balen in mente l'idea d'infrangersi il
capo contro le pareti.

--Aiuto! Aiuto, Fathma! url ancora lo sventurato.

Retrocesse barcollando come un ubbriaco e tese gli orecchi. Al di
fuori tuoneggiava fortemente e s'udiva il vento urlare nel corridoio;
un tuffo impetuoso d'aria umida giunse fino a lui.

--Dove sono? si chiese egli con una voce che pi nulla aveva d'umano.
Che  successo? Perch mi han rapito? Dov' Fathma, la mia povera
fidanzata, la mia disgraziata _almea_? Sono in preda forse ad un
terribile incubo?...

Si stropicci gli occhi, e si persuase d'essere proprio sveglio e
prigioniero in quell'orrido sotterraneo. Allora si risovvenne delle
parole dettegli dallo sceicco Fit Debbeud.

--Dio!... Dio!... esclam egli con profondo terrore. Sarebbe mai
possibile che quell'uomo fosse mio rivale? Sarebbe mai possibile che
egli avesse a rapirla deludendo la sorveglianza di Hassarn?... Fathma!
Fathma!... che far io abbandonato in questa spaventevole prigione,
senza speranza d'aprirmi un varco, senza un'arme per tentare la fuga,
solo, isolato nel mezzo delle foreste del Bahr-el-Abiad?... Ho paura,
ho paura, io divento pazzo!...

Due lagrime gli solcarono le brune gote; si lasci cadere a terra,
nascose la faccia fra le mani e pianse. Le ore passarono lente, lente,
ma nessun uomo scese nel sotterraneo, n alcun rumore s'ud fuorch
gli urli della tempesta che continuava a imperversare.

Quanto tempo pass? Egli non lo seppe mai, ma probabilmente pi giorni
scorsero.

Aveva gi perduta ogni speranza e s'era accoccolato in un angolo della
prigione, fiaccato dalla fame e dalle angoscie, rassegnato a morire,
quando un fischio repentino lo tolse dalla sua disperazione.

Si alz dopo incredibili sforzi e si guard d'attorno. Un vago
chiarore trapelava da una piccola screpolatura, aperta fra le umide
pareti. Vi si trascin sotto e raccogliendo tutte le sue forze chiam
aiuto.

Ud un nuovo fischio poi una voce, quella del bandito Debbeud,
gridare:

--Ol! Saltate su, che Elenka  in vista!

Abd-el-Kerim gett un ruggito d'ira; la benda gli cadde dagli occhi,
comprese tutto. Egli si slanci come una tigre verso la fessura, ma le
forze gli vennero meno e cadde a terra sfinito, coi pugni
minacciosamente chiusi e la schiuma alle labbra.

Proprio in quell'istante la sorella di Notis arrivava alle ruine
d'El-Garch.




CAPITOLO IX.--Elenka.


Elenka, chiamata la bella greca, era la pi affascinante e nel
medesimo tempo la pi ardente creatura che potesse incontrare in tutta
la regione dell'alto Egitto. Poteva avere diciott'anni a giudicarla
dalle forme assai pronunciate; era di statura alta piuttosto che
bassa, dalla vita flessuosa, dal portamento altero, superbo come era
superba e altera nel gesto e nella parola. Aveva capelli nerissimi a
riflessi metallici, che le cadevano come vellutato mantello sulle
spalle, una fronte piccola come quella delle statue greche, due occhi
scintillanti che parevano talvolta accendersi, ombreggiati da
sopracciglia di un nero assoluto e di una regolarit perfetta, un naso
insensibilmente aquilino le cui nari mobilissime, dilatavansi nelle
collere e due labbra rosse come corallo che spesso aprivansi ad un
sorriso strano, diabolico, ma sempre affascinante.

Appena era giunta a Chartum, due anni addietro, assieme a suo fratello
Notis, reduce allora, dal Cairo, aveva fatto girare la testa a tutti
gli Arabi, Egiziani e Turchi della citt. Pasci, _cadi_, ufficiali e
mercanti si erano subito messi a corteggiarla, ma strana e superba
quale era, aveva disprezzato gli uni, deriso gli altri e scoraggiato
in fin dei conti tutti. Uno solo fra tanti era rimasto al suo posto,
irremovibile come una rupe, determinato a qualsiasi costo, ad aprire
una breccia in quel cuore inaccessibile e questo uomo era l'arabo
Abd-el-Kerim.

Una passione gigantesca era nata nel suo animo, passione che egli
credeva non poterla spegnere nemmeno colla morte. La segu
ostinatamente per mesi, incrollabile fra gli sprezzi e le derisioni
della bella greca e dei propri rivali, aspettando ansiosamente
l'occasione per vibrare la prima freccia. Un giorno la _dahabiad_ [1]
che conduceva Elenka e Qualagla si rovesci in causa di uno scontro
con un battello a vapore; Abd-el-Kerim si gett nel fiume e salv la
greca nel momento che annegavasi.

    [1] Barca del Nilo.

Non ebbe nemmeno un ringraziamento, nemmeno un sorriso, anzi neppure
uno sguardo; ognuno avrebbe perduto ogni speranza di conquistare
quella superba creatura, ma l'arabo non si scoraggi ancora, anzi il
suo amore crebbe sempre fino a toccare la pazzia.

Una sera che Elenka tornava dal villaggio d'Undurmn assieme al suo
schiavo fu assalita da una banda di predoni Sennarsi. Abd-el-Kerim,
che come il solito la seguiva, accorse a difenderla, ammazz mezzi
assalitori e fug gli altri. Riport una ferita in mezzo al petto, ma
che montava? La prima freccia aveva ormai colpito l'inaccessibile
cuore della superba greca.

Essa cominci ad ammirarlo, poi il suo cuore cominci a battere con
maggior violenza, scatur una scintilla, la scintilla avvamp e
scaten un incendio. Am l'arabo, ma l'am furiosamente, tremendamente
tanto che per lui si sarebbe gettata anche nel fuoco e l'unione dei
due cuori fu stabilita.

Sopraggiunse la guerra e Abd-el-Kerim part col suo battaglione sotto
il comando di Dhafar pasci. Elenka voleva seguirlo, le fu proibito e
si rassegn, dopo aver a lungo pianto, ad aspettare il suo ritorno.
Quando Takir le port la terribile notizia che Abd-el-Kerim s'era
gettato nelle braccia di Fathma credette impazzire dalla gelosia e dal
furore. Poi una sete ardente di vendetta la prese e giur in cuor suo
di dilaniare coi propri denti il cuore dell'abborrita rivale.

Part subito anelante, furibonda, fuori di s, quasi delirante. Non
arrest un sol minuto, neppure alla notte, fuorch per cambiare i
_mahari_ che dilombava nelle continue e rapidissime corse e in meno di
due giorni giunse in vista delle capanne di Hossanieh. I beduini
vegliavano nella pianura e la condussero innanzi a El-Garch proprio
nel momento che Notis svegliato di soprassalto dalla voce di Fit
Debbeud, appariva sul piazzale.

Fratello e sorella, appena si scorsero si precipitarono nelle braccia
l'un dell'altra, stringendosi quasi con rabbia e si guardarono
mutamente per alcuni minuti con gli occhi scintillanti di collera e di
gioia. I loro volti si contrassero stranamente e un sorriso feroce
agit le loro labbra.

--Vieni, Elenka, disse d'un tratto Notis, prendendola per mano.

La condusse lontana dalle tende, vicina ad una gran sfinge e la fece
sedere sopra di un gigantesco _tarbusch_ di pietra che altre volte
doveva essere stato un cippo mortuario.

--Ebbene chiese Elenka con voce che sibilava fra i denti stretti.

--Abd-el-Kerim ti ha tradita, rispose Notis.

-- proprio vero adunque, che dopo di avermi tanto amata ha infranto
l'amore che ci univa?

--Vero, Elenka, ti ha lasciata per correre dietro ad un'_almea_.

La greca s'alz come una iena furibonda, e le sue mani si chiusero
come se avessero voluto stritolare qualche cosa. Chiuse gli occhi e li
riapr pi scintillanti di prima fissando in istrana guisa Notis:

--Io soffoco dall'ira e muoio di sete, ma ho sete di sangue, diss'ella
con selvaggio trasporto. Dimmi dov' questa mia rivale, ond'io vada a
strapparle il cuore colle mie unghie; dimmi dovo posso vederla. Mi
sentirei capace di avvelenarla col solo mio sguardo!

--Calma, Elenka, disse Notis. In queste faccende bisogna essere
freddi.

--Nelle mie ire non so dominarmi, tu lo sai, Notis. Sono quattro
giorni che ho il cuore straziato da una terribile gelosia, sono
quattro giorni che mi sento presa da una smania feroce di uccidere o
di essere uccisa. Dammi questa rivale e tu mi vedrai diventare pi
crudele della iena, la pi sanguinaria che sia vissuta nei deserti
dell'Africa.

--E Abd-el-Kerim, l'hai dimenticato?

--Abd-el-Kerim! esclam Elenka con aria cupa.

--Che faresti di questo traditore se lo avessi in tua mano?

--Non lo so... Dove si trova egli?

--In un posto sicuro.

Elenka lo guard con sorpresa.

-- forse vicino? domand con viva emozione.

--Sta sotto i nostri piedi.

--Morto forse!... esclam ella, dando indietro, spaventata. Notis!...

--Non ancora.

--Dov', dimmi Notis, dov'?

--Chiuso in un sotterraneo.

--Conducimi da lui, voglio vederlo! disse Elenka, scattando in piedi.

Notis si mise a ridere, lisciandosi tranquillamente la nera barba.

--L'ameresti ancora? domand egli beffardamente.

--Non so se l'odio o lo ami, so solamente che voglio trovarmi dinanzi
a lui per dirgli che la sua rivale la calpester, la far a brani, la
polverizzer come fosse di creta.

--Non la toccherai! Io amo la tua rivale e voglio farla mia, dovesse
andar di mezzo la mia e la tua vita.

--Tu! tu ami la mia rivale!

--S, io l'amo, io l'adoro e tanto che senza di lei non potrei vivere.

--Tu ami una spregevole _almea_!

-- bella come un ur del paradiso di Maometto e pi superba di te.

Elenka si slanci su di lui e l'afferr per le braccia con tal forza
da strappargli un grido di dolore.

--Ma io l'odio, l'odio, la esecro questa _almea_! url ella.

--E io l'amo, l'adoro! url Notis.

--Vuoi adunque che ci facciamo la guerra? Io sar senza piet.

Il greco le mostr i beduini che stavano osservandoli appoggiati
indolentemente ai loro moschettoni.

--Basterebbe un mio cenno per fiaccare Abd-el-Kerim, le disse. Tu sei
pazza, Elenka, e io pi pazzo di te per suscitare simili questioni
inutili. Tu vuoi Abd-el-Kerim e io te lo cedo; io voglio Fathma e io
l'avr.

--Hai ragione, rispose Elenka, sforzandosi a sorridere, noi siamo
pazzi. Che devo fare ora? Io voglio vedere Abd-el-Kerim, conducimi da
lui adunque e lascia a me la cura d'affascinarlo come l'affascinai a
Chartum.

--Adagio, sorella, andiamo adagio, disse Notis con un fare misterioso.
Tu sai gi in qual modo Abd-el-Kerim fu rapito e come egli mi creda
morto da un bel pezzo. Lo sceicco Fit Debbeut lo rinchiuse nel
sotterraneo fingendosi un amante di Fathma e dicendogli che l'avrebbe
fatto morire di fame.  giusto quindi che tu sii capitata fra queste
ruine per puro caso o dietro ad un semplice indizio e che assumi
l'aria di una liberatrice anzich di una affascinatrice. Ti pare?

--Satana stesso non sarebbe stato capace d'architettare un piano
migliore.

--Grazie, sorella, rispose Notis ridendo. Tu adunque scenderai nel
sotterraneo in compagnia di due dongolesi e lo libererai dopo di
avergli parlato dell'antico vostro amore e d'averlo persuaso a
dimenticare Fathma.

--Bene e della mia rivale che accadr?

--Bisogna che tu estirpi dal tuo cuore ogni idea di vendetta poich
l'_almea_ diverr mia moglie.

--Sei pazzo, cento volte pi pazzo di Abd-el-Kerim. Non so cosa darei
per tuffare le mie mani nel sangue caldo della mia rivale.

--E io darei dieci anni della mia vita per vedere il mio rivale
agonizzante ai miei piedi. Siamo in pari condizioni, lasciamo adunque
che scampino. Vattene a trovare adunque il traditore e che Allh ti
assista.

Il greco gett un fischio prolungato; tutti i beduini gettarono gli
archibusi ad armacollo, piegarono le tende, caricarono i loro utensili
sui _mahari_ e sui cammelli e s'internarono nella foresta. Fit Debbeud
li segu dopo d'essersi assicurato che ogni traccia dell'accampamento
era scomparsa e di aver comandato a due dongolesi di andare a mettersi
presso la galleria.

--Quando avrai finito, manda un fischio e io apparir, disse il greco
a sua sorella, dopo di che si allontan a rapidi passi nella direzione
presa dalla banda.

Elenka se ne rimase l, ritta, colle braccia abbandonate lungo il
corpo, le ciglia aggrottate e come in preda a un profondo pensiero. Si
guard lentamente d'attorno quasi sorpresa di vedersi sola, poi si
rizz fieramente con un gesto risoluto e s'avvicin ai due dongolesi
che l'aspettavano immobili come due statue all'entrata dell'oscuro
corridoio.

--Conducetemi dal prigioniero, diss'ella con una emozione che invano
cercava di nascondere.

I dongolesi accesero le torcie e s'inoltrarono nel corridoio
camminando con somma precauzione, per la tema di calpestare sulla coda
di qualche aspide che poteva tenersi celata in fra i rottami. Elenka
li segu in silenzio, guardandosi attorno con crescente curiosit.

Man mano che procedeva sentiva il cuore battere con maggior violenza e
vaghi timori l'agitavano. Si avrebbe detto che aveva paura di trovarsi
di fronte al fidanzato, al traditore, l, sotto quelle cupe ed umide
vlte e in presenza di due selvaggi, e guardava con orrore il fondo
del corridoio e le umide pareti sulle quali strisciavano con un ronzo
lugubre migliaia di scorpioni grigi, di vermi, di lucertole e di
spaventevoli tarantole. Le pareva di essere in preda ad uno
spaventevole sogno.

--Gran Dio! andava mormorando. Cos terribilmente l'odiava Notis per
seppellirlo in quest'orrida tomba?

D'un tratto uno dei dongolesi s'arrest e si volse verso di lei con un
crudele sorriso sulle labbra.

--Udite? chiese con una voce che l'eco rendeva sepolcrale.

Elenka rabbrivid e tese l'orecchio. Dal fondo del corridoio venivano
dei gemiti interrotti, del mormorii vaghi che andavano man mano
crescendo per poi morire improvvisamente come se colui che li avesse
emessi fosse d'un sol colpo morto.

--Chi ? chiese ella spaventata.

--Il prigioniero che muore di fame, rispose il dongolese.

--Miserabili!...

--Il greco cos ha voluto.

--Tira innanzi, disse Elenka con aria minacciosa.

I dongolesi ubbidirono e poco dopo si arrestavano dinanzi alla
porticina ferrata sulla quale scorgevansi delle sculture
rappresentanti degli ibis, uccelli tenuti per sacri dagli antichi
Egizi e Nubi cui dedicavano spesso dei templi. Elenka trem tutta
nell'udire i lamenti e le sorde imprecazioni dello sventurato
Abd-el-Kerim, che contorcevasi fra gli spasimi della fame.

La porta venne con gran fatica aperta. Ella strapp una torcia dalle
mani dei dongolesi, fe' a loro cenno di aspettarla all'uscita del
corridoio ed entr risolutamente nel sotterraneo umido e freddo.

In sulle prime non fu capace di vedere che dei pipistrelli che
svolazzavano mandando strida di spavento all'apparire di quella
improvvisa luce, poi scorse in un angolo, sdraiato a terra, colla
testa fra le mani, l'Arabo Abd-el-Kerim. Tutta la sua collera che
ancora rimanevagli in fondo al cuore svan come la nebbia al sole: una
profonda compassione generata dall'immenso amore che nutriva ancora
pel traditore, la prese e rimase ritta sulla porta senz'essere capace
di dir verbo.

--Chi  l'assassino che viene ad assistere alla mia agonia? chiese con
voce rauca l'arabo fissando due occhi stravolti su Elenka.

Quella voce fer il cuore di Elenka.

--Abd-el-Kerim, diss'ella.

--Chi mi chiama? Chi mi cerca quaggi in questa tomba? continu
l'arabo con trasporto feroce che la eco rendeva doppiamente cupo.

--Non mi riconosci pi adunque?

Vi rispose un brontolio lungo simile a quello di una belva irritata.

--Guardami in volto, Abd-el-Kerim, guardami bene.

--Chi sei? domand l'arabo facendo uno sforzo per alzarsi.

--Elenka, la tua fidanzata, che viene a salvarti.

--Tu!... Tu!... rugg l'arabo con indefinibile accento d'odio.

S'aggrapp ai muri come un pazzo, si alz, si spinse innanzi
barcollando, poi retrocesse come se avesse visto una spaventevole
apparizione.

--Ah! esclam egli ironicamente. Sei tu, Elenka, la bella e buona
Elenka che diceva di amarmi tanto e che mi fece cacciare in
quest'orrida tomba perch morissi di fame e di gelosia. Vattene
orribile creatura, vattene!....

Elenka s'appoggi al muro e lo guard con occhio smarrito per qualche
istante.

--Sei pazzo, Abd-el-Kerim, disse di poi con voce che tremava.

--Che vuoi da me, esecrabile donna, che vuoi? Ogni legame fu infranto,
un abisso fu scavato fra noi, non sono pi tuo, vattene e lasciami
morire in pace giacch fosti senza piet nella tua abbominevole
vendetta!

La greca lo guard con ispavento e sent mancarsi le forze dinanzi
all'accusa che era mille miglia lontana dall'aspettarsi. Come mai
l'arabo sapeva che era stato cacciato in quell'orrido sotterraneo per
vendetta che egli attribuiva a lei? Era un semplice sospetto oppure
qualche spia gli aveva comunicato qualche cosa? Elenka si chiese per
la seconda volta se sognasse.

--Abd-el-Kerim, diss'ella facendo uno sforzo straordinario per
dominare il suo sgomento. Tu mi accusi a torto te lo giuro. Io veniva
a questa volta per recarmi al campo d'Hossanieh colla speranza di
trovarti e di riannodare l'amore che in un momento di follia
spezzasti. Un beduino mi narr come passando di qui avesse udito dei
gemiti e m'affrettai a discendere. Vengo a liberarti non per
vendicarmi.

--Taci, Elenka, taci, disse l'arabo con impeto selvaggio.

--Abd-el-Kerim, ti prego, ritorna in te, allontana questi sospetti che
per me sono altrettanti pugnali che mi straziano il cuore.

L'arabo la guard torvamente, poi le si avvicin e afferrandola
bruscamente per le braccia la scosse con furore.

--Ero l, diss'egli, che attendeva la morte, quando udii il bandito
che mi cacci quaggi gridare: Ol, ecco Elenka!.... Aveva una benda
agli occhi, ma in quel momento mi cadde: compresi tutto, tutto!...

Elenka gett un grido d'angoscia. L'arabo con una violenta spinta la
mand a cadere sulle ginocchia, presso la porta.

--Sciagurata! esclam egli con profondo disprezzo.

Nel sotterraneo regn un lungo silenzio rotto solo dall'affannoso
respirar della greca e dal monotono rumore delle goccie d'acqua che
battevano sulla viva roccia.

--Abd-el-Kerim, mormor Elenka con voce rotta. Abd-el-Kerim!

L'arabo le volse le spalle e si rinchiuse in un feroce silenzio.

--Ebbene s, continu la greca, fui io a rinchiuderti in questa
prigione, ma non ti torturai; fu il bandito Fit Debbeud. Avevo paura
che tu mi fuggissi, la gelosia, mi acciec e ti volli in mia mano
prima che nel tuo cuore si spegnesse l'ultima scintilla di amore che
ardeva per me. Fui colpevole, lo so, fui miserabile, fui terribile
nella mia vendetta, ma tu mi avevi fatta diventare una iena assetata
di sangue Abd-el-Kerim, perdonami in memoria di quell'amore che....

--Quell'amore s' spento nel mio cuore, l'interruppe l'arabo
sordamente.

--Oh! non  possibile, non lo voglio credere, tu mi ami ancora.

--No!... No!...

--Ma che ti feci mai io, perch tu avessi a dimenticarti di me? Non ti
ricordi adunque, di quelle notti serene e beate, quando io stava
seduta sulle sponde del Bahr-el-Abied sotto la misteriosa ombra dei
palmizi e che tu sdraiato ai miei piedi mi giuravi eterno amore, mi
promettevi felicit sconfinate? Non ti rammenti pi adunque di quei
felici momenti, quando tu suonavi la _rabda_ e mi cantavi le canzoni
del tuo paese frammischiandovi dolci parole d'amore? Tu allora mi
ammiravi, tu allora adoravi la superba Elenka che avevi vinta e domata
colla potenza dei tuoi profondi sguardi, del tuo immenso bene, del tuo
coraggio. Sono adunque diventata s orribile al tuo sguardo?

--Non parlarmi di giuramenti che io li ho infranti.

--Non ti parlo di giuramenti, ma solo di memorie.

--Le ho estirpate dal mio cuore.

--Sei proprio inesorabile con me, colla donna che tu un tempo
idolatravi? Tu, che m'hai assassinato il fratello, l'unico uomo che mi
proteggesse, l'unico che mi rimaneva al mondo della mia famiglia, vuoi
per di pi far impazzir me, vuoi far morire anche me! Ah! Abd-el-Kerim
sei un miserabile!

--Taci... taci Elenka, balbett l'arabo con voce arrangolata.

--Dimmi che tu mi ami ancora, dimmi che tu tornerai ad essere mio e io
ti perdoner l'assassinio di mio fratello. Sono sola Abd-el-Kerim,
sola al mondo... m'affido a te e ti giuro che ti amer fino alla
morte.

--Non lo posso... non lo posso... ho tutto infranto... ho scavato un
abisso impossibile a varcarsi. Lasciami cos, fammi morire se vuoi,
vendicati della morte di tuo fratello che pur uccisi in leale
combattimento, ma vattene, vattene...

L'arabo si nascose il volto fra le mani, barcoll, si sedette su di
una pietra poi si alz e si mise a passeggiare pel sotterraneo.
Frequenti sospiri uscivano dalle sue labbra contratte, straziate e
insanguinate dai denti.

--Abd-el-Kerim, continu Elenka con voce affascinante. Non
respingermi, non lasciarmi sola al mondo, non tradirmi. Che ti feci
mai io per essere trattata cos crudelmente? Forse che sono colpevole
di averti troppo amata? Non  vero che tu mi ami ancora? Non  vero
che il tuo cuore palpita ancora per me? Dimmi di s, dimmelo
Abd-el-Kerim, oh! dimmelo, fammi ancora una volta felice.

--No, impossibile, impossibile ti dico. Ti odio, lo capisci, che ti
odio ora!...

--Sei proprio inesorabile?

--Inesorabile.

--Guarda, io, un d tanto superba, sono ai tuoi piedi supplicante. Fa
di me quello che vuoi, sar tua schiava, e subir i tuoi pi strani
capricci senza un lamento, senza un sospiro.

La faccia dell'arabo s'alter visibilmente e gir il capo verso Elenka
che tendevagli le mani supplicanti. Scosse il capo come un forsennato
e s'allontan vieppi con un gesto d'orrore.

--Vattene, le disse. Ho spezzato e dimenticato tutto.

La greca si raddrizz come una verga di ferro fino allora piegata. I
suoi occhi s'infiammarono d'ira e di vergogna.

--Per chi  che tu m'hai dimenticata? chiese ella con voce stridente.

--Per Fathma!

--Ah! traditore!

Si scagli innanzi come una belva; aveva in mano un pugnale che alz.

--Abd-el-Kerim; noi siamo soli e tu sei in mia mano!...

--Uccidimi se ti piace; io morr pi presto.

--No, sarebbe una morte troppo dolce. A me occorre una vendetta
raffinata, una vendetta lenta, una vendetta terribile. Ah!.. continu
la greca con ira, tu credevi di tradire cos la superba Elenka?
Ebbene, t'inganni. Ho una rivale, questa rivale si trova al campo
d'Hossanieh, io la raggiunger e le far uscire il sangue goccia a
goccia!...

Vi era un tale accento d'odio, un tale accento selvaggio e guizzava un
baleno cos feroce negli occhi della greca, che l'arabo indietreggi
sino al muro inorridito, spaventato.

Comprese subito che era finita tanto per lui quanto per Fathma e che
non vi era da sperare nessuna piet da quella superba creatura
divorata dalla gelosia a assetata di vendetta. I capelli gli si
rizzarono sulla fronte.

--Elenka, diss'egli con voce angosciata, nella quale sentivasi la
preghiera e la minaccia. Straziami il cuore se vuoi, ma non toccare
l'_almea_. Guai se tu le torci un sol capello, guai a te!

Un riso stridulo e beffardo usc dalle labbra contratte della greca.

--Vi schiaccer tutti e due sotto i miei piedi!

--Taci, miserabile, taci!

La greca cammin fino alla porta, poi volgendosi verso di lui colle
mani tese:

--Abd-el-Kerim, diss'ella, cupamente. Trema!... Trema!




CAPITOLO X.--Le due rivali.


Quando usc dal sotterraneo, dopo di aver chiusa la porta, non era pi
la stessa donna che abbiamo veduta entrare. La sua faccia bella, fiera
s, ma niente affatto truce, era stravolta in modo da far paura; la
tinta pallida era scomparsa per dar luogo a una tinta bronzina che una
collera illimitata rendeva sempre pi cupa fino a diventare mattone;
gli occhi profondi, scintillanti, che magnetizzavano, eransi
ingranditi in modo strano e vi si vedevano dentro certi guizzi feroci
da credere talvolta che gettassero fiamme; le labbra di solito
sorridenti, erano increspate che lasciavan vedere i candidi denti
convulsivamente serrati e sulla fronte spiccava una vena azzurra che
ingrossavasi a tratti.

Una sete inestinguibile di vendetta ardeva quella donna veramente
terribile nelle sue sfrenate passioni, una smania feroce l'agitava,
una smania di schiacciare l'arabo prima e la sua rivale dopo, che
l'avevano offesa nel suo orgoglio e che le avevano straziato il cuore.

Ella percorse l'oscuro corridoio come un lampo e s'arrest dinanzi ai
due dongolesi.

--Il prigioniero? chiesero.

--Silenzio, disse Elenka, raucamente. Chiamatemi Notis.

Uno di essi si mise a urlare per tre volte imitando il lamentevole
urlo dello sciacallo; il canto melodioso dello _sberegrig_ (_merops_)
vi rispose subito.

Tosto i cespugli gommiferi s'aprirono e Notis apparve seguito a corta
distanza dallo sceicco Fit Debbeud e da tutta la banda. Egli
s'affrett a raggiungere Elenka che spezzava nervosamente i robusti
steli di alcuni _ingior_ dai fiori caliciformi, di un bel colore
roseo.

--Ebbene, sorella? chiese Notis ansiosamente.

--Nulla, rispose Elenka con un amaro sorriso.

--Come? Non ti capisco.

--Il traditore  irremovibile come una roccia.

--Tuoni e fulmini!...

S, m'ha disprezzata e rifiutata. Tutto ho tentato per affascinarlo,
ho pregato, ho supplicato, ho minacciato, ma tutto fu inutile. Non so
poi il come, seppe che fu cacciato nel sotterraneo per vendetta che
egli attribu a me invece che a Fit Debbeud.

-- impossibile! esclam il greco. Da chi lo seppe?

--L'ignoro, il fatto  che m'ha udito arrivare.

--E tu che gli hai detto?

--Era impossibile negarlo e gli confessai tutto, attribuendo la colpa
a me.

Il greco respir come gli si fosse levato un gran peso che
gravitavagli sul petto. L'idea di essere scoperto lo sgomentava.

--Ignora adunque che io sia vivo? chiese egli con ansiet.

--Perfettamente.

--E adunque, che fai ora?

--Che faccio? E tu me lo chiedi? Vado al campo e pugnalo la mia
rivale.

--Alto l, sorella. Fathma io l'amo,  impossibile quindi che io ti
dia il permesso di ammazzarmela.

--Ma io la esecro questa miserabile che mi rub Abd-el-Kerim.

--Ed io esecro Abd-el-Kerim che mi cacci un pollice di lama nel petto
e che mi rub Fathma, disse il greco con ira mal frenata.

--E allora?... Notis, fratello mio, io ti dar tutto ci che vorrai
purch mi lasci spegnere questa sete di vendetta che mi brucia
l'anima.

--Odimi, sorella. Perdere Fathma per me  come perdere la vita, tanto
io amo quella donna. Io ti abbandono Abd-el-Kerim che conquistai colla
mia astuzia, ti lascio ampia libert di tormentarlo, se vuoi anche di
farlo morire fra le pi atroci torture, ma bisogna che tu m'abbandoni
completamente l'_almea_, che mi aiuti per di pi a rapirla dal campo.
 un contratto quello che ti propongo e nulla pi.

--Io rapirla! esclam la greca.

--E perch no? Tu sei forte, astuta, conosci Hassarn e Dhafar pasci,
e tutto puoi. Se rifiuti io spezzo il cuore al mio rivale.

La greca lo guard per alcuni istanti in silenzio cogli occhi accesi;
una subitanea idea le balen in mente e l'afferr di volo.

--Accetto, diss'ella colla maggior tranquillit.

--Me la porterai proprio qui?

--S, qualora io riesca a rapirla. Se per te  impossibile a trarla in
agguato per me sar difficile, tu ben lo sai.

--Non ti dico di no, ma farai quello che potrai. Se non riesci allora
cercher io qualche altro mezzo pi violento. Quando parti?

--Subito, se cos vuoi. Mi darai per aiutarmi i due dongolesi.

Il greco fece un cenno a Fit Debbeud che stava seduto l vicino.
Subito dopo tre _mahari_ accuratamente bardati vennero condotti vicino
a Elenka che esaminava la batteria di una carabina Martini.

--Sorella, le disse Notis. Non tentare nulla contro l'_almea_ se non
vuoi che capiti sfortuna ad Abd-el-Kerim.

--Non temere di nulla: mi frener.

I _mahari_ vennero fatti inginocchiare ed Elenka e i due dongolesi
salirono in sella.

--Che Iddio ti protegga, sorella, disse Notis gravemente.

--E che Iddio protegga Abd-el-Kerim, rispose su egual tono la greca.
Non dimenticare che muore di fame.

L'_ich! ich!_ venne emesso dai due dongolesi e i _mahari_ partirono di
corsa inoltrandosi su di un largo sentiero coperto di _alfek_ spinoso
e fiancheggiato da grandi _ardb_ (tamarindi) dai rami lunghissimi ed
assai flessibili sui quali strillavano e facevano mille versacci bande
di scimmie di un pelo verde-dorato bellissimo (_cercopithecus
fistulosa_).

Elenka si volse due o tre volte verso le ruine di El-Garch, e le sue
labbra s'aprirono ad un sorriso sardonico e quasi compassionevole.

--Hai torto, fratello, mormor ella quando perdette di vista le ruine.
Tu t'affidi a me e io approfitter di questa fiducia. Quando il leone
ha fame divora carne ed io gli dar da divorare la carne di Fathma!

Un lampo sinistro guizz nei neri suoi sguardi e la sua fronte
s'aggrott. Le sue manine accarezzarono con feroce compiacenza la
brunita canna della carabina, sospesa all'arcione.

La traversata della foresta del _Bahr-el-Abiad_ si comp felicemente
in poco pi di tre quarti d'ora. I tre _mahari_ sostarono un momento
presso le ultime palme _deleb_ poi ripresero la celere loro corsa
attraverso le pianure, dirigendosi verso Hossanieh i cui _tugul_
apparivano distintamente, inondati dai cocenti raggi del sole che
cominciava a discendere all'occaso.

Trottavano da un'ora ed erano giunti ad un gran macchione di acacie,
quando Elenka gett improvvisamente il _chrr! chrr!_ pronunciandolo
cos in furia che i _mahari_ s'arrestarono di colpo a rischio di far
balzare di sella coloro che li montavano.

--Che succede? chiesero i dongolesi, portando istintivamente lo mani
alla loro _harba_.

--Fermi tutti, disse Elenka con un tono di voce che non ammetteva
replica.

Fece inginocchiare il suo _mahari_, salt a terra e si intern
silenziosamente nella macchia fino a raggiungere il lembo estremo.
Ella s'arrest cogli occhi fissi su due uomini che si dirigevano a
lenti passi a quella volta.

--Bene, mormor ella con gioia. Quello l  Hassarn, lo riconosco, e
l'altro  Omar, lo schiavo di Abd-el-Kerim. Dove si dirigono essi?

Si cacci sotto ad un cespuglio aggomitolandosi su s stessa come una
serpe e attese pazientemente che le passassero vicini. Non corse molto
tempo che ud i loro passi e Hassarn che diceva al compagno:

--Sei proprio sicuro che furono dei beduini a rapirlo?

--S, capitano, rispose Omar. Mussa che era in sentinella vicino gli
ultimi _tugul_ d'Hossanieh, li vide saltar fuori da una macchia e
gettarsi su di lui come tanti leoni. Il mio povero padrone fu oppresso
dal numero.

--E ti dissero che?....

--Che presero la via che conduce a Sceh-el-Mactud.

--A me parve che fuggissero verso le foreste del Bahr-el-Abiad.

--Mussa sostiene il contrario. Tirava vento e la notte era troppo
oscura per vederci bene;  probabile quindi che vi siate ingannato.

--Povera Fathma! esclam Hassarn, sospirando.

-- agitata?

--Ho paura che abbia a diventare pazza, Omar. Chi mai lo fece rapire?
A quale scopo? Se fosse vivo Notis, ma  morto da un bel pezzo. Ors,
cerchiamo verso Sceh-el-Mactud, Chi sa?...

Essi s'allontanarono senza aggiungere parola, dirigendosi verso il sud
a passi pi rapidi. Elenka appena li perdette di vista salt fuori e
si diresse di corsa verso i _mahari_.

--Fathma  sola, mormor ella. Ci troveremo l'una di fronte all'altra!

Salt in sella, e lanci il _mahari_ alla carriera sempre seguita dai
due dongolesi. Dopo dieci minuti giungevano dinanzi al villaggio
arrestandosi presso un gruppo di arabi occupati a dissetare le loro
vacche dal pelo tigrato.

--Voi rimarrete qui, disse Elenka ai dongolesi. Quando mi vedrete
uscire da quella casupola che vedete laggi, mi seguirete alla
lontana, e non perderete di vista la donna che avr meco. Al primo
fischio che io emetto vi getterete su di lei e la ridurrete
all'impotenza. Vi sono dieci talleri da guadagnare.

--Contate su di noi, risposero i dongolesi.

La greca s'avvolse accuratamente nel suo candido _taub_ nascondendosi
parte della faccia e s'incammin verso la casupola di Fathma statale
precedentemente descritta da Notis. Un negro armato di fucile la ferm
nel momento che varcava la soglia.

--Sono la sorella del capitano Hassarn, diss'ella pacatamente.
Lasciami libero il passo; devo parlare a Fathma.

Il negro non ard a respingerla. Elenka sal i gradini come spintavi
da una molla, colla fronte aggrottata, la collera negli occhi e una
mano sull'impugnatura d'ebano del suo pugnale, passato fra le pieghe
della fascia.

Il cuore saltellavale nel petto, nubi di fuoco passavanle dinanzi alla
vista e sentiva il sangue accendersi e turbinare nelle vene. Ebbe
paura di non potersi dominare in presenza dell'odiata rivale.

Ella si slanci come una leonessa nella prima stanzuccia che si vide
dinanzi; subito si ferm lasciando sfuggire una esclamazione sorda.

Sdraiata su di un _angareb_ tra morbidi tappeti trapunti d'oro, se ne
stava Fathma coi lunghi capelli neri sciolti sulle nude spalle, colla
testa appoggiata ad una mano ed il suo tamburello d'_almea_ ai piedi.
La sua faccia tanto bella e tanto fiera portava le traccie di atroci
sofferenze e i suoi occhi rilucevano d'un fuoco selvaggio. Pareva in
preda a una cupa disperazione che invano sforzavasi di vincere, e
tratto tratto qualche cosa d'umido solcava le vellutate e abbronzate
gote.

Alla vista della sconosciuta che entrava in quella furia, ella s'alz
lentamente squadrandola pi con curiosit, che con collera. Elenka
sostenne imperterrita quello sguardo di fuoco che gareggiava in
potenza col suo.

--Chi sei? chiese l'_almea_ con voce brusca.

Elenka si volse indietro, chiuse la porta col chiavistello e si mise
in tasca la chiave. L'_almea_ non dissimul un gesto di sorpresa e
fece due passi verso la finestra, forse per chiamare il negro che
vegliava sulla via, ma la greca fa pronta a sbarrarle il passo.

--Chi sei? ripet l'_almea_ duramente.

--Non mandare un grido, non tentare nulla, disse Elenka risolutamente.
Voglio parlarti.

--Non ti conosco.

--Mi conoscerai fra poco. Non sei tu Fathma?

--Ebbene?

--L'amante dell'arabo Abd-el-Kerim?

Abd-el-Kerim! esclam l'_almea_. Che sai tu del mio fidanzato? Dove
trovasi egli? Vieni a dirmi qualche cosa? Parla, parla, che ho il
cuore infranto.

Un beffardo sorriso apparve sulle labbra della vendicativa greca e il
cuore le si allarg dalla gioia. La rivale soffriva; era per lei una
felicit.

--Io so pi di quello che tu credi, ma voglio sapere una cosa prima,
diss'ella.

--Parla, parla, io sono tua, rispose l'_almea_ con emozione. Io ti
dir tutto quello che tu vorrai, purch mi additi ove trovasi il mio
Abd-el-Kerim, il mio fidanzato.

--Dimmi da dove vieni, bisogna che io lo sappia.

--Da El-Obeid. Fui la favorita di Mohamed Ahmed il _Mahdi_ del Sudan.

--Ah! fe' la greca sogghignando. Fosti la favorita del ribelle Ahmed!

--Che trovi tu di strano? Io vo' superba d'aver appartenuto a un tal
uomo, all'inviato d'Allh.

--Non trovo nulla di straordinario. Un'_almea_ sar sempre un'_almea_.

Fathma alz il capo con fierezza e le lanci una occhiata sprezzante.

--Quale scopo avevi quando salisti da me? domand ella. Non ti
conosco, sento istintivamente che tutto ho da temere da te, che tu hai
degli strani progetti nel tuo capo; vattene che io non ti cerco.
Abd-el-Kerim sapr trovarlo da me.

--Sai chi io sono? disse la greca senza muoversi.

--Non mi curo di saperlo.

--Voglio che tu lo sappi.

--Non abusare della pazienza di Fathma. Irritata diventa una leonessa.

--Ed io una iena assetata di sangue capace di sbranare anche la
leonessa.

L'_almea_ fremette di collera e le addit superbamente la porta.

--Fathma, disse la greca con rabbia concentrata. Hai mai saputo tu,
che Abd-el-Kerim abbia lasciata a Chartum una fidanzata?

Quella domanda gettata l freddamente fece su Fathma l'effetto di un
morso al cuore. Ella balz indietro gettando un ruggito furioso, coi
denti convulsivamente stretti, pallida d'ira e le sue braccia
s'allungarono verso un tavolo sul quale stava un _jatagan_ snudato.

--Chi sei?... Chi sei?... grid con voce strozzata.

Elenka svolse lentamente il _taub_ e lo gett a terra. Ella apparve
dinanzi all'_almea_ vestita colla sua casacchetta a maniche strette
con sottili spallini listati in oro allargantisi in punta, colla sua
tunica a pieghe, stretta in vita e che non oltrepassava il ginocchio,
cinta da una fascia di seta rossa e oro, bella, superba, affascinante
nel suo costume greco. Ella pos una mano sul calcio di una pistola e
l'altra sul pugnale passati nella cintura.

--Guardami in volto, Fathma, io sono Elenka la fidanzata dell'arabo
Abd-el-Kerim!...

--Elenka! esclam Fathma con accento feroce.

Le due rivali si erano raccolte su se stesse come per islanciarsi
l'una addosso all'altra; l'_almea_ aveva impugnato l'_jatagan_ e la
greca aveva levata la pistola e l'aveva armata. Esse si squadrarono
per alcuni istanti provocandosi collo sguardo.

--Fathma, disse d'un tratto la greca con voce stridula. Io ti odio!

--Ed io ti disprezzo e vorrei averti nelle mie mani per dilaniarti le
carni.

--Odimi, abborrita rivale. Noi amiamo tutte due Abd-el-Kerim;  quindi
necessario che una di noi scompaia dalla terra.

--Non chiedo altro che di misurarmi con te e di assassinarti, rispose
Fathma che fremeva tutta dall'ira.

--Se noi ci assaliamo in questa stanza qualcuno potrebbe udire le
nostre grida e venire a separarci. Sei tu tanto coraggiosa da seguirmi
nella foresta? Nessuno ci vedr e potremo scannarci a nostro agio.

--Vieni, maledetta greca!

--Prendi un fucile, che noi ci batteremo a fucilate. Ti conviene?

--S, perch ti spezzer il cuore con una palla.

--Ed io ti fracasser quel superbo capo che dopo aver affascinato il
ribelle Ahmed affascin Abd-el-Kerim. Lo deformer cos orribilmente
che nessuno riconoscer pi nel tuo cadavere l'_almea_ Fathma.

Un sorriso sprezzante e insieme incredulo sfior le labbra dell'araba;
lanci lungi da s l'_jatagan_, si gett sulle spalle una magnifica
_farda_ ricamata in oro e stacc da un chiodo una carabina rabescata e
incrostata d'argento.

--Con quest'arma abbattei pi che dieci leoni, diss'ella fissando
Elenka che s'avvolgeva nel suo _taub_. Oggi abbatter te!...

-- ci che io voglio vedere, o mia rivale. Vieni! rispose la greca.

Le due rivali abbandonarono la stanza e scesero nella via, nel mezzo
della quale stavano i tre _mahari_ guardati dai dongolesi. Bast un
cenno di Elenka perch due degli animali venissero condotti dinanzi ad
esse; vi salirono e pochi secondi dopo trottavano verso le foreste del
Bahr-el-Abiad.




CAPITOLO XI.--La vendetta di Elenka.


Quando giunsero ai primi palmeti, il sole cominciava a nascondersi
dietro le immense ombrelle dei colossali _baobab_. L'oscurit
cominciava a farsi sotto le cupe volte di verzura dei tamarindi e
delle palme _deleb_ e il silenzio pi assoluto si succedeva
all'allegro cinguettio dei pivieri e dei pappagalli che si
affrettavano a guadagnare i loro nidi e ai clamori bizzarri delle
innumerevoli bande di scimmie che eseguivano le pi strane giravolte
sui rami.

Le due rivali, legati i _mahari_ ai tronco di una acacia gommifera,
presero le carabine e si cacciarono risolutamente nel folto della
foresta. Prima per di mettersi in cammino, Elenka gett uno sguardo
nella pianura e non pot frenare un gesto di diabolica gioia, vedendo
i due dongolesi che si avanzavano strisciando come serpenti, fra le
erbe.

--Avanti, comand ella seccamente.

Percorsero un seicento passi, aprendosi con gran fatica il passo fra i
cespugli e gli arrampicanti che s'intrecciavano in tutte le guise
immaginabili, e si arrestarono ai piedi di un grande tamarindo, il
quale stendeva i suoi giganteschi rami su di una piccola radura.

Le due rivali, di comune accordo, caricarono con grande attenzione le
carabine, dopo di aver fatto scoppiare tre o quattro capsule per
accertarsi del buono stato della batteria.

--Senti, disse Fathma con voce ferma e cos glaciale che faceva
fremere.  qui, in questa foresta che una di noi lascier le ossa a
cibo dei leoni e delle formiche termiti. Se tu hai paura vattene, ma
vattene a Chartum, n ardisci comparirmi giammai dinanzi a disputarmi
l'amore dell'eroico Abd-el-Kerim. Lo vedi, io sono ancor generosa come
ii leone.

--Non parlarmi di questo, Fathma, rispose la greca con disprezzo.
Voglio vedere il superbo tuo capo deformato dalla palla della mia
carabina.

--Sta bene, ma ti giuro che fra pochi minuti te ne pentirai.

--Povera Fathma, disse Elenka ironicamente.

--Lascia la ironia e preparati invece a morire. Spicciati, maledetta
greca, poich fra poco non ci si vedr pi, e gli abitanti della
foresta usciranno dai loro covi in cerca di preda. Io prendo questo
sentieruzzo che va a dritta, tu prendi quel sentiero che va a sinistra
e passati che sieno cinque minuti, mettiamoci ambedue in caccia.

--Addio, _almea_. Fra dieci minuti voglio averti nelle mie mani.

Fathma alz le spalle con disdegno e prese il sentiero di destra
allontanandosi lentamente e senza produrre il menomo rumore. Elenka la
guard a lungo sogghignando, si gett sul sentiero di sinistra, poi,
quando fu persuasa che l'_almea_ era tanto lontana da non udirla,
invece d'imboscarsi come era stato stabilito, si mise a correre come
un antilope verso il limite della foresta.

Corse cos per quattro minuti poi emise un fischio debole ma
penetrante come quello di un serpente. S'udirono i rami muoversi
impercettibilmente, i cespugli s'aprirono con somma precauzione e
comparvero i due dongolesi.

--Eccoci, rispose uno di essi. Che dobbiamo fare?

--State bene attenti, disse Elenka con un filo di voce. La mia rivale
trovasi imboscata a seicento passi di qui; aspettando che io apparisca
per spararmi addosso. Bisogna che io l'abbia in mia mano inerme, anzi
legata.

--Non sar tanto difficile.

--Anzi difficilissimo.  armata di una carabina ed  pi astuta di un
serpente. Se voi non riuscite ad avvicinarvi a lei senza che abbia ad
accorgersene, correrete pericolo di ricevere una scarica in pieno
petto.

--Lascia pensare a noi, disse il dongolese. Press'a poco dove trovasi
imboscata?

--Nel mezzo di un gruppo di acacie a quanto mi parve.

--Tu non puoi seguirci, poich una donna  impossibile che passi dove
passer un uomo. Quando udrai il nostro fischio accorri e troverai
l'_almea_ legata.

--Venti talleri se voi riuscite a farla prigioniera.

Non ci voleva di pi per incoraggiare i dongolesi, Essi si cacciarono
sotto le macchie, scostando lentamente le foglie e i rami, strisciando
come serpenti o inerpicandosi sugli alberi quando riusciva a loro
impossibile trovare un passaggio, tirandosi su l'un l'altro e senza
fare pi rumore d'una formica bianca. D'un tratto il profondo silenzio
che regnava sotto la foresta fu rotto dall'urlo dello sciacallo.

I due dongolesi s'arrestarono di botto guardandosi in faccia l'un
l'altro.

--Hai udito, Alek? chiese sottovoce il pi anziano.

--Perfettamente, Nagarch, rispose l'altro.

--Che ne dici?

--Che questo urlo non fu emesso da uno sciacallo.

-- quello che penso pur io. Scommetterei che lo mand l'_almea_ per
ingannare la greca e tenerla lontana.

--Deve essere cos. Procediamo cautamente e stiamo attenti all'urlo.

Ripresero la silenziosa marcia guidati dal lamentevole urlo che di
tratto in tratto udivasi. Dopo di aver percorso un cinquecento passi,
dall'alto di una palma _dum_ scorsero qualche cosa di bianco in mezzo
a un fitto gruppo di _bauinie_.

--Eccola l l'_almea_, disse Nagarch.

--La vedo, rispose Alek. Ora dividiamoci e stiamo bene attenti alla
sua carabina. Io vado di qui seguendo le bauinie e tu va dietro a
quelle acacie. Su spicciamoci.

Nagarch apparve fra le acacie, e Alek strisci diritto verso la
macchia, nel mezzo della quale stava sdraiata l'_almea_ colla carabina
puntata dinanzi a s. Di quando in quando mandava il lugubre urlo
dello sciacallo cos bene imitato da crederlo naturale.

Gi Alek era giunto a soli pochi passi di distanza, quando un ramo si
spezz sotto i suoi piedi L'_almea_ scatt in piedi colla rapidit del
lampo, vide il dongolese, punt rapidamente l'arma e fece fuoco.

Alek gir su se stesso portando una mano al petto, poi si scagli
innanzi con impeto disperato rigando la via di sangue che sgorgavagli
abbondante da un fianco.

--Arrenditi! url egli.

Fathma aveva impugnato la carabina per la canna e assest un colpo s
tremendo al dongolese, che cadde al suolo colle cervella schizzanti
dal cranio spaccato. Gett un urlo, ma uno solo, un urlo straziante,
supremo, poi s'aggomitol su s stesso e non si mosse pi.

--Sono tradita, mormor l'_almea_. Ah! maledetta greca.

Ella si gett fuori della macchia con un pugnale in mano, ma non fece
dieci passi che si sent afferrare per di dietro e gettare
violentemente al suolo. Nagarch, poich era lui, le pose un ginocchio
sul petto, le prese ambe le mani serrandole fra le sue come in una
morsa, e dopo di averle intorpidite con una violenta torsione le leg
per bene.

L'_almea_ quantunque stordita dal colpo e sorpresa dall'improvviso
attacco si dibatt furiosamente cercando di risollevarsi ma le fu
impossibile. Si mise a ruggire come una leonessa prigioniera.

--Sta ferma, le disse brutalmente il dongolese percuotendola col
rovescio del suo scudo. Se continui a muoverti torner a torcerti le
braccia fino a slogartele.

--Lasciami andare, maledetto da Dio! url l'_almea_ digrignando i
denti. Lasciami andare, vigliacco!

Il dongolese per tutta risposta si mise a fischiare.

--Lasciami andare, orribile mostro, o io ti sbrano colle mie unghie!

--Sta in guardia, _almea_, disse Nagarch. Fra poco verr una donna che
ti far pagar caro l'amore che tu nutri per quell'arabo e ti far
rimpiangere la tua bellezza.

--Chi? chi? chiese con voce strozzata Fathma.

--_B'allai_! La bella greca, la rivale che volevi ammazzare.

L'_almea_ fece un soprassalto cos brusco che per poco il dongolese
non fu rovesciato.

--Uccidimi piuttosto che darmi a lei! esclam la sventurata. Cacciami
l'_jatagan_ nel petto, ma non gettarmi fra le braccia di quella
maledetta!

--Sei pazza! La bella greca pagher la tua cattura come una
principessa.

--Se tu mi lasci libera ti dar tanti talleri quanto tu pesi, se ti
rifiuti Dhafar pasci ti far morire sotto il _corbach_ (staffile).

--Non ho che una parola e questa parola la diedi alla greca,
d'altronde ecco che viene la tua rivale.

Infatti Elenka veniva innanzi correndo come una pantera, stringendo un
_corbach_ di pelle d'ippopotamo lungo o flessibile. Un sorriso atroce,
un sorriso di gioia sconfinata errava sulle sue labbra e negli occhi
balenavagli un lampo feroce, un lampo spietato. Gett un grido di
trionfo alla vista dell'_almea_ che contorcevasi come un serpente
sotto i ginocchi del dongolese.

--Ah! sei in mia mano, finalmente! esclam ella precipitandosi verso
la rivale col _corbach_ alzato.

--Miserabile! url l'_almea_ ebbra d'ira, tendendo le pugna verso di
lei.

--Dov' il tuo compagno, chiese la greca a Nagarch.

--Questa furia l'ha ammazzato, rispose egli.

--Ah! Tu ammazzi la mia gente, dannata _almea_?

--S, e se potessi farei a brani anche te! grid Fathma. Vattene di
qua, vigliacca, vattene via traditora, maledetta, assassina.

--Nagarch, legala al tronco di quel tamarindo. Il dongolese afferr
fra le sue robuste braccia l'_almea_ che esausta di forze non era pi
capace di opporre resistenza e la leg al tamarindo con forti corregge
di pelle. La greca si mise a sogghignare.

--Che direbbe Abd-el-Kerim se ti vedesse cos? diss'ella
beffardamente.

--Taci, non nominarmelo almeno. Vuoi uccidermi, giacch per tradimento
sono caduta nelle tue mani, uccidimi ma non tormentarmi.

--Ah! Credi tu che una greca si vendichi d'una rivale uccidendola? No,
Fathma non sperarlo da me, che ti esecro e che giurai d'essere senza
piet. Giacch il parlare di Abd-el-Kerim ti produce l'effetto di una
stretta al cuore, parliamo di lui.

--Non ti ascolter, jena codarda.

--Non me ne importa. Sai dove trovasi il tuo amante cos
misteriosamente sparito?

--Non te lo chiedo. Hassarn lo trover e guai a coloro che l'avranno
rapito, guai!

--Se tu nol sai, Abd-el-Kerim trovasi in mia mano!...

L'_almea_ prov una scossa come fosse stata tocca da una pila
elettrica. Impallid orribilmente, chiuse gli occhi e li riapr che
roteavano in un cerchio sanguigno.

--No!... tu menti!... tu menti! ripet ella con disperazione.

--Te lo giuro Fathma. Trovasi in un sotterraneo delle rovine di
El-Garch, e lo tormento d e notte dissanguandolo lentamente.

--Ah! feroce iena!... Ma che vuoi farne?

--Voglio farlo morire, ma farlo morire a oncia a oncia.

--Ma io lo salver.

--Non ti lascer il tempo. Domani sarai uno scheletro roso dal dente
dei leoni e dei sciacalli.

L'_almea_ rabbrivid e si sent prendere dallo spavento.

--Mostro! balbett la disgraziata.

--Ors, vendichiamoci, disse la greca spietatamente. Tu spregevole
_almea_ hai alzato gli occhi fino al fidanzato di una greca di sangue
nobile.  un'offesa che non si lava che a colpi di _corbach_ e io
strazier le tue belle carni colla correggia del mio staffile.

L'_almea_ fece uno sforzo supremo per ispezzare i legami e gettarsi su
quel mostro in gonnella, ma le corde resistettero alla potente
torsione. Ella si dimen forsennatamente facendo crocchiare le ossa
delle braccia.

--Non toccarmi! non toccarmi! rantol.

Elenka, si avvicin alla rivale, con un violento strappo le lacer la
ricca _farda_ trapunta in oro e l'_habbaras_ di seta azzurrina che la
copriva, e su quelle carni bronzine e vellutate applic un furioso
colpo di _corbach_ che tracci una riga violacea.

L'_almea_ cacci fuori un urlo strozzato, furibondo, un urlo
d'angoscia, di vergogna, d'ira e si pieg come fosse stata spezzata in
due, cogli occhi fuor dall'orbite e con una bava sanguigna sugli
angoli delle labbra contorte per lo spasimo.

--Basta, disse il dongolese.  troppo lacerarle quel seno da ur.

La greca alz una seconda volta lo staffile, ma lo riabbass e lo
gett lungi da s. L'_almea_ era svenuta e rimaneva sospesa per le
corde.

--Ecco come si vendica una greca, disse Elenka con un sorriso feroce.

--Che facciamo ora di lei? chiese Nagarch. Devo staccarla.

--Mai pi, la lasceremo qui sola e legata.

--Ma le tenebre cominciano a calare e fra pochi minuti sar notte.

--E che importa a me se fa notte.

--Voglio dire che i leoni, le pantere, le jene e gli sciacalli
usciranno dai loro covi e che si getteranno sull'_almea_.

-- quello che desidero, disse la greca

--Oh! fe' il dongolese. E voi lascerete divorare quella bella donna?
Ricordatevi che vostro fratello vi ordin di condurgliela.

--Mio fratello non rivedr pi quest'_almea_. Se questa donna scampa
potrebbe ancora attraversarmi la via e diventare mia rivale. Spenta
che ella sia, Abd-El-Kerim perder ogni speranza, ritorner per forza
da me e mi amer ancora.

--Ma che dir vostro fratello?

La greca trasse dalla cintola una borsa rigonfia e la pose nelle mani
del dongolese.

--Nagarch, gli disse. Qui vi sono cento talleri e altrettanti ne avrai
se tu non lascerai uscire dalle tue labbra una sola parola di quanto
hai fatto e veduto. Noi diremo a Notis che ci fu impossibile fare
prigioniera Fathma perch trovasi sotto la protezione di Dhafar pasci
e attendata proprio nel mezzo del campo egiziano.

--Sar muto come un morto. Ah! voi siete ben terribile. Non ho mai
incontrato in vita mia una donna simile.

--Almeno non dirai pi cos. Andiamo che le tenebre calano.

Il dongolese le accenn il cadavere di Alek. Si avvicin al compagno,
scav coll'_jatagan_ una fossa e ve lo seppell colla faccia rivolta
alla Mecca come prescrive il Corano. Quando torn, Elenka era ferma
dinanzi all'_almea_, colle braccia incrociate.

--Andiamo, diss'egli ponendosi in cammino

--Povera Fathma! esclam Elenka con ironia.  atroce perdere il
fidanzato e la vita in un sol colpo!

Soffoc uno scroscio di risa, raggiunse il dongolese e pochi minuti
dopo scomparivano in mezzo alle palme, lasciandosi dietro la vittima.

Era trascorsa una mezz'ora: quando la povera Fathma torn in s.
Riapr gli occhi strambasciati e roteanti in un cerchio di sangue, si
raddrizz con impeto felino addossandosi contro il ruvido tronco del
tamarindo e si guard attorno con un misto di spavento, di ansiet e
di profonda sorpresa.

Non vide nulla. Provava sulle carni un bruciore infernale, sentiva
come un peso enorme che la accasciava, che le mozzava il respiro e la
testa che le girava come una fionda. In sulle prime credette di essere
in preda ad un terribile incubo.

Torn a guardarsi attorno. Le parve impossibile di trovarsi sola, le
parve impossibile di non vedersi dinanzi la sinistra figura della
vendicativa Elenka col _corbach_ in mano in atto di straziarle le nude
carni. Credette che la rivale si tenesse celata dietro a qualche
tronco d'albero, ma dovette ben presto convincersi che era affatto
sola in mezzo alla foresta. Indovin subito a quale orribile supplizio
l'aveva destinata e trem tutta d'angoscia e di spavento.

Le balen in mente la fuga prima che la notte calasse e che le jene e
i leoni venissero a divorarla. Radun tutte le sue forze triplicate
dalla disperazione e si dimen come una pazza furiosa al punto di fare
quasi scoppiare la pelle sotto la tensione dei muscoli; i polsi,
contorti s'insanguinarono ma le corregge resistettero. Si mise a
chiamare aiuto, e a urlare destando tutti gli echi delle foreste ma
nessuno rispose alle disperate invocazioni. Uno spavento inesprimibile
s'impadron di lei; si vide perduta ed emise uno straziante gemito.

La notte calava rapida, rapida.

Il sole declin all'occidente dopo di aver illuminato le pi alte cime
della foresta e succedette il crepuscolo, vago, rossastro, brevissimo,
che and subito oscurandosi lasciando il posto alle tenebre che
s'addensavano gi sotto la vlta di verzura.

Gli uccelli, dopo di aver lanciato le ultime note, si tacquero; le
scimmie zittirono, gl'insetti ronzanti s'addormentarono e in capo ad
una mezz'ora la gran foresta divenne silenziosa e si seppell fra
l'oscurit.

Fathma, man mano che gli ultimi bagliori del crepuscolo sparivano,
sentiva accrescere lo spavento. Fra poco quel silenzio sarebbe stato
rotto dagli scrosci di risa delle iene, dalle urla dei sciacalli, dal
possente ruggito dei leoni e dai sibili dei serpenti e lo spaventevole
supplizio sarebbe cominciato. Oh! quanto avrebbe dato per arrestare
quelle tenebre che s'addensavano sempre pi.

Fece appello a tutto il suo coraggio e frenando i tumultuosi battiti
del cuore s'irrigid contro il tronco dell'albero, rattenendo persino
il respiro onde non attirar l'attenzione delle fiere, cogli occhi
fissi sotto gli alberi e gli orecchi tesi per raccogliere il menomo
rumore.

Passarono dieci minuti di angosciosa aspettativa. D'improvviso, a tre
o quattrocento passi di distanza ecco scoppiare una gran risata che si
avrebbe potuto credere emessa da una gola umana, da un negro in
delirio, Fathma rabbrivid fino alla punta dei capelli nel riconoscere
il riso sgangherato della jena.

Succedette un po' di silenzio, rotto solo dal susurro delle grandi
foglie delle palme che si accarezzavano vicendevolmente sotto i soffi
del venticello notturno, poi echeggi un altro scoppio di risa pi
vicino, un terzo a destra, un quarto a sinistra, poi un quinto, un
sesto e in breve succedette un concerto capace di far morire di paura
una donna meno coraggiosa dell'_almea_. Era ora un ridere spaventevole
e ora un brontolo rauco; ora erano i gemiti strazianti come di
persone agonizzanti e ora un urlo lugubre, diabolico. Fathma non
ardiva fiatare e rimaneva immobile, confusa al tronco del tamarindo.

Il concerto non cess un sol istante. Pi volte un sciacallo si
avvicin all'_almea_ e le url contro, ma senza ardire di assalirla;
un fischio di lei bastava per fugare quegli animali eccessivamente
vigliacchi.

D'un tratto ud il riso d'una jena avvicinarsi sensibilmente al
tamarindo e poco dopo comparve un grosso animale dal mantello color
cenere oscuro su cui risaltava una doppia fila di peli grossi ed irti
che dall'occipite scendevano in linea retta sul dorso. Procedette col
muso verso terra, con passo sciancato quasi da credere che fosso
ferito e fiss due grandi occhi verdastri sull'_almea_ che tremava in
tutte le membra.

Era una jena mostruosa, la quale s'arrest a pochi passi di distanza
mandando atroci scrosci di risa. Fathma fe' atto di slanciarsi, ma
l'animale, al contrario dei suoi congeneri, s'avanz e si mise a
girare e rigirare attorno al tamarindo, come cercasse d'assalire a
tradimento l'impotente vittima.

Lo spaventevole supplizio dur un quarto d'ora, durante il quale
Fathma non ard mai muoversi annichilita dallo spavento e
dall'angoscia, poi la jena arrest i suoi cerchi. Fiss la povera
prigioniera, le mosse incontro, si rizz sulle zampe posteriori e
appoggi le anteriori sullo spalle di lei accostando l'orribile bocca
irta di denti, al suo volto.

Fathma gett un urlo straziante, terribile e s'abbandon fra lo zampe
della belva che la circondarono lacerandole il _feredg_.




CAPITOLO XII.--Il salvatore.


Nel mentre la vendicativa Elenka poneva in esecuzione la mostruosa
vendetta contro la rivale. Abd-el-Kerim languiva negli umidi
sotterranei delle ruine di El-Garch. L'infelice, da che aveva avuto la
visita dell'antica sua fidanzata, e da che aveva udito le sue minaccie
e i suoi propositi di vendetta, non aveva avuto pi pace.

In sulle prime, quando trovossi solo, si era avventato come un pazzo
contro la ferrata-porta rompendosi le dita e le unghie, cercando di
scuoterla e d'atterrarla, chiamando disperatamente la greca,
supplicandola di nulla tentare contro la povera _almea_, poi quando
s'avvide di non essere udito n di poter uscire, fu preso da un
tremendo accesso di furore che poteva chiamarsi delirio.

Si credette rinchiuso in quell'umida spelonca per morirvi di fame. Si
mise a correre attorno alle gelide pareti cercando un'apertura,
urlando come un dannato, bestemmiando Dio e il Profeta, si gett per
terra rotolandosi fra le pozzanghere, e tre volte precipitossi contro
le pietre colla testa bassa, colla idea fissa di spaccarsi ii cranio,
ma fosse un barlume di speranza, la paura di lasciar sola Fathma nelle
mani della vendicativa greca o che altro, sempre s'arrest. Quando le
forze gli vennero meno, lo sciagurato si trascin in un angolo e si
rannicchi su s stesso, piangendo e ruggendo ad un tempo, coll'anima
schiantata da paure e da angoscie inenarrabili.

Egli fu strappato da quell'abbattimento sei o sette ore dopo, da un
vago chiarore che penetrava sotto la fessura della porta ed un
avvicinarsi di passi che l'eco della spelonca ripercuoteva
distintamente. Una subitanea idea balen nel suo cervello quantunque
scosso da tante sofferenze fisiche e morali, una idea ardita, quasi
impossibile, l'idea di tentare la fuga colla speranza di salvare
Fathma prima che cadesse nelle mani della sua spietata rivale.

Era allora ritornato completamente in s e le forze, poche ore prima
esauste dal delirio, gli erano se non del tutto, almeno in parte
tornate. La sete della libert, in quel momento decisivo gliele
raddoppi, pi ancora, gliele triplic.

Con un salto and ad appostarsi dietro alla porta, colle mani tese
innanzi pronto a piombare sull'individuo che scendeva e torcergli il
collo prima che potesse gettare un grido e difendersi.

I passi che rapidamente s'avvicinavano, si arrestarono dinanzi alla
porta; fu tirato il chiavistello e un beduino apparve con una torcia
nella dritta e un paniere di _logna_ (grano triturato sulla morka e
ridotto in pasta) nella sinistra. Era appena entrato che Abd-el-Kerim
gli saltava addosso stringendolo alla gola con tal forza da
strozzargli la voce e farlo cadere sulle ginocchia. Con un pugno su di
una tempia lo gett a terra mezzo morto.

--Zitto, miserabile! disse l'arabo fremente.

--Grazia, balbett il beduino.

Abd-el-Kerim gli strapp l'_jatagan_ dalla cintura e prima che l'altro
potesse parare il colpo glielo cacci attraverso il ventre. Con una
seconda sciabolata lo irrigid.

--E uno, mormor l'arabo freddamente. Se Allh e il Profeta m'aiutano,
Fathma  salva!

Tolse al morto le pistole e le munizioni, inghiott in furia alcuni
bocconi di _logna_ per calmare la fame e si cacci risolutamente nel
corridoio coll'_jatagan_ in mano.

Faceva oscuro assai, essendosi la torcia del beduino spenta, di pi,
la via era ingombra di rottami che rendevano malagevole il cammino, ma
Abd-el-Kerim non si smarriva. Tastando le pareti, cadendo e
rialzandosi, facendo il meno rumore che fosse possibile, giunse in
brev'ora a una ventina di passi dall'uscita. S'arrest vedendo un
beduino fermo dinanzi, il quale, scorgendolo grid:

--Ol! spicciati Sceiquek che non abbiamo tempo da perdere.

L'arabo non sapendo cosa rispondere e temendo che riconoscesse la sua
voce, credette bene di tacere e di tirarsi lestamente indietro.

Il beduino fece due o tre passi nel corridoio.

--Chi  l? chiese egli. Sei tu Sceiquek?

Non ricevendo ancora risposta s'avanz coll'_hrba_ in resta,
Abd-el-Kerim si diede alla fuga e si nascose in una incavatura della
parete coll'_jatagan_ alzato.

--Per la barba del Profeta rispondi, grid per la terza volta il
beduino. Non fare scherzi, maledetto Sceiquek.

Abd-el-Kerim emise un gemito lugubre. Il beduino si ferm indeciso e
forse spaventato, poi si fece animo e tir avanti colla lancia sempre
innanzi a s. Egli pass rasente al muro opposto a quello dove
trovavasi l'arabo e continu a camminare chiedendo di quando in
quando:

--Rispondi, Sceiquek, maledetto dal Profeta. Dove ti sei cacciato tu?

Abd-el-Kerim aspett che si fosse allontanato, poi salt fuori e si
precipit verso l'uscita del corridoio, ma non ebbe il tempo
necessario per condurre a buon fine l'audace progetto. Dieci o dodici
beduini sbarravano l'apertura e l'accolsero con urla minacciose
dirigendo verso di lui le lance e gli _jatagan_.

Per un momento il fuggiasco ebbe l'idea d'avventarsi furiosamente
contro di loro e d'aprirsi il passo colla forza, ma male armato e mal
fermo com'era, non lo ard e retrocesse di corsa. A mezza via si
incontr col beduino che era poco prima entrato, il quale gli si
faceva addosso a testa bassa.

--Arrenditi, cane d'un arabo! gli url l'assalitore.

Abd-el-Kerim evit un colpo di lancia tiratogli proprio in mezzo al
petto, spezz col rovescio dell'_jatagan_ l'arma e s'intern nel
corridoio scaricando una delle sue pistole. S'arrest vicino alla
porta prendendo l'altra pistola, risoluto di difendersi sino
all'estremo prima di farsi ammazzare e guard se il nemico s'avanzava.

Non distinse nulla ma ud le grida minacciose dei beduini e i loro
passi. Un freddo sudore gli col sulla fronte e un tremito di spavento
e d'angoscia lo prese.

--Sono perduto, mormor egli.

Le voci andavano avvicinandosi lentamente e a quelle univasi un cozzar
di daghe. Si rannicchi dietro a un macigno e caric rapidamente la
pistola che aveva scaricata.

--Piano, piano, grid una voce, che riconobbe per quella dello
_sceicco_ Debbeud. Dove  andato a finire, innanzi a tutto, quel
povero diavolo di Sceiquek?

--Se quel cane d'arabo era nel corridoio l'avr ammazzato, rispose
un'altra voce.

--Ma come? egli non possedeva alcuna arma che io sappia, ed era mezzo
morto di fame. Hai veduto nulla tu Mussa?

--Non potei arrivare alla porta, ma nell'uomo che fuggiva riconobbi
perfettamente il prigioniero ed era armato di un _jatagan_ che mi
tagli l'_hrba_.

--Ol! grid una vociaccia imperiosa, tirate innanzi, ira di Dio!
L'arabo, vivo o morto, ma possibilmente vivo, bisogna pigliarlo.

Quella voce fece scattare in piedi Abd-el-Kerim.

--Sogno! esclam egli con profondo terrore. Gran Dio!...

Si sporse innanzi, rattenendo il respiro, colla faccia livida, tutto
in sudore, i pugni chiusi convulsivamente attorno alle armi.

--Ira di Dio! grid la medesima voce. Avanti tutti!

Abd-el-Kerim gett un grido strozzato e retrocedette suo malgrado.

--Notis! Notis! ripet egli. Non l'ho dunque ucciso io?... Ah! mostro!

Varc la porta e and a tasteggiare il suolo fino a che trov il
cadavere del beduino. L'alz, se lo gett in ispalla, se lo fece
scivolare sul petto in maniera che gli servisse in certo qual modo di
scudo, e si spinse innanzi, cieco di collera e assetato di vendetta.

--Avanti, Notis! grid egli con terribile accento. Io t'ho scoperto!

--Ira di Dio! url il greco.  lui!

Da una parte e dall'altra s'ud un rumore delle pistole che si
montavano, poi la voce tonante di Fit Debbeud urlare:

--Tutti avanti!

Abd-el-Kerim s'appoggi al muro indeciso, non sapendo se arrischiare
la vita per una quasi impossibile vendetta o d'asserragliarsi nel
sotterraneo e aspettare gli eventi. Stava per ritirarsi quando vide le
torcie dei beduini.

Tese la dritta armata di pistola, mir un secondo e fece fuoco. La
detonazione fu seguita da un urlo straziante e uno dei beduini
capitombol al suolo cadendo sulla torcia che portava.

--Aiuto! rantol il poveretto, dibattendosi e cercando di alzarsi.

Abd-el-Kerim con una seconda pistolettata lo fece ricadere al suolo.
Tutti gli altri batterono rapidamente in ritirata scaricando le loro
armi, che a causa dell'oscurit, non riuscirono a far male alcuno
all'arabo.

--Ira di Dio! tuon Notis. Arrenditi Abd-el-Kerim!

--Ah! se ti potessi cogliere, maledetto morto risuscitato, grid
l'arabo. Fatti avanti che ti veda in faccia se sei un fantasma od un
uomo!

Per risposta s'ebbe due colpi di pistola e un proiettile and a
colpire il cadavere che teneva in ispalla. Al chiarore della polvere
accesa, egli scorse in quel momento, di fronte a lui, presso la volta
della galleria, un gran crepaccio che pareva s'internasse assai nella
parete. A mala pena rattenne un grido di gioia che stava per uscirgli
dalle labbra.

--Ah! mormor egli.

Retrocesse d'alcuni passi e gett a terra il cadavere, poi, senza por
tempo di mezzo, messesi le armi alla cintura, si raccolse su s
stesso, spicc un gran salto e introdusse le mani nell'orlo di quel
foro. Issarsi a forza di braccia e guadagnarlo, fu per lui l'affare di
un sol momento.

Si trov in una specie di bassa galleria che s'addentrava nelle
viscere della terra, le cui pareti erano coperte da bizzarre sculture
assai sporgenti. Proprio in quell'istante i beduini tornavano alla
carica a passo di corsa colle lancie in resta, animandosi l'un l'altro
con selvaggie urla di guerra.

Temendo d'essere scoperto si mise a strisciare innanzi a tastoni,
salendo e scendendo dei cumuli che non riusciva bene a distinguere che
cosa fossero, ma che di spesso erano s accuminati e taglienti che gli
ferivano le ginocchia. L'atmosfera era calda, pesante, viziata e
pareva certe volte che mancasse sicch l'arabo esitava a procedere
temendo di morire asfissiato.

Non udiva allora pi le grida selvaggie dei beduini, ma per l'aria
udiva certi svolazzamenti, certi stridi che facevangli supporre di
trovarsi in mezzo a bande di pipistrelli; anzi provava sulla faccia il
freddo contatto delle loro ali e pi d'uno s'aggrapp alle sue vesti.
Dieci e pi volte s'arrest, per paura di smarrirsi fra le gallerie
che si succedevano le une alle altre sempre pi tortuose, ma la
speranza di trovare uno sbocco e la tema di ricadere nelle mani di
quel mostro che chiamavasi Notis e nelle mani della vendicativa
Elenka, lo spingevano suo malgrado innanzi.

D'un tratto si trov in presenza di una parete che chiudeva il passo,
ma girando per di qua e per di l trov una apertura per la quale si
cacci e sbuc in una caverna di quindici metri di diametro richiarata
da una vaga luce che scendeva dall'alto.

Si guard attorno sorpreso. Vide dei sepolcri fregiati d'ibis
religiose e di piante di loto sacro, e negli angoli dei coccodrilli
mummificati, infissi nel petto come usasi fare, cogli scarabei che
voglionsi conservare, e avvolti per met in istuoie. Sul terreno vi
erano monti d'ossami alcuni appartenenti ad animali ma molti altri a
uomini.

L'arabo non si smarr. Aggrappandosi alle sporgenze delle pareti,
aiutandosi colle mani e coi piedi, giunse a una gran fessura dalla
quale veniva quel po' di luce e si trov all'aperto in mezzo a sei o
sette sepolcri sormontati da _tarbusch_ colossali. A cento passi da
lui v'era la foresta e a duecento vi erano le tende e i cammelli dei
beduini. Un dongolese solo vegliava, appoggiato alla sua _hrba_,
fumando flemmaticamente in un gran _scibouk_ malandato.

--Se posso fuggire senz'essere visto da quell'uomo, sono salvo,
mormor l'arabo. La notte cala, la foresta  vicina e i beduini sono
nel sotterraneo. Mi caccier in mezzo ai cespugli e sfido i cani a
trovarmi. Ah! Elenka, guai a te se riesco a sorprenderti nel _tugul_
dell'adorata mia Fathma!

Si gett contro terra e si avanz a carponi tenendosi dietro ai cumuli
di rottami, ma il dongolese aveva buoni occhi e vegliava attentamente.

--All'armi! grid egli.

Gli spar addosso una pistolettata che aveva tratta rapidamente dalla
cintura.

Abd-el-Kerim evit la palla abbassandosi bruscamente, poi si rialz e
si precipit in mezzo alle boscaglie, nel momento istesso che Fit
Debbeud e i suoi beduini saltavano fuori dalla galleria.

Non si volse nemmeno per vedere se l'inseguissero. Prese un sentiero e
si die' a fuggire rapido come una saetta, ora correndo come una palla
di cannone e ora deviando e saltando, lacerando i cespugli, lasciando
mezze vesti fra le spine, cozzando o incespicando fra i rami e le
radici che le tenebre non gli permettevano ben di distinguere.

Ud dietro di s le voci rauche dei beduini poi tre o quattro colpi di
moschetto ma non s'arrest. Percorse cos pi d'un chilometro e stava
per rallentare la corsa quando si trov improvvisamente dinanzi a una
donna che veniva avanti a gran passi.

--Fermati, Abd-el-Kerim! esclam quella donna con tono minaccioso.

L'arabo dette indietro e barcoll come se fosse stato colpito da una
coltellata. Dinanzi gli stava Elenka, tutta trafelata, sconvolta,
colle mani tese innanzi come per arrestarlo.

--Tu! Tu! rugg egli. Tu, Elenka!

--S, Abd-el-Kerim, ancora io che giungo in tempo per salvarti!

L'arabo la guard cogli occhi strambasciati e nei quali balenava una
fiamma d'ira, d'immenso furore.

--Fermati, Abd-el-Kerim! ripet la greca. Dove vai? Dove fuggi? Chi ti
liber?...

--Sciagurata!... Che hai fatto dell'_almea_? chiese l'arabo con voce
strozzata.

--Non chiedermi conto di quell'odiata rivale. Vieni con me, ritorna
fra le braccia della tua Elenka che tanto ti ama.

Un'ondata di sangue mont alla testa dell'arabo: si scagli sulla
greca ebbro di collera e cerc di rovesciarla, urlando come una belva
inferocita.

--Dov' l'_almea_? Dov' l'_almea_?

Tutti e due rotolarono l'un sull'altra. La greca se lo strinse contro
il seno e invece di difendersi gli stamp sulle labbra un ardente
bacio.

--Ti odio e ti amo immensamente! esclam ella delirante.

Quel bacio fece sull'arabo l'effetto di un morso di serpente. Le sue
mani nervose si strinsero attorno il collo di cigno della greca ed
ebbe per un momento l'idea di strozzarla.

Ma s'arrest subito senza forze e senza coraggio e cerc d'alzarsi
spaventato, inorridito e fors'anche affascinato. Alcuni beduini
apparvero a duecento passi di distanza agitando freneticamente le
armi.

--Fermate! Fermate! urlarono essi correndo.

Abd-el-Kerim comprese il pericolo e si raddrizz, ma la greca si era
aggrappata disperatamente alle braccia di lui.

--Lasciami, mostruosa creatura! balbett egli fuori di s.

--Abd el-Kerim, ti amo, ti adoro, perdonami! mormor con voce fioca
Elenka. Fa di me quello che vuoi ma rimani!

Egli la trascin seco per dieci o dodici passi, poi con una violenta
scossa l'atterr e l'abbandon mezza stordita fra le erbe, ripigliando
la fantastica corsa sotto gli alberi.

Il sangue gli oscurava la vista, le arterie gli battevano febbrilmente
e parevagli che delle lingue di fuoco gli serpeggiassero per le vene e
salissero su, su fino al cervello. Gli parve di essere diventato pazzo
o di essere in preda ad uno spaventevole incubo che perdurava per
quanto facesse per risvegliarsi.

Corse per un'ora, smarrendosi fra i meandri della gigantesca foresta,
fugando le iene e gli sciacalli che rompevano il silenzio della notte
con orribili scrosci di risa e urla interminabili, poi si ferm,
anelante, spossato, colla spuma alle labbra.

Tutto ad un tratto ud un grido straziante, terribile, prolungato; era
un grido d'angoscia, una invocazione suprema, un appello disperato.
Nell'udirlo, i capelli si rizzarono sulla fronte e il sangue poco
prima infiammato gli si gel nelle vene.

--Dio! Dio! qual voce! balbett egli. Dove ho udito io questa voce?
Sono o non sono sveglio. Avanti! avanti!

Part come una freccia coll'_jatagan_ in mano, dirigendosi verso un
macchione di piante di palme dal quale era partito il grido e sbuc in
una piccola radura.

L legata ad un gigantesco tamarindo, semi-nuda, stava una donna e
ritta dinanzi a lei una spaventevole jena che la stringeva fra i suoi
artigli. Abd-el-Kerim gett un urlo selvaggio, furioso, strozzato.

--Fathma!... Fathma!...

Ruin come una valanga addosso alla jena che stava per sbranare la
sventurata _almea_ e con un terribile fendente le spacc il cranio.

--Fathma! mia adorata Fathma! esclam l'arabo con istrazio.

Tagli rapidamente i legami e ricevette fra le braccia quel corpo
inerte e semi-gelato: gli occhi dell'arabo s'inumidirono.

--Rispondi, Fathma, rispondi, continu egli, baciandola sulle gote.
Gran Dio! che  successo mai?... Come sei qui e in questo stato?...

Un debole sospiro usc dalle labbra dell'_almea_ e poco dopo apr gli
occhi e li fiss in quelli dell'amante.

--Dove sono? chiese ella con un filo di voce.

--Fra le mie braccia, al sicuro d'ogni offesa! esclam Abd-el-Kerim
che rideva e piangeva ad un tempo. Non aver paura, Fathma, sono qui io
a difenderti, sono qui io a salvarti.

L'_almea_ lo mir per alcuni istanti con occhi smarriti, poi gli gett
le nude braccia attorno al collo e se lo strinse al seno.

--Tu, tu, mio amato Abd-el-Kerim! Allh, fa che io non sogni! esclam
ella.

--No, non sogni mia povera Fathma, sono proprio io, il tuo
Abd-el-Kerim giunto in tempo per infrangere il capo a quell'immonda
jena che stava per dilaniare le tue spalle.

Fathma fece un gesto d'orrore.

--Ah s, mi ricordo... mi ricordo... L'aveva dinanzi a me... era
salita sulle mie spalle, mi guardava ferocemente... mi mostrava i
denti... mi soffocava fra le sue zampe... Oh Dio! quale spavento! Oh
Dio, quale angoscia!

--Ma chi fu quel mostro che t'abbandon legata in questa selva a pasto
delle bestie! Dimmi chi fu, che io vada a strappargli il cuore!

--La greca, la mia rivale, Elenka, balbett Fathma tremando di rabbia.
Mi trad, mi flagell, poi mi lasci sola... Se tu sapessi quanto odio
quell'orribile creatura!

--Elenka!... esclam Abd-el-Kerim con trasporto furioso. Maledetto il
momento in cui non la strozzai! Guai, guai, mostruosa donna se riesco
a riafferrarti!

La sua voce fu soffocata da una scarica di fucili che risuon in
lontananza e da uno scoppio di urla feroci.

--Abd-el-Kerim! esclam Fathma con ispavento.

Egli la sollev e se l'appoggi al petto come una madre fa d'un
fanciullo.

--Vieni, Fathma, diss'egli sordamente. Sono inseguito dai beduini che
mi rapirono. Vieni, vieni!

Egli fugg a grandi salti e colla medesima facilit come se portasse
un leggero fardello, tanta era la forza che infondevagli l'amore e la
gioia d'aver ritrovata colei che egli credeva per sempre perduta.

Attravers sempre correndo l'ultimo tratto della foresta e giunse
nella pianura d'Hossanieh proprio nel momento che un plotone di
_basci-bozuk_ sbuccava alla carriera da una gola formata da due ripide
colline.

--Fathma! esclam Abd-el-Kerim, con emozione. I _basci-bozuk_!

L'uomo che cavalcava alla testa dei soldati, venne a loro incontro a
tutta velocit e gett un gran grido:

--Abd-el-Kerim! Abd-el-Kerim!

--Hassarn! grid l'arabo.

Il capitano balz di sella e li raggiunse colle braccia aperte;
Abd-el-Kerim e Fathma si precipitarono incontro a lui.

--Ah! esclam il capitano Hassarn stringendoli ambedue in un tenero
amplesso. Vi credeva per sempre perduti!




CAPITOLO XIII.--Il Delatore.


All'indomani il campo egiziano era tutto in confusione. Fanti,
artiglieri e cavalieri andavano e venivano frettolosamente e
lavoravano con febbrile alacrit; gli uni piegavano le tende e le
arrotolavano accuratamente, altri scioglievano fasci di fucili e li
consegnavano ai rispettivi proprietari, altri ancora si aiutavano
reciprocamente a mettersi in ispalla gli zaini, a incinghiare le
gamelle e le giberne. Si tiravano i cannoni e se li aggiogavano ai
muli o agli asini, si insellavano i cavalli, si caricavano i cammelli
e si conducevano in furia ai pozzi a rinnovare le provviste d'acqua e
ad una estremit dell'accampamento si formavano le compagnie che tosto
si muovevano quale avanguardia.

Si capiva subito che gli Egiziani levavano il campo. Alla notte erano
giunti i rinforzi da Chartum, consistenti per lo pi in artiglieri, e
Dhafar pasci aveva dato il comando di prepararsi per mettersi in
viaggio onde raggiungere l'esercito comandato dai pasci Hicks e
Aladin.

Nel momento che maggiore era l'animazione, un uomo avvolto
accuratamente in un gran _taub_ alla beduina che gli lasciava scoperti
solamente gli occhi, entrava nel campo, senza essere quasi visto.

Lo sconosciuto si ferm un momento dietro ad un gruppo di cammelli
inginocchiati che aspettavano il carico, guard con grande attenzione
qua e l come cercasse qualche volto di sua conoscenza, poi tir
innanzi con passo quasi furtivo, oltrepass in furia le tende degli
ufficiali e dello stato maggiore coprendosi col _taub_ persino il capo
e s'arrest dinanzi alla tenda di Dhafar pasci sulla cui cima
ondeggiava la bandiera egiziana.

--Alto l! gli intim la sentinella che vegliava dinanzi l'entrata.

Lo sconosciuto mostr il suo volto e fece volare in aria un tallero.
La sentinella si tir prestamente da un lato presentandogli l'arma non
senza un gesto di sorpresa e di terrore.

--Non aver paura che non sono uno spettro, disse lo sconosciuto,
sorridendo. Quando parte il grosso della truppa?

--Fra due ore, rispose la sentinella.

--Con chi  Dhafar pasci?

--Coi suoi aiutanti di campo.

--Va a dirgli ch'io debbo parlargli immediatamente ma che desidero sia
solo.

La sentinella chiam un compagno, gli consegn il fucile ed entr
precipitosamente nella tenda. Poco dopo usc seguito da tre aiutanti
di campo.

--Vi aspetta, diss'egli.

Lo sconosciuto entr e trov Dhafar pasci in piedi dinanzi ad un
tavolino ingombro di carte geografiche.

Il pasci retrocesse vivamente, quando lo sconosciuto lasci cadere a
terra il _taub_.

--Notis! esclam egli con terrore. Non  possibile!

--S, sono Notis, Dhafar pasci, rispose il greco. Quel Notis che
tutti credevano morto nelle foreste del Bahr-el-Abiad.

--Ma come mai siete vivo?... M'avevano narrato che Abd-el-Kerim vi
aveva cacciato la scimitarra attraverso il corpo e che eravate caduto
in uno stagno profondissimo.

-- vero, disse Notis, ma i greci hanno l'anima incavigliata.

--Non capisco come siate risorto.

-- facilissimo, pasci! Quando Abd-el-Kerim mi lasci nello stagno,
non ero ancora spirato. Un beduino, passando poco dopo per la foresta,
ud i miei gemiti e mi raccolse. Languii pi giorni nella sua tenda ma
finalmente guarii ed ora ritorno al campo.

--Per riprendere il comando della vostra compagnia?

--Niente affatto, Ecco qui una lettera firmata dal _mudir_ di Chartum
il quale mi concede il congedo di due anni; mia sorella me la rec tre
giorni or sono.

--Ah! fe' Dhafar sorpreso.  qui vostra sorella Elenka?

--No,  accampata alle ruine di El-Garch.

--E allora che volete da me? chiese il pasci dopo di aver letta la
lettera che Notis gli porgeva.

--Siamo perfettamente soli?

--Assolutamente soli.

--Dhafar pasci, disse Notis gravemente, nelle vostre file avete una
spia di quel cane di _Mahdi_.

--Nelle mie file, esclam il pasci. Chi pu essere mai?

--Una donna che fu la favorita del _Mahdi_ e che ora divenne l'amante
di Abd-el-Kerim.

--Fathma!

--S, proprio l'_almea_ Fathma, mandata qui dal suo signore per
tradirvi tutti quanti e farvi uccidere prima che abbiate a raggiungere
l'armata d'Hicks pasci.

-- forse una rivincita che tentate contro Abd-el-Kerim?

--Non mi curo pi di quell'arabo. Lo disprezzo e ci per me basta.

--Ma sapete che se  vero quello che asserite Fathma  perduta?

--Che farete di quella donna? chiese Notis la cui voce tremavagli
leggermente.

--La faccio fucilare subito.

Il greco impallid ma non fece nessun motto che tradisse la violenta
emozione che agitavalo. Comprese subito che era andato troppo innanzi
e che correva rischio di perdere per sempre Fathma, ma non si
scoraggi.

--Se la fate fucilare,  una grande disgrazia, disse.

--Perch mai? I ribelli non meritano compassione, anzi nemmeno
quartiere.

--Io, se fossi in voi, la manderei a Chartum e ve la terrei come
ostaggio. Il _Mahdi_ l'ama, e potrebbe servirsi per scambiarla contro
qualche personaggio importante che avesse la sfortuna di cadere nelle
mani dei ribelli.

--Confesso che voi ne sapete pi di me, ma chi mi assicura che essa fu
la favorita del _Mahdi_? L'accusa  gravissima.

--Lo assicurer un dongolese che la vide pi volte a El-Obeid.

--Dove si trova quest'uomo?

Il greco usc dalla tenda e mand un fischio stridulo, poi spar in
aria un colpo di pistola. Tosto si vide accorrere verso il campo un
selvaggio seminudo, armato di una lunga lancia; in poco tempo giunse
alla tenda e fu condotto alla presenza del pasci.

--Tu sei dongolese, non  vero? chiese Dhafar, guardandolo con
curiosit.

--Si, padrone, rispose il negro,

--Da dove vieni?

--Da El-Obeid dove accampava il ribelle Mohamed Ahmed.

--Conosci tu Fathma?

--S, era la favorita del _Mahdi_, La vidi pi volte a El-Obeid.

--Basta, cos, puoi andartene

Il negro se ne and dopo d'aver scambiato un rapido sguardo col greco.

--Che fate ora? chiese Notis dopo qualche istante di silenzio.

--Faccio arrestare Fathma e condurre sotto buona scorta a Chartum.

--Ma Abd-el-Kerim la seguir, innamorato come , e potrebbe corrompere
la scorta e liberare la prigioniera.

--Lo so, ma Abd-el-Kerim lo terr al campo.

--Ho anzi qui una lettera del governatore di Chartum, il quale vi
impone di condurre con voi Abd-el-Kerim ricorrendo, qualora vi fosse
bisogno, alla forza.

--Come mai al governatore salt in capo di obbligarmi a fare questo?
chiese Dhafar, leggendo la seconda lettera che il greco aveva levata
dalla saccoccia.

--L'ignoro, ma probabilmente deve esserci il suo perch.

Dhafar guard fissamente Notis e scosse il capo.

--A chi affiderete il comando della scorta? incalz il tenente.

--Ad uno dei miei aiutanti di campo.

--E perch no a me?

Un risolino malizioso apparve sulle labbra del pasci.

--Perch potreste fare quello che farebbe Abd-el-Kerim. Mi dissero che
la causa del duello fu una donna e questa donna  precisamente la
stessa che voi accusate. Basta cos, ubbidisco e voi ubbidite.

Il greco a mala pena fren un motto di dispetto Dhafar pasci batt
tre volte le mani nel momento istesso che al di fuori echeggiavano le
trombe e rullavano i tamburi.

Un aiutante di campo accorse.

--Prendete con voi dieci uomini, gli disse il pasci, e andate ad
arrestare Fathma. Viva o morta la condurrete qui.

L'aiutante di campo s'inchin, usc e chiam dieci soldati, ai quali
fece caricare le armi e inastare le daghe. Stava per dare il comando
di marciare quando fu raggiunto dal greco Notis.

--Kebir, diss'egli, facendogli scivolare in una saccoccia una borsa
ricolma di talleri. Guai a te se torci un capello all'_almea_.

--Non temere di nulla, Notis, rispose l'aiutante. Ti comprendo di
volo.

--Va ora, e sta attento ad Abd-el-Kerim.

L'aiutante si pose in cammino seguito dai dieci soldati e ad una certa
distanza dal greco che s'era tutto coperto col _taub_. Attraversarono
il campo nel quale si ordinavano le compagnie e giunsero alla casupola
di Fathma nel momento che l'_almea_ appariva alla porta accompagnata
da Abd-el-Kerim e dal capitano Hassarn.

--Alto l! intim Kebir, sguainando la scimitarra.

Alla vista dell'aiutante di campo di Dhafar pasci colla scimitarra in
mano e dei dieci soldati colle baionette in canna, un brivido di
terrore era passato per le ossa di Fathma e di Abd-el-Kerim. Essi
s'arrestarono, guardandosi in viso con ansiet e con meraviglia, non
sapendo spiegare il perch di quella presenza di soldati armati.

--Che significa ci? chiese l'arabo con stupore.

--Ho l'ordine d'arrestare uno di voi, rispose Kebir.

--Uno di noi? esclamarono tutti e tre ad un tempo.

--Fathma, disse l'aiutante ponendole una mano sulla spalla, in nome di
Dhafar pasci io ti arresto!...

Un grido d'orrore e d'angoscia sfugg dalle labbra dell'_almea_.

--Io arrestata! balbett la poveretta... Io... io!...

-- impossibile! grid Abd-el-Kerim, dando indietro.

--Qui c' uno sbaglio, disse Hassarn. Tu vuoi scherzare, Kebir.

--Ti dico io, Hassarn, che ebbi l'ordine d'arrestare l'_almea_ Fathma,
replic l'aiutante di campo.

--Ma di che sono accusata?... Non ho fatto male a nessuno, io.

--Ignoro perfettamente il motivo.

--Kebir, disse Abd-el-Kerim con voce rauca. Non ischerzare, o per
Allh io ti spacco il cranio.

--Io obbedisco e nulla di pi. Dhafar pasci ti dir il perch fece
arrestare la tua amante. Ors, spicciamoci che si sta per partire.

--Ma io non sono colpevole! esclam Fathma che tremava come fosse
assalita da violentissima febbre. Abd-el-Kerim, oh! io ho paura, non
voglio venire, non ho fatto nulla per venire arrestata, salvami.

--Coraggio, Fathma, disse l'arabo, cingendola con ambe le braccia. Non
temere di nulla che siamo qui noi a difenderti, Dhafar pasci non pu
essersi che ingannato, vieni con noi senza tremare. Io e Hassarn siamo
abbastanza potenti per disperdere un'accusa, se questa vi sar.

I soldati li avevano circondati tutti e tre. Abd-el-Kerim pass il suo
braccio sotto quello di Fathma e il drappello si mosse verso il campo.

--Fathma, disse l'arabo. Fatti coraggio.

L'_almea_ era pallidissima e camminava a gran pena appoggiandosi o
meglio abbandonandosi al braccio del fidanzato.

--Ho paura, mio povero Abd-el-Kerim, diss'ella con voce fioca.

Ho dei sinistri presentimenti che invano cerco di scacciare, dei
presentimenti che mi straziano il cuore e che me lo fanno sanguinare.
Se io venissi realmente arrestata? O Dio, qual terribile pensiero!

--Ci siamo noi e non ti abbandoneremo mai, disse Hassarn.

--Non so, continu l'_almea_, ma ho paura che qualcuno ci attraversi
ancora la via, che qualcuno cerchi ancora di separarci.

--Ma chi mai? chiese Abd-el-Kerim che nondimeno sentivasi agitato da
vaghi timori. N Notis, n Elenka ardivano mostrarsi al campo, e poi,
per che fare? Di che accusarti?

--Che ne so io? Sono s mostruosi quel fratello e quella sorella!

--Guai a loro se avessero ad accusarti dinanzi a Dhafar pasci.

Quando giunsero al campo il piccolo esercito ne usciva, fra uno
squillar acuto di trombe, un rullare fragoroso di tamburi e gli evviva
della popolazione d'Hossanieh, accorsa in massa a vederlo partire. I
fanti marciavano in testa coi fucili in ispalla e le bandiere
spiegate, i _basci-bozuk_ caracollavano superbamente ai fianchi, colle
scimitarre in pugno, che brillavano ai raggi del sole equatoriale e
l'artiglieria veniva dietro spalleggiata da una moltitudine di
_mahari_, di cammelli, d'asini e di cavalli carichi di viveri, di
munizioni e persino d'armi.

Dhafar pasci appoggiato alla sua scimitarra, con una sigaretta fra le
labbra, circondato dal suo stato maggiore che teneva un piede nelle
staffe degli ardenti corsieri, assisteva impassibile allo sfilamento.

Abd-el-Kerim fu il primo a presentarsi dinanzi a lui.

--Dhafar pasci, gli disse, piantandoglisi dinanzi con aria tutt'altro
che rispettosa. Che scherzo avete voluto farmi?

Il pasci a quella domanda direttagli bruscamente e con tono quasi di
minaccia, si volse colla fronte alquanto aggrottata.

--Ah! sei tu, Abd-el-Kerim! esclam. Credeva che tu arrivassi tardi.

--No, arrivo in tempo, ma par chiedervi che scherzo m'avete fatto. Chi
vi sugger l'idea di far arrestare Fathma? Di che la si accusa?

--Sei innamorato di quella donna!

--Tutti lo sanno.

--Credi a me, dimenticala. Essa  una spia.

--Spia! spia! esclam Fathma, facendosi innanzi coll'ira negli occhi.
Mi accusi di essere una spia!

--Voi siete stato ingannato, Dhafar pasci, disse Abd-el-Kerim con
violenza. Come accusare questa donna di essere una spia?

--Chi ve lo disse? chiese Hassarn. Io rispondo di Fathma come di me
stesso, Dhafar.

--Calma, calma amici, disse il pasci. Rispondi, Fathma. Non fosti tu
a El Obeid la favorita del ribelle Mohamed Ahmed?

L'_almea_ presa alla sprovveduta trem tutta. Comprese subito l'abisso
in cui stava per cadere e fece appello a tutto il suo coraggio per non
perdersi.

--No, diss'ella risolutamente. Non conobbi mai il falso profeta.

--Oh! esclam il pasci. Tu menti, te l'assicuro, tu menti!

--No, te lo ripeto pasci, non conobbi mai il _Mahdi_.

--Giuralo.

L'_almea_ impallid e si tacque, ma vide gli sguardi penetranti di
Abd-el-Kerim fissi nei suoi come per incoraggiarla e non esit pi.

--Lo giuro sul Corano, diss'ella, alzando la destra.

Abd-el-Kerim e Hassarn respirarono. Credettero che fosse salva, ma
questa speranza dur un lampo. S'ud il lamentevole urlo dello
sciacallo e subito dopo un selvaggio fend il cerchio formato dallo
stato maggiore. Era il dongolese che Notis aveva presentato a Dhafar
pasci. Egli cammin dritto verso l'_almea_ e toccandole con un dito
il seno le grid:

--Spergiura!

S'ud un mormorio di sorpresa. Gli ufficiali si strinsero vieppi
attorno a quel gruppo ansiosi di vedere come la sarebbe finita.

--Spergiura! ripet il dongolese.

Abd-el-Kerim fece un salto innanzi colla faccia alterata e le mani
sulla guardia della scimitarra.

--Chi sei? gli chiese con voce arrangolata.

--Un dongolese che milit sotto le bandiere del _Mahdi_ e che poi
disert per passare sotto quelle di Yossif pasci. Sono un superstite
della strage di Kadir.

--E tu dici?...

--Che quella donna mente.

--Io! esclam la povera _almea_, che perdeva il suo sangue freddo.

--S! tu menti, ripet il dongolese con maggior forza. Io ti vidi a
El-Obeid quando tu eri la favorita del _Mahdi_!

Fathma mand un grido terribile e tent gettarsi sul dongolese, ma i
soldati l'afferrarono pei polsi. Abd-el-Kerim mise mano alla
scimitarra.

--Miserabile! url egli.

Gli ufficiali per lo disarmarono, trascinandolo via come pure
disarmarono il capitano Hassarn che aveva puntata una pistola sul
delatore.

--Arrestate quella donna, disse Dhafar pasci, e conducetela a
Chartum.

--Non fatelo! Non fatelo!... url Abd-el-Kerim che fuori di s
dibattevasi disperatamente fra gli ufficiali.

--Arrestate quella donna, e trascinatela via, replic Dhafar
imperiosamente.

I soldati afferrarono l'_almea_ e la portarono via malgrado le
strazianti sue grida e i suoi sforzi sovrumani.

--Aiuto, Abd-el-Kerim, aiuto, Hassarn, ripeteva la poveretta.

L'arabo cerc di correre in suo aiuto seco trascinando gli ufficiali
ma si ferm dinanzi al pasci che, tratto dalla cintura un revolver,
lo toglieva di mira.

--Se tu la segui io ti ammazzo, gli disse Dhafar.

--Lasciami andare che io diserto la mia bandiera, lascia che io segua
colei che amo pi della mia vita, url Abd-el-Kerim, che pareva un
pazzo. Degradami se vuoi ma lascia che io vada con lei a Chartum, che
io la protegga, che io la discolpi.

--Abd-el-Kerim, ho ordini formali del governatore di Chartum di
condurti meco e io ti condurr al sud.

Ad un suo cenno dodici o quindici neri s'impadronirono dello
sventurato arabo, lo rovesciarono, lo legarono saldamente e lo
trascinarono a viva forza. Hassarn che aveva sguainata la scimitarra,
circondato da ogni lato, fu costretto ad abbandonare ogni difesa e a
lasciarsi arrestare.

--A cavallo, comand il pasci.

Lo stato maggiore sal in sella e si affrett a raggiungere il piccolo
esercito che si dirigeva verso i monti Kaid. Nel medesimo istante
echeggi un gran scroscio di risa beffarde e il greco Notis apparve.

Egli tese le mani l'una verso il sud dove veniva trascinato
Abd-el-Kerim e l'altra verso il nord dove veniva trascinata Fathma.

--Io al nord ed Elenka al sud, diss'egli. I greci hanno vinto gli
arabi.




CAPITOLO XIV.--La caccia all'almea.


L'esercito egiziano era ormai scomparso dietro le colline quando il
greco lasci il campo.

Egli raggiunse il villaggio d'Hossanieh, ben avvolto nel _taub_,
attravers rapidamente quel laberinto di viuzze ingombre di cammelli
carichi per lo pi di gomma o di _durah_ e guadagn un'altura sulla
quale il dongolese che aveva accusata l'_almea_, canterellava dei
versetti dell'Alcorano.

--Ah! sei qui, disse il greco. Ti ringrazio innanzi a tutto del
servigio che hai reso alla favorita del _Mahdi_.

--Ringraziate vostra sorella che mi diede l'imbeccata, rispose il
dongolese. Bisogna proprio dire che  una gran furba.

-- greca e ci basta. Hai veduto alcuno?

--Fit Debbeud e i suoi sono nascosti a cinquecento passi da qui e non
attendono che il segnale per venire.

--Non perdiamo tempo allora.

Trasse una pistola e la spar in aria; una detonazione analoga
facevasi udire pochi secondi dopo.

Quasi subito una banda di _mahari_ usc da un macchione di palme
_deleb_ e si diresse a tutta corsa verso l'altura. In testa cavalcava
Fit Debbeud, riconoscibile pel suo _fez_ rosso e le bardature lucenti
del suo cammello, e al suo fianco cavalcava, Elenka colla carabina in
mano e la lunga capigliatura, cosparsa di monete d'oro, sciolta al
vento.

Giunti ai piedi del colle lo sceicco e la greca discesero di sella e
raggiunsero Notis che aveva acceso pacificamente il suo _scibouk_.

--Ebbene, fratello, chiese Elenka con voce un po' alterata e
pigliandogli una mano.

--Tutto  andato bene, rispose Notis.

--Ah!.. esclam la greca con gioia feroce. I Greci hanno battuto gli
Arabi.

--Si, sorella, i Greci hanno vinto gli Arabi.

--Fathma adunque?...

-- condotta prigioniera a Chartum.

--E lui?...

--E lui segue l'esercito.

--L'ha abbandonata forse?...

--Oib! Abd-el-Kerim  pi innamorato di prima.

Sulla nivea fronte della greca si disegn una profonda ruga.

--Ancora, diss'ella con dispetto. Come  avvenuta la separazione?

--Furono separati colla forza e poco manc che Dhafar pasci non
uccidesse l'arabo con un colpo di revolver. Il maledetto aveva tratta
la scimitarra per accorrere in aiuto di Fathma.

--E che facciamo ora?

--Io vado dietro l'_almea_ e tu ad Abd-el-Kerim; questo  quello che
ci rimane a fare.

--Ma se Abd-el-Kerim  cos fortemente innamorato di Fathma, alla
prima occasione diserter per raggiungerla.

--Ecco quello che tu dovrai impedire. Dhafar pasci ti dar man forte
per trattenerlo al campo.

--Ho paura di non riuscire nel mio intento, Notis. Se ama tanto
l'_almea_ giammai acconsentir a diventare mio fidanzato dopo quel che
feci.

--Bah? fe' il greco, alzando le spalle. Il tempo cicatrizza le ferite
e cicatrizzer anche quella di Abd-el-Kerim. Seguilo, mostrati
premurosa e sottomessa a lui, salvalo quando puoi salvarlo e
affascinalo appena che lo potrai fare senza pericolo. Hai il tuo
_mahari_, armi e argento, unisco a tutto ci il mio schiavo Takir onde
ti protegga: va con Dio!

--E tu!

--Io vado dietro a Fathma, la raggiungo, sbaraglio la sua scorta e me
la porto a Quetna oppure in qualche altra citt, forse a Chartum.

--Sicch forse non ci rivedremo pi.

--Chi sa? Se Dio lo vuole! Del resto non c' altra scappatoia: o
andare o restare, che equivale a vincere o perdere. Scegli!

--Parto pel sud.

--Ed io parto pel nord.

Il greco prese Elenka per mano e scesero la collina seguiti dallo
sceicco che non apriva bocca.

--Va, sorella, che il tempo stringe e sii forte e prudente, disse
Notis, quando giunsero al piano.

-- per me doloroso separarci per sempre, fratello.

--Dio lo vuole.

Elenka sal sul suo _mahari_, dopo aver abbracciato il fratello; gli
strinse un'ultima volta la mano e part rapidamente accompagnata dal
nubiano. Tre volte volse la testa indietro salutando col
fazzoletto.... poi sparve in mezzo ai campi di _durah_ e alle foreste
di tamarindi.

--Povera sorella, mormor Notis sospirando. Ho il presentimento di non
rivederla pi mai!

Egli rimase l colle braccia incrociate sul petto e lo sguardo fisso
verso il luogo ove era scomparsa Elenka. Lo sceicco lo trasse da quei
tetri pensieri battendogli sulle spalle.

--Non bisogna stare qui troppo, gli disse.

--Hai ragione, Fit Debbeud, rispose il greco.

--Che via prendiamo?

--Quella di Chartum. Prima che il sole tramonti bisogna che Fathma sia
in mia mano.

--E colla scorta, come si far?

--Adopereremo le nostre armi e li uccideremo dal primo all'ultimo.

--Quando  cos, siamo tutti pronti. In sella compagni!

Il drappello si mise in marcia senza troppo affrettarsi, volendo
raggiungere la scorta in sulla sera, nel momento che accampava, onde
impedirle che potesse salvarsi colla fuga. Notis aveva sommo interesse
che nessuno sopravvivesse, onde evitare che si recassero a Chartum a
denunciarlo e quindi a perderlo.

Passato Hossanieh essi s'inoltrarono nelle vaste pianure del nord
adorne di cespugli, di gruppi di palme e di grandi zone di papaveri
alti pi di un metro e carichi di capsule grosse come uova di gallina
nel cui interno, non di rado, contengono pi di trentaduemila semi, e
abbelliti da grandi fiori bianchi, rossi, rosei, violetti e pi spesso
screziati.

Notis e lo sceicco si misero alla testa, ritti in sulla gobba degli
animali onde abbracciare maggior orizzonte e gli altri si misero a
loro dietro in lunga fila, colle lancie gettate a bandoliera e i
moschettoni e gli _jatagan_ in mano.

--Credi che abbiamo fatto molta strada? chiese Notis dopo qualche
tempo.

--Dalle traccie lasciate sul suolo arguisco che i loro _mahari_
andavano di corsa, rispose Fit Debbeud. Credo non ingannarmi se dico
che siamo lontani da loro un cinque o sei miglia.

--Dove ti sembra che si dirigano queste traccie?

--Per ora si mantengono diritte ai monti Arab Mussa, ma sono sicuro
che non tarderanno a piegare verso il Bahr-el-Abiad.

--Credi tu che si rechino a Chartum pel fiume?

--S, vi andranno pel fiume. Tu sai che vi sono delle bande d'insorti
disperse per le Gemaije che vivono di saccheggio e che trafficano in
carne umana. Gli Egiziani s'imbarcheranno, se non a Mahawir, almeno a
Quetna.

--Non bisogna lasciare loro il tempo di giungere al fiume, disse
Notis.

--Non avere paura, padrone; questa notte accamperemo nella pianura.

--Bisogna che noi li circondiamo per bene se vogliamo ammazzarli tutti
quanti. Fathma cadr in mia mano e allora sfido Allh a portarmela
via.

Non bestemmiare, disse lo _sceicco_ sorridendo. E quando l'avrai,
ritornerai tu a Chartum? Non mi pare che sia cosa prudente.

--A Chartum vi andr quando Fathma avr dimenticato Abd-el-Kerim e che
mi amer. Se ve la conducessi prima sarebbe capace di tradirmi.

--Uhm! sar difficile estirpare dal suo cuore l'amore che aveva pel
tuo rivale. Questo arabe, quando amano, rimangono fedeli fino
all'ultimo respiro.

--Ti ricordi quello che ho detto poco fa a mia sorella?

--A proposito di che?

--Le dissi che il tempo cicatrizza le ferite e che cicatrizzer anche
quella di Abd-el-Kerim. Cos il tempo guarir quella di Fathma. Non ho
fretta, sono paziente e aspetter che nel cuore di quell'_almea_ si
apra un'altra breccia.

--E se non s'aprisse?

--L'aprir colla forza rispose Notis risolutamente. Ogni resistenza
sar vana dinanzi al mio amore che ormai  diventato gigantesco,
impossibile a domarsi e pi impossibile ad estinguersi.

--Sta bene; e tua sorella Elenka riescir ad affascinare quell'arabo
dell'inferno?

Il greco sospir pi volte, crollando il capo, e sul suo volto pass
un'ombra malinconica.

--Ho paura che mia sorella non ritorni mai pi dal Sudan, mormor
egli. Ho un brutto presentimento radicato fortemente nel cuore. Povera
Elenka! Povera mia sorella!

--Nessuno pu vedere tua sorella senza fremere, senza sentirsi toccare
il cuore, disse lo sceicco. Se Abd-al-Kerim non l'ha dimenticata del
tutto, ho la certezza che torner ad amarla.

--E credi tu che per questo sia salva? Il Sudan  tutto insorto e non
d un tallero di tutti gli Egiziani che hanno i pasci Hicks e Aladin.
Il _Mahdi_  troppo possente per venire schiacciato.

Tua sorella  forte, Notis, pi forte di una delle nostre donne, anzi
pi forte di un beduino. Eppoi, non si uccide una donna bella come lo
 lei. Sono sicuro che se i ribelli vincono gli Egiziani, la
risparmieranno, forse per darla al _Mahdi_.

--Allora sar perduta.

--Chi sa, potrebbe diventare una favorita e tu sai quanto sono
possenti le favorite.

Notis curv il capo sul petto e si immerse in dolorose meditazioni,
dimenticando persino l'_almea_. Lo _sceicco_ si spinse innanzi collo
sguardo fisso ora all'orizzonte e ora a terra dove vedevansi le
traccie fresche della scorta, mettendosi a recitare i versetti del
Corano.

Tutto il giorno la piccola carovana cammin ora al passo e ora al
trotto, sempre dietro alle traccie che mantenevano una linea
rigorosamente dritta in direzione di Quetna, villaggio situato sulla
riva destra del Bahr-el-Abiad.

Era quasi sera, quando lo _sceicco_ che si alzava di frequente sulla
gobba del _mahari_, scorse in distanza un gruppo di cammelli montati
da uomini armati. Riconobbe subito la scorta che conduceva Fathma.

--Alto l! diss'egli, alzando una mano verso i suoi uomini. Gli
abbiamo raggiunti, Notis.

Il greco trasal e si alz in piedi sul collo del _mahari_. Egli pot
distinguere i dieci egiziani e il loro caporale, che facevano corona a
due cammelli portanti una specie di _angareb_ sul quale scorgevasi
qualche cosa di bianco che il venticello della sera alzava e abbassava
a capriccio.

--La vedi l'_almea_ gli chiese lo _sceicco_.

--S, rispose Notis che tremava per l'emozione. Essa  stesa su
quell'angareb, forse malata.

--Probabilmente prostrata di forze, disse Fit Debbeud. Tanto meglio
per noi; la faremo prigioniera senza che opponga resistenza.

--Dobbiamo seguirli o arrestarci qui?

--Se li seguiamo cos possono scoprirci e allarmarsi: ci conviene
lasciare qui i _mahari_ e seguirli a piedi. Non faremo tanta strada,
lo vedrai, poich le tenebre stanno per calare e tu sai che di notte,
ora che il Sudan  sollevato a rivolta, nessuno si arrischia a
viaggiare. Guarda che essi si dirigono verso quelle colline,
probabilmente per accampare l presso.

Ad un suo comando i beduini smontarono e i cammelli vennero radunati
in cerchio e legati gli uni cogli altri. Un uomo fu lasciato a guardia
di loro e gli altri si misero in cammino rassentando i gruppi di
bauinie, ora raddoppiando il passo e ora rallentandolo e nascondendosi
quando qualcuno della scorta volgeva il capo indietro.

Dopo un'ora gli egiziani fecero alto su di una piccola elevazione del
terreno, nelle vicinanze di un fiumicello che scaricasi nel
Bahr-el-Abiad poche miglia, sotto Quetna.

Alzarono le tende, accesero i fuochi della notte per allontanare le
zanzare e le bestie feroci, condussero i cammelli a dissetarsi, poi si
sedettero all'aperto aspettando il pasto. I beduini si arrestarono
sdraiandosi fra le erbe.

--Che nessuno si muova finch non lo comando, disse Notis.

Egli, in compagnia dello sceicco, strisci fino ad una collina isolata
e guard attentamente all'ingiro.

Il paese era deserto e il luogo era propizio per tentare l'assalto
dell'accampamento egiziano. Non si vedevano che gruppi di alberi e
cespugli folti; non un _tugul_ che indicasse la presenza di qualche
_baggra_[1] o di qualche _maazi_[2]; nemmeno un _zeribak_ nel cui
interno potesse celarsi qualche essere umano. Erano proprio soli,
senza testimoni di sorta.

    [1] Mandriano.  [2] Caprajo.

--Possiamo marciare innanzi, disse Notis. Il primo colpo di fucile 
destinato a quella sentinella che veglia ai piedi del rialzo e il
secondo al caporale. Ucciso il comandante, gli egiziani si lascieranno
scannare come montoni.

--Lascia fare a me, disse lo _sceicco_. Abbiamo dei _mahari_ e delle
armi da guadagnare. Spicciamoci, padrone.

Scesero di corsa il pendo, fecero levare i beduini e diedero il
segnale di avanzare colla massima prudenza. Il loro progetto era di
irrompere improvvisamente sull'accampamento, di circondare gli
egiziani e di sgozzarli prima che potessero riaversi dalla sorpresa e
dallo spavento.

I cinquecento passi che li separavano dall'accampamento li percorsero
senza venire scoperti. Essi sostarono dietro ad una macchia colle armi
in mano e gli occhi sanguinosamente fissi sui fuochi del campo.

--Dov' Fathma? chiese lo _sceicco_ con un filo di voce.

--Sotto quella tenda l, rispose Notis. Attenzione!

Alz il remington e mir la sentinella che fumava col _scibouh_
appoggiata al tronco di un ambag. Una fragorosa detonazione ruppe il
silenzio della notte accompagnata da un grido disperato.

--_Allh-el-gader!_ (Dio possente!) esclam la sentinella e cadde a
terra con una palla in fronte.

--Avanti! tuon lo _sceicco_ coll'_jatagan_ in mano.

I beduini si slanciarono innanzi come una banda di lupi affamati
gettando urla selvagge e irruppero nell'accampamento colle lancie in
resta.

Gli egiziani sorpresi dalla rapidit dell'assalto, non avevano avuto
nemmeno il tempo di accorrere ai fucili legati in fascio. Sguainarono
le daghe e cercarono di tener testa, ma sin dal primo urto quattro di
essi caddero a terra passati da parte a parte.

Beduini ed egiziani si mescolarono azzuffandosi ferocemente, urlando
ed urtandosi, menando disperatamente le mani, afferrandosi ed
atterrandosi. Notis, incontratosi col caporale gli fece saltare le
cervella, poi si gett addosso alla tenda dove sapeva trovarsi Fathma.
Proprio nell'istesso istante che vi giungeva vide dalla parte opposta
uscire una bianca figura e fuggire a rompicollo gi per l'erta. La
riconobbe subito.

--Aiuto! esclam egli. Fathtma mi fugge!

Lo _sceicco_ e sei o sette beduini accorsero a lui, mentre gli altri
finivano a colpi di _jatagan_ gli egiziani.

--Fermati, Fathma, intim il greco rabbiosamente.

L'_almea_ non volse nemmeno il capo indietro e raddoppi la corsa
andando or qua e or l come fosse smarrita o cieca. Il greco in pochi
salti le fu vicino.

--Ira di Dio, fermati Fathma! rantol egli.

L'_almea_ si volse, fece un rapido movimento con una mano, traball
come percossa da una folgore, gett uno straziante singulto e cadde di
peso fra le erbe.

Il greco le si precipit sopra, ma indietreggi vivamente cogli occhi
fuor dall'orbite, la faccia sconvolta, le mani nei capelli.

--Dio!... Dio!... url egli.  morta!...

L'_almea_ s'era trafitta il cuore con un colpo di pugnale!


FINE DELLA PARTE PRIMA





PARTE SECONDA

L'Insurrezione del Sudan




CAPITOLO I.--Omar


La mattina del 2 Ottobre 1883, vale a dire venti giorni dopo gli
avvenimenti precedentemente narrati, una _darnas_ scendeva a vele
spiegate la maestosa corrente del Bahr-el-Abiad in quel tratto che 
compreso fra Mahawir al sud e Quetna al nord.

Questa _darnas_ era una delle pi grandi e delle pi magnifiche barche
che solcassero il Nilo, lungo oltre venti metri e larga otto, piatta,
con due alberi, l'uno a prua e l'altro al centro, fatti di pi pezzi e
riuniti con rilegature di pelle di bue cucita fresca, sostenenti due
vele latine altissime che si manovravano con un congegno primitivo di
corde. Costrutta tutta in durissimo _sund_ dell'alto Nilo, tagliato in
grossissime tavole, ricongiunte, anzich come tutte le barche in linea
perpendicolare, in linea orizzontale, aveva la prua scolpita
rozzamente a guisa di coccodrillo, un timone di dimensioni veramente
gigantesche colla ribolla pure foggiata a coccodrillo e a poppa una
grande e solida tettoia, una specie di _rekuba_, sulla quale salivasi
con scale laterali.

Sul ponte gironzava una quindicina di barcaiuoli sennaresi, unti di
fresco con burro o con grasso, quasi interamente nudi, alcuni
affaccendati a tirar le corde, altri a far bollire il caff sul
cassone di legno che serve di fornello e altri ancora a disporre in
buon ordine gli attrezzi di bordo.

A prua, seduti sulle murate, colle gambe penzolanti lungo il bordo,
fumavano due uomini accuratamente ammantellati in candidi _taub_
infioccati.

Il primo di essi era un bel negro di mezzana statura, con muscoli
sviluppatissimi che indicavano in lui una forza non comune, e una
faccia maschia energica, con fronte alta, occhi nerissimi e grandi,
naso dritto e profilato come i nubiani, una capigliatura nera e ondata
anzich crespa e la tinta della pelle cupa ma con riflessi rossigni.

Il secondo invece era alto, scarno, di colorito bruno occhi grandi ma
stupidi, lineamenti insignificanti colle labbra, le palpebre e le
sopracciglie tinte d'azzurro, le unghie delle mani tinte di zafferano
e la pelle unta di grasso di cammello mescolato a zibetto che
tramandava un profumo fortissimo.

Fumavano da un bel pezzo in silenzio, cogli occhi fissi sulle acque in
mezzo alle quali nuotavano furiosamente enormi coccodrilli sollevando
colle possenti loro code delle vere ondate, quando il bel negro chiese
al compagno:

--Quanto ci manca ad arrivare a Quetna?

--Una dozzina di miglia, Omar, rispose l'interrogato, nella cui
pronuncia si capiva il sennarese. Ci arresteremo in quella cittadella?

--Puoi immaginartelo, Dud. Visiteremo tutti i villaggi delle rive del
Bahr-el-Abiad fino a Chartum.

--Speri di trovarla?

--Sempre, anzi pi oggi che ieri. L'una e l'altro, te lo giuro, li
scoprir.

-- adunque molto bella questa donna che ha tanti amanti?

--Tanto bella da mettere il fuoco nelle vene del Profeta se potesse
vederla per cinque soli minuti.

--E si chiama?

--Fathma.

--Bel nome! esclam Dud, E chi fu a portarla via?

--Dhafar pasci l'aveva fatta arrestare malgrado le proteste del mio
padrone Abd-el-Kerim e del capitano Hassarn, ordinando che fosse
condotta a Chartum sotto buona scorta, ma io dubito che vi sia giunta.
Temo che Notis siasi slanciato sulle sue traccie e che l'abbia presa
dopo di aver macellato gli egiziani che l'accompagnavano.

--Chi  questo Notis?

--Un greco che amava alla folla Fathma e la sorella che amava invece
alla folla il mio padrone.

--Sicch questo Notis e il tuo padrone erano rivali.

--Sicuro, e rivali accaniti.

--E la sorella del greco dove trovasi?

--Segue l'armata di Dhafar pasci, rispose Omar colla speranza che
Abd-el-Kerim dimentichi Fathma e finisca coll'amare lei.

--E il tuo padrone invece?...

--La esecra, la odia, la disprezza. Non respira che per la sua Fathma.

--E tu adunque, Omar, vuoi trovare questa donna?

--S, bisogna che la trovi. Quando disertai giurai ad Abd-el-Kerim di
ricondurla a Chartum sana e salva, corrompendo la scorta.

--Io sono sorpreso come non abbia disertato anche il tuo padrone.

-- custodito pi rigorosamente di un prigioniero di guerra. Sei volte
cerc di darsi alla fuga non fosse altro per non vedersi pi innanzi
la sorella del greco, ma fu sempre ripreso. La maledetta donna veglia
d e notte attentamente.

--Se questa donna  cos terribile doveva torcerle il collo.

--Se fosse stato libero forse l'avrebbe uccisa, tanto egli la odia.

Omar si tacque e si mise a guardare le ubertose rive del Bahr-el-Abiad
coperte di magnifiche camerope a ventaglio (_camerope umilis_)
coronate alla sommit da magnifici ciuffi di trenta o quaranta foglie
nel mezzo delle quali apparivano bellissimi fiori disposti a
pennacchio e da foreste di _sannut_ e di bauinie, popolate da
moltitudini di scimmie-leoni e di scimmie rubra che facevano un
baccano del diavolo.

Dud stette alcuni minuti al suo fianco, guardando invece i banchi di
sabbia sui quali sonnecchiavano bande di mostruosi coccodrilli, fin
di fumare il suo _scibouk_ e poi si diresse a poppa, prendendo la
ribolla del timone.

Era gi un'ora che la gran barca navigava lentamente, quando apparvero
a un miglio di distanza sulla riva destra, un gruppo di _tugul_ e di
casuccie di mattoni cotti al sole, dominato da un minareto che
slanciavasi sottile e ardito verso il cielo.

--Ecco Quetna, disse Dud avvicinandosi a Omar.

--Governa dritto a quel piccolo seno che vedi laggi, rispose il
negro.

--E perch non approdiamo dinanzi al villaggio?

--Non voglio che mi vedano sbarcare. Se il greco si trova a Quetna
potrebbe venire informato del mio arrivo e prendere il largo.

--Hai ragione, Omar, Ol! drizzate la prua a quel seno, grid Dud.

La barca s'accost alla riva destra passando fra numerosi bassifondi
semi nascosti da piante di loto galleggianti, e and a gettar l'ancora
nel luogo designato, in una insenatura contornata da grandi tamarindi
che si curvavano graziosamente sulle acque.

--Odimi bene, Dud, disse Omar, passandosi fra le pieghe della fascia
un paio di pistole e un _jatagan_. Tu rimarrai qui colla tua barca, n
ti muoverai senza mio ordine. Passeranno due, tre, quattro o forse pi
giorni senza che io mi faccia vedere, ma non dartene pensiero, Servimi
bene e io pagher da principe te e i tuoi battellieri.

--Sono due anni che noi ci conosciamo e ci basta. Mi offrissero mille
talleri per noleggiare il mio naviglio, rifiuter sempre. Se tu, poi
avrai bisogno d'aiuti, vieni da me e metter a tua disposizione i miei
uomini e la mia scimitarra.

--Grazie, Dud, disse il negro, commosso. Abd-el-Kerim ti sar
riconoscente.

Fece gettare una tavola fra la barca e la riva e discese a terra,
tirandosi sugli occhi il cappuccio Dato uno sguardo al paese
circostante che appariva deserto prese un sentiero che costeggiava il
fiume, ombreggiato da una parte d'alti alberi e dall'altra d'alte
canne e si diresse a rapidi passi verso Quetna.

Man mano che si avanzava, il paese cangiava aspetto e si popolava come
per incanto. Alle foreste si succedevano rigogliosi campi di _durah_,
d'orzo e di miglio, in mezzo ai quali andavano e venivano bande di
schiavi occupati alla raccolta o alla mietitura e che rompevano il
silenzio con bizzarre e selvagge canzoni che si ripercuotevano sulle
rive opposte del fiume, sempre coperte da boscaglie. Qua e l
apparivano dei _tugul_ di paglia dalla cui sommit o dai fori laterali
sfuggivano getti di fumo, e pi lontano delle _zeribak_ occupate da
mandrie di vacche. Di tratto in tratto piccole carovane si mostravano
fra le piantagioni, alcune in riposo coi cammelli inginocchiati che
sbadigliavan sotto i torbidi raggi solari e altre in movimento,
accompagnate dal dolce tintinno dei campanelli appesi al collo o alla
fronte degli animali.

Omar si diresse verso un _tugul_ sotto la cui _rekba_ (tettoia) stava
indolentemente sdraiato su di un _angareb_ un giovane sennarese che
dall'aspetto pareva un barcaiuolo. Egli si sedette vicino a lui e dopo
di avergli inviato, come  l'abitudine, il saluto, gli chiese:

--Sei di Quetna?

--S, rispose il sennarese, senza muoversi. Omar estrasse un pugno di
_par_ e glieli gett nella farda. Il sennarese lo guard sorpreso, ma
senza aprir bocca e li raccolse meccanicamente.

--Parla, disse semplicemente Omar. Hai veduto arrivare in Quetna dei
soldati egiziani, che conducevano una bella donna?

--No.

--Nemmeno dei beduini guidati da un greco?

--Dei beduini s, portavano una donna che dalle vesti mi parve
un'_almea_.

Omar fece un soprassalto sull'_angareb_, sbarrando tanto d'occhi.

--Non m'inganni tu? chiese egli con veemenza.

--A che pro? rispose il sennarese alzando le spalle.

--L'hai veduta coi tuoi occhi quest'_almea_?

--S, e mi parve assai bella, una specie d'ur del paradiso del
Profeta.

--E tu dici che la portavano?

--S, la portavano su di un _angareb_ sostenuto da due _mahari_.

--Era ammalata forse? chiese Omar, che si sent un brivido correre per
le ossa.

--Mi si disse che era pericolosamente ferita.

--Come?.... Ferita mortalmente?.... Da chi?.... Quando?....

--Che ne so io! Non conosco gli uomini che la conducevano, n so da
dove venissero.

--I beduini erano guidati da un greco d'alta statura con barba nera e
ispida?

--S, il greco era alto e barbuto, anzi lo scorsi mezz'ora fa seduto
sulla riva del Bahr-el-Abiad a quattrocento passi da qui.

Omar salt in piedi colla dritta sull'impugnatura dell'_jatagan_. Sul
suo nero volto brillava una gioia selvaggia, feroce.

--Egli  a quattrocento passi di qui! esclam egli afferrando per le
spalle il sennarese e ficcando i suoi occhi in quelli di lui.

--Ti assicuro che lo vidi e scommetterei che vi  ancora.

--E l'_almea_ dove fu alloggiata?

--In una palazzina della riva sinistra ed  circondata da un palmeto.

--Grazie, giovanotto, grazie, ripet Omar, gettandogli nella farda un
nuovo pugno di _para_.

Usc dalla _rekba_ come un lampo, si cal il cappuccio fino al mento,
e si slanci sul sentiero avanzandosi a rapidi passi.

--Il greco  un uomo morto, mormor egli. Lo getto nel Nilo a pasto
dei coccodrilli e poi salvo Fathma. Non temere mio povero padrone, che
Omar ritorner a farti felice. Era da prevedersi che avrebbero
assalita e distrutta la scorta per avere in loro mani l'_almea_, ma
Omar vi punir tutti, tutti!

Si gett in mezzo ai canneti, procedendo a salti, sollevando bande di
pernici, di pavoncelle, di cornacchie e di superbi fenicotteri che
fuggivano gridando maledettamente, e giunse a trecento passi dai primi
_tugul_ di Quetna. Qui si arrest di botto come fosse stato d'un
colpo pietrificato.

A dieci metri di distanza, seduto su di una piccola rupe tagliata a
picco sul Bahr-el-Abiad, aveva scorto un uomo avvolto in una ricca
farda, colla faccia semi-coperta da una barba nera e ispida. Lo
riconobbe subito; un tremito di collera agit le sue membra e i suoi
lineamenti.

--Notis! esclam.

Lo fiss attentamente, trucemente, rattenendo il respiro. Il greco
aveva gli occhi rivolti su di una bella abitazione, piantata sulla
riva opposta del fiume e che specchiavasi nelle tranquille acque.
Sulla cima di quella villetta ondeggiava la bandiera greca, e tutto
all'intorno crescevano superbe palme e grandissimi tamarindi che
deliziosamente ombreggiavano. Omar sussult e spinse i suoi occhi
verso le finestre riparate da leggiere persiane.

--Fathma  l! mormor egli. Il cuore me lo dice e lo sguardo del
greco fisso su quelle finestre mi assicura che il cuore non si
inganna. Sta bene: ora a noi due, Notis.

Lev dalla cintura una pistola, l'arm silenziosamente, vers alcuni
grani di polvere nello scodellino per essere pi sicuro del colpo e
l'alz, mirando la testa del greco.

Gli faccio scoppiar il cranio, pens il negro. Capitomboler nel Nilo
e i coccodrilli s'incaricheranno di far sparire il cadavere.

La canna dell'arma si era arrestata all'altezza della fronte di Notis;
gi stava per far partire la carica, quando ud sulla riva opposta un:

--Ol!

Abbass la pistola, nel mentre che il greco saltava in piedi. Guard e
vide staccarsi dalla villetta una piccola barca montata da un beduino,
il quale arrancando vigorosamente, fend la corrente del
Bahr-el-Abiad.

--Sei tu, Fit Debbeud? chiese Notis.

--E chi vuoi che sia? rispose lo sceicco.

--Fit Debbeud! mormor Omar, Questo  il nome dei sceicco che rap il
mio padrone e che lo chiuse nei sotterranei di El-Gark. Che succede
mai?

Si nascose meglio che pot fra le canne colla pistola sempre
impugnata. Il beduino tocc la riva, si arrampic sulla piccola rupe e
baci la mano che il greco gli porgeva.

--Finalmente! esclam Notis, mandando un sospirone. Come vanno adunque
le cose laggi? Posso o non posso vederla e parlarle senza pericolo?

--Fathma  in piedi ed  completamente ristabilita, rispose lo sceicco
sorridendo. La ferita si  cicatrizzata merc le mie erbe miracolose e
tu puoi parlarle d'amore senza che abbiamo a temere una ricaduta.
Quella donna bisogna che sia di ferro per guarire da un colpo di
pugnale cos terribile.

Omar sent le carni raggrinzarsi e sul volto correre grosse gocce di
sudore. Guard lo sceicco e il greco stupefatto.

--Guarita!... un colpo di pugnale!... balbett egli. Cosa  successo
mai? Che l'abbiano pugnalata per impadronirsi di lei? Ah!
miserabili!...

--Sa che io sono qui? chiese Notis dopo qualche istante di silenzio.

--Non ti ha mai nominato ma deve saperlo. Non ha parlato altro che di
Abd-el-Kerim.

Il greco fece un gesto d'impazienza e digrign i denti come una jena.

Sempre quell'uomo esclam con rabbia. Che non l'abbia a dimenticare
mai adunque?

--Chiss, forse col tempo la ferita si rimarginer.

--Non col tempo, io ho fretta di farla mia, capisci, Fit Debbeud.
L'amo e sempre pi furiosamente e voglio che lei mi ami.

--Tenta, forse vi riuscirai. E di Elenka sai nulla?

--Assolutamente nulla, Eppoi, in quale modo? Ho paura di non udir
parlare pi mai di lei, ora che trovasi gi nel Kordofan.

--E nemmeno del tuo rivale?

--Nemmeno.

--Vuoi recarti dall'_almea_?

--S, ma come mi accoglier? chiese Notis incrociando le braccia.

--Probabilmente assai male, ma dinanzi alle minaccie ceder, rispose
lo sceicco. Le dirai, per ispaventarla, che gl'insorti hanno ucciso
Dhafar pasci e tutti gli uomini che lo seguivano.

--Ma non vorr credermi.

--Oggi, ma domani o posdomani ti creder, ne ho la certezza.

Il greco fiss i suoi occhi sull'abitazione, esaminando le finestre e
sorrise con compiacenza.

--Vieni Fit Debbeud, disse.

Tutti e due scesero dalla rupe e guadagnarono la barca arenata fra i
canneti. Omar salt fuori e li vide prendere i remi, attraversare il
fiume e sbarcare dinanzi all'abitazione. Una bestemmia gli usc dalle
labbra; le sue mani tormentarono il grilletto delle pistole.

--Che accadr mai? si chiese egli coi denti stretti. Ho una smania
furiosa di sparare loro addosso, ma quand'anche gli uccidessi poco
guadagnerei. Ors, siamo pazienti.

Guard attentamente la riva opposta e gli alberi che circondavano
l'abitazione. Un'improvvisa idea gli balen in mente.

--La riva  deserta, mormor egli, e nessuna barca solca il fiume. Io
vado l, salgo su quel tamarindo che allunga i suoi rami fino alle
finestre e udr tutto e vedr tutto. Se il greco alza un dito verso
Fathma, accada qualunque cosa io lo ammazzo.

In un batter d'occhio si spogli, nascose le vesti in una fitta
macchia di bauinie, si leg sul capo l'_jatagan_ e le pistole e
raggiunta la riva scese risolutamente nell'acqua, nuotando
vigorosamente.




CAPITOLO II.--_Fathma_.


Nel momento che lo schiavo di Abd-el-Kerim affrontava arditamente la
corrente senza darsi pensiero alcuno dei coccodrilli, che forse erano
l vicini, Notis entrava nell'abitazione. Egli si arrest alla vista
di un vecchio reis che imbacuccato in una stracciata _farda_ stava
appoggiato al muro fumando in un orribile _scibouk_ annerito.

--Allh sia benedetto? esclam il capo battelliere, movendogli
incontro. Cominciava a perdere la pazienza.

--Sei tu, mio vecchio Ibrahim, disse Notis non dissimulando la sua
sorpresa, Qual vento ti ha portato qui?

--Mi credevate ancora alle bocche del Bahr-el-Abiad? Gli affari sono
scarsi colla insurrezione e bisogna navigare dappertutto. Dove mai
siete stato che son quasi due mesi, vale a dire dal giorno che vi
trasportai da Chartum a Machmudiech, che non vi ho pi visto?

--In questi tempi non  facile incontrarsi. Che nuove mi porti adunque
e come mai ti trovi qui?

--Sono due giorni che vi cerco in Quetna e pi di quindici che
domando di voi in tutti i villaggi che tocco.

--Quindici giorni che mi cerchi! esclam Notis. Perch.

--Vi reco notizie di vostra sorella Elenka.

--Di Elenka! Parla, narra, di' su qualche cosa che io abbrucio
dall'impazienza. Dove trovasi ella? Come l'hai trovata? Come sta?

--Sedici giorni or sono, sul far della sera, approdai al villaggio di
Gez-Hagiba. Saputo che sulla riva opposta, al di l dell'isola, si
trovasse accampato Dhafar pasci, mi si recai sperando di trovar voi e
vostro cognato Abd el-Kerim. Seppi che si trovano al campo vostra
sorella ed il suo fidanzato.

--Ah! fe' Notis ironicamente.

--Mi recai alla tenda di Elenka e la trovai. Ella mi raccont come fra
lei ed Abd-el-Kerim tutto fosse stato spezzato.

--Lascia questo e dimmi a quale punto si trovava coll'arabo.

--Mi disse che fra loro ferveva una tremenda guerra e che disperava
ormai di farsi riamare.

--Ira di Dio! Tira innanzi, Ibrahim.

--Parecchie volte Abd-el-Kerim tent di fuggire dal campo ma ella lo
fece riprendere e Dhafar pasci lo fece legare, minacciandolo di farlo
passare per le armi se avesse ritentata la fuga.

--Ed Abd-el-Kerim lo sa che fu mia sorella a impedirgli di fuggire.

--S, ed  appunto per questo che l'arabo la esecra.

--Ogni speranza adunque  perduta?

--Perduta, ella mi disse.

--E che fa ora?

--Continua a seguirlo e a sorvegliarlo. Andasse anche il capo al
mondo, Elenka mi ha giurato che lo accompagner.

--L'ama sempre la disgraziata?

--Forse l'odia e arde dal desiderio di vendicarsi del traditore.

Il greco si prese la testa fra le mani e sospir.

--Povera Elenka, mormor a pi riprese. Ah! Fathma! Fathma! sei stata
la causa di tanti mali.

Se non ti amassi sempre alla folla, vorrei farti soffrire indicibili
torture. Dimmi Ibrahim, gli egiziani ebbero scontri con le orde dal
_Mahdi_?

--Perdettero un terzo dei loro compagni in tre o quattro
combattimenti.

--E sanno almeno dove trovasi l'armata di Hicks pasci?

--L'ignoro.

--Tutto cammina di male in peggio, adunque? Ors, che ti disse ancora?

--Mi disse di avvisarvi che lo schiavo di Abd-el-Kerim era fuggito dal
campo, forse diretto per Chartum.

--Chi!... Il negro Omar?

--S, Omar fugg durante una notte oscura, n pi ricomparve al campo.

Notis rabbrivid, ma poi si mise a sorridere.

--Quel negro mi fa paura, disse. Ad ogni modo terr gli occhi aperti
onde non possa farmi qualche brutto giuoco. Ol, date da bere un vaso
di birra a questo uomo, aggiunse di poi, alzando la voce.

--Un beduino armato sino ai denti e che vegliava appi della scala
accorse.

--Rimani qui, Ibrahim, e mi aspetterai disse Notis.  probabile che
abbia bisogno della tua barca per trasportarmi a Chartum. Accomodati
laggi in quella stanza e bevi quanto _merissak_ pu contenere il tuo
stomaco.

Fe' un legger saluto accompagnato da una strizzatina di occhi come per
raccomandargli silenzio e sal a quattro a quattro i gradini d'una
tortuosa scala. Sost dinanzi a una porta coperta da un fitto tappeto
e tese l'orecchio.

--Non si ode nulla, disse con voce visibilmente alterata. Forse
dormir.

Apr pian piano la porta ed entr in una vasta stanza, coperta da
morbidi tappeti tinti a smaglianti colori, e arredata con divani alla
turca e con grandi vasi di fiori _ingior_ che spandevano all'intorno
un olezzo delicato che aveva del gelsomino e della rosa. L, proprio
in mezzo se ne stava l'_almea_ Fathma, avvolta in un grande _feredg_
di seta bianca, la faccia cupa, e i lunghi capelli, neri come l'ebano,
sciolti in pittoresco disordine sulle semi-nude spalle. Aveva le
braccia incrociate sul seno che sollevavasi sotto i frequenti sospiri
e teneva lo sguardo malinconicamente fisso sulle ridenti sponde del
Bahr-el-Abiad che disegnavansi dinanzi alle persiane delle finestre.

Il greco s'arrest sul limitare della porta come trasognato, come
rapito in estasi, cogli occhi fissi fissi su quella seducente donna
che egli amava alla follia. Il suo volto era alterato, irrigato da
goccioloni di sudore, e sentiva il cuore saltellare nel petto e il
sangue accendersi d'ardenti brame.

La contempl cos per un minuto, due, tre, rattenendo persino il
respiro, poi fece silenziosamente alcuni passi innanzi colle braccia
tese e le mani aperte come volesse afferrarla, e le labbra sporgenti
come cercasse un bacio su quelle palpitanti carni.

--Fathma, mormor con un fil di voce e con un tono commosso,
supplichevole.

L'_almea_ a quella voce trasal. Si volse lentamente verso di lui, lo
mir con sorpresa, poi con ispavento e indietreggi vivamente con un
gesto di orrore, come avesse visto una schifosa bestia.

--Oh! Fathma! esclam lo sciagurato con una voce rotta. Non trattarmi
cos!

L'_almea_ per tutta risposta gir su s stessa e gli volse le spalle.
Il greco traball come avesse ricevuto una palla nel cuore e la vista
gli si intorbid. Qualche cosa rumoreggi nel fondo del suo petto,
come un ruggito strozzato, furioso, e le sue mani si strinsero cos
fortemente che le unghie gli penetrarono nelle carni.

--Non disprezzarmi!... non deridermi Fathma... non respingermi! url.

Si precipit innanzi e le si gett alle ginocchia afferrandola per le
mani. L'_almea_ con una brusca mossa si liber da quella stretta.

--Vattene!--diss'ella con veemenza, tornando a indietreggiare. Vattene
mostro, che tu mi fai paura, che mi fai ribrezzo!

Il greco la guard con occhio truce; nondimeno qualche cosa di umido
gli brill sotto le ciglia e la sua faccia si copr di un pallore
cadaverico per l'ira. Si raddrizz con violenza, colle braccia alzate,
le mani aperte e le si avvicin vacillando, cogli occhi stravolti,
iniettati di sangue.

--Ma io ti amo, Fathma! esclam quasi delirante, io ti amo, ti adoro e
tanto che per te mi ucciderei.

--Ucciditi allora, disse l'_almea_ con fredda ironia

--Che mi uccida!...

S'arrest guardandosi attorno con smarrimento.

--Ah! mormor egli coi denti convulsivamente stretti.

Parve ancora esitare, poi si scagli come un forsennato sull'_almea_
afferrandola cos strettamente per le braccia da strapparle un grido
di dolore. Egli la scosse con furore.

--Odimi. Fathma, disse con voce rauca. Che ti feci io? Quali azioni ti
usai? Perch tu provi per me una ripugnanza cos insuperabile? Perch
mi disprezzi, mi deridi, mi respingi?... Dimmelo, Fathma, perch?...
perch?...

L'_almea_ non rispose; ella cerc di sciogliersi da quella stretta, ma
senza riuscirvi. Impallid orribilmente.

--Tu non sai adunque fino a qual punto io ti ami? ripigli il greco
con passione furiosa. Tu non sai adunque quanto io soffersi per te, da
quel giorno che tu mi apparisti a Machmudiech? Quel giorno tu mi
affascinasti, quel giorno tu avvelenasti il mio sangue, mi straziasti
il cuore. Ho provato torture indicibili, gelosie tremende, a segno che
io mi domando come possa ancora amarti invece di esecrarti. Mi sembra
di essere pazzo, ma un pazzo furioso che vive solamente per te!... Mi
hai udito, o Fathma?

--Ti ho udito, rispose l'_almea_ cupamente.

--E dunque?...

--Ti disprezzo, e pi oggi che quindici giorni fa!

Il greco emise un urlo di furore e la scagli addosso a un divano.

--Sciagurata, tu mi schianti il cuore! esclam con straziante accento.

Si mise a girare per la stanza col volto nascosto fra le mani e i
capelli irti, poi ritorn verso Fathma che si era raccolta su s
stessa come una tigre, risoluta a difendersi contro gli attacchi di
quel miserabile.

-- tutto finito adunque fra noi? le chiese con voce cavernosa.

--Lasciami sola, che la tua presenza mi fa male, disse Fathma. 
impossibile che io ti ami, perch sento per te un odio cos profondo
che non si estinguer che colla mia morte. Comprendi, Notis?

--Ma dimmi che ti feci io, terribile donna, dimmelo?...

--Chi fu a infrangere la mia felicit? Chi fu a condurmi qui a morire
lentamente, fra mille angoscie? Chi mi spinse a pugnalarmi? Chi fu
quel vigliacco che mi denunci a Dhafar pasci per una spia del Mahdi?
Come posso io dimenticare tante cose!

--Si, fui io, ma ti amava e fu solo l'amore che fece di me una spia.

--Hai scavato un abisso, questo abisso  insuperabile. Vattene adunque
e ridonami la libert, lascia che io ritorni nel Sudan. Solo a questo
patto potrei dimenticare quelle azioni codarde che mi usasti e forse
col tempo a provare per te, se non dell'amore, almeno della
compassione.

--Ridonarti la libert?... Lasciarti ritornare nel Sudan?... E perch?

--Per raggiungere colui che io amo sopra tutti, disse l'_almea_ con
slancio appassionato.

--Ira di Dio! esclam il greco. Tu pensi ancora a quell'arabo adunque?
Il tuo cuore batte ancora per Abd-el-Kerim? Ma io non lo permetter
mai, capisci Fathma, mai, mai, mai!...

--Sarai tu che impedirai al mio cuore di palpitare per Abd-el-Kerim?

--Si, io, perch te lo schianter di nuovo quel cuore. Voglio
strapparti quella passione che ti uccide e insediarvi la mia!... Sei
in mia mano, Fathma, prosegu Notis con accento pieno di fiele e di
minaccia.

L'_almea_ fe' un gesto come avesse intenzione di gettarsi fuori dalla
stanza, ma s'avvide che la porta era chiusa e s'arrest fremendo.

--Non sperare nella fuga, disse Notis che s'era accorto della mossa.
Quand'anche tu riuscissi a oltrepassare quella soglia, ti troveresti
di fronte ai beduini dello sceicco Debbeud.

--Vuoi adunque ridurmi una seconda volta alla disperata risoluzione di
uccidermi? Sta in guardia, vigliacco, perch sarei capace di ritentare
la prova.

Ma oggi i pugnali sono spuntati.

--Vi sono delle pareti per spezzarsi la testa.

--Fathma! esclam Notis. Se tu ti uccidi, uccidi nel medesimo tempo...

--Chi?... chi?...

--L'arabo Abd-el-Kerim.

--Abd-el-Kerim! esclam l'_almea_ portandosi le mani al seno che
tumultuava angosciosamente. Allh!... Allh!...

Gir su s stessa chiudendo gli occhi e piomb sul divano; due lagrime
le irrigavano le abbronzate guancie.

Il greco spaventato accorse a lei, ma non giunse nemmeno a toccarla.

--Indietro! grid ella risollevandosi. Non toccarmi.

--Fathma, disse Notis furente, non disprezzarmi oltre, o che io...

S'era gettato innanzi per afferrarla, ma si era subito arrestato,
sorpreso e quasi spaventato. Il ramo gigantesco che ombreggiava le
finestre aveva mandato un legger crepito e s'era udita una sorda
bestemmia.

--Chi  l? chiese egli sguainando la scimitarra.

Nessuno rispose. S'avvicin ad una delle finestre, ma non vide o
almeno credette di non vedere alcuno.

--Chi pu essere stato? si chiese egli.

Guard Fathma che si teneva ancora ritta presso il divano in
atteggiamento fiero e sprezzante.

--Fathma, disse, fa quello che tu vuoi, ma fra tre giorni torner a
vederti. Se non avrai cangiato parere, se ricuserai di diventare mia,
guai a te. Ti far versare fiumi di lagrime e ti strazier il cuore
come giammai un carnefice fu capace di straziarlo!

L'_almea_ non rispose. Notis la guard trucemente, poi le volse le
spalle sbarrando dietro di s la porta.

La sventurata Fathma, rimase ritta per qualche istante poi ripiomb
sul divano piegandosi su s stessa.

--Dio!.... Dio!.... ripet ella. Tutto  perduto, tutto  finito!
Potessi almeno veder un'ultima volta colui che tanto amo, e poi
morire.

Ella si nascose la faccia fra le mani e il suo volto si inond di
lagrime. Il fragore di un vaso di fiori che si infrangeva la fece
saltar in piedi.

Si guard attorno e scorse a terra un grosso ciottolo appeso al quale
eravi qualche cosa di bianco. Lo prese, continuando a guardarsi
attorno per la tema di venire scoperta, e s'accorse che quel bianco
era un pezzetto di carta scritta. Lo spieg e lesse in arabo:

Ho visto e udito tutto. Ho disertato per ordine di Abd-el-Kerim e non
ho altra missione che quella di salvarti. Non temere nulla: prima dei
tre giorni sarai libera.

_Omar_.

L'_almea_ rattenne a malapena un grido di gioia che stava per
sfuggirle e corse alla finestra. Ella vi giunse nel momento che un
negro semi-nudo, uscito dalle acque del Nilo, saliva la sponda
opposta.

-- lui! Omar: esclam con voce tremante. Allh, fa che egli mi salvi!




CAPITOLO III.--Il reis Ibrahim


Il vecchio _reis_ Ibrahim, lasciato che fu da Notis, non aveva perduto
il tempo. Sedutosi per terra, s'era fatto portare due grandi vasi di
_merissak_ e si era messo a bere sbocconcellando un enorme pezzo di
_ebrk_, sorta di pane fatto con maiz agro, e che mangiasi usualmente
bagnato con brodo o con latte zuccherato. Lo sceicco Fit Debbeud,
entrando allora allora, si era bravamente seduto di fronte a lui e lo
aiutava efficacemente a vuotare i vasi di birra, intavolando una viva
conversazione.

--Dunque, tu narravi al padrone, diceva lo sceicco, che hai veduta
Elenka a Gez Hagida.

--Sicuro, rispondeva il _reis_, vuotando l'una dietro l'altra
parecchie tazze. L'ho veduta e le ho parlato pi di una volta.

--E ti raccont tutta la faccenda?

--Gi, mi narr gli amori di Abd-el-Kerim con un'_almea_, che, se non
erro, chiamasi Fathma e tutto quello che ne segu.

--E ti avvis che lo schiavo dell'arabo aveva disertato?

Il _reis_ fece col capo un cenno affermativo, tracannando la
dodicesima tazza di birra.

--L'hai incontrato tu, questo schiavo?

--No, rispose Ibrahim. Eppure domandai di lui in tutti i villaggi che
toccai.

--Lo conosci forse?

--Niente affatto. Quando conobbi l'arabo Abd-el-Kerim, questo schiavo
non era con lui.

--Credi tu che noi dobbiam preoccuparci di questo negro?

--Se  solo non  da temerlo molto. Eppoi si fa presto a spedirlo
nell'altro mondo. Una pistolettata o quattro dita di _jatagan_ e tutto
 finito.

--Parli bene come l'Alcorano, disse lo sceicco, sorridendo. D'altronde
staremo in guardia e se dormiremo procureremo di chiudere un solo
occhio.

La conversazione fu tagliata dalla comparsa di Notis, che scendeva
dalla stanza di Fathma. Era cupo e si vedeva nei suoi occhi la
tremenda ira che ardevagli in petto.

--Abbiamo perduto? chiese Debbeud, alzandosi.

--S, rispose il greco. Quella donna  una fortezza inespugnabile.

--Per mille saette! esclam il beduino. Non siete stato capace di
piegare quella femminuccia! Ma come  possibile?

-- una leonessa, non una femminuccia. Ella mi derise e rispose alle
mie proteste d'amore coi pi sanguinosi disprezzi.

--Quando una donna  cos irremovibile la si tortura colla fame e col
bastone.

--No, disse Notis con stizza. Quell'_almea_ io l'amo e non mi sento
l'animo di farla soffrire.

--E allora?

--Aspetter ancora tre giorni

--E dopo?

--La far cedere colla forza.

--Questo chiamasi un bel parlare. Comincieremo col farle assaggiare un
po' di ferro rovente o le straccieremo le carni a colpi di frusta.

Il greco alz le spalle e volgendosi al vecchio Ibrahim.

--Dove hai la tua barca? gli chiese.

--A Quetna, proprio all'estremit settentrionale del porto.

--Consegnerai i tuoi uomini a bordo e ti terrai pronto a prendere il
largo. In questo frattempo ti informerai se  giunto lo schiavo di
Abd-el-Kerim a verrai a riferirmi ogni cosa. Puoi andartene ora.

Gli gett alcune piastre e risal la scala colle mani sui calci delle
pistole.

Ibrahim vuot l'ultima tazza di _merissak_, emp di tabacco il suo
_scibouk_, l'accese e salutato lo sceicco usc, facendo saltare le
piastre nel cavo della mano.

Arenato fra i canneti aveva il suo canotto. Vi entr, prese i remi e
s'allarg, mettendo la prua a Quetna che era lontana appena
quattrocento passi. Si trovava gi in mezzo al fiume quando ud
chiamare,

--Ol, barcaiuolo, vieni ad approdare che ho bisogno di te.

Si volse e sulla riva destra vide un negro con un _taub_ gettato su di
un braccio. Si diresse subitamente a quella volta.

--Vuoi condurmi un miglio pi in s, nella piccola rada? chiese il
negro. Ti dar cinque talleri.

--Sei pieno di danaro che paghi come un pasci? chiese Ibrahim
ridendo.

--Pu darsi: approda.

Il negro salt nel canotto e si sedette a prua; il barcaiuolo si
sedette nel mezzo, volgendogli le spalle e arrangando con gran
vigora.

--Hai qualcuno che ti aspetta alla piccola rada? chiese il _reis_.

--Ho una carovana di cammelli carichi d'avorio, rispose il negro Omar.

--Sei del paese?

--No, sono Nubiano.

--Giunto da poco.

--Ci non ti riguarda. Allunga la battuta che ho molta fretta.

Il canotto raddoppi la velocit, salendo la corrente. Quindici minuti
dopo giungevano in vista della _darnas_ di Dad.

--Sai a chi appartiene quel bel legno? chiese il _reis_.

Omar non rispose. Egli si era levato in piedi e gli si era avvicinato.

--Il _reis_ stava per ripetere la domanda quando si sent prendere per
le spalle e rovesciare violentemente nel fondo del canotto.
Contemporaneamente vide sopra di s Omar che gli puntava una pistola
sulla fronte.

--Se tu ti muovi, gli disse il negro, ti faccio saltare le cervella e
poi divorare dai coccodrilli.

Il barcaiuolo ebbe paura di quella minaccia e non ard fare il menomo
tentativo per rialzarsi o per reagire.

--Lasciami la vita, balbett egli. Ti d tutto quello che possiedo.

--Non credere che sia un Ab Rf, disse Omar. Non voglio prenderti
nulla.

--E allora che esigi da me?

--Ora lo saprai; lasciati legare.

Ricolloc la pistola nella cintura, estrasse una corda e leg i polsi
e le gambe al _reis_, poi si sedette a prua, prese i remi e spinse il
canotto al largo; rimontando come prima la corrente.

--Parliamo, ora, diss'egli. Cosa sei andato a fare in quella casa?

--A trovare un mio amico.

--Il greco Notis, non  vero?

--Come sai questo? esclam il _reis_. Saresti tu lo schiavo di?...
possibile!

--S, io sono lo schiavo di Abd-el-Kerim. Come facesti a indovinarlo?

--Mi narrarono che tu navigavi verso questo villaggio.

--Eh!... fe' Omar sorpreso. E chi te lo narr?

--Elenka, quando io approdai a Gez Hagiba.

--E il greco sa nulla?

Il _reis_ non rispose e si mise a guardare altrove con aria
imbarazzata.

--Parla, gli disse Omar, con tono minaccioso. Il silenzio potrebbe
esserti funesto.

--Ebbene, s, Notis lo sa.

--M'ha veduto forse?

--No, ma ti cerca.

--Basta cos. Ora so cosa devo fare.

Egli drizz la prua alla piccola baia in mezzo alla quale galleggiava
il suo legno. Aren il canotto fra le erbe della riva e chiam Dad,
il quale fu pronto ad attraversare il ponte e a raggiungerlo.

--Dove hai preso quel canotto? chiese il sennarese.

--A quest'uomo che vedi legato, rispose Omar, afferrando Ibrahim e
gettandolo fra le erbe n pi n meno come fosse una balla di
mercanzia.

--Un uomo! esclam Dad, Oh! ma quello li  il mio amico Ibrahim!

Il vecchio barcaiuolo alz a quella voce la testa e si guard intorno.

--Dad! grid egli, cercando di alzarsi. Giusto Allh, il mio Dad!...

--Che diavolo succede, disse Omar, Vi conoscete!

--Ma sicuro, Omar, rispose vivamente Dad, Quest'uomo  il mio miglior
amico che abbia sul Bahr-el-Abiad. Come tu me lo conduci cos legato.
Che pu mai aver fatto a te, questo povero Ibrahim. Lascia che io lo
liberi.

Cos dicendo aveva estratto un coltello e s'era messo a tagliare le
corde del vecchio che pot rimettersi nella sua posizione verticale. I
due barcaiuoli si strinsero vicendevolmente fra le braccia.

--Spero che tu non ci sfuggirai per tornartene da quel birbante di
Notis, disse Omar. Cosa eri andato a fare da lui?

--Tu eri andato da Notis? chiese Dad sorpreso. Che affari avevi con
lui?

Il barcaiuolo li mise subito al corrente delle cose narrando a loro
come avesse veduto e parlato con Elenka a Gez-Hagiba e come si fosse
messo agli ordini di Notis. Narr inoltre come il greco avesse
intenzione di abbandonare Quetna fra due o tre giorni in compagnia di
Fathma.

--Ah! la  cos, disse Omar, grattandosi l'orecchio. Se il maledetto
sospetta la mia presenza star in guardia e sar difficile liberare la
povera _almea_.

--Cercheremo di eludere la sua sorveglianza, rispose Dad.

--Ma in qual modo?

--Ibrahim ci aiuter.

--Io! esclam il vecchio con sorpresa.

Ibrahim, disse gravemente Dad, Narrami che cosa successe l'anno
scorso quando c'incontrammo a Machadat-Abu-Zat.

--Io era caduto in acqua, me lo ricordo bene, e aveva un coccodrillo
dinanzi che cercava di afferrarmi a mezzo corpo per tagliarmi in due.
Ero perduto se tu non venivi in mio aiuto uccidendo con un colpo di
scure il mostro.

--Si vede che hai buona memoria. Quando ti trasportai a riva, ti
ricordi cosa mi dicesti?

--S, ti dissi che se un giorno tu avessi bisogno di un uomo pronto a
dare tutto il suo sangue, pensassi a me.

--Questo giorno  venuto, Ibrahim. Io ho bisogno di un uomo per
salvare una donna, e io ricorro a te. Mi aiuterai a liberare Fathma?

--Ma  cosa difficilissima, impossibile anzi.

--Se vi saranno degli ostacoli noi li spezzeremo. Dimmi ora, hai
libero accesso nella casa dove trovasi Fathma?

--S, posso entrare ed uscire a mio piacimento.

--Quanti uomini ha il greco?

--Una quindicina di beduini comandati dallo sceicco Fit Debbeud.

Dad e Omar fecero una smorfia.

--Troppa gente, disse Dad con dispetto. Quanti barcaiuoli hai tu?

--Una mezza dozzina, ma sono ragazzi di ferro che non hanno paura
nemmeno della collera del Profeta.

--Tu sei e io quindici e tre che siamo noi formiamo una forza di
ventiquattro uomini. Si pu ancora tentare la sorte.

--Che intendi dire? chiese Omar.

--Che possiamo assalire l'abitazione ed espugnarla

-- impossibile!

--Perch?

--Notis al primo allarme si barricher in casa e per espugnarla
perderemo tre quarti della nostra gente. Eppoi, gli abitanti di
Quetna potrebbero venire in massa sul luogo del combattimento e
mandare a male ogni cosa.

--E allora, cosa si far? Pensa che abbiamo tre giorni soli dinanzi.

--Prima di tutto bisogna allontanare Notis e ridurlo all'impotenza.

--Ma in qual modo? il greco non si allontaner tanto facilmente.

--A questo penso io, disse Ibrahim. Prima di domani sera Notis sar
ridotto in uno stato tale da non poter fare un solo passo per
quarant'otto ore.

--Vuoi pugnalarlo forse?

--Niente affatto. Pugnalarlo sarebbe pericoloso; potrebbero
sorprendermi e pigliarmi. Lasciate pensare a me e vedrete che tutto
andr bene.

--E liberatici del greco che faremo?

--Coll'aiuto d'Ibrahim entreremo tutti e due nella villa, saliremo da
Fathma e ci barricheremo nella sua stanza, disse Omar. Aspetteremo la
sera, poi ci caleremo, da una delle finestre, sulla riva del fiume e
prenderemo la fuga.

--Bel piano! esclama Dad. Ma potrebbe darsi che venissimo scoperti,
per.

--Ci difenderemo fino all'ultimo respiro. I due equipaggi ci
presteranno man forte.

--Siamo intesi. Tu Ibrahim ti rechi a Quetna a giuocare un brutto
tiro al greco. Alla sera noi assaliremo l'abitazione e libereremo
Fathma. Ors, a bordo, che ho una fame da lupo.

--Andiamo Dad, disse allegramente Omar. Se riusciamo d duecento
talleri a ciascuno di voi. Ah! mio caro Notis, non sai ancora quanto
possono fare Abd-el-Kerim ed il suo schiavo.

I due reis ed il negro, alcuni minuti dopo mettevano piede sul ponte
del gran battello.




CAPITOLO IV.--Omar e Fathma.


All'indomani, due ore dopo il mezzod, Ibrahim lasciava il gran
battello di Dad colla ferma idea di allontanare e ridurre a completa
impotenza il greco Notis. Imbarcatosi sul suo canotto con pochi colpi
di remo prese il largo e venti minuti dopo sbarcava su molo di Quetna
ingombro di Sennaresi e di Arabi che caricavano e scaricavano la lunga
fila di barche ancorate sotto la sponda.

Girando lo sguardo all'intorno vide subito che uno dei suoi barcaiuoli
lo aspettava seduto su di una balla di mercanzia. Gli si avvicin
sollecitamente:

--Che abbiamo di nuovo Saba? gli chiese, battendogli sulle spalle.

--Stavo a vedere quando tu ritornavi, rispose il battelliere. Questa
mane venne a bordo un beduino chiedendo di te.

--Si trova ancora sulla _dahabiad_ quest'uomo?

--No, ma mi disse che appena tu giungessi ti mandassi da lui.

--Non ho tempo per recarmi da quell'uomo, disse Ibrahim. Ascoltami
ora, Saba.

--Sono tutt'orecchi.

--Farai armare tutti i battellieri di buoni moschetti e di _jatagan_ e
vi terrete pronti ad entrare in campagna al mio comando.

--Oh!... che c' in aria?

--Dobbiamo assalire quella villa che tu vedi l, sulla riva sinistra,
e salvare una donna che si trova rinchiusa. Hai capito, state pronti a
tutto e basta. Recati a bordo ora, portami quella scatola d'oppio che
trovasi nella mia cabina, e vieni a raggiungermi al caff.

--Io corro.

--Va dunque e spicciati.

Il battelliere non se lo fece dire due volte e se ne and di corsa.
Ibrahim si stropicci allegramente le mani ed entr nel caff che
trovavasi pochi passi lontano. Non vi era che il _wadgi_ (caffettiere)
che faceva fuoco al fornello alzandosi e abbassandosi per soffiarvi
sopra.

--Meglio cos, borbott il _reis_. Si addormenter senza testimoni.

Chiam il _wadgi_, si fece portare una tazza di _moka_ fumante e due
_scibouk_. Aveva appena cominciato a sorseggiare la deliziosa bevanda
che entrava Saba.

--L'oppio? chiese brevemente Ibrahim.

--Eccolo, padrone, rispose il battelliere porgendogli una scatoletta.

Il _reis_ l'apr con precauzione; conteneva una dozzina di
pallottoline d'oppio. Ne prese quattro e le mise in uno dei _scibouk_
coprendolo con un fitto strato di tabacco.

--Le fumi? chiese Saba, sorpreso. Ti ubriacherai terribilmente.

--Zitto, giovanotto, disse Ibrahim con aria misteriosa. Ora ti
recherai alla villa che poco fa ti additai, e chiederai del greco
Notis, tieni bene in mente questo nome. Gli dirai che venga subito qui
che devo parlargli su cose assai interessanti. Va!

Il battelliere usc di corsa dirigendosi verso il molo, e Ibrahim,
empito l'altro _scibouk_ di tabacco l'accese mettendosi a fumare colla
maggior calma del mondo. Mezz'ora dopo entrava in furia il greco
Notis.

--Ah! Siete qui, padrone! esclam Ibrahim con mal celata gioia.
Abbiamo delle grandi novit.

--Narra, Ibrahim, disse Notis sedendosi di fronte a lui.

--Accendete il _scibouk_ ed ascoltatemi, disse il _reis_ spingendo
verso di lui la pipa carica d'oppio.

Il greco prese il _scibouk_ e vedendo che era di gi carico l'accese
avvolgendosi fra dense nubi di fumo.

--Ditemi, innanzi tutto, come sta quella donna che voi tenete
prigioniera. Essa mi interessa qualche poco.

--Non mi curer di lei per tre giorni, rispose Notis stizzito. Ma
dopo, oh la vedremo chi di noi due la vincer. Raccontami ora, queste
novit.

Il _reis_ vuot il _fingiam_ (vasetto) di caff e rovesciandosi
indolentemente sull'_angareb_, gli disse a bruciapelo:

--Padrone, lo schiavo di Abd-el-Kerim  arrivato a Quetna.

Il greco fece un soprassalto sul sedile emettendo un gran oh! di
sorpresa.

--Da quando? chiese con ansia. L'hai veduto tu?

--Sono due giorni che  giunto e sa gi che Fathma trovasi nelle
vostre mani.

-- solo?

--Solo e in miseria per soprappi.

--Non  da temersi adunque! esclam Notis che respir.

--Non c' da darsene pensiero. Il povero diavolo l'ho veduto ieri sera
che rosicchiava una pannocchia di _durah_ sotto una _rekuba_. Mi
pareva assai malandato.

--Come facesti a sapere che era Omar?

--Perch gli ho parlato assieme.

--Tu!... Scherzi forse?

--Niente affatto.

--E... ti ha conosciuto?

--Non sa nemmeno chi sia.

--Potevi dargli un colpo di coltello e freddarlo.

--Ma parve una fatica inutile. Che ne dite?

Il greco rispose con una risata da ebete. Appoggi la testa sulle mani
e continu a fumare con maggior furia cogli occhi vitrei fissi dinanzi
a s. Egli provava allora una voglia irresistibile di fumare, un senso
di benessere strano, nuovo, una calma inesprimibile, un alleviamento
di testa unico e una leggerezza tale che credeva di galleggiare in
mezzo all'aria.

Il _reis_ lo guard attentamente e sorrise. La faccia del fumatore era
smorta smorta, attorno agli occhi cominciavano a disegnarsi due cerchi
azzurrognoli e muoveva le mani convulsivamente.

--L'oppio opera, pens il barcaiuolo. Fra poco cadr nel mondo dei
sogni.

--Dunque tu dicevi?... ripigli Notis, dopo qualche minuto di
silenzio.

--Che freddarlo con una coltellata mi pareva fatica inutile.

--Chi?...

--Lo schiavo di Abd-el-Kerim.

--Abd-el-Kerim, balbett il greco come non avesse ben compreso. Dov'
quest'uomo?

--A Gez Hagiba.

--Non mi ricordo pi nulla... ho come della nebbia dinanzi agli
occhi... mi pare di galleggiare... di sognare....

Ibrahim non apr bocca. Il greco continuava a fumare rabbiosamente e
tuffavasi, per cos dire, fra le ondate del fumo oleoso e pesante.

Passarono cinque minuti. Notis cambi tre o quattro volte posizione e
cerc di riappiccare il discorso, ma dalle labbra tremanti non gli
uscivano che frasi interrotte e senza senso. Ad un tratto si rovesci
sull'_angareb_, chiuse a poco a poco gli occhi e lasci sfuggire il
_scibouk_ che cadde a terra spezzandosi. Cerc ancora di rialzarsi,
agit le braccia quasicch cercasse d'abbracciare qualche cosa che
danzavagli dinanzi, poi rest immobile.

Il _reis_ si alz e mir per qualche tempo l'addormentato, il quale
era cos pallidissimo da scambiarlo per un cadavere. Un sorriso di
viva soddisfazione e anche di commiserazione apparve sulle labbra di
Ibrahim.

--Ecco un uomo terribile ridotto inoffensivo quanto un fanciullo,
mormor egli. Quando si sveglier io avr pagato il sacro debito con
Dud ed egli si trover senza amante. Povero Notis!

S'avvicin al _wadgi_ e gli mise in mano un tallero.

--Quell'uomo l dorme profondamente, gli disse. Dormir tutto oggi e
probabilmente tutto domani. Portalo in qualche stanza senza fargli
male alcuno e se dei beduini vengono a cercarlo, rispondi a loro che
tu non l'hai nemmeno visto. Se tutto va bene avrai cinque talleri in
regalo.

--Non temere di nulla, vecchio Ibrahim, rispose il _wadgi_.

Il _reis_ usc dal caff nel momento che il sole precipitava dietro i
monti di Semin e di Lao Lao. Respir una boccata d'aria, poi si
diresse verso il molo sul quale passeggiavano impazientemente Dud e
Omar.

--Eccomi a voi, amici miei, disse avvicinandosi.

--Il greco? chiesero al un tempo il negro e il sennarese.

--Dorme come un serpente, n si sveglier prima di quarantott'ore. Gli
ho fatto fumare una forte dose di oppio.

--Bravo Ibrahim, disse Dud, stringendogli energicamente la mano.
Andiamo ora alla villa a liberare quella cara amante di Abd-el-Kerim.

--E come si entrer? interrog Omar.

--Ci arrampicheremo su per una delle finestre, rispose Ibrahim. Le
tenebre calano in furia; noi approderemo senza essere visti ed
entreremo nella stanza della prigioniera. Ho qui una fune e con questa
discenderemo. Avete le vostre pistole?

--Non manchiamo nemmeno degli _jatagan_. E i tuoi uomini sono
avvisati? Potremmo aver bisogno di loro.

--Non aspettano che il comando di partire, Omar. E i tuoi Dud?

--Sono sotto le armi.

--Quando  cos andiamo e che Allh ci aiuti.

Saltarono nel canotto, lo allontanarono e si misero a vogar verso la
riva opposta dandosi l'aria di pescatori. Salirono per un buon tratto
il fiume, poi, quando fu notte oscura, ridiscesero cautamente e
approdarono dinanzi alla villa di Notis.

--Vedi nessuno Ibrahim? chiese Dud.

--Assolutamente nessuno.

--Zitto, mormor improvvisamente Omar. Abbassatevi tutti.

Alcuni uomini che furono riconosciuti per dei beduini, uscivano allora
dalla porta che metteva sul Nilo. Essi presero posto in una barchetta
che era l ormeggiata.

--Cercatelo dappertutto, disse una voce che si cap essere quella
dello sceicco Debbeud. Vi sono dei pericoli nell'aria e non  prudente
rimaner fuori di notte.

--Sta bene, risposero i beduini.

La barca si allontan scomparendo fra le tenebre e la porta della
villa torn a chiudersi.

--Hai compreso? domand Omar a Dad.

--Perfettamente; vanno a cercare il greco.

--Spicciamoci, amici cari. Ecco l quel tamarindo che mi aiut ieri a
salire fino alla finestra di Fathma. Io mi arrampico, entro nella
stanza e getto la corda. Voi rimarrete qui a difendermi nel caso che
venga scoperto.

--Siamo intesi, non ti perderemo di vista.

Il negro arm le pistole, onde essere pronto a servirsene qualora ve
ne fosse stato bisogno e si avanz fino ai piedi del tamarindo. Tese
l'orecchio per udire se vi fosse qualcuno che girasse nei dintorni,
lanci uno sguardo a dritta e a manca, poi abbracci il tronco e si
mise a salire coll'agilit di una scimmia, fino ai rami. Sost ancora
un momento per ripigliare fiato, indi si mise a strisciare sul ramo,
che protendevasi fino ad una delle finestre, con mille precauzioni
onde il fogliame non susurrasse o il legno gemesse.

--Ci sei? chiese sottovoce Dad, dopo qualche istante.

--Ci sono, rispose egli. Attenti.

Guadagn il davanzale della finestra e guard entro. Una lampada
illuminava fiocamente la stanza e seduta su di un divano vide Fathma:
respir.

Allung una mano e apr le imposte. Al cigolo che mandarono girando
sui cardini, l'_almea_ si lev in piedi non dissimulando un gesto di
terrore. Omar si slanci entro cadendo ai suoi piedi.

--Zitto, Fathma, mormor egli, vedendo che apriva le labbra per
mandare un grido. Zitto, che sono io, Omar, il fedele schiavo di
Abd-el-Kerim.

L'_almea_ fu ancora in tempo di arrestare il grido che stava per
uscirle. Ella prese la testa del negro fra le mani e l'alz
guardandola con occhi umidi.

--Tu, Omar, tu, balbett con un filo di voce che la gioia e l'emozione
rendevano tremula. Gran Dio! Che vieni a far qui, in questa stanza,
dove sono prigioniera?

--Vengo a salvarti, Fathma, vengo a strapparti dalle mani di Notis.

--Ma, disgraziato, non sai dunque che vi sono quindici beduini che
vegliano e che potrebbero da un momento all'altro entrare ed
ucciderti?

--Che importa a me? Del resto sono armato e ho abbasso degli amici che
vegliano.

--Degli amici?

--S, Fathma, dei cuori generosi che s'interessarono della tua
disgrazia. Non temere di nulla; io ti liberer per ridarti al prode
Abd-el-Kerim.

L'_almea_ emise un gemito e port ambe le mani al cuore.

--Narrami, Omar, dove trovasi colui che tanto amo. Non so pi nulla di
lui e non lo rividi pi da quel funesto d in cui fummo separati. 
vivo ancora?... Pensa egli alla sventurata Fathma? Parla!... Parla!...

--S,  vivo, e trovasi a Gez-Hagida ed  sempre innamorato di te. Fu
lui che mi comand di venire qui e che mi procacci i mezzi necessari
per disertare; mi capisci, fu lui. Ah! se tu sapessi quanto ti ama il
mio povero padrone e quanto egli  infelice!

--E perch non disert?... Perch, Omar.

--Ha una donna, una furia che veglia su di lui, che lo segue d e
notte in ogni suo passo e che gli impedisce di fuggire.

--Una donna! mormor Fathma che si sent mordere il cuore dalla
gelosia. Chi  questa donna? Io voglio saperlo. Omar, lo voglio!

-- sempre Elenka.

--Ah! maledetta!

--Ma non aver paura che abbia a vincerlo. Abd-el-Kerim l'odia talmente
che se potesse ucciderla la ucciderebbe.

--Ah! quanto bene mi fanno queste parole, Omar. Sono venti giorni che
ho il cuore straziato dalla pi terribile gelosia, venti giorni che
soffro atrocemente!.. Povero Abd-el-Kerim, potessi farti felice.

--Ma che ti ha fatto quel miserabile Notis?... Ho udito parlare di
pugnalate, di...

--Zitto disse Fathma. Quello che fu fu, eppoi sono ormai guarita. Dove
sono questi tuoi amici?

Omar la prese per una mano e la condusse alla finestra.

--Guarda, le disse.

--Vedo due uomini.

--Sono i miei amici. Hai paura di discendere da questa finestra
attaccata ad una corda?

--Discenderei appesa a un filo di seta.

--Quando  cos non perdiamo un sol secondo.

Il negro svolse una lunga corda a nodi che teneva arrotolata attorno
al corpo, fiss un capo a una sbarra di ferro della finestra e gett
l'altra nel vuoto. Tosto si videro Dad e Ibrahim accorrere a
prenderlo.

--Andiamo, Fathma, coraggio. Fra cinque minuti saremo lontani da qui.

L'_almea_ sal arditamente sul davanzale e si appese alla corda: Omar
vi si mise allato sostenendola con una mano e la pericolosa discesa
cominci nel pi profondo silenzio.

Erano giunti gi a mezza fune, quando si ud Dad intimare:

--Ferma!...

Omar e Fathma si arrestarono tendendo l'orecchio. Non si udiva rumore
alcuno, eccettuato il gorgoglo del Nilo che rompevasi sulle sabbie
degli isolotti e il lieve susurro delle frondi agitate dal venticello
notturno.

--Possiamo discendere? chiese Omar che sentiva Fathma tremare.

Risposero un colpo di carabina e un grido straziante. Ibrahim che si
teneva ritto sulla riva barcoll e precipit nel fiume. I coccodrilli
che dormivano l presso furono pronti a saltargli addosso e a farlo a
pezzi.

--All'erta!---grid una vociaccia.

--Sali, sali, Omar! urlo Dad. I beduini!

Sei o sette beduini si slanciarono fuori della villa. Dad scaric le
sue pistole poi salt nel canotto e s'allontan arrancando
disperatamente.

--Sali, sali, grid egli un'ultima volta.

Omar e Fathma, quantunque si trovassero in una posizione terribile non
si perdettero d'animo. Aiutandosi vicendevolmente, adoperando le mani,
ed i piedi e persino i denti, in meno che lo si dica raggiunsero il
davanzale e si slanciarono nella stanza ritirando in furia la corda.

Erano appena entrati che si ud picchiare furiosamente alla porta.

--Aprite! comand una voce imperiosa. Aprite per tutti i fulmini del
cielo!

Omar si scagli contro di essa colle pistole in pugno, ma non ebbe il
tempo necessario per giungervi, poich violentemente s'apr e due
beduini irruppero nella stanza colle scimitarre alzate.

Fathma gett un grido.

--Non aver paura Fathma, grid Omar. Uno, due...

S'udirono due detonazioni. I due beduini colpiti dalle palle delle sue
pistole caddero l'un sull'altro colle cervella bruciate.




CAPITOLO V.--La Fuga.


Respinti i primi assalitori, Omar e Fathma comprendendo il gran
pericolo che correvano se si lasciavano prendere, si gettarono contro
la porta della stanza rimasta semi-aperta. Chiuderla, sbarrarla e
ammonticchiarvi dietro tutte le mobilie della stanza, fu per loro due
l'affare di cinque minuti.

Avevano appena finito che udirono i beduini salire le scale e
arrestarsi sul pianerottolo facendo un fracasso orribile. Un colpo
violento fu dato alla porta che tenne duro.

--Aprite, razza di cani idrofobi! grid Fit Debbeud. Ibrahim,  cos
che tu tradisci il padrone? Se riesco a pigliarti ti tenaglio le carni
in modo da non lasciartene un pezzo attorno le ossa. Apri, per Allh,
apri, animale schifoso.

Omar e Fathma invece di aprire si addossarono tutti e due contro la
barricata. Il primo pass una pistola alla seconda.

--Sta attenta, padrona, le disse rapidamente. Nel primo foro che si
apre introduci l'arma e spara.

--Apri, animalaccio ripigli Fit Debbeud con voce arrangolata. Sei
morto forse con quella donna da trivio? Ah! se fosse qui Notis!

S'ud un secondo colpo ancor pi terribile del primo; l'uscio
scricchiol sinistramente.

--Gettatemi gi la porta, comand lo sceicco. Voglio ben vedere dove
si sono nascosti questi due birbanti. Vivi o morti noi li avremo in
mano.

--Omar, mormor Fathma.

--Non tremare padrona, rispose il negro. Prepara la tua pistola e
lascia a me la cura di fugare questo branco di beduini.

--Ma se gettano gi la porta?... Dove fuggiremo noi?

--Prima di entrare dovranno chiedere il permesso alle mie pistole e al
mio _jatagan_. Sta attenta, Fathma!

I beduini si misero a battere furiosamente coi calci dei moschetti e
colle lancie, ma la porta grossa come era, non si scosse nemmeno. Omar
e Fathma gi si rallegravano di questo primo successo e stavano per
accorrere alle finestre onde chiudere le imposte, quando s'ud Fit
Debbeud vociare:

--Andate a prendere una scure! La faremo in mille pezzi!

--Siamo perduti, mormor involontariamente Omar che prov una stretta
al cuore. Fra cinque minuti i birbanti entreranno nella stanza.

--E allora?... chiese Fathma con ispavento. Cadr ancora nelle loro
mani? Omar!

--Armiamoci di coraggio, padrona, e difendiamoci strenuamente. Chiss,
forse potremo tener testa fino all'arrivo di Dad e dei suoi
battellieri.

--Credi che verr?

--S, Fathma, egli verr a liberarci. Ors, eccoli che ricominciamo
l'assalto. Sta attenta a scaricare la tua pistola e cerca, se 
possibile, di farmi andare a gambe levate qualcuno di questi beduini.
Forse riusciremo a fugarli.

La porta scricchiol sotto il primo colpo di scure e s'apr una lunga
fessura. Altri quattro colpi la ingrandirono e un fucile fu
introdotto.

--Indietro, Fathma! url Omar, spingendola bruscamente da un lato.

--Arrendetevi! intim una voce furiosa.

Il negro invece di rispondere afferr il fucile per la canna, lo
rialz, punt una delle sue pistole e fece fuoco. Un url accompagn
la detonazione, poi segu il rumor sordo di un corpo che cadeva a
terra.

--Ah! cani! voci Fit Debbeud. Mi assassinano la gente!

Omar scaric l'altra pistola; s'ud un secondo urlo e un secondo corpo
che cadeva, poi un allontanarsi precipitato di passi e alcune
fucilate, le cui palle si incastonarono nella porta. I beduini
scappavano gi per le scale gettando urla di rabbia.

--Evviva! esclam Omar, turando la fessura con alcuni guanciali. Sta
attenta Fathma!

In quell'istante s'udirono i rami del gran tamarindo che ombreggiava
l'abitazione, scuotersi furiosamente.

--La finestra, Fathma, la finestra! grid Omar.

L'_almea_ lo comprese. Si precipit verso la finestra e vi giunse nel
momento istesso che un beduino si aggrappava al davanzale cercando di
issarsi su. Egli allung una mano, l'afferr per un lembo del suo
_habbaras_, con una violenta strappata le fece perdere l'equilibrio e
s'avvent nella stanza come una tigre cercando di strapparsi dalla
cintura l'_jatagan_, ma era troppo tardi.

Fathma s'era gettata a testa bassa su di lui col pugnale d'Omar in
mano. Lo afferr per la gola e gli sprofond l'arma fino
all'impugnatura nel cuore, gettandolo esanime al suolo.

Era tempo. I beduini, aiutandosi gli uni cogli altri, stavano per
giungere alla finestra saltando come scimmie fra i rami dell'enorme
tamarindo.

Omar abbandon per un momento la porta ed accorse in aiuto di Fathma
che, strappato l'_jatagan_ al morto, cercava di respingere gli
assalitori. Con due colpi di scimitarra gett abbasso due beduini col
cranio spaccato, poi, malgrado le fucilate che gli sparavano contro
quelli che trovavansi sulla riva del fiume, chiuse e sprang le
imposte.

--Presto, Fathma, diss'egli. Va a chiudere l'altra finestra.

L'_almea_ ubbid, poi ritornarono tutti e due presso alla porta,
dinanzi alla quale si erano radunali Fit Debbeud e mezza dozzina dei
suoi, cercando di schiantarla a colpi di scure. Bast un colpo di
pistola per tornarli a fugare.

--L, cos va bene, padrona, disse Omar, ricaricando le pistole. Se a
quei birboni non salta in capo di giuocarci qualche tradimento, non
riusciranno a spuntarla.  gi una buona mezz'ora che Dad  fuggito,
quindi fra non molto sar qui.

--E credi tu, Omar, che riesciranno a sbaragliare gli assedianti?

--Lo spero, padrona. Dad ha quindici barcaiuoli, quindici sennaresi
di buona razza che non hanno paura di nulla. Essi prenderanno i
beduini alle spalle e li costringeranno a battere la ritirata se non
vorranno essere presi fra due fuochi.

--E se i beduini si barricano in casa?

--Se quel Fit Debbeud  tanto furbo, corriamo un gran pericolo. Ma ad
ogni modo noi fuggiremo, te l'assicuro, e prima che si svegli Notis. 
ubbriaco d'oppio e dormir un pezzo.

--E se lo trovano?...

--Il _wadgi_ ha promesso a Ibrahim di tenerlo nascosto e quell'uomo 
incapace di tradirci. Eppoi, quand'anche si svegliasse e venisse qui a
dirigere l'assedio lo dirigerebbe per pochi minuti. Il mio primo colpo
di pistola  destinato a lui.

--Zitto! esclam Fathma.

--Ol! grid Fit Debbeud al di fuori. Guardate il fiume! Guardate il
fiume per mille barbe del Profeta!

--Il fiume! mormor Omar.  Dad che arriva.

Il negro e l'_almea_ s'accostarono ad una delle finestre e pian piano
l'apersero guardando sulle rive del Bahr-el-Abiad.

La notte era oscura per le nubi che si accavallavano in cielo, ma si
vedeva a qualche distanza. Essi scorsero due lunghi canotti navigar
lentamente sul fiume, cercando di dirigersi verso la riva.

-- Dad coi suoi uomini, disse Omar all'orecchio di Fathma. Se
potesse approdare senz'essere scorto.

-- impossibile, mormor l'_almea_. Non vedi i beduini imboscati fra
le canne?

Omar si curv sul davanzale della finestra e guard fra i canneti.
Vide muoversi delle ombre, alzare e abbassare delle lunghe aste che
riconobbe essere dei fucili, poi sparire fra il fitto fogliame. Non
pot trattenere una bestemmia.

--Ah! cane di Debbeud! esclam. Impedir a loro di sbarcare.

--Noi che dobbiamo fare?

--Nulla per ora, stiamo a vedere come vanno le cose. Armiamoci le
pistole e teniamoci pronti a tutto, anche a tentare una sortita.

I due canotti erano giunti allora a un duecento metri dalla riva e
continuavano ad avanzare senza produrre il menomo rumore. Appena si
vedeva l'acqua spumeggiare sotto i remi che si tuffavano con estrema
prudenza.

--Ehi! grid in quel momento Fit Debbeud. Arranca a largo!...

I due canotti si arrestarono come indecisi, poi ripigliarono le mosse
con maggior rapidit. In mezzo ai canneti s'ud uno scricchiolio come
d'armi che vengono montate e uno scambiarsi di parole. Le cime delle
canne qua e l si mossero, poi un lampo rossastro ruppe l'oscurit
seguito da una fragorosa detonazione.

--Arranca! arranca! url una voce partita da uno dei canotti.

--Fuoco sui canotti! voci Fit Debbeud.

Sei o sette fucilate tuonarono fra le canne. Al chiaror della polvere
accesa furono visti i beduini tuffati fino alle anche nell'acqua e i
due canotti pieni di negri armati di fucili, ritti in piedi sui
banchi. In mezzo a quelli della prima barca Omar vide Dad colla
scimitarra nella dritta e un revolver nella sinistra.

--Dad!... Dad! grid egli con voce tonante.

--Chi mi chiama? domand il sennarese.

--Io, Omar!... Attento ai beduini che sono fra le canne!

--Per Allh!... Grazie Omar, tieni saldo che arrivo. Ol, ragazzi,
fuoco fra i canneti, tirate!

I due canotti s'infiammarono empiendosi di fumo e una tremenda scarica
tempest il luogo ove tenevasi nascosto il nemico. S'udirono grida,
bestemmie, lamenti, poi si videro delle ombre salire in furia la riva
e appiattarsi dietro ai tamarindi e alle palme.

Omar impugn le sue pistole.

--Fathma, disse rapidamente. Pigliamoli alle spalle. Li vedi?

--Li vedo tutti, rispose l'_almea_ tendendo la dritta armata di
pistola e mirando il beduino pi vicino, Fuoco. Omar!

Quattro colpi di pistola tennero dietro al comando; due degli
imboscati batterono l'aria colle mani e caddero pesantemente a terra.
I beduini, fuggirono a rompicollo verso l'abitazione e vi entrarono
nel momento istesso che i canotti approdavano.

--Avanti, Dad, avanti! url Omar.

I barcaiuoli posto piede a terra si slanciarono di corsa sulla riva
coi fucili in mano, ma vennero arrestati da un fuoco infernale che
usciva dalle finestre del primo piano. I beduini, barricatisi e
nascostisi dietro le imposte, sparavano a colpo sicuro coi moschetti e
colle pistole, urlando come anime dannate.

Due barcaiuoli caddero senza aver avuto nemmeno il tempo di scaricare
i loro fucili, ma gli altri si dispersero dietro ai tronchi degli
alberi e dietro i rialzi del terreno tirando contro le finestre,
crivellando le imposte e le pareti.

Dad alla testa di tre coraggiosi, sfidando il fuoco degli assediati
che andava acquistando una terribile precisione, si spinse fino sotto
alla finestra di Omar riparandosi dietro al gran tamarindo. I suoi
uomini si gettarono a terra scaricando le loro pistole sulle finestre
pi vicine.

--Getta una fune! grid il sennarese.

Lo schiavo di Abd-el-Kerim gett quella che aveva portato con s, ma
fu troncata da una palla di moschetto.

--Tuoni di Dio! esclam Dad. Tutto  contro di noi adunque? Puoi
scendere afferrandoti ai rami del tamarindo?

--E Fathma? grid Omar.

--Sei barricato?

--S e posso resistere coll'aiuto di Allh e del Profeta.

--Sii pronto a tutto. Ora mi vedrai all'opera.

Egli ritorn di corsa verso la riva coi tre uomini che l'avevano
accompagnato. I barcaiuoli ad un suo fischio si radunarono dietro a
una macchia di bauinie, poi uscirono di corsa avventandosi
furiosamente contro la porta.

--Avanti! avanti! aveva comandato Dad.

La porta assalita colle scuri, coi calci degli archibusi, coi remi, fu
scassinata non ostante le scariche tremende e incessanti degli
assediati.

I barcaiuoli impugnati gl'_jatagan_ irruppero nella abitazione andando
a cozzare contro una barricata dietro alla quale si erano riuniti in
fretta ed in furia i beduini con Fit Debbeud. Malgrado lo slancio
irresistibile furono ributtati e costretti ad uscire dalla stanza per
non cadere sotto il fuoco degli assaliti.

Altre due volte Dad diede il comando dell'attacco e ben altre due
volte furono respinti, ma al quarto la barricata fu sfondata. Beduini
e barcaiuoli, incontratisi fra i rottami si azzuffarono ferocemente
adoperando i coltelli, le pistole, i fucili e persino i denti,
assordandosi con urla tremende.

I beduini pi numerosi non cedevano per d'un passo e gi la peggio
volgeva pei barcaiuoli, quando sul pianerottolo della casa apparvero
Omar e Fathma colle pistole in pugno. Fit Debbeud e tre dei suoi
caddero sotto le loro palle. La morte dello sceicco decise la pugna.

Spaventati, presi dinanzi e alle spalle, i beduini perdettero la testa
e si diedero alla fuga per le stanze e precipitandosi dalle finestre
si salvarono nelle foreste del Bahr-el-Abiad.

Dieci minuti dopo Fathma, Omar, Dad e i suoi barcaiuoli abbandonavano
la villa e s'imbarcavano sui canotti, salendo la corrente del Nilo
Bianco.




CAPITOLO VI.--_La Dahabiad di Notis_.


Era la mezzanotte, quando i superstiti della spedizione e i liberati
mettevano piede sul ponte della _darnas_ ancorata nella piccola baia.
Dad dopo di aver fatto trasportare i feriti sotto il capannone di
poppa e adagiare sugli _angareb_, e d'aver invano pregato Fathma
perch si riposasse, comand di ultimare il pi presto possibile i
preparativi di partenza.

Pel momento non vi era pericolo, essendo certi che Notis, ubbriaco
d'oppio, dormiva ancora e che i beduini si erano smarriti nelle
foreste del Bahr-el-Abiad, ma poteva darsi che al mattino venisse
preparata in Quetna la caccia. Prima che questa si organizzasse,
premeva di essere assai lontani per potersi liberamente difendere
qualora assaliti.

I barcaiuoli al comando del loro _reis_ si misero febbrilmente al
lavoro. I canotti in un lampo furono issati sul ponte, le grandi vele
latine furono sciolte e orizzontate e l'ncora fu strappata dal fondo.
La _darnas_ abbandon la baia, guadagn il largo e sal rapidamente e
in silenzio la corrente del Nilo, sotto un vento fresco del nord-est.

Dud si mise in persona alla ribolla del timone per dirigere la nave
attraverso i numerosi banchi di sabbia e ai bassifondi di cui 
ingombro in quasi tutto il suo corso il Bahr-el-Abiad. Omar e Fathma,
fatte portare in coperta tutte le armi trovate nella stiva, trascinare
a poppa e caricare il piccolo cannone e mandati alcuni uomini sulle
cime degli alberi si affrettarono a raggiungerlo.

--Vedi nulla di sospetto? gli chiese Omar, guardando attentamente le
boscose rive del fiume e il villaggio di Quetna che cominciava a
sfumare fra le tenebre.

--Assolutamente nulla, rispose Dud. Mi pare che nessun pericolo ci
minacci, almeno per ora.

--Credi che verremo inseguiti, domand Fathma, ma senza manifestare
emozione alcuna.

Il sennarese parve indeciso.

--Non ho paura di Notis, gli disse Fathma sorridendo. Puoi parlare
liberamente.

--Temo che ci si dia la caccia, sorellina cara, rispose il _reis_.

--Ma abbiamo ucciso pi che mezzi beduini, e anche lo sceicco.

--Che monta? Quando si possiede del danaro nel Sudan si trovano sempre
dei soldati. Ti sembra che Notis ti amasse molto?

--Alla pazzia.

--Allora ci inseguir, ne son sicurissimo. Il maledetto si recher dal
_mudir_ (governatore) di Quetna, gli far brillare dinanzi agli occhi
un bel gruzzolo di talleri e gli porter via i dieci o dodici soldati
egiziani che formano la guarnigione del villaggio. Delle _darnas_ o
delle _dahabiad_ ve ne saranno sempre per imbarcarli.

--Corriamo un serio pericolo, adunque?

--Non quanto tu credi, Fathma. La mia _darnas_  una delle pi veloci
che solchino il Bahr-el-Abiad, e prima di domani avremo passato anche
il villaggio di Mahawir.

--E se ci raggiungono? chiese Omar.

--Finch avremo polvere e palle a bordo ci batteremo, poi sbarcheremo
sull'una o sull'altra riva e ci salveremo nelle boscaglie. Per, sono
persuaso che gli Egiziani non azzarderanno darci l'abbordaggio se noi
ci difendiamo gagliardamente. Quegli uomini del nord non hanno fama di
essere coraggiosi quanto noi sennaresi, disse con un certo orgoglio il
_reis_.

--Credi tu, Dad, che troveremo ancora Dhafar pasci accampato a
Gez-Hagiba?

--Non lo credo, Omar. Quando noi lasciammo l'isola, mi dissero che fra
qualche giorno sarebbe partito per Om-Qennak.

--E allora, dove ritroveremo Abd-el-Kerim? chiese Fathma con viva
emozione. Gran Dio! Se noi non lo ritrovassimo pi?

--Non metterti in capo simili idee, Fathma, rispose il _reis_. A
Gez-Hagiba io ho alcuni amici pescatori ed essi mi sapranno dire quale
via avr preso Dhafar pasci. Se si sar diretto al sud, noi saliremo
il Bahr-el-Abiad fino a Dum o meglio ancora fino a Hellet-ed-Danqla
e l noi troveremo i cammelli necessari per dirigerci a El-Obeid. Se
vuoi, io ti fornir di una scorta di uomini fidati che ti faranno
raggiungere Hicks pasci. Fra dieci o dodici giorni, ti assicuro che
vedrai l'arabo ed Elenka.

L'_almea_, nell'udire il nome della greca, fremette il volto le si
infiamm e strinse convulsamente le pugna.

--Ah! esclam ella con impeto selvaggio. Potessi alla fine trovarmi di
fronte a quella iena.

--Che le faresti?

--L'annienterei, la farei a brani, in modo da non lasciarle un pezzo
di carne attorno alle ossa.

--La odii immensamente adunque?

--Come un'araba pu odiare la sua rivale; come un'araba che fu
sferzata dalla sua rivale; come un'araba che fu resa infelice dalla
sua rivale. Puoi indovinare ora fino a qual punto io odio Elenka.

--Ol! grid in quel mentre un barcaiuolo. Guarda a prua!

Dad alz gli occhi e vide una gran barca che scendeva silenziosamente
la corrente, tenendovi vicina alla riva destra. Gli parve di
conoscerla.

--Se non m'inganno, diss'egli ai suoi compagni, quella _darnas_
appartiene al _reis_ Abu Scioqah mio amico. Sarebbe una bella
occasione per avere qualche notizia sugli avvenimenti che accadono
nell'alto Nilo.

--Che venga da Gez-Hagiba? chiese Omar.

--Potrebbe darsi.

--Interrogalo, disse Fathma. Potremo avere notizie di Dhafar pasci.

--Ol, Abu Scioqah! grid Dad facendo portavoce delle mani.

A prua della _darnas_ apparve un'ombra biancastra.

--Chi chiama? domand raucamente.

--Dad. Da dove venite?

--Ah! sei tu, amico! esclam quell'uomo con un tono di voce meno
brusco. Dove ti rechi? Se oltrepassi Woad-Scelai e l'isola di Gez apri
bene gli occhi.

--Perch? Vi sono degli egiziani?

--Altro che egiziani! La riva sinistra  occupata da una banda di
maledetti Ab-Rof. Ti bombarderanno per tre o quattro miglia.

--Hai veduto Dhafar pasci e la sua armata a Gez-Hagiba?

--Sono partiti da una settimana pei monti d'Arax-Kol, Buona fortuna,
Dad, e guardati dagli Ab Rof.

--Grazie, Abu Scioqah, sar prudente.

La _darnas_ di Abu scomparve poco dopo nelle tenebre.

Dad per ogni precauzione, spinse la sua sotto la riva destra.

--Avete capito, amici miei? chiese egli, dopo qualche istante di
silenzio.

--Ho udito, rispose Omar, ma noi passeremo anche sotto il naso degli
Ab-Rof. Per raggiungere Dhafar pasci bisogna che noi approdiamo a
Hellet-ed-Danqla.  l che noi sapremo qualche cosa di giusto.

-- quello che penso pur io. Ors, silenzio adesso e teniamo gli occhi
bene aperti e gli orecchi ben tesi. Non dimentichiamo che abbiamo
Notis a Quetna. Tu, Fathma, puoi andare a dormire che ne hai bisogno.

--Ho sempre paura che accada qualche disgrazia.

--Non succeder nulla, sorellina, eppoi, se veniamo inseguiti, ti
chiameremo. Va a coricarti nel casotto.

L'_almea_ ubbid e si sdraj su di un _angareb_ sotto la tettoia; Dad
e Omar si arrampicarono invece sugli alberi cogli occhi volti verso il
nord per vedere se le barche di Quetna li inseguivano.

La _darnas_, grazie al vento che si manteneva assai fresco, continu a
salire la corrente del Nilo cosparsa d'una moltitudine d'isole,
isolotti e bassifondi formanti una rete inestricabile di canali e
canaletti, fugando i coccodrilli e gli ippopotami che guazzavano
rumorosamente fra le acque.

Le rive del fiume erano sempre deserte. Da una parte e dall'altra non
si scorgevano che gigantesche e fitte foreste che venivano a curvarsi
nelle acque, qualche pezzo di terreno coltivato a _durah_ in mezzo al
quale andavano e venivano allegramente bande d'ippopotami affaccendati
a saccheggiarlo, e assai di rado qualche capanna, e quasi sempre
crollata o sfondata.

Alle due di notte sulla riva destra apparve il villaggio di Mahawir,
attruppamento di capanne coniche e sede di una popolazione di
barcaiuoli e pescatori la maggior parte dei quali si alleano agli
arabi Ab-Rf per esercitare la tratta degli schiavi a rubare ragazzi
in questa o quella borgata. Dad avrebbe voluto arrestarsi e
confondere la sua _darnas_ in mezzo a molte altre ancorate dinanzi al
molo, ma la paura di venire scoperto e forse preso fra due fuochi lo
decise a continuare il cammino.

Alle quattro, nel momento che l'alba cominciava a spuntare
all'orizzonte, giunsero all'estremit settentrionale di Gez-Hagiba,
isola assai allungata che divide il Bahr-el-Abiad in due grandi canali
navigabili.

Possiamo arrestarci, disse Dad a Omar. Abbiamo percorso gi un bel
tratto di via e sono persuaso che nessuno ci annoier pel rimanente
della notte. Domani, se sar possibile, chieder informazioni pi
precise sulla via presa da Dhafar pasci.

--Non temi adunque che il greco c'insegua?

--No, per ora. Del resto abbiamo su di lui un vantaggio di oltre
quarantacinque miglia.

In quel momento si ud in lontananza una scarica di fucili seguita da
un grand'urlo. Omar prese le mani di Dad stringendogliele
fortemente.

--Hai udito? gli chiese con vivacit.

--S, rispose il _reis_.

--Chi credi che siano?

--Non lo so.

--Che sia il greco?

--Non lo credo. Siamo distanti non troppe miglia da Mahawir e potrebbe
darsi che questa scarica sia stata sparata nel villaggio.

--Ma queste grida?...

--Hai ragione, mi parvero vicine. Forse saranno state emesse da
qualche banda di Ab-Rf. Adesso che ci penso, potrebbe trattarsi
dell'attacco di qualche carovana che costeggia il fiume. Tu sai gi
che siamo in un paese di ladroni.

Omar croll la testa. Una seconda scarica di fucili s'ud accompagnata
da grida selvagge. Fathma usc dalla tettoia correndo verso i due
negri.

--Che succede? chiese ella con voce visibilmente alterata. Siamo
inseguiti?...

--Non ispaventarti, sorellina, disse Dad colla maggior calma del
mondo. Tirano delle fucilate e nulla di pi.

--Non ho mai avuto paura, Dad, disse con fierezza l'_almea_. Se
corriamo un pericolo puoi parlare liberamente; non far altro che
prendere il fucile e battermi a fianco dei tuoi uomini.

--Lo so che le arabe sono intrepide.

--E dunque?

--Per ora non sappiamo nulla.

--Non ti pare prudente riprendere la navigazione?

--Se ci inseguono ci raggiungeranno lo stesso.  meglio rimanere qui
anzich correre: il rischio di venire assaliti nelle vicinanze di
Woad-Scelai. Gli abitanti del villaggio potrebbero moschettarci.

--Ohe! grid un sennarese dall'alto dell'albero di maestra.

--Guarda una _dahabiad_ che corre su noi!

--Per la barba di mio padre! esclam Dad, saltando verso poppa. Che
sia proprio il greco?

Si slanci sul cassero, seguito da Fathma, da Omar e da mezzo
equipaggio. A seicento passi da poppa essi scorsero una _dahabiad_
grandissima che saliva il fiume a vele e a remi. Sul ponte vi erano
parecchi uomini vestiti di bianco e armati di fucili colla baionetta
inastata.

Dad impallid leggermente e la sua destra corse all'impugnatura
dell'_jatagan_.

--Per Allh! mormor egli con ispavento. Chi sono essi?....

--Il greco! esclam Fathma.

--Lo vedi? chiese Omar.

--S, eccolo l a prua...  lui, Omar,  lui.

--Tuoni di Dio! Come si  svegliato?...

--Chi va l? grid una voce partita dalla _dahabiad_.

--Che nessuno risponda, comand Dad. Prendete i fucili e stendetevi
sul cassero. Tre uomini al cannone!

I barcaiuoli in men che si dica s'impadronirono dei fucili e si
sparpagliarono pel ponte e pel cassero nascondendosi dietro a tuttoci
che poteva offrire un riparo contro le palle del nemico. Tre di loro,
i pi abili e i pi coraggiosi si gettarono sul cannoncino che fu
puntato sulla _dahabiad_; la miccia venne accesa.

--Calma e coraggio, disse Dad. Tu, Omar, rimarrai al mio fianco
pronto a comandare l'abbordaggio se il nemico arriva fino a noi, e tu,
Fathma, ritirati sotto la tettoia. Per prenderti bisogna che passino
sui nostri corpi.

L'_almea_ si rizz fieramente con gli occhi accesi.

--Io qui rimango, diss'ella. Voi vi battete per me e io mi batter per
voi.

--Ma la pugna sar forse tremenda. Vi saranno dei cadaveri e del
sangue.

--E credi tu che la _Favorita del Mahdi_ abbia paura del sangue? Ho
assistito senza tremare al massacro degli 8000 egiziani di Yussif a
Kadir e meno tremer oggi che abbiamo a massacrare un pugno d'uomini.

Strapp un fucile dalle mani di un barcaiuolo e and ad appostarsi
dietro a una cassa, gridando:

--Tutti a posto di combattimento. Attenti al comando!

--Brava, Fathma! grid Dad entusiasmato. Noi ci batteremo al tuo
fianco.

--Chi va l! chiese la voce di poco prima.

--Fathma! rispose l'_almea_ senza esitare. Chi mi vuole si faccia
avanti!

S'ud un urlo di gioia feroce alzarsi sulla _dahabiad_. Dad e Omar si
inginocchiarono ai fianchi dell'_almea_ armando rapidamente i
moschetti.

--Attenzione! grid il _reis_.

La _dahabiad_ di Notis era giunta allora a cinquecento passi di
distanza e continuava ad avanzare a vela e a remi con gran furia. Una
ventina di soldati egiziani invasero il ponte affollandosi sulla
murata di prua e puntando i loro _remington_.

--Vedete quell'uomo che  ritto a prua? chiese Fathma alzando il
moschetto verso di lui.

--S, dissero Omar e Dad.  Notis.

--Ebbene, il primo colpo  destinato a lui. Che il Profeta mi punisca
se io non l'abbatto.

--Fuoco! grid in quell'istante una voce.

Si videro i soldati egiziani abbassare un dopo l'altro i _remington_
in direzione della _darnas_. Un gran lampo ruppe le tenebre seguito da
numerose detonazioni e dal crepito di legno che fendevasi sotto la
tempesta di palle. Un barcaiuolo che trovavasi a cavalcioni della
murata di poppa occupato a caricar il suo moschetto, precipit nel
fiume.

--Fermi tutti! url Dad, vedendo che alcuni uomini correvano alle
murate per cercar di pescare il compagno.  uomo morto. A te, Fathma!

L'_almea_ balz in piedi come una tigre, colla carabina in mano,
slanciandosi a poppa.

S'ud una bestemmia alzarsi sulla _dahabiad_ egiziana e fu visto un
uomo aggrapparsi a una corda e sollevarsi sulla prua.

--Ira di Dio,  lei! esclam quell'uomo.

--Sono io, Notis! gli grid Fathma con inesprimibile accento d'odio.
Guardati che ti ammazzo!

Ella punt verso di lui la carabina. Il greco cerc di scendere, ma
s'avvide che non era pi in tempo.

--Uccidetela! Uccidetela! url egli con voce spaventata.

Alcuni egiziani tirarono su Fathma, ma senza colpirla.

Ella premette il grilletto e Notis capitombol sul ponte del suo
legno, bestemmiando Dio e gli uomini e dibattendosi disperatamente in
un lago di sangue.

--Sono vendicata! grid Fathma. Fuoco sulla _dahabiad_. Dad! Fuoco!

La _darnas_ s'emp di fumo. I sennaresi s'alzavano dietro ai ripari
scaricando le loro carabine. Gli egiziani che si erano radunati
attorno al caduto, andarono sotto sopra, salvandosi dietro alle casse
e ai barili, sparando a casaccio le loro pistole. Il cannone cominci
a tuonare schiantando l'albero di maestra che cadde con un gran
fracasso sul ponte coprendolo per intero coll'immensa sua vela.

--Bravi, cos, fuoco sull'altro albero! url Dad. Ammazzatemi quelle
canaglie spaventate, fracassatemi il timone, che vadano a sfasciarsi
su qualche isolotto. Fuoco, perdio, fuoco nutrito! Evviva Fathma!

L'albero di trinchetto precipit come l'albero maestro, rompendosi in
due pezzi. Una confusione indescrivibile non tard a succedere sul
ponte della _dahabiad_ che incominciava a indietreggiare, minacciando
di arenarsi sulle isole sabbiose. Si comandava, si gridava, si
bestemmiava, si sparava e gli uomini cadevano a due a tre alla volta.
Parecchi feriti urlavano di gi sul ponte, contorcendosi fra i rivi di
sangue, sepolti fra i rottami dell'attrezzatura e sotto le vele.

I sennaresi, visto che i nemici non erano pi in grado di rispondere,
erano saltati fuori dai nascondigli e bersagliavano con una precisione
terribile tutti quelli che commettevano l'imprudenza di mostrarsi. Tre
o quattro di loro si erano messi al cannone e avventavano tremende
scariche di mitraglia che spazzavano da un capo all'altro la barca
nemica aprendo larghe fessure nei madieri e schiantando le murate.

Per dieci minuti gli egiziani si lasciarono moschettare perdendo
parecchi di loro, ma a poco a poco la calma si ristabil a bordo della
_dahabiad_. Improvvisata a prua una barricata coi rottami degli alberi
e colle casse e le botti, cominciarono ad avanzare a forza di remi
rispondendo gagliardamente al fuoco dei sennaresi, mostrando l'idea di
venire ad un abbordaggio e quindi ad un combattimento a corpo a corpo.

--Ah! razza di cani! esclam Dad, afferrando una scure. Avete del
sangue nelle vene! Ol, attenti ad ammazzare il primo che d
l'abbordaggio. Se arrivano sul ponte noi siamo perduti.

--Tutti a poppa! grid Fathma che caricava e scaricava la sua carabina
tenendosi ritta in mezzo al cassero. Attenti all'urto! Al cannone, al
cannone!

Fra i due legni s'impegn una terribile pugna. I sennaresi, che
avevano tutto da temere dall'abbordaggio degli egiziani, superiori
assai di numero, si precipitarono come un sol uomo a poppa aprendo un
foco infernale coi fucili e colle pistole. Il cannone manovrato da
Omar ricominci a tuonare a mitraglia, sconquassando la barricata
degli egiziani.

Con tutto ci la _dahabiad_ procedeva sempre a balzelloni, urtando
spesso contro le isole sabbiose. Spinta innanzi con tutta velocit,
and finalmente a cozzare furiosamente colla prua contro la poppa
della _darnas_.

S'ud uno scriscio formidabile che fu subito coperto dalle detonazioni
delle armi da fuoco e dalle grida dei combattenti. Gli egiziani
incoraggiati dalla voce del loro _reis_, cercarono di salire sul ponte
della _darnas_, ma si trovarono dinanzi i sennaresi con a capo Omar,
Dad e Fathma. I primi che salirono caddero sotto le loro scuri e i
loro _jatagan_; gli altri dopo di aver tentato di resistere a colpi di
baionetta, si ripiegarono in massa a poppa, dove pi di un terzo
caddero sotto una scarica di mitraglia sparata a bruciapelo.

Il ponte si copr di cadaveri e di feriti. La _dahabiad_ abbandonata a
s stessa, senza alberi, senza remi, col timone fracassato e la prua
tutta sconquassata e sdruscita, si sband sul tribordo crepitando e si
allontan rasentando gl'isolotti e solcando i bassi fondi ingombri di
piante acquatiche.

Per qualche tratto fu visto arrestarsi or qua e or l vibrando di
bordo, poi sparve da una svolta del fiume. S'udirono ancora in
lontananza grida, comandi, bestemmie, gemiti, detonazioni, poi il
silenzio torn, rotto appena appena dal gorgoglo della corrente che
si rompeva sulle sabbie dei banchi.




CAPITOLO VII.--Gl'insorti.


Respinti gli egiziani, medicati in furia i feriti che fortunatamente
non oltrepassavano la mezza decina e riparati alla meglio i danni
sofferti dalla _darnas_, Dad radun attorno a s i suoi uomini per
consigliarsi su quello che dovevasi fare. Quantunque avessero la
sicurezza che Notis era morto o almeno gravemente ferito e che la
_dahabiad_ fosse stata ridotta in uno stato deplorevole, avevano paura
che i superstiti riuscissero a guadagnare il villaggio di Mahawir e
che l organizzassero una seconda e assai pi forte spedizione. Questa
supposizione decise i sennaresi a sciogliere le vele e rimmettersi
prestamente in viaggio prima che capitassero altri malanni anzi alcuni
proposero di cacciarsi nel braccio sinistro del fiume onde evitare di
passare dinanzi al villaggio di Woad-Scelai che trovasi sulla riva del
braccio destro, proposta che fu dal _reis_ accettata.

Alle quattro del mattino la _darnas_ lasciava l'ancoraggio,
inoltrandosi nel canale formato dall'isola di Gez-Hagiba, qua e l
cosparso di banchi sabbiosi e di isolette boscose sulle quali
russavano fragorosamente bande d'enormi ippopotami e sonnecchiavano
mostruosi coccodrilli. I barcaiuoli per meglio dirigere la navicella,
diedero mano ai remi, misurando la battuta con un canto monotono che
il _reis_ di quando in quando intonava.

Erano pochi minuti che navigavano, quando in lontananza si udirono
fragorose scariche di fucili e urla indescrivibili che andavano man
mano crescendo d'intensit. Dad, Omar e Fathma che si trovavano a
prua segnalando i bassi fondi, furono presti ad accorrer a poppa per
vedere di che si trattava. In sulle prime non distinsero nulla, ma
poco dopo, ad un miglio di distanza, videro alzarsi al disopra degli
alberi una grossa nube di fumo biancastro.

--Oh! fe' Dad, crollando la testa. Quello l  fumo di fucilate. Cosa
mai succede laggi? Che accada un combattimento?

--Pare di s, disse Fathma. Odi queste grida? Se non m'inganno sono
grida di guerra.

--Forse sono due trib che si scannano, osserv Omar. La guerra dura
eterna in questi luoghi.

--Per Allh! esclam Dad battendosi la fronte. Attaccano la
_dahabiad_ degli egiziani. Deve essersi arenata su qualche isolotto a
un miglia di qui, ne sono sicurissimo, poich non potevano pi
dirigerla.

Amici miei, la fortuna c' ancora una volta propizia.

--Ma chi vuoi che attacchi dei soldati egiziani?

--Gl'insorti, Omar, i guerrieri di Mohamed Ahmed. Non hai udito un'ora
fa, prima che venissero assaliti, una scarica di fucili? Erano i
ribelli che pigliavano a moschettate la _dahabiad_.

--Vuoi che gl'insorti si sieno spinti di gi fino al Bahr-el-Abiad?

--E perch no? Da El-Obeid al Nilo non vi corre una grande distanza.
Eppoi, tutto il paese  insorto e le popolazioni si mettono in
campagna da un'ora all'altra.

--Non vi sono inglesi adunque da queste parti? chiese Fathma.

--S, ho udito dire che il colonnello Coetlegan, con un corpo
ragguardevole di egiziani, si aggira sulle rive del Nilo, passando or
qua e or l per tenere lontani i ribelli, ma non pu essere
dappertutto. Vi dico io che i guerrieri del Mahdi attaccano la
_dahabiad_.

--Allora corriamo pericolo anche noi di essere assaliti.

--S, se non ci spicciamo a salire il fiume. Per fortuna la darnas 
abbastanza solida per affrontare delle fucilate e siamo ancora in buon
numero per rispondere all'attacco.

--Zitto, state a udire, disse Fathma.

Ognuno zitt e tese gli orecchi. Le scariche di fucili cessarono tutto
d'un tratto e cos pure le grida di guerra degli insorti, ma un
momento dopo nuove urla echeggiarono per l'aria, ed erano disperate,
strazianti, come di persone che vengono assassinate. Dad
involontariamente rabbrivid.

--Gli hanno scannati! mormor egli con ispavento.

Un sorriso sinistro incresp le labbra di Fathma.

--La vendetta  completa, diss'ella freddamente. Se Notis non era
morto, ora lo . Il Profeta ha esaudito i miei voti.

--L'odiavi ben terribilmente, Fathma.

--L'odiavo a morte, Dad. Or che lui  morto non mi resta che Elenka
da combattere, e per quanto sia feroce e forte, io la infranger. Si
tratta di sapere ora dove Dhafar pasci l'avr condotta.

--Noi lo capiremo, padrona, disse Omar, e fra non molto. Il campo
egiziano, quando io disertai, era situato a sei o sette miglia da qui.
 probabile che noi abbiamo a trovare qualche arabo che ne sappia
qualche cosa.

--E se non lo trovassimo?

--Scenderemo fino all'isola di Tura-el-Chadra, giacch abbiamo preso
questo braccio del fiume, e andremo a Keranek dove mi si disse che si
aveva accampato Hicks pasci. Andiamo, Dad, di' ai tuoi uomini di
allungare la battuta, prima che gl'insorti abbiano a raggiungerci. In
questi luoghi spira vento poco buono per noi.

--Hai ragione, Omar, rispose il reis.

Emise un grido gutturale e inton a mezza voce la seguente strofa:

Quando la donna bianca cammina, la terra toccata da' suoi piedi mette
odor di muschio.

I barcaiuoli subito dopo allungarono la battuta dei remi, raddoppiando
la forza e rispondendo festevolmente:

--_Elissa!_

La _darnas_ sotto quei vigorosi colpi acceler la corsa, fendendo
rumorosamente l'acqua coll'affilata prua e lacerando le grandi distese
di piante di loto che formavano inestricabili reti fra i banchi
subacquei.

Cominciava allora ad albeggiare all'oriente e permetteva ai naviganti
di osservare le due rive della gran fiumana, magnifiche s, ma affatto
deserte. Non un villaggio, non un _tugul_, non una _zeribak_, ma
invece grandi e pittoresche foreste che si curvavano sulla corrente e
ai loro piedi, immerse in parte nell'acqua, grandi piantagioni di
papiri, i famosi _papyrus_ degli antichi, piante alte dai due ai tre
metri, grosse come un braccio d'uomo, ristrette superiormente e
terminate da un ombrello amplissimo, elegante, formato da otto larghe
foglie spadiformi ornate di bellissimi fiori bianchi. Gli egiziani,
cui danno il nome di _berb_, se ne servivano anticamente per
fabbricare la carta da scrivere colle lamine della corteccia,
intrecciando il fusto in forma di tessuto, facevano vasi superbi colle
lunghe e striscianti radici, costruivano barche che incatramavano e,
secondo Plinio, ricavavano persino vestimenta e vele colla corteccia
interna tessuta.

Di quando in quando dalle foreste uscivano svolazzando rapidamente
bellissime ibis religiose, uccelli grossi come polli, colle penne
bianchissime ma orlate di nero alle estremit delle ali ed al collo,
muniti di lunghissimi becchi ricurvi di cui se ne servono per pescare
i molluschi o i vermi delle rive del Nilo. Talvolta invece uscivano
bande di pellicani grossissimi, con brevi gambe, forti ali, coda
rotonda becco enorme la cui mandibola inferiore ha la figura di due
branche e che sostiene una specie di sacco formato da una membrana
sottile, nuda, che serve a loro di deposito per collocarvi il pesce
pigliato. Ve n'erano delle centinaia sui banchi, di questi uccelli,
occupati a spennacchiarsi e facendo un baccano del diavolo.

Per tutto il d la _darnas_ continu a navigare costeggiando ora le
due grandi isole che dividono il fiume in due bracci distinti, il vero
Bahr-el-Abiad e il Ch-el-Ale, sperando sempre di scorgere qualche
posto di egiziani dell'esercito di Dhafar pasci, ma senza nulla
trovare.

Verso le sei della sera, con buon vento giunse nelle vicinanze della
costa meridionale dell'isola Tura-el-Chadra, all'est della quale sorge
il villaggio di Dum. Fathma avrebbe voluto scendere a terra per
vedere se potevasi trovare qualche barcaiuolo o qualche contadino e
interrogarlo sulla direzione presa da Dhafar, ma Omar, che temeva e
non a torto, che nelle vicinanze accampasse qualche banda d'insorti,
credette bene di opporsi e di tirare innanzi.

La notte non tard a scendere con quella rapidit che  propria nelle
regioni equatoriali, avvolgendo in un nero manto le boscose rive dalla
fiumana. Dad, che non si sentiva del tutto tranquillo, fece spiegare
tutta la tela che era a bordo per non essere raggiunto da qualche
canotto di insorti che poteva tenersi celato fra i papiri o le canne e
si mise in persona alla ribolla del timone dopo di aver fatto caricare
il cannone e portare armi e munizioni in coperta.

Erano le dieci di sera. La luna si alzava scialba scialba dietro le
montagne di Arax-Kol, i cui picchi aguzzi apparivano al disopra delle
foreste e un venticello fresco fresco corrugava la placida superficie
delle acque e piegava con lieve mormoro le canne e le grandi foglie
dei papiri.

Sulle rive del fiume ruggivano, ridevano o urlavano leoni, jene e
sciacalli che si dissetavano e in mezzo alla corrente scherzavano
giganteschi coccodrilli spruzzando la _darnas_ colle possenti loro
code. D'improvviso in distanza echeggi un gran grido rauco,
selvaggio, ma umano. Si avrebbe detto un segnale, un richiamo, un
grido d'allarme.

Dad e i barcaiuoli appena uditolo si erano tutti alzati scrutando
attentamente le rive del fiume. Presentivano istintivamente che
qualche pericolo li minacciava.

Passarono sei o sette minuti, poi quel grido torn a ripetersi, pi
vicino, pi forte, pi vibrante facendo cessare d'un subito il
concerto orribile delle belve attruppate sulla riva. Il _reis_ si
affrett a portarsi a prua dove s'incontr con Omar che stava armando
la sua carabina.

--Hai udito? chiese il sennarese a bassa voce.

--Perfettamente. Dad, rispose il negro.

--Che ne dici?

--Che quel grido fu un segnale.

--Degli insorti?

--Ho tutte le ragioni per crederlo mandato da qualche sentinella degli
insorti. Stiamo attenti, Dad che possiamo venire attaccati.

--Se ritornassimo?

--Gl'insorti ci attaccheranno egualmente, ne sono sicuro. Tiriamo
invece innanzi pi rapidamente che ci  possibile, Se possiamo
giungere all'estremit sud dell'isola potremo salvarci a Keranek che
non dista che poche miglia dalla riva sinistra del fiume e una
volta...

--Taci! disse improvvisamente il _reis_. Odi?

Omar tese l'orecchio. Sulla riva sinistra si udiva il cigolo monotono
ed insieme lamentevole che fanno le ruote dei mulini girando sui
consunti perni ed un muggito di buoi. Quasi subito, ad una svolta del
fiume, apparvero tre o quattro ruote gigantesche in movimento.

--Vi sono delle _zacchie_, disse Omar. Allora vi sono dei guardiani.

Infatti erano quattro _zacchie_ che inaffiavano dei campi di _durah_.
Queste _zacchie_, che sono numerosissime sulle rive del Nilo,
consistono in una ruota perpendicolare alla quale sono attaccati con
corde moltissimi vasi di terra. Ogni ruota comunica con un'altra
orizzontale fornita di un grosso perno mosso dalla forza di due tori
che girano scambievolmente d e notte su di un impalcato di legno
cosparso di terra. Gli Egiziani e i Sennaresi amano molto il cigolo
di queste ruote, prodotto artificiosamente con un miscuglio di grasso
e di carbone pesto e apprezzano le _zacchie_ che cigolano forte poich
tengono sveglio il ragazzo che vigila sui tori, quindi queste non si
fermano, e allontanano gl'ippopotami che potrebbero ucciderli. Hanno
anche premura che il cigolo continui sempre poich credono che se
cessasse, cesserebbe pure la vita del proprietario.

La presenza di quelle _zacchie_ che continuavano a girare cominciava a
rianimare i barcaiuoli, i quali supponevano che il grido udito fosse
stato mandato da uno dei guardiani. Omar gi stava per chiamare uno di
quegli uomini per chiedere che significasse quel segnale, quando un
urlo prolungato, straziante, ruppe il silenzio che regnava sul fiume.
Qualche cosa di grande e di nero cadde nell'acqua sollevandola a
grande altezza. Quasi subito si videro i coccodrilli nuotare in furia
verso la riva sinistra e li udirono chiudere le grandi mascelle con un
rumore analogo a quello che fa un cassone chiudendosi.

--Oh! fe' Omar che cadeva di sorpresa in sorpresa. Che diavolo
succede?

Un altro grido scoppi poco dopo seguito da un altro tonfo. Altri
coccodrilli che sonnecchiavano sui banchi di sabbia, si slanciarono in
acqua nuotando verso le _zacchie_. Tutti i barcaiuoli, ansiosi e un
po' sgomentati, si precipitarono a tribordo coi fucili in mano,
cercando di indovinare ci che succedeva sulla riva sinistra.

--Che succede? chiese una voce calma dietro a Omar.

--Ah! sei tu padrona? disse lo schiavo riconoscendo Fathma.

--S, che significano queste grida e questi tonfi?

Omar in poche parole la mise al corrente dell'accaduto, esponendo i
suoi timori sulla probabile vicinanza degli insorti.

--Credi tu che queste grida provengano dai guardiani delle _zacchie_?
domand l'_almea_ quando egli ebbe finito.

--S e temo che quei corpi gettati nel fiume e che i coccodrilli
stanno disputandosi, non siano altro che quelli dei poveri diavoli
assassinati.

--Allora corriamo un serio pericolo.

--Sicuro, padrona, ed  per questo che non sappiamo se avanzare o dare
indietro, disse Dad. Che faresti tu?

--Andrei innanzi, rispose Fathma senza esitare. Non ho paura dei
ribelli.

--E cos sia; sforzeremo il passo.

Non aveva ancora finito l'ultima parola che un baccano spaventevole
scoppi sulla riva sinistra. Era un misto di urla, di fischi, di
abbaiamenti, la pi spaventevole cacofonia insomma, che mai abbia
ferito l'orecchio umano. Sei o sette fuochi s'accesero comunicandosi
alle _zacchie_ che in un batter d'occhio furono in preda alle fiamme e
al chiarore rossastro di quegli incendi furono visti grossi
attruppamenti di negri imboscati fra le piante di _durah_ e fra i
papiri.

--Attenzione! grid Dad, balzando indietro.

Una scarica formidabile part dalla riva seguita da urla ancora pi
formidabili; una grandine di palle cadde sibilando sulla _darnas_
forando le vele, recidendo le corde, colpendo coloro che non avevano
avuto il tempo di ripararsi dietro la bordatura.

--Fuoco! tuon la voce di Fathma.

La _darnas_ s'infiamm come un cratere. Al crepitar della fucilata si
unisce il rimbombo del cannone che tira a mitraglia contro le ardenti
_zacchie_ e contro gl'insorti che le circondano. S'odono urla di
dolore, bestemmie, comandi precipitati, tonfi di uomini che colpiti a
morte cadono nel fiume. I coccodrilli si gettano confusamente verso la
riva presso la quale galleggiano numerosi torsi d'ebano gi resi
immobili od ancora in preda a spaventevoli convulsioni.

--Ai remi, ai remi, grida Dad.

Alcuni barcaiuoli, sfidando il fuoco degli insorti che cresceva
terribilmente, si slanciarono ai remi, ma caddero a mezzo ponte. La
_darnas_, abbandonata a s stessa per la morte del timoniere, gir di
bordo e and ad arenarsi colla prua contro un isolotto. L'urto che
accadde fu cos violento che gli alberi si spezzarono cadendo colle
immense loro vele. Due barcaiuoli rotolarono sul ponte colle teste
sfracellate.

Sulla _darnas_ regn in breve la confusione. I barcaiuoli, perduto il
loro sangue freddo, si slanciarono a poppa coll'intenzione forse di
abbandonare la barca e salvarsi sulla riva opposta, ma il fiume era
pieno di coccodrilli venuti da tutte le parti per prendere parte a
quell'orgia di carne umana, di pi la fucilata dei ribelli continuava
terribile, lacerando l'aria per ogni dove.

--Mille saette, tutti a prua! url Dad. Tutti a prua, cani di
barcaiuoli!

--A prua! a prua! ripet Fathma, che rispondeva bravamente al fuoco
del nemico.

I barcaiuoli compresero il pericolo e ritornarono dietro la bordatura
di prua, riparandosi meglio che era possibile. Era tempo.

Gl'insorti, vista la _darnas_ arenata, si erano gettati tutti in acqua
fugando i coccodrilli a colpi di lancia e si arrampicavano a dozzine
sui banchi sabbiosi portando seco enormi travi colle quali speravano
di sfondarla. La fucilata, interrotta, ricominci ancora pi
furiosamente, serrata, implacabile, mortale.

La mitraglia fischiava sollevando le acque, scarnando orrendamente
coloro che venivano tocchi dai proiettili; il sangue correva a
torrenti e arrossava le onde del Nilo. Le canne dei fucili scottavano:
erano ardenti.

I ribelli arrivano a decine, a dozzine, a ventine, a trentine,
agitando freneticamente le scimitarre, le lance, le mazze, i fucili,
sfidando imperterriti il fuoco infernale della _darnas_ e cercando di
arrampicarsi sul bordo urlando a chi pi pu. I barcaiuoli, ai quali
l'imminenza del pericolo infondeva un disperato coraggio, si
difendevano strenuamente coi fucili, colle pistole, cogl'_jatagan_,
colle scimitarre, colle scuri e persino coi remi, martellando,
puntando, forando, schiacciando, tagliando in piena carne. Dad, Omar
e l'intrepida Fathma colle scimitarre in pugno troncavano tutte le
mani che cercavano di aggrapparsi al bordo della _darnas_ e spaccavano
orribilmente le teste che s'alzavano verso di essi.

Era una carneficina, uno spaventevole massacro che la luce rossastra
delle _zacchie_ in fiamme rendeva ancor pi orribile. I barcaiuoli,
anneriti dalla polvere, madidi di sudore e di sangue che colava dalle
ferite, non potevano pi far fronte a quell'onda di ribelli che
ingrossava ad ogni istante e che si precipitava ciecamente all'assalto
mugolando come una banda di tigri. Gi pi che mezzi sfiniti, esangui,
avevano abbandonato il posto ed erano caduti sul ponte rantolando,
quando un cozzo formidabile avvenne a prua.

La _darnas_, spinta all'indietro da una forza irresistibile, lasci il
banco e torn a galleggiare, indietreggiando. Una trave avventata da
quindici o venti uomini uniti, l'aveva percossa sotto la ruota di prua
schiantando due o tre madieri; tutti i barcaiuoli, perduto
l'equilibrio, caddero sul ponte fra le urla indescrivibili dei negri
che non ardivano gettarsi in acqua ove nuotavano sempre numerosissimi
coccodrilli occupati a rimpinzarsi della carne dei cadaveri.

Quando si rialzarono per accorrere ai remi un grid d'angoscia sfugg
da tutti i petti. La _darnas_, spezzata a prua dalla spaventevole
botta, imbarcava enormi getti d'acqua, affondando rapidamente!




CAPITOLO VIII.--La zattera.


La situazione era disperata, spaventevole: s'avvicinava una tremenda
catastrofe. La _darnas_, colla prua sfondata, il timone schiantato,
senz'alberi, senza vele, andava disordinatamente alla deriva virando
da babordo a tribordo sotto il fuoco infernale degli insorti, che
vista la preda sfuggire, urlavano furiosamente. L'acqua entrava a gran
flotti dalla falla, fischiando fortemente e invadeva a poco a poco il
ponte sul quale cercavano di issarsi a colpi di coda mostruosi
coccodrilli colle mascelle spalancate.

Per alcuni momenti a bordo della _darnas_ regn una confusione
indescrivibile. I barcaiuoli, ridotti a soli sette, pi o meno feriti,
pazzi dal terrore, si erano rifugiati a poppa invocando disperatamente
Allh e Mohamed, aggrappandosi ai rottami delle antenne e degli
alberi, sordi alle minacce e alle preghiere di Fathma, di Omar e di
Dad che avevano conservato il loro sangue freddo anche in terribile
frangente. La paura per di cadere nelle mani degli insorti che
seguivano la _darnas_ saltando d'isolotto in isolotto; la paura di
trovarsi nell'acqua fra la banda dei coccodrilli che non avrebbe
mancato di gettarsi su di loro e le percosse e le minaccie dei loro
capi, li decisero di ritornare a prua per cercare di arrestar l'acqua
che non ristavasi dall'entrare.

Ognuno si mun del primo mastello che trov sotto mano e si mise a
vuotare il liquido elemento che erasi alzato di gi d'un mezzo piede.
Dad, a rischio di ricevere una dozzina di palle, sal sul tetto della
_rekuba_ che formava il cassero della _darnas_ vi prese un barile e lo
incastr fortemente nella spaccatura della prua. L'affondamento si
arrest.

--Bene! esclam il bravo _reis_. Ai remi, Omar ai remi colla tua
padrona! Bisogna guadagnare a qualsiasi costo la riva opposta. Su, voi
altri, vuotate per la barba di mio padre! Vuotate tutti, vuotate!

Omar e Fathma si slanciarono ai remi, l'uno a babordo e l'altra a
tribordo e si misero ad arrancare con tutte le loro forze
allontanandosi lentamente dalle isole e isolette sulle quali
vociferavano e sparavano gl'insorti, ingrossati di numero.

Mezzo fiume era stato di gi attraversato quando avvenne un urto. La
poppa si drizz su di un banco subaqueo incagliandosi profondamente
nelle sabbie o nel fango, e la prua, abbassatasi per l'inclinazione
affond. S'ud un urlo terribile emesso da sei o sette voci. I
barcaiuoli, perduto l'equilibrio, capitombolavano con Dad nella
corrente, andando a ridosso della banda dei coccodrilli.

Fathma e Omar, abbandonati i remi, si slanciarono verso prua in
soccorso dei loro disgraziati compagni, ma era troppo tardi. I
coccodrilli, spalancate le enormi mascelle, si erano di gi gettati
sulla preda insperata e cominciavano il banchetto. Per tre o quattro
minuti si videro i sennaresi lottare disperatamente gettando urla
strazianti, poi scomparvero fra le onde insanguinate. Alla superficie
dell'acqua non risalirono che pochi brandelli di carne ancora
palpitante, qualche membro smozzato e qualche testa frantumata che la
corrente portava attraverso le scogliere e le galleggianti foglio del
loto sacro.

Fathma e Omar, inorriditi dallo spaventevole dramma svoltosi l per l
sotto i loro occhi, si erano arrestati a mezzo ponte, tenendosi
fortemente per la mano, girando gli sguardi smarriti sul fiume rosso
di sangue in mezzo al quale nuotavano ancora i coccodrilli
disputandosi furiosamente gli ultimi avanzi degli sventurati.

Un rauco singhiozzo lacer la gola del povero negro.

--Dad!... Dad!... esclam egli con voce rotta.

Vi risposero le urla dei ribelli e le detonazioni delle loro armi da
fuoco. Alcune palle fischiarono ai suoi orecchi conficcandosi
profondamente sul ponte inclinato della _darnas_ che continuava
affondare.

--Dad!... Dad!... ripet il negro.

Egli cerc di liberarsi dalla mano di Fathma per spingersi sulla prua.

L'_almea_ invece lo trasse violentemente a s.

--A poppa! a poppa! grid ella. Affondiamo!

Infatti la prua si tuffava. La _darnas_ s'inclin con uno scricchiolo
sinistro, fremette, ondeggi, poi spezzossi a met con gran fracasso.
La poppa si rialz piegandosi su di un fianco e disarticolando la
_rekuba_ il cui tetto in gran parte si sfond.

I due superstiti non pensarono pi che alla propria salvezza,
Aggrappandosi ai tronchi delle antenne e alle gomene che ancora
pendevano dalle murate, aiutandosi l'un l'altro, sotto il fuoco dei
ribelli che non cessava un sol minuto, guadagnarono il rottame
fortemente incagliato, cacciandosi lentamente sotto la _rekuba_
semi-sventrata.

I ribelli, che non lasciavano le isole, salutarono la loro scomparsa
con una grandinata di lance affatto innocua.

--Coraggio Omar, disse Fathma che tremava malgrado il suo
straordinario sangue freddo. Abbiamo assoluto bisogno di essere forti
per lottare contro l'avversit che ci perseguita. Si direbbe che il
Profeta congiura contro di noi e che protegge la rivale. Dimmi, che
faremo ora, che non abbiamo pi i mezzi per tirare innanzi e che i
ribelli ci assediano?

--L'ignoro, padrona, balbett il negro. Temo che per noi la sia
finita.

--No, finita! esclam Fathma con veemenza. Sono ancora troppo forte
per arrendermi.

--Ma che volete fare? Non sappiamo pi su di chi contare ora che tutti
sono stati divorati. Ho dei terribili presentimenti che mi fanno
perdere quel po' di coraggio che ancora mi resta.

--Se tu hai dei presentimenti devi scacciarli, Omar. Qui abbiamo
bisogno di risolutezza, forza e coraggio per uscire da questa
pericolosa situazione. Ors, fatti animo, tutto ancora non  perduto.

--Che si deve fare? Se colla mia vita potessi salvarvi, potessi
conservarvi viva al mio padrone, sarei pronto a perderla, ma pur
troppo non giover a nulla. Maledetto Mahdi!

--Taci, non imprecare contro quell'uomo, disse Fathma, con voce
alterata.

--Perdono, padrona, non mi ricordava pi che...

--Basta cos, parliamo invece di qualche cosa di meglio. Credi tu che
tutti i Sennaresi siano stati divorati?

--Non ho veduto alcuno ritornare a galla, n ho udito alcun grido
d'aiuto dopo il primo assalto dei coccodrilli. Non bisogna contare pi
su di loro.

--Sta bene, disse freddamente l'_almea_. Non conteremo che sulle
nostre forze. Dimmi, ora, credi che gl'insorti tenteranno di abbordare
il rottame?

--Non lo credo. Il fiume  ingombro di coccodrilli e mi pare che anche
gl'insorti abbiano paura. Potrebbe darsi per che costruissero delle
zattere o che facessero venire dei canotti.

L'_almea_ prov un brivido e impallid leggermente.

--Che non si possa lasciare questa carcassa? si chiese ella con
rabbia.

--In qual modo? Siamo proprio in mezzo al fiume. Il primo che ardisce
tuffarsi cadr inevitabilmente sotto le palle del nemico o sotto i
denti degli anfibi.

--E se si costruisse una zattera?... E perch no?

--Una zattera!... ah! la bella idea! esclam Omar, picchiandosi
fortemente la fronte. Abbiamo tanto legname quanto ci abbisogna e di
pi armi da tagliarlo e corde a nostro piacimento. Per Allh! Se si
potesse farla bella a quei cani d'insorti!

--Credi tu che affidandoci alla corrente verremo scoperti?

--Questo lo sapremo dopo. Il fatto  che bisogna allontanarsi prima
che spunti l'alba e senza destare l'attenzione dei ribelli. Se ci
vedono faranno cadere su di noi una tale pioggia di palle da fare dei
nostri corpi un crivello.

--E i coccodrilli ci attaccheranno?

--Forse, ma ci difenderemo senza far troppo rumore. Dispenseremo colpi
di scimitarra sui loro occhi o nelle loro gole. Andiamo a vedere come
stanno le cose al di fuori, Fathma, e se l'oscurit  tanto fitta da
impedire che quelli della riva ci scorgano.

Presi i fucili, Fathma e Omar tenendosi per mano guadagnarono la
parete sfondata che guardava verso la riva sinistra, nascondendosi
dietro un mucchio di rottami. Le _zacchie_ ardevano ancora spandendo
all'intorno una luce rossastra che illuminava sempre per pi
debolmente la corrente e i campi di _durah_. Dense nubi di fumo, miste
a scintille, s'alzavano vorticosamente al di sopra dei crepitanti
legni, ondeggiando capricciosamente qua e l a seconda che il vento
soffiava.

Sulle isolette del fiume vociferavano pi di due centinaia di ribelli
cogli occhi fissi sul rottame. Alcuni erano immersi nell'acqua fino
alle gambe e scagliavano di quando in quando qualche lancia che si
fissava fortemente sul ponte inclinato del legno, altri invece si
studiavano di guadagnare degli isolotti per avvicinarsi vieppi, ed
altri ancora si affaccendavano a costruire dei piccoli _tugul_ di rami
e foglie.

--Mi pare che quei birbanti abbiano intenzione di fissare la loro
dimora su questi isolotti, bisbigli Omar all'orecchio della compagna.

--Lo credi?

--Non vedi che stanno costruendo persino dei _tugul_. Essi calcolano
di pigliarci colla fame, ne sono sicuro.

--E allora?

--Allora bisogna abbandonare il rottame pi presto che sia possibile.
La luna sta per nascondersi dietro a quella fascia di nubi, l'incendio
sta per scemare e le stelle sono offuscate dalla nebbia della notte.
Fra una mezz'ora vi sar oscurit perfetta e potremo prendere il largo
senza essere scorti.

--Quando  cos fabbrichiamo la zattera. Allh e il Profeta ci
aiuteranno.

Essi ritornarono a poppa. Omar, salito sul capo di banda si lasci
discendere adagio adagio nel fiume tenendosi aggrappato ad una fune.
Ben presto si trov sul banco subacqueo coll'acqua fino alle
ginocchia.

--Ci sei? chiese Fathma con un filo di voce.

--S, rispose il negro che tastava coi piedi la sabbia. Non vi  che
mezzo metro d'acqua e il terreno mi pare sodo. Calami abbasso quanto
legname puoi e quante fune trovi. Non fare rumore, sopratutto e non
perdere di vista i ribelli.

--E i coccodrilli?

--Non ne vedo attorno al banco, eppoi ho la scimitarra. Il primo che
vedo uscire dall'acqua e avvicinarsi a me gli rompo la testa. Ors,
affrettiamoci prima che l'oscurit sia perfetta.

I rottami non mancavano. Il tetto della _rekba_ costruito in legno,
come gi dicemmo, al momento dell'urto era in gran parte caduto e
questo era sufficiente per costruire una zattera capace di sostenere
due persone. Di pi il ponte era ingombro di pezzi d'albero e di
antenne fornite ancora di numerose corde.

Fathma data un'occhiata ai ribelli che bivaccavano parte sulla riva e
parte sulle isole senza pi darsi pensiero della _darnas_, si mise
alacremente all'opera. Afferr un pezzo di tetto e radunando tutte le
sue forze lo trascin a poppa e lo gett sul basso fondo. Omar fu
lesto ad afferrarlo e a montarvi sopra.

--L, cos va bene, mormor il negro stropicciandosi allegramente le
mani. Animo, Fathma, getta gi dei pezzi d'albero o d'antenna che
formi lo scheletro della nostra imbarcazione. Gi, gi!

La speranza di scampare all'immenso pericolo che la minacciava,
triplicava le forze dell'_almea_. Ella gett a Omar sei o sette
tronconi d'albero, tavoli, pezzi di murata, pezzi di _rekba_ e
cordami in grande quantit. Il negro valendosi delle _zacchie_ che
ancora ardevano, tenendosi sempre riparato dietro poppa della darnas
per non essere scoperto dai ribelli, in capo a mezz'ora costru la
zattera, lunga quattro o cinque metri e larga appena due, ma
solidissima. Egli vi imbarc due remi, due fucili, munizioni, due
scimitarre, alcuni vasi di _merissak_ del _ksra_, (sorta di pane di
_durah_ cotto su di una lastra di pietra) e parecchie libbre di carne
fritto nel burro che si conserva lungamente.

Aveva appena terminato che sulla riva opposta, si udirono degli
schianti seguiti da fischi sonori. L'oscurit divent profonda.

--Bene, mormor il negro. Le _zacchie_ hanno finito di ardere e i
rottami sono capitombolati nel fiume. Presto, padrona, discendi.

Fathma non se lo fece dire due volte. Sal sul bordo, si aggrapp ad
una fune e si cal lentamente sulla zattera che minacciava di rompere
l'ormeggio sotto la spinta della corrente. I due fuggiaschi si
sdraiarono sul ponte colla scimitarra dinanzi e i remi in mano.

--Coraggio, Fathma, disse Omar. Giuochiamo la nostra vita.

--Passeremo inosservati?

--Lo spero.

--Quale via terremo?

--Scenderemo il fiume fino a domani mattina. Sta attenta a respingere
i coccodrilli che non mancheranno di assalirci.

--E perch non approdiamo all'isola di Tur-el-Chadra? Siamo lontani
appena duecento metri e si potrebbe, in dieci o dodici ore, giungere a
Dun.

--Temo che i ribelli siano accampati nelle foreste e forse il borgo di
Dun  caduto in loro mani. Lascia fare a me e vedrai che noi
giungeremo pi presto che lo credi nelle vicinanze di El-Obeid. Hicks
e Dhafar devono accampare a poche miglia dalla capitale del Mahdi.
Attenzione, padrona.

Il negro tagli d'un colpo solo l'ormeggio. La zattera gir per alcuni
istanti su se stessa, poi discese silenziosamente la corrente
sfiorando a tribordo una larga zona di piante di loto.

L'oscurit era diventata allora profonda. Appena appena si scorgevano
le due rive coperte di tenebrosi boschi ai cui piedi urlavano e
ridevano atrocemente sciacalli e iene occupate a dissetarsi. I ribelli
si distinguevano assai vagamente sdraiati sulle isole, quantunque qua
e l ardessero dei fuochi a gran pena tenuti accesi sulle umide
sabbie.

I due naviganti si misero a remigare nel pi profondo silenzio
guardandosi attentamente attorno; i loro cuori battevano di speranza e
di timore, e non ardivano quasi quasi di respirare per paura di
attirare l'attenzione dei loro nemici.

Avevano di gi percorso quasi duecento passi quando la zattera urt
contro qualche cosa arrestandosi bruscamente. N l'uno n l'altra
ardirono muoversi.

--Che c', chiese sottovoce Fathma dopo qualche minuto d'angosciosa
aspettativa. Ci siamo arenati?

--Zitto, disse Omar. Ora andr a vedere. Tu non muoverti qualunque
cosa accada.

Egli strisci silenziosamente a prua e immerse un braccio nell'acqua.
Egli sent sotto mano un agglomeramento fitto fitto di piante
acquatiche che impediva il passaggio.

--Bene, siamo dinanzi ad una barra, mormor il negro.

Queste _barre_ altro non sono che vaste distese di piante palustri che
si formano sui fiumi africani e segnatamente sul Nilo cagionando lo
stagnamento delle acque e quindi miasmi mortali. Non di rado queste
_barre_ si estendono per tre quattro e anche cinque chilometri,
impedendo il transito persino ai battelli a vapore che solcano il
Bahr-el-Abiad e il fiume delle Gazzelle.

Omar, appena si fu assicurato che non vi era mezzo di passare sopra
quella _barra_, ritorn presso Fathma che non si era mossa.

--Padrona, diss'egli, bisogna deviare verso la riva sinistra. Abbiamo
una _barra_ che fiancheggia la riva destra.

--Deviare sulla riva sinistra! esclam Fathma, Ma allora ci
avviciniamo agli insorti e verremo scoperti.

--Potrebbe darsi, ma non vi  altra via da prendere. Chiss forse
passeremo ancora inosservati; la notte  sempre oscura.

--Tutto congiura contro di noi; maledetta sorte!

--Allh cos vuole. Ors, deviamo e cerchiamo di non far rumore. 
carico il tuo fucile?

--S.

--Quando  cos, andiamo avanti e che il Profeta ci protegga.

La zattera sotto la spinta dei due remi comincia a deviare lentamente
radendo la barra, sulla quale alzavasi una nebbiolina carica di
esalazioni pestifere. I due naviganti, curvi, taciti, in dieci minuti
raggiunsero l'estremit di quel colossale agglomeramento di piante.
Gi stavano per virare di bordo ed entrare nella libera corrente
quando sei o sette coccodrilli uscirono dalle piante avvicinandosi
alla zattera. Il pi ardito allung le mascelle spalancate verso di
loro cercando, con un formidabile colpo di coda, di issarsi sul ponte.

--Omar! mormor Fathma che sentiva la zattera inclinarsi
spaventosamente a tribordo.

--Sta zitta. Ci sono.

Il negro aveva afferrata la scimitarra. Egli scagli una tremenda
botta fra i due occhi del mostro che si inabiss rumorosamente
sollevando una nube di spuma. Quasi subito una voce part
dall'isolotto pi vicino, sul quale bivaccavano alcuni insorti.

--Ehi! grid un arabo. Guarda laggi in mezzo alla corrente!

--Che vedi? chiese un'altra voce.

--Che Allh e il Mahdi mi puniscano se quella l non  una zattera.

--Ne sei sicuro? mi pare un rottame.

--Ho veduto qualcuno alzarsi, anzi mi parve di aver visto una
scimitarra in aria. Non hai udito una botta e un tonfo?

--Infatti ho udito. Che siano gli uomini della darnas?

-- quello che noi vedremo; prendi il moschetto..

Fathma e Omar avevano distintamente udita la conversazione dei due
ribelli. Spaventati avevano abbandonati i remi e si erano sdraiati sul
ponte colle mani convulsivamente strette attorno ai fucili.

--Non muoverti, padrona, bisbigli con voce tremante Omar.

--Non mi muover nemmeno se vengo ferita, rispose Fathma con voce
ferma. Attento alle palle.

Non avevano ancora terminato che due detonazioni echeggiarono
sull'isolotto. I due naviganti udirono le palle penetrare nel legname
a pochi pollici dalle loro teste. Rimasero immobili, irrigiditi.

--Ah! esclam uno dei tiratori. Sono due cadaveri gettati sopra di un
rottame.

--Che stupidi a sprecare polvere e palle, rispose l'altro. Buon
viaggio razza di cani! Che il diavolo vostro patrono vi conduca a
salvamento.

I due ribelli ruppero in uno scroscio di risa e tornarono a sdraiarsi
sulle sabbie. La zattera, merc la corrente che era alquanto forte, in
dieci minuti soli oltrepass tutte le isole occupate dai nemici. I due
naviganti, persuasi ormai di non correre pi pericolo alcuno,
afferrarono i remi e si misero ad arrancare disperatamente,
percuotendo a destra e a sinistra, senza riserbo, i coccodrilli che li
minacciavano.

Alle tre di notte giungevano sani e salvi alla foce di un largo corso
d'acqua, affluente di sinistra del Bahr-el-Abiad, e che ha le sue
sorgenti nelle vicinanze di Sciula. Essi vi entrarono salendolo per
cinque o seicento metri.

--Alt! comand Omar. Qui non corriamo pi il pericolo di venire
raggiunti. Abbiamo percorso pi di quindici miglia e questa distanza
mi pare sufficiente per essere sicuri di passare tranquilli il resto
della notte.

--Che facciamo adunque? chiese Fathma. Approdiamo?

--Mai pi. Abbiamo dei leoni e delle jene sulle rive. Questa notte ci
ancoreremo qui e domani vedremo cosa potremo fare. Sdraiati, padrona,
e cerca di dormire.

Egli impiant profondamente il remo su di un bassofondo, vi leg
saldamente la zattera, accese il _scibouk_ e si sedette a prua col
fucile sulle ginocchia. Fathma, affranta, si sdrai sul ponte e non
tard ad addormentarsi, malgrado i ruggiti e gli scrosci di risa dei
leoni e delle jene che vagolavano sulle boscose rive del fiume.




CAPITOLO IX.--Lo scik Ab-el-Nmr.


Erano le quattro del mattino quando Fathma si svegli. Il sole
alzavasi allora sull'orizzonte, rapidamente, versando torrenti di luce
incandescente sul paese circostante che presentava un magnifico colpo
d'occhio, tutto affatto speciale delle regioni dell'alto Nilo.

Il fiume scendeva tranquillo tranquillo descrivendo una gran curva,
fra due magnifiche rive, coperte di superbi alberi, che si
specchiavano quasi con civetteria nelle trasparenti acque, prolungando
capricciosamente i loro rami sui quali andavano, venivano e
saltellavano con sorprendente agilit numerose schiere di
scimmie-leoni dal pelame cenerino azzurro, con una folta criniera
affatto simile alla giubba dei leoni e il muso e le natiche d'un bel
colore carneo.

Sugli isolotti sabbiosi sonnecchiavano pacificamente colossali
ippopotami, grossi pi dei rinoceronti, con testa enorme, muso assai
rigonfio, nari larghe e sporgenti, gambe brevissime ma grossissime e
la pelle cosparsa di rade setole e cos grossa da sfidare le palle di
fucile.

Alcuni di quei mostri talvolta si tuffavano con un fragore
formidabile, portando sulla schiena i loro piccini grandi quasi quanto
un bue e ricomparendo poco dopo nitrendo come cavalli.

Per l'aria volteggiavano invece stormi di fenicotteri, di pellicani,
di ibis bianche e nere, di tantali, di anastomi, di pivieri e di
falchi, che si incrociavano in mille differenti guise con un gridio
incessante, precipitandosi di tratto in tratto nel fiume per uscirne
quasi subito con un pesciolino nel becco.

Fathma e Omar, dopo di essersi rinforzati con una sorsata di
_merissak_, visto che le rive erano deserte, s'affrettarono a spingere
la zattera verso quella di destra e sbarcarono caricandosi delle armi,
delle munizioni e di quanti viveri potevano portare.

--Dove andiamo? chiese l'_almea_, indecisa sulla via da prendere.

--Questo  il bello a sapersi, rispose Omar, imbarazzatissimo. A mio
parere bisognerebbe guadagnare il villaggio pi vicino per procurarsi
dei cavalli o dei cammelli, senza i quali non riusciremo a raggiungere
El-Obeid, Se ben mi ricordo a una quindicina di miglia da qui trovasi
Sciula.

--Vi potremo entrare? Temo che i ribelli l'abbiano occupata.

--Lo so bene io, ma non c' altra via da scegliere. Chiss forse i
ribelli non l'hanno ancora assalita. Ad ogni modo ci avvicineremo con
precauzione.

--La via sar libera poi?

-- difficile saperlo. Sono certo che prima di giungervi incontreremo
dei ribelli.

--La situazione nostra non mi sembra brillante.

-- quello che penso pur io, mormor Omar sospirando. Mettiamoci nelle
mani di Allh che tutto pu;  quanto ci resta da fare.

--Quando  cos mettiamoci in cammino, disse Fathma risolutamente.
Arma il fucile e apri per bene gli occhi. Che Allh ci protegga.

Essi salirono la sponda e s'inoltrarono coraggiosamente sotto le
foreste, aprendosi a gran pena il passo fra quegli immensi vegetali,
dai tronchi colossali i cui rami s'intrecciavano a perdita d'occhio
come gli archi gotici di una cattedrale sconfinata. Regnava l sotto
un caldo soffocante, una temperatura da stufa che toglieva il respiro
e che faceva zampillare addirittura il sudore dalla fronte degli
intrepidi viaggiatori. Un silenzio lugubre rendeva la marcia pi
penosa, pi monotona.

Dopo di aver percorso pi di un miglio, essi si trovarono dinanzi ad
una foresta di baobab. Nulla di pi meraviglioso della vista di questi
giganti delle boscaglie africane, ai quali non si esita a dare una
longevit di seimila anni, dal tronco sproporzionato che supera spesso
i venticinque metri di circonferenza dai rami bassissimi ma immensi
che formano da soli un boschetto picchiettato da capsule legnose che
sembrano zucche, lunghe venticinque o trenta centimetri, di tinta
verdognola, coperte di bianca peluria, e delle quali sono ghiottissime
le scimmie.

Fathma e Omar si erano arrestati ai piedi di uno di quei colossi per
prendere un po' di riposo, quando a sei o settecento metri lontano
echeggi improvvisamente una detonazione seguita poco dopo da un
formidabile ruggito e da un grido straziante.

Scattarono simultaneamente in piedi coi fucili in mano, gettando un
rapido sguardo all'intorno paventando di veder sbucare dai cespugli
qualche banda di ribelli.

--Che  successo? chiese ansiosamente Fathma, riparandosi
prudentemente dietro una fitta macchia.

--I ribelli forse! esclam Omar che tremava, suo malgrado, verga a
verga.

--No, ho udito il ruggito del leone.

--Ma la detonazione? E quel grido?

--Che sia stato qualche cacciatore?

--Non credo, disse Omar. Quale cacciatore pu avventurarsi in queste
foreste battute dalle orde del Mahdi? Fathma ripieghiamoci sul fiume
prima che capitino malanni.

--Ripieghiamoci, ma sta bene attento. Vi sono dei pericoli in aria.

Stavano per ritornare nella foresta di palme e di tamarindi, quando
udirono una voce lamentevole gridare ripetutamente:

--Aiuto! aiuto!...

--Fathma si ferm bruscamente stringendo forte forte il braccio dello
schiavo.

--Vi  qualcuno in pericolo, diss'ella...

--Lascialo che muoia, rispose il negro. Che dobbiamo farci noi?...

--Forse quell'uomo non  un ribelle.

--Peggio per lui. Non possiamo esporre le nostre vite per soccorrere
uno sconosciuto. Vieni con me Fathma, spicciamoci a guadagnare il
fiume.

L'_almea_ scosse il capo.

--Aiuto!... Aiuto!... ripet la voce lamentevole.

--Non  possibile abbandonare cos un povero uomo, Omar, disse Fathma.
Accada ci che vuole, io vado a soccorrerlo. Forse quell'uomo pu
esserci ancora di qualche utilit, forse... Vieni, io lo voglio!

Vi era tanta autorit in quel comando che Omar non ard opporsi altro.
Uscirono dalla macchia e si slanciarono di corsa verso il luogo ove
erasi udita l'invocazione disperata.

Cinque minuti dopo giungevano in una piccola radura circondata da
bauinie. L in mezzo eravi un leone che si dibatteva nelle ultime
convulsioni della morte, colla testa bruttata di sangue a pochi passi
da lui stava sdraiato per terra un bel negro, di statura alta colle
braccia e le gambe ornate di anelli d'oro, un ricco turbante ricamato
d'argento sul capo e una farda rossa avvolta intorno al corpo. Gemeva
lugubremente e colle mani stringevasi fortemente la gamba destra
scarnata fino all'osso. Un torrente di sangue nero e spumoso sfuggiva
a rapide pulsazioni dall'enorme ferita.

Appena egli scorse Fathma e Omar si rovesci all'indietro raccogliendo
un pistolone che punt rapidamente verso di essi.

--_B'Allai!_ (perdio!) bestemmi egli facendo fuoco.

La palla and a forare il _fez_ di Omar, un pollice appena sopra la
testa. Fathma punt il fucile verso il ferito.

--Se ti muovi ti ammazzo come un cane! diss'ella con un tono di voce
da non mettere in dubbio la minaccia.

A quella voce il volto del ferito s'alter. S'alz bruscamente a
sedere fissando l'_almea_ con due occhi che fiammeggiavano.

--Fathma! esclam egli con profondo terrore.

Il fucile sfugg di mano all'_almea_.

--Fathma! mormor ella sorpresa.

--Fathma! ripet Omar, che cadeva dalle nuvole. Cosa vuol dir ci?...

L'_almea_ e il ferito si guardarono per alcuni istanti fissamente
senza dir parola. La prima era sorpresa di udirsi chiamare per nome da
quell'uomo che non aveva mai veduto; il secondo invece pareva sorpreso
di non essere riconosciuto da quella donna che aveva veduta pi di
cento volte.

--Chi sei? chiese alfine Fathma. Come sai il mio nome?

Un sorriso apparve sulle labbra del ferito.

--Non mi conosci?

--Non mi ricordo d'averti veduto.

--Non sei tu Fathma l'_almea_?

--Non lo nego.

--Non sei stata tu a El-Obeid?

--S, disse sordamente l'_almea_. Vi fui.

--Non sei stata un tempo una donna potente? continu il ferito che
pareva avesse dimenticata completamente la sua gamba scarnata.

Il volto dell'_almea_ s'alter spaventosamente, burrascosamente. La
sua fronte si aggrott e i suoi occhi parvero incendiarsi.

--Lo fui, diss'ella dopo qualche istante di silenzio.

--Allora non m'inganno pi. Tu fosti la favorita di Mohammed-Ahmed.

--Come tu sai questo? Chi te lo disse?

--Lo so perch ti vidi cento e pi volte quando io era guardiano
dell'_harem_ di Mohammed-Ahmed.

L'_almea_ gett un grido di spavento e di sorpresa e retrocesse
vivamente.

--Chi sei?... Chi sei?... chiese ella tremando.

--Sono lo _scik_ Ab-el-Nmr luogotenente del Mahdi, comandante gli
insorti del Bahr-el-Abiad.

Omar aveva rapidamente puntato il fucile verso di lui.

--Ah! cane d'un ribelle! esclam il negro.

L'_almea_ con un brusco gesto abbass l'arma, poi traendo una pistola
e posando la fredda canna sulla fronte del ferito gli disse con calma
glaciale:

--Ab-el-Nmr, tu sei in nostra mano. Se tu giuri di farci uscire sani
e salvi da questa foresta io ti guarisco, se tu invece rifiuti ti
faccio saltare le cervella. Scegli!

--Perch vuoi che io alzi la mano su chi fu un tempo la mia signora?
disse dolcemente il ferito. Avrei paura che Allh mi fulminasse.
Comanda e io far per l'antica favorita del Mahdi, tutto quello che
ella vorr.

--Grazie Ab-el-Nmr, mormor Fathma con voce commossa. Non credeva
d'avere ancora degli amici fra i ribelli. Distendi la tua gamba
ferita; io ti guarir.

Lo _scik_ ubbid. L'_almea_ esamin accuratamente la ferita che
continuava a sanguinare. Era orribile: il leone con un potente colpo
d'artiglio aveva lacerato la carne fino all'osso della coscia.
Comprese subito che un ritardo di pochi minuti poteva riuscire
funesto.

--Vammi a prender dell'argilla in quel fossatello, diss'ella a Omar, e
raccogli un po' d'acqua fresca.

Il negro part come un lampo e ritorn poco dopo con una grossa palla
d'argilla grigiastra e morbida e una fiasca d'acqua. Fathma ravvicin
delicatamente le labbra della ferita, vi sovrappose un pezzo di tela
bagnata, e copr il tutto con un grosso strato di creta che impediva
al sangue di trasudare. Tre o quattro foglie e alcune braccia di corda
terminarono l'operazione. La gamba del ferito si trov chiusa in una
specie di manicotto ben legato.

Ora, diss'ella, bisogna lasciare il pi presto possibile questa
foresta e raggiungere qualche luogo abitato. Dove possiamo trovar
gente?

--L'ignoro, rispose il ferito con voce debole, tergendo il sudore che
colavagli abbondante dalla fronte. Ho lasciato da due giorni il campo
e mi sono smarrito in questa foresta.

--Quale distanza corre dal fiume a Sciula?

--Meno di una giornata di cammino. Se tu mi conduci l trover i miei
guerrieri.

--Ma... e noi?

--Oh! non temere! esclam vivamente lo _scik_. Io sono il loro capo e
sventura a colui che ardir alzare una mano sopra di voi.

--Sta bene, ma come ti trasporteremo? Bisogner costruire una barella.

--Ho il mio cavallo che deve pascolare nei dintorni, se non fu
divorato da qualche leone.

--Chiamalo. Non bisogna perdere tempo; la febbre e forse il delirio
fra poche ore ti assaliranno.

Ab-el-Nmr accost le mani alla bocca e mand un lungo fischio. Quasi
subito si ud un calpesto precipitato e un cavallo comparve movendo
sollecitamente verso il padrone.

Era questo un superbo corsiero, Ab-Rf puro sangue, piuttosto
piccolo, dalla fronte larga e un po' schiacciata, l'occhio vivo e
intelligente, le nari molto aperte, orecchie piccole, corte, sottili,
le ossa zigomatiche molto sporgenti, muso elegante, gambe secche e
vigorose, petto sviluppatissimo e ventre assai ristretto che
annunciava quella grande sobriet che  propria degli animali dei
deserti sudanesi.

Omar e Fathma sollevarono con molte precauzioni il ferito che non
lagnavasi malgrado soffrisse atroci dolori e lo misero in sella.
L'_almea_ vi sal dietro sostenendolo fra le vigorose braccia e il
negro prese l'animale per le briglie.

--Avanti, disse Fathma.

Essi si misero in viaggio percorrendo un largo sentiero che un tempo
doveva essere stato una via per le carovane. Il ferito si lasci
sfuggire suo malgrado un gemito soffocato.

--Soffri molto? gli chiese l'_almea_.

--Un po' lo confesso, rispose titubando lo _scik_. Il moto del
cavallo mi fa orribilmente male.

--Appoggiati bene sul mio petto.

--Ah! esclam il ferito. Quanto sei buona Fathma eppure sono un
ribelle.

--Questo ribelle un tempo fu mio suddito, disse con voce commossa
l'_almea_.

Il ferito si volse verso di lei e la guard con tenerezza.

--Fathma, perch hai abbandonato il mio signore che tanto ti amava e
che ti avrebbe resa tanto potente?

--Non chiedermelo se non lo sai, disse con aria tetra l'_almea_.

--Fu la fatalit forse?

--Forse.

--Sai che quel giorno che tu sparisti io l'ho veduto piangere il mio
Signore?

La faccia dell'_almea_ divent ancor pi cupa.

--Che fece egli quando io scomparii? chiese ella.

--Ti cerc per una settimana intera mandando guerrieri in tutte le
borgate del Kordofan. Ti amava alla follia, e quando ritornarono senza
che sapessero dire ci che era accaduto di te lo vidi piangere come un
bambino, lui, Mohamed Ahmed, l'inviato di Dio!

--Povero Ahmed, mormor Fathma con un rauco sospiro. Fu il destino che
mi spinse ad abbandonarlo.

--Ma che ti aveva fatto?

--Nulla.

--E allora?

--Non parliamo di ci. Dimmi, mi si crede morta?

--No, Ahmed ha saputo che tu sei viva.

L'_almea_ trasal

--Chi glielo disse?

--L'ignoro, ma bada a me, Fathma, non farti pi mai vedere in
El-Obeid. L'amore di Mohamed Ahmed si  cangiato in terribile odio.

--Mi guarder da lui; d'altronde sar difficile che mi si veda nella
capitale del Kordofan.

--Dove vai adunque che scendi al sud?

--A unirmi all'armata egiziana.

--Tu!... tu cogli egiziani!... esclam lo _scik_ con dolorosa
sorpresa. Vedremo adunque noi la favorita del nostro signore, militare
nelle file nemiche e volger il ferro contro i suoi antichi sudditi?

--No, non volger mai le mie armi contro gl'insorti, a meno che non mi
costringano loro. Appena avr raggiunto l'uomo che cerco e che avr
compiuta una vendetta che da due mesi aspetto, ritorner per sempre al
nord.

--Ah! tu hai delle vendette da compiere?

--Sono araba.

--Ma sai almeno dove puoi trovare Hicks pasci?

--No, ma lo trover dovessi percorrere cento volte il Kordofan. Ah! se
io potessi saperlo!...

--Lo vuoi proprio?

--Tu lo sai? Ah!...

--S Fathma, lo so, giacch a noi nulla pu sfuggire. Il 10 ottobre
era giunto a Sange-Hamferid; ora si trover nei dintorni di Kaseght.
Il maledetto marcia rapidamente sulla capitale, ma Ahmed lo romper e
far uno spaventevole massacro delle sue truppe, te l'assicuro.

--Grazie, Ab-el-Nmr.

--Non ringraziarmi, Fathma. Forse questa indicazione ti riuscir
fatale.

--Perch?

Lo _scik_ non rispose. Egli si curv verso terra portando una mano
all'orecchio e ascolt attentamente.

--Alto! diss'egli raddrizzandosi.

Aveva appena terminato il comando che da ambo i lati del sentiero
scoppiava un clamore spaventevole. Il cavallo, colpito da una lancia
nella testa, cadde sulle ginocchia gettando a terra coloro che lo
montavano. Una cinquantina di guerreri armati di lance, di sciabole e
di mazze salt fuori dalle macchie empiendo l'aria di urla feroci.

Omar e Fathma furono pronti a levarsi afferrando le pistole e la
scimitarra, ma lo _scik_, invece non si mosse. La caduta, la perdita
del sangue e lo sfinimento l'avevano fatto svenire.

--Fermi tutti! grid l'_almea_. Abbiamo con noi lo _scik_
Ab-el-Nmr!

Gl'insorti nell'udire il nome del loro capo si erano arrestati colpiti
da stupore: ma questo stupore dur un istante. Essi circondarono
Fathma e Omar e in meno che lo si dica li atterrarono strappando a
loro le armi. Sei o sette si precipitarono sullo _scik_; vedendolo a
terra pallido come un morto ed immobile lo credettero assassinato.

Lo _scik_  stato ucciso! grid una voce. Ah! cani di arabi!

Tutti i ribelli si erano affollati attorno ad Ab-el-Nmr urlando
furiosamente. Un guerriero d'alta statura colle braccia armate di
numerosi braccialetti d'oro e un ricco turbante sulla testa,
s'inginocchi accanto allo svenuto e lo esamin attentamente per
alcuni istanti.

--Chi ha ferito il mio capo? chiese egli, lanciando un'occhiata torva
sui due prigionieri.

--Un leone, risposo Fathma senza perdersi d'animo.

--Tu menti, lingua di vipera, gridarono in coro gl'insorti digrignando
i denti.

--Lo giuro su Allh e sull'Alcorano. Noi l'abbiamo trovato ferito e lo
medicammo, rispose l'_almea_!

--Non  vero disse il guerriero d'alta statura. Dove lo conducevi ora?

--Al vostro campo.

--Non  vero; tu volevi condurlo nel folto del bosco per assassinarlo
a tuo comodo. Ol! miei prodi accendete un bel fuoco e abbruciamo
questi arabi.

Omar e Fathma nell'udire quell'atroce comando, sentirono raggrinzarsi
le carni e gelare il sangue nelle vene dallo spavento. Compresero di
essere irremissibilmente perduti se lo _scik_ non tornava pi che
presto in s.

--Prodi guerrieri! grid l'_almea_ con uno slancio disperato.
Frenatevi, aspettate che Ab-el-Nmr rinvenga, aspettate che egli
parli, che egli solo ci giudichi. Noi siamo suoi amici, ve lo giuro,
ed egli punir orribilmente colui che avr alzato la mano su di noi.

La sua voce invece di calmare gl'insorti parve che li eccitasse
maggiormente. S'ud un solo grido tremendo, formidabile:

--Al fuoco gli arabi! A morte gli assassini dello scik.

Ad un cenno del guerriero d'alta statura, che pareva fosse il
sotto-capo, gl'insorti sollevarono con infinite precauzioni lo _scik_
che era sempre svenuto.

--Portatelo al _tugul_ che trovasi in capo a questo sentiero,
diss'egli, e voialtri accendete un bel fuoco e quando Ab-el-Nmr
ritorner in s gli mostreremo le ossa carbonizzate dei suoi feritori.

Il comando venne immediatamente eseguito. Lo _scik_ Ab-el-Nmr fu
collocato su di una specie di barella formata con lancie incrociate e
gli altri si misero a schiantare alberi o raccogliere legne morte,
formando una catasta colossale attorno ad una palma isolata.

Il supplizio spaventevole s'avvicinava. Omar e Fathma, vedendo che
ormai ogni speranza era perduta, tentarono salvarsi colla fuga.
Gettati a terra con una repentina scossa coloro che li trattenevano,
si scagliarono a testa bassa sul cerchio dei ribelli impegnando una
disperata pugna colle mani, coi denti e persino coi piedi.

Per cinque minuti riuscirono a tener testa al nemico, poi scomparvero
sotto una montagna di corpi. Atterrati, legati, percossi a sangue,
colle vesti a brandelli, i due disgraziati, malgrado le disperate loro
grida e i loro contorcimenti furono trascinati sul rogo e legati
saldamente al tronco della palma.

Fathma gett un grido d'angoscia.

--Aiuto Ab-el-Nmr! Aiuto! url ella.

Le grida selvaggie dei ribelli e il fragore della _darbuka_[1]
soffocarono la sua voce e le imprecazioni di Omar che si dibatteva
furiosamente insanguinandosi i polsi. Erano perduti.

    [1] Sorta di tamburone.

Gi un uomo si avvicinava con un tizzone per mettere fuoco alla pira,
gi i ribelli alzavano le lancie per saettare i corpi dei due
prigionieri, quando si ud una voce tonante, imperiosa, gridare:

--Fermi tutti! voi abbruciate la favorita di Mohamed Ahmed!

Lo _scik_ Ab-el-Nmr era improvvisamente apparso sul sentiero,
portato a braccia da quattro guerrieri, I ribelli, nello scorgerlo col
volto contraffatto dall'ira, e nell'udire quelle parole, si erano
arrestati come pietrificati, guardando con occhi smarriti ora il loro
capo e ora i due prigionieri che tendevano le braccia verso il
salvatore.

Ab-el Nmr con un gesto imperioso li fece cadere tutti in ginocchio
col volto nella polvere.

--Sciagurati! esclam egli. Liberate la favorita del vostro signore e
ringraziate Allh che m'abbia fatto giungere in tempo per salvarvi
dalla vendetta dell'inviato di Dio!

Il guerriero d'alta statura che aveva ordinato il supplizio si
avvicin umilmente ai due prigionieri e tagli i loro legami. Egli
s'inginocchi quindi dinanzi a Fathma baciandole i piedi.

--Perdono! perdono! balbett con voce tremante.

L'_almea_, lo rialz con un gesto da regina.

--Ti perdono, diss'ella. Vattene.

--Ma non io! grid Ab-el-Nmr baciando impetuosamente la mano di
Fathma. Chi alza un dito sulla favorita dell'inviato di Allh merita
la morte e non una volta, ma cento, ma mille. E'l-Maktud, tu non puoi
sopravvivere, io non lo voglio.

--Ti obbedisco _scik_, disse il guerriero puntandosi una pistola
sulla fronte. Che Allh mi perdoni.

Fathma e Omar si slanciarono verso di lui per disarmarlo ma non ne
ebbero il tempo, il guerriero, obbediente al comando del suo capo,
premette il grilletto, facendosi saltare le cervella. Cadde su di un
banco col volto inondato di sangue.

-- orribile! esclam Fathma con ribrezzo.

--No,  giustizia, disse lo _scik_ freddamente.

--Quell'uomo non mi conosceva, Ab-el-Nmr.

--Peggio per lui. Fathma, perdonami se io non giunsi in tempo per
impedire che questi cani di _Baggra_ avessero a maltrattarti. La
caduta mi cagion un dolore s atroce che svenni. Ors ritorniamo alla
capanna che mi sento estremamente debole. Tu rimarrai qualche giorno
con me?

--Non  possibile, Ab; ho fretta di raggiungere Hicks pasci, ora che
so dove trovasi.

--Ti preme molto, adunque, quella vendetta?

--Molto, rispose Fathma.

--Con chi partirai?

--Col mio schiavo Omar.

--Non arriverai a Sciula che cadrai in mano degli insorti. Quasi tutti
i villaggi che conducono a El Obeid sono occupati dalle bando di
Mohamed Ahmed.

--Allh mi protegger.

Ab-el-Nmr stette alcuni istanti pensieroso.

--Vuoi proprio lasciarmi? chiese alfine.

--S, e subito, se  possibile.

--Sta bene, Fathma. Ol Mustafah!

Un guerriero lungo e magro, ma dai muscoli di ferro dalla figura
ardita e feroce, semi-nudo, spalmato tutto di grasso di cammello, e
con un pugnale legato al braccio destro si fece innanzi.

--Mustafah, disse lo _scik_, barderai tre dei migliori cavalli, li
caricherai di provvigioni e partirai colla favorita del nostro
signore. Tu le obbedirai come a me stesso, e le farai strada fra le
orde dei ribelli.

Il guerriero part come una freccia e cinque minuti dopo ritornava
conducendo tre magnifici cavalli Ab-Rof puro sangue, bardati e
carichi di provviste e con parecchie otri piene di fresca acqua,
appese ai fianchi. I tre viaggiatori balzarono in arcione.

--Ab-el-Nmr, disse Fathma, con voce commossa stendendo la mano allo
_scik_. Non mi scorder mai di quello che tu hai fatto per me.

--Fathma, rispose gravemente lo _scik_ senza di te io sarei a
quest'ora probabilmente morto. Serber a te eterna riconoscenza e se
mai un giorno tu avessi bisogno di un uomo per proteggerti pensa ad
Ab-el-Nmr. Va ora, e che Allh ti salvi.

Baci un'ultima volta la mano all'_almea_ e chiuse gli occhi
sospirando. I tre cavalieri subito dopo lasciavano gl'insorti
galoppando verso l'occidente.




CAPITOLO X.--La pianura dei Leoni.


Calava la notte quando i tre cavalieri lasciavano gli ultimi alberi
della foresta del Bahr-el-Abiad inoltrandosi arditamente nel deserto.

La luna, che alzavasi allora allora, rossa come un disco
incandescente, illuminava vagamente quelle sterminate pianure del
Kordofan, aride, sabbiose calcinate dagli ardente raggi del sole
equatoriale. La vista che esse presentavano in quell'ora non poteva
essere pi sinistra, pi bizzarra, pi desolante.

Colline di sabbia formate dallo spirar furioso del _simoum_, si
succedevano le une alle altre, in mille differenti guise, fino agli
estremi limiti dell'orizzonte. Era molto se si scorgeva qualche
palmizio intristito, ingiallito, morente di sete; era molto se
vedevasi qualche gruppetto di cespugli uscire fra le sabbie
accumulate. Non un _tugul_ non un _zeribak_, nemmeno il pi piccolo
recinto che indicasse la dimora di qualche essere umano.

Lunghe file di ossa biancheggiavano lugubremente su quei polverosi
terreni; ossa di cammelli, ossa di buoi e di cavalli ma non di rado
anche ossa umane che torme di schifose jene e di sciacalli
rosicchiavano avidamente manifestando la loro soddisfazione o la loro
delusione con atroci scrosci di risa e con urla lamentevoli che si
ripercuotevano di collina in collina.

Il guerriero di Ab-el Nmr, dopo aver esaminato attentamente la
pianura e di aver dato uno sguardo alla stella del nord per non
smarrire la via, spron il cavallo dirigendosi verso l'occidente.
Fathma e Omar, dopo aver calato il cappuccio del _taub_ sugli occhi
per difendersi dalle sabbie e di aver collocato il fucile dinanzi alla
sella, si misero dietro alla guida nel pi profondo silenzio.

Faceva un caldo veramente terribile, quantunque la notte fosse di gi
assai inoltrata. Nessun soffio di vento spirava al disopra di quelle
sconfinate e deserte pianure arse e riarse dal sole. Talvolta pareva
che uscissero dal suolo vampe di fuoco.

I cavalli, uniti, a capo basso, grondanti di sudore, avanzavano con
grande fatica e alzavano nubi di polvere impalpabile che penetrava
negli occhi per quanto ben chiusi fossero, che penetrava nel naso
nella bocca e nei polmoni rendendo la respirazione difficile e penosa.
I cavalieri, presi da violenti colpi di tosse, ogni qual tratto erano
costretti ad accostare alle labbra la fiaschetta dell'acqua, per
inumidire la gola secca, arsa.

Per dieci ore marciarono senza interruzione, scendendo e salendo le
colline, facendo spesso fuoco contro le bande di jene che rese audaci
dal numero si avvicinavano minacciosamente con risa sgangherate, poi
fecero alto. L'orizzonte allora s'infiammava e il sole alzavasi rapido
rapido inondando la pianura di luce e di fuoco; sfidare quel calore
sarebbe stata folla.

La tenda che portava il guerriero fu rizzata e ognuno si affrett a
ripararvisi sotto aspettando con impazienza la notte per ripigliare la
faticosa marcia.

Appena infatti il sole sparve all'occidente si rimisero in sella
mantenendo una via rigorosamente diritta a El-Obeid, guidandosi sempre
colla stella nord che per gli arabi vale quanto la bussola e forse
meglio.

Cos, per sette lunghe notti galopparono attraverso a quelle immense
pianure, evitando con gran cura le borgate per non incorrere in
imbarazzi, quantunque un ribelle li guidasse. All'ottavo giorno essi
fecero alto a una trentina di miglia dal villaggio di Rakai, in una
pianura cosparsa di monticelli pietrosi e di piccole oasi ricche di
palmizi e di acacie gommifere.

Erano le sei di sera. La tenda era stata di gi rizzata e si
preparavano a cuocere alcuni grani di _durah_, gli ultimi che
possedevano, quando Omar si accorse che le otri non contenevano
nemmeno una goccia d'acqua. Questa scoperta, trovandosi in mezzo a
quel deserto, lo sgoment.

--Dove possiamo trovarne? chiese egli al guerriero che fumava
beatamente sul limitare della tenda.

--L'ignoro, ma in qualche luogo la troveremo rispose l'interpellato.
Il paese che attraverseremo domani manca totalmente di pozzi.

--Ti ricordi di aver visto qualche fonte, questa notte?

--No, ma adesso che ci penso, quattro o cinque miglia verso il sud
deve trovarsi un pozzo, quello di Gelba, mi pare.

--Bisogna andarci, disse Fathma. Tanto noi che i cavalli siamo morenti
di sete. Hai paura tu a recarti a quel pozzo?

-- ancora giorno e le bestie feroci sono rifugiate nelle loro tane;
non posso incontrare che dei ribelli e questi non faranno male alcuno
ad un loro fratello d'armi, rispose il guerriero. Fra due ore sar di
ritorno.

Fe' alzare il suo cavallo dilombato da tante corse, vi appese ai
fianchi una dozzina di otri, sal in sella e dopo di aver cangiata la
polvere al suo moschettone part alla carriera. Dieci minuti dopo
scompariva dietro le colline di sabbia.

Era trascorsa appena un'ora quando una rumorosa detonazione d'arma da
fuoco fece saltare in piedi Omar e Fathma. In sulle prime credettero
che fosse stato il guerriero che avesse tirato su qualche capo di
selvaggina, ma alcune grida lontano e un rumore sordo sordo come di
parecchi cavalli lanciati alla carriera e che andava rapidamente
avvicinandosi, fecero a loro supporre che fosse invece accaduta
qualche disgrazia.

--Resta qui e prepara i cavalli, disse Omar pigliando il fucile. Io
vado a vedere cosa  successo.

Si diresse verso la collina pi vicina che alzavasi una sessantina di
metri sul suolo e la scal. La scena che vide dall'alto della vetta
gli agghiacci il sangue nelle vene.

A soli ottocento passi di distanza trottava furiosamente il cavallo
Ab-Rof, trascinandosi dietro il guerriero insanguinato, un piede del
quale era rimasto impigliato nella staffa. A mille passi e forse meno,
galoppavano venti cavalieri colle lancie in aria e urlando come
ossessi.

Il negro non volle saperne di pi. Scese a precipizio la collina e
corse verso la tenda giungendovi nel momento in cui Fathma terminava
di bardare i cavalli.

--I ribelli! esclam egli. A cavallo, padrona, presto che fra poco ci
saranno alle spalle!...

--Come? E il guerriero? chiese l'_almea_ arrestandolo violentemente.

--L'hanno ammazzato. A cavallo! a cavallo!

Le grida andavano avvicinandosi sempre pi. Omar e Fathma, senza
aggiungere parola balzarono in arcione spronando furiosamente i
cavalli.

Avevano appena percorso cinquecento passi che la banda nemica
compariva. Vedendo i due fuggiaschi lasciarono il cavallo del
guerriero per dare la caccia a loro.

--Dove andiamo? chiese Fathma, senza volgersi indietro.

--Dritti a quella gola che vedi laggi, rispose Omar. Sferza o siamo
perduti.

La pianura fu attraversata alla carriera coi ribelli alle calcagna che
percuotevano colle aste delle lancie gli affranti loro corsieri. I due
fuggiaschi stavano per cacciarsi nella gola designata che metteva capo
ad una foresta, quando una banda di quindici negri armati di fucili,
sbarr la via.

--Maledizione! esclam Fathma, rattenendo violentemente il corsiero.

--Siamo perduti! url Omar, strappando la carabina e armandola.

--Ol! grid in quella uno dei negri, fatevi da un lato che
malmeneremo noi quei cani di ribelli. Su i fucili! Fuoco!

Una scarica formidabile segu il comando. Cinque ribelli vuotarono
sconciamente l'arcione insanguinando le sabbie. Gli altri, dopo di
aver un momento esitato volsero le briglie dandosi a precipitosa fuga
fra una densa nube di polvere.

--L, cos va bene, ripigli con accento allegro la medesima voce di
prima. Ohe! fatevi innanzi senza paura, che non siamo Ab-Rf, noi.

Fathma e Omar, ancora sorpresi da quell'inaspettato soccorso, si
affrettarono a raggiungere i loro salvatori. Erano quindici uomini
semi-nudi, d'alta statura, magri e ossuti. Riconobbero subito in
quelli dei _giallba_, trafficanti dongolesi che viaggiano tutto il
tempo dell'anno pel Kordofan portando _durah_ e maiz, infaticabili
camminatori dotati di una frugalit eccessiva. Basta un pugno di grano
ogni ventiquattr'ore per accontentare quei negri, che sanno per,
quando si presenti loro l'occasione, divorarsi un montone intero in
due o tre persone.

Il loro capo aiut galantemente Fathma a discendere da cavallo
baciandole la mano.

--Posso chiamarmi fortunato di aver salvato una cos bella araba,
diss'egli, sorridendo. M'immaginai subito che quei cani di ribelli ti
dessero la caccia. Sei ferita?

--Niente affatto, mio bravo _giallba_, rispose Fathma. Lascia che io
ti ringrazi d'avermi salvata.

--Non corriamo troppo, tu non puoi chiamarti ancora salva.

--Cosa intendi di dire? esclam l'_almea_ sorpresa.

--Credi tu che i ribelli non tornino alla carica? Non sarei sorpreso
se fra un paio d'ore ci vedessimo capitare addosso un due o trecento
di loro.

--E non ti fanno paura?

--Altro che paura, io rabbrividisco al sol pensarlo.

--E che intendi di fare?

--Faccio montare i miei uomini e me la batto. Se vuoi venire con noi?

--Dove vai?

--Al campo di Hicks pasci per arruolarmi sotto la sua bandiera.

--Ma anch'io vado al campo di Hicks! esclam l'_almea_.

--Meglio cos; allora verrai con noi.

--Credi che la via sia libera?

--Uhm! fe' il _giallba_ crollando il capo. Ne dubito.

--Credi che quei selvaggi abbiano tanto coraggio da ronzare attorno al
campo Egiziano? Hicks pasci, se non erro, deve avere con s un
esercito di dieci od undicimila uomini.

--E il Mahdi duecentomila. Sai che ho una paura maledetta che un d o
l'altro Hicks o Aladin pasci vengano sconfitti? Quel diavolo di
Mohamed-Ahmed  un uomo di ferro e di gran coraggio che dirige le sue
bande come noi dirigiamo i nostri _mahari_ e fors'anche meglio. I suoi
guerrieri non hanno paura della morte, perch il furbo ha dato ad
intendere che chi morr combattendo per la santa causa andr dritto in
paradiso a trovare le ur. Con simile promessa anche i pi vigliacchi
diventano leoni.

--Sai tu quali idee abbia Hicks pasci?

--Di muovere su El-Obeid, a quanto potei udire. Pare che voglia dare
il colpo di grazia al _Mahdi_ privandolo della sua capitale che 
anche il suo quartier generale. Bisogna raggiungerlo prima che dia
battaglia. Ors tutti in sella e avanti, prima che arrivino quei cani
di Ab-Rof.

I diciasette uomini ubbidirono e si cacciarono nella gola, sbucando in
una seconda pianura sabbiosa ondulata, perfettamente deserta, limitata
all'est e all'ovest da rocce colossali, dirupate, di una aridit
spaventosa. I cavalli vennero spronati e si diressero al galoppo verso
l'occidente sollevando ondate di finissima polvere bianca.

Per quattro ore consecutive viaggiarono con celerit sorprendente,
poi, essendo i cavalli stanchi, si arrestarono nelle vicinanze di un
largo pozzo colmo di acqua sulle cui rive s'alzavano due grandi
palmizi. Fathma addit al capo _giallba_ una gran _zeribak_ che
mostrava qua e l dei varchi.

--Possiamo accamparci l dentro, diss'ella. Siamo abbastanza lontani
dal luogo dello scontro. Gli insorti non ci raggiungeranno pi.

--Veramente il luogo non mi pare adatto, rispose il _giallba_. Siamo
troppo vicini a questo pozzo.

--E che vuol dir ci?

--Che tutte le bestie feroci, essendo la pianura arida, verranno
dissetarsi qui. Corriamo il rischio di passare il rimanente della
notte assai malamente.

--Abbiamo i nostri fucili, rispose Fathma.

I _giallba_ si affrettarono a raggiungere la _zeribak_ nella quale
trovavasi abbondante raccolta di fieno, di sterpi e di sterco di
cammello, usato dagli arabi per accendere il fuoco. I cavalli furono
legati, i fuochi accesi e la magra cena di _durah_ in un batter
d'occhio fu preparata e divorata.

Dopo di aver a lungo discusso sulla via da tenersi all'indomani,
ciascuno s'accomod alla meglio coi piedi rivolti al fuoco, acceso nel
mezzo della _zeribak_. Erano le due quando Omar fu svegliato dal
nitrire e dallo scalpitare disordinato dei cavalli.

Si lev, prese la carabina e si spinse fuori della _zeribak_. La luna
faceva capolino fra uno squarcio delle nubi e illuminava vagamente la
pianura fino agli estremi limiti dell'orizzonte. Il negro s'arrest
sorpreso e spaventato alla vista di sei o sette leoni che s'avanzavano
silenziosamente verso il recinto tenendosi dietro le collinette
sabbiose. Alz l'arma e tolse di mira uno di essi ma poi l'abbass e
and a svegliare Fathma.

--In piedi, padrona, diss'egli, con un tono di voce che non ammetteva
replica.

--Gli Ab-Rf sono vicini forse? chiese l'_almea_ alzandosi subito.

--No, ma s'avvicinano dei nemici ancor pi pericolosi di quei ladroni.
Vi sono dei leoni che vengono a questa volta.

Fathma non disse verbo. Arm la sua carabina e segu il negro fuori
della _zeribak_.

Non erano pi sei o sette leoni, ma una ventina. Alcuni strisciavano e
altri saltellavano fra le sabbie colla criniera al vento emettendo
bassi ruggiti.

--Che facciamo? chiese Omar spaventato.

--Or ti far vedere, rispose tranquillamente l'_almea_.

Appoggi la carabina sulla biforcazione di una magra acacia che
cresceva stentatamente fra le sabbie mir attentamente il leone pi
vicino.

--Fuoco! mormor ella.

La detonazione non era ancora cessata che il felino faceva un salto di
quindici piedi ricadendo poi su un fianco. I _giallba_ al rumoroso
scoppio saltarono in piedi colle armi in pugno, credendo d'aver a che
fare cogli Ab-Rf.

--All'erta! grid Fathma caricando prontamente l'arma.

--Che accadde? chiesero i _giallba_ accorrendo presso di lei.

--Tutti nella _zeribak!_ comand Omar.

I cavalli nitrivano di spavento, scalpitavano e saltellavano cercando
spezzare i legami e al di fuori i leoni ruggivano con furore e
minacciavano di varcare le cadenti barriere del recinto.

I _giallba_, perduto il loro sangue freddo, si precipitarono
confusamente nella _zeribak_ cercando di salire sui cavalli per darsi
alla fuga. Fathma si gett in mezzo a loro colla carabina spianata.

--Fermi tutti! grid ella. Chi si muove  uomo morto!

Nuovi leoni erano comparsi dietro alla _zeribak_ e tagliavano la
ritirata. La pianura s'emp di ruggiti formidabili, che crescevano ad
ogni istante d'intensit e ai quali facevano eco le smodate e lugubri
urla dei sciacalli.

--Attenzione! grid ad un tratto Omar, dominando colla tonante sua
voce quello spaventevole baccano.

Due leoni, i pi grossi e forse i pi affamati della banda,
s'avanzavano verso la _zeribak_ con salti giganteschi. I _giallba_,
dopo di aver esitato, si fecero animo e scaricarono le loro armi,
mirando alla meno peggio. Uno degli assalitori cadde, ma l'altro
continu la corsa, varc la palizzata e si precipit proprio nel mezzo
della _zeribak_ rovesciando il capo dei negri e addentandolo
furiosamente alla nuca.

S'ud un grido straziante, terribile, supremo. I _giallba_ si
gettarono verso i cavalli urlando disperatamente ma Fathma si slanci
addosso al felino che ruggiva spaventosamente dilaniando orrendamente
la vittima e gli spacc la testa con un colpo di _jatagan_.

Non ebbe nemmeno il tempo di curvarsi sul povero negro ormai morto,
perch altri leoni assalivano il recinto. Omar alla testa dei pi
coraggiosi li accolse con un fuoco nutrito di carabine; tre o quattro
furono fulminati, due ammazzati a colpi di scimitarra e gli altri
s'allontanarono in furia, prendendo diverse direzioni.

Non vi era un momento da perdere se volevano salvarsi. Omar si
avvicin a Fathma che caricava tranquillamente la carabina.

--Padrona, le disse. Se non approfittiamo di questo momento di tregua
per fuggire, prima di domani saremo tutti morti.

--E dove dirigersi? chiese l'_almea_.

--O al nord o al sud o verso qualunque altro punto, purch si fugga.

--Ma la pianura formicola di leoni.

--Ce li lascieremo indietro. I cavalli sono spaventati e andranno pi
rapidi del _simoum_.

--Ma corriamo il pericolo di venire raggiunti.

--Non aver paura. I nostri cavalli galopperanno pi dei leoni, te
l'assicuro. Ors, non vi  da esitare; tutti sono pronti a fuggire.
Approfittiamo.

Fathma gett uno sguardo all'intorno. I leoni continuavano a
saltellare nella pianura, a meno di quattrocento passi dalla _zeribak_
e i _giallba_ s'affannavano a bardare i cavalli.

--In sella! comand ella risolutamente.

I _giallba_ si slanciarono sul dorso dei cavalli che s'impennavano
sferrando calci per ogni dove, nitrendo di spavento e con gli occhi in
fiamma. Ognuno raccolse le briglie, strinse fortemente le ginocchia e
impugn l'_jatagan_ e le pistole.

--Attenti! grid Fathma allentando le briglie. Via tutti.

I cavalli spronati a sangue s'affollarono confusamente all'apertura
della _zeribak_ e si slanciarono con rapidit fulminea attraverso
l'arida pianura. I leoni, vista la preda fuggire, si gettarono sulle
loro traccie facendo salti giganteschi.

--Mano alle pistole! comand l'_almea_ che aggrappata alla criniera
dell'impaurito corsiero, cavalcava in testa a tutti.

Fra cavalli e leoni s'impegn una gara furiosa. I _giallba_, curvi in
sella, tempestavano di sferzate i destrieri e laceravano loro le carni
cogli _jatagan_, procurando di mantenersi in gruppo serrato. Tratto
tratto si volgevano indietro per vedere se i leoni guadagnavano via e
scaricavano le pistole, ma le palle si perdevano altrove.

In capo a dieci minuti i cavalli, spossati dalle precedenti corse,
cominciarono a rantolare e a dare segni di stanchezza. Uno di essi
intopp in una pietra e cadde balzando d'arcione il cavaliere; tre
leoni si gettarono sul disgraziato e lo fecero a brani ancora prima
che si potesse alzarsi per difendersi.

--Avanti! avanti! coraggio! grid Fathma che non si smarriva d'animo.
Tenetevi riuniti e spronate a sangue. Se teniamo duro i leoni ci
lasceranno. Attenti agli ultimi: sferzate! sferzate!

Un grido terribile, straziante segu la sua ultima parola. Un altro
cavallo cadde trascinando nella sua caduta colui che lo montava. Altri
quattro s'accasciarono e altri quattro uomini furono sbranati; un
quinto precipitava di sella, un momento dopo fracassandosi la testa
contro un macigno.

Fathma e Omar che possedevano i migliori cavalli, visto che era
impossibile salvarsi, allentarono le briglie e si lasciarono indietro
gli altri che, pazzi di terrore, cominciavano a sbandarsi prendendo
diverse direzioni. L'_almea_ e il negro si diressero verso alcune
colline inseguiti da una dozzina di quei terribili carnivori,
scaricando di quando in quando le pistole sul pi vicino di essi.

In lontananza s'udivano le grida disperate degli sbandati che venivano
ad uno ad uno raggiunti e scoppi d'armi da fuoco.

--Sprona, Omar, sprona! grid ancora una volta l'_almea_ tempestando
il cavallo coll'impugnatura dell'_jatagan_.

Erano giunti allora ad un trecento passi dalle colline e gi credevano
ormai di essere salvi, quando il cavallo di Omar rotol a terra. Il
negro si drizz coll'_jatagan_ in mano.

--Aiuto! aiuto! grid egli.

Due leoni gli correvano sopra colle bocche spalancate, Fathma ritorn
indietro alla carriera per accorrere in suo soccorso.

--Aiuto! aiuto! ripet il negro.

--All'armi! grid una voce tonante.

Due drappelli di egiziani uscirono di corsa da una gola formata da due
colline e scaricarono i loro fucili sui leoni che batterono
rapidamente in ritirata. Fathma si precipit di sella correndo accanto
a Omar.

--Gli egiziani? esclam ella.

--Allh sia ringraziato, Fathma, disse il negro stringendole
fortemente le mani. Noi siamo salvi.

--E i _giallba_?...

--Non pensiamo pi ad essi. I disgraziati sono caduti dal primo
all'ultimo. Vieni, Fathma, andiamo incontro ai salvatori che non
abbiamo pi nulla da temere.

Gli egiziani si avanzavano a passo di corsa. Un ufficiale inglese
camminava alla loro testa. Appena egli giunse dinanzi all'_almea_
port rispettosamente la mano al berretto.

--Sono felice di essere giunto in tempo di salvarvi, diss'egli
gaiamente.

--Grazie, comandante, disse Fathma. Senza di voi e dei vostri valorosi
compagni a quest'ora sarei morta.

--Lo credo bene. Da dove venite? come mai vi trovate qui?

--Vengo dalle rive del Bahr-el-Abiad e cerco Hicks pasci.

--Il mio generale! esclam sorpreso l'inglese.

--Sicuro. Accampa lontano? Devo recarmi subito da lui.

Il campo dista una mezza dozzina di chilometri. Mi dispiace di non
potervi accompagnare.

--Vi accompagner io, _miss_, disse un uomo vestito di bianco, con un
cappello a cupola ornato di un velo verde.

--Perdio, avete ragione! esclam l'ufficiale. _Miss_, permettetemi che
vi presenti _sir_ O'Donovan, corrispondente del giornale il _Daily
News_ di Londra.

O'Donovan stese la mano all'_almea_ che gliela strinse amichevolmente,
sorridendo.

--_Miss_, disse il _reporter_ del giornale londinese inchinandosi
dinanzi a lei. Sono a vostra disposizione.




CAPITOLO XI.--O'Donovan


O'Donovan era un uomo sui cinquant'anni, alto di statura, di membra
vigorose, con un volto simpatico, alquanto abbronzato dal sole dei
paesi tropicali, con barba e due occhi intelligenti e penetranti.

La vita di quest'uomo, che  veramente straordinaria e romanzesca,
merita qualche cenno.

Nato in Irlanda, irrequieto di temperamento, coraggioso, fu dapprima
feniano e si compromise nelle congiure a segno che dovette rifugiarsi
in Germania per non cadere nelle mani della polizia inglese.

Scoppiata la guerra franco-prussiana del 1870, corse ad arruolarsi
nell'esercito della Loira e cadde gravemente ferito sul campo di
battaglia. Appena guarito si mise ai servigi del giornale londinese
_Daily News_, il cui direttore gli assegn il dipartimento dell'Asia.

Il _reporter_ viaggi tutta l'India, poi trovandola piccina, pass i
monti e visit l'Afganistan. Ritorn pi volte in Inghilterra ma non
vi rimaneva che il tempo necessario per abbracciare i suoi e per
rinnovare i patti col _Daily News_ e cogli editori che si contendevano
le relazioni dei suoi viaggi.

Stanco di visitare gli Afgani e i Ghirghisi, un giorno s'incammin con
qualche servo verso la Persia, ma i persiani lo presero per una spia
russa e lo imprigionarono, O'Donovan dovette sudare per salvarsi dal
supplizio del palo e quando i persiani si persuasero che era un
giornalista, non solo lo liberarono, ma lo colmarono di favori, di
cortesie, gli conferirono dignit eccezionali e gli diedero delle
guide per ritornare in Europa per la via della Russia.

In Inghilterra pubblic allora il suo viaggio sotto il titolo di
_Viaggio a Merw_ che gli frutt una sostanza, poi, vero ebreo errante,
and in Armenia con Muktar pasci per assistere alla guerra
russo-turca del 1877. Ma a Batum attacc lite con un Francese per una
bella Armena; Dervisch pasci gli ordin di andarsene, e visto che il
testardo irlandese faceva il sordo, una bella notte lo fece rapire e
ignudo come si trovava lo fece trasportare a viva forza, ravvolto in
una coperta, su di un battello che salpava per Trebisonda.

O'Donovan che si era fisso di viaggiare in Oriente, vi ritorn, fece
delle esplorazioni importanti, poi, nel suo ultimo viaggio si ferm a
Costantinopoli, dove lo attendeva una nuova disgrazia.

Essendo in un caff si mise a parlare come fosse a casa sua del
Sultano e del governo criticandoli. La Sublime Porta lo fece arrestare
e lo tenne lungamente in prigione. Non lo lasci libero che dietro
ingiunzione dell'ambasciatore inglese proibendogli per di non porre
pi piede in Turchia. O'Donovan, ricco assai, credette giunta l'ora di
riposarsi alcuni anni, ma non fu cos. I direttori del _Daily News_
vollero ampliare il dipartimento del loro _reporter_ e all'Asia
aggiunsero l'Africa incaricandolo di attraversare il misterioso
continente dall'Est all'Ovest quando il generale Hicks avesse
sottomesso i ribelli del Sudan. Vi erano cinquantamila franchi
all'anno di stipendio da guadagnare, gli si faceva un credito
illimitato per le spese e un editore gli pagava in anticipazione
centomila lire la relazione sulla campagna.

Il _reporter_, quantunque molto inquieto, quantunque avesse funesti
presentimenti, fatto per ogni precauzione testamento, pigli la via
dell'Egitto e raggiunse l'armata di Hicks pasci ed ecco come il
_reporter_ del _Daily News_ lo troviamo in fondo al Sudan.

L'ufficiale inglese, compiuta la presentazione, fece subito avanzare
tre cavalli bardati che vennero montati da Fathma, Omar e
dall'Irlandese. Egli credette di far bene aggiungervi degli eccellenti
remington ed abbondanti cartuccie.

--Non si sa mai quello che pu accadere, diss'egli, facendo cenno alla
sua compagnia di fare largo ai cavalli. Quei maledetti insorti si
nascondono persino dietro ad un sasso. O'Donovan, affido questa bella
ragazza a te.

--Non aver timore di nulla, Harry, rispose il _reporter_. Giungeremo
al campo senza malanni.

--Guardati bene attorno, O'Donovan. Questa mane ho veduto dei
cavalieri correre per la pianura.

--Ho buoni occhi e sopratutto buone braccia per difendermi. Addio,
Harry.

--Una parola, disse Fathma, porgendo la mano all'inglese. Noi ci siamo
lasciati indietro dei giallba. Forse sono stati divorati dai leoni,
ma forse qualcuno si  salvato e potreste giungere in tempo di
raccoglierlo.

--Vi comprendo, _miss_. Mander i miei uomini a cercarli. Che la
fortuna sia con voi.

I tre cavalli partirono alla carriera dirigendosi verso il sud e
tenendosi tutti uniti. O'Donovan stacc dall'arcione il remington e
l'arm, invitando i suoi compagni a fare altrettanto.

Per dieci minuti galopparono in silenzio, guardandosi attorno per non
cadere in qualche imboscata d'insorti, poi O'Donovan che da qualche
tempo osservava attentamente Fathma, le chiese bruscamente:

--Ditemi la verit, per quale caso vi trovate in questo paese? Sapete
che noi tutti corriamo un grave pericolo e che vi sono molte
probabilit di lasciare le ossa in questi deserti?

--Voi correte un grave pericolo? disse Fathma con qualche sorpresa.

--S e vi compiango di essere giunta in questi luoghi. Dovete avere un
forte motivo per arrischiarvi a raggiungere Hicks pasci.

--Molto forte, mormor l'_almea_ con un profondo sospiro.

--Cercate qualcuno forse?

--Come lo sapete voi?

--Lo suppongo.

--Ditemi, O'Donovan,  giunto al campo Dhafar pasci?

--Quello che conduceva i rinforzi speditici dal governatore di
Chartum?

--S, proprio quello.

--Giunse dodici giorni or sono, ma  stato ucciso l'altro ieri.

-- morto! esclamarono Omar e Fathma ad una voce.

--L'ho veduto cadere coi miei propri occhi, assieme ad un centinaio di
egiziani. Erano usciti per fare una ricognizione, i ribelli li
circondarono e li massacrarono tutti. Quando noi giungemmo sul luogo
del combattimento, Dhafar pasci, colpito da una lancia in petto,
spirava.

--Allh lo pun, disse sordamente Fathma. I colpevoli cadono uno ad
uno.

O'Donovan la guard con sorpresa.

--Che dite mai? chiese egli. Era forse un vostro nemico Dhafar?

--Mi schiant l'anima, involontariamente forse, ma me la schiant.
Uditemi, O'Donovan, avete mai inteso parlare di un ufficiale arabo che
si chiama Abd-el-Kherim?

Il _reporter_ si pass la mano sulla fronte parecchie volte come
cercasse nella sua memoria.

--Non l'ho mai udito nominare rispose dipoi.

--Proprio mai! esclam l'_almea_ con un accento di dolore sconfinato.
 impossibile!... Cercate, cercate bene nella vostra mente!...

--Ma s, voi dovete averlo veduto, aggiunse Omar.  giunto con Dhafar
pasci, ve lo assicuro.

--Ma io vi dico che non l'ho mai udito quel nome.

--Gran Dio! Che gli sia toccata una qualche disgrazia!... Che me
l'abbiano ucciso!

--Non correte troppo, disse O'Donovan. Capirete bene che siamo in
undicimila al campo e che degli ufficiali ve ne sono moltissimi. Forse
l'avr veduto, forse avr anche parlato assieme, ma non me lo
rammento. Avete torto di disperarvi.

--Avete ragione, O'Donovan, balbett l'_almea_. Ditemi ora, avete mai
visto nella tenda di Hicks pasci...

--Chi?

--Una donna?

--Una donna!... Ah! s, mi ricordo di averla veduta parecchie volte.
Era una...

--Greca! esclam l'_almea_ coi denti stretti.

--S, proprio una greca che si chiamava Elenka.

Fathma fremette e fece uno sforzo violento per frenare l'ira che
bolliva nel petto.

--Ditemi,  ancora al campo?

--Quando lasciai la tenda Hicks pasci, tre giorni or sono, essa vi
entrava.

--Ah!

O'Donovan si volse verso Fathma e vedendola col volto sconvolto, gli
occhi accesi, fece un gesto di sorpresa.

--Ma sapete, diss'egli, che voi mi mettete in curiosit.

--Lo credo, rispose Fathma sforzandosi, ma invano, di sorridere.

Avvicin il suo cavallo a quello del _reporter_ e disse a bruciapelo:

--Guardatemi bene il volto, O'Donovan.

--Vi guardo e vi trovo sublimemente bella. Chi siete?

--Fui la favorita di Mohammed Ahmed, il Profeta del Sudan.

--Che!...

--Statemi ad udire. Un d abbandonai il mio signore e capitai a
Hossanieh. Un prode mi salv da un leone che stava per divorarmi e
questo prode l'amai come sanno amare la arabe, cio alla folla.

--Comprendo.

--Egli era ufficiale del corpo di Dhafar pasci. Un tenente greco
s'innamor di me e giur che io sarei stata sua. Lo disprezzai ed
egli, furente, mi denunzi a Dhafar pasci per la favorita del Mahdi,
per una spia.

--Ah! il vigliacco!

--Mi separarono a forza dal mio amante e mi trascinarono a Quetna
dove caddi nelle mani del greco. Alcuni giorni dopo per riuscii a
fuggire e mi misi subito in viaggio per cercare Abd-el-Kerim, il prode
che amavo, l'eroe che mi salv la vita.

-- per questo adunque che venite al campo?

--S, per questo.

--Ma se venite scoperta?

--Come?

--Potrebbe darsi che qualcuno riconoscesse in voi l'ex favorita di
Mohammed Ahmed che Dhafar pasci fece arrestare. Badate a me, andate
cauta e non mostratevi nella tenda di Hicks pasci.

-- impossibile. Bisogna che io sappia a qualsiasi costo che 
accaduto di Abd-el-Kerim. Per quell'uomo arrischierei mille volte la
vita.

O'Donovan le prese una mano e stringendola teneramente:

--Voi siete forte e coraggiosa ed io amo i forti e i coraggiosi, le
disse. Volete che io vi aiuti nell'impresa, che io pure cerchi di
Abd-el-Kerim?

La faccia dell'_almea_, poco prima trucemente sconvolta, si rasseren.
Nei suoi grandi occhi fiammeggianti, balen un fugace lampo di
tenerezza; parve anzi commossa.

--Voi avete un nobil cuore, mormor ella. Mi affido interamente a voi,
amico mio. Che devo fare?

--Rinunciare di recarvi da Hicks pasci. Verrete nella mia tenda, vi
alloggierete e vi dar un vestito da soldato onde non abbiano a
riconoscere in voi la _Favorita del Mahdi_. Al resto penser io.

--Troverete voi Abd-el-Kerim, adunque?

--Lo trover, vi d la mia parola.

Erano allora giunti in una gola formata da due colline tagliate a
picco, tutta cosparsa di fitti cespugli. O'Donovan arrest il suo
cavallo.

--Stiamo in guardia, diss'egli. In questo luogo si nascondono dei
ribelli. Guardate bene i cespugli.

--Siamo lontani molto dal campo? chiese Omar.

--Un miglio e mezzo e forse meno. Udite?

In distanza echeggiarono alcuni squilli di tromba e s'udirono a
rullare dei tamburi. Qualche detonazione fu pure notata.

--Avanti, comand O'Donovan.

I tre cavalieri s'inoltrarono nella gola tenendosi lontani dai
cespugli. Avevano percorso un centinaio di metri, quando dalle macchie
si videro uscire sei o sette uomini semi-nudi, armati di lancie e di
scudi di pelle di elefante. Essi si misero a urlare come bestie
feroci, agitando minacciosamente le armi.

O'Donovan scaric il suo _remington_ sul pi vicino che cadde a terra,
dimenando disperatamente le braccia. Gli altri si diedero a
precipitosa fuga attraverso la gola, urlando con quanto fiato avevano
in corpo e saltando a destra e a sinistra per non offrire facile
bersaglio alle palle.

--Alla carriera! grid il _reporter_, spronando vivamente il cavallo.
Se non usciamo in fretta, corriamo rischio di venire rinchiusi qui da
un migliaio di quei furfanti. Attenti alle imboscate!

I tre cavalli si slanciarono nella gola che andava restringendosi a
mo' d'imbuto, seminata qua e l da cadaveri di soldati egiziani o
d'insorti, imputriditi, spesso mezzo divorati dalle fiere e che
mandavano un odore nauseante. In meno di cinque minuti giunsero a
duecento passi dall'uscita. Qui i tre cavalieri arrestarono di colpo i
loro cavalli.

--_By-good_! bestemmi O'Donovan. Hanno chiusa la via!

Infatti gli insorti si erano aggruppati dinanzi all'uscita riparandosi
dietro i macigni e le macchie. Essi accolsero la comparsa dei
cavalieri con indescrivibili urla, alzando le lancie e le scimitarre
di ferro.

--Torniamo indietro, disse Fathma. Forse non ci hanno ancora tagliata
la ritirata.

-- impossibile, rispose il _reporter_. Dietro a quei ladroni vi  il
campo e se ritorniamo verremmo facilmente uccisi.

--Che facciamo adunque? chiese Fathma.

--Non trovo altro mezzo che quello di forzare il passo. Sono sei o
sette ladroni e non mi sembrano molto coraggiosi. Tirate l'_jatagan_ e
prendete le pistole; piomberemo loro addosso come una valanga.

I cavalli spronati a sangue ripartirono alla carriera. I ribelli,
vedendoli venire addosso, saltarono in piedi colle lancie in aria.
O'Donovan, che aveva tratto la scimitarra, ruin in mezzo a loro
spaccando nettamente la testa al primo che gli si par dinanzi. Fathma
e Omar scaricarono le loro pistole sugli altri, i quali, vista la mala
parata, si affrettarono a lasciare il posto.

I cavalieri uscirono in furia dalla gola dirigendosi verso una
boscaglia di palme e di mimose che nascondeva il campo egiziano.

--Avanti! avanti! grid O'Donovan.

Un urlo tremendo e alcune moschettate tennero dietro al suo comando.
Dai burroni e dalle gole uscirono varii drappelli di arabi Ab-Rof e
di Baggra slanciandosi dietro ai fuggiaschi, agitando freneticamente
le lancie, le scimitarre e gli scudi.

--A briglia sciolta, Fathma, url il _reporter_. Sprona, perdio!
Sprona che siamo vicini al campo!

Dietro a loro s'ud lo scalpito precipitato di un cavallo. Omar
volgendosi vide uno sceicco che si avvicinava rapidamente colla
scimitarra alzata nella dritta e la bandiera del Mahdi nella sinistra.

--Guardati, Omar! disse rapidamente Fathma, scaricando la sua pistola.

Il negro si volt e spar il _remington_ sullo sceicco, il quale
lasciossi sfuggire di mano la bandiera. Cerc di rizzarsi sulle staffe
e di brandire la scimitarra, ma le forze gli vennero meno e cadde
pesantemente a terra colla testa inondata di sangue.

I ribelli visto il loro capo a cadere, si arrestarono titubanti.
Alcuni di essi s'avanzarono per, cercando di tagliare fuori Omar che
era rimasto indietro, ma una scarica di _remington_ che abbatt il pi
vicino e i sei colpi di revolver del _reporter_, li decisero a volgere
le spalle e a rifugiatisi nella gola.

--Avanti, Omar, che siamo vicini al campo! url O'Donovan caricando il
revolver.

I tre cavalli con un ultimo slancio guadagnarono il palmeto prendendo
un largo sentiero sul quale scorgevansi, profondamente impresse, le
traccie lasciate dalle ruote dei cannoni, e si arrestarono poco dopo
dinanzi ad un gruppo di capanne attorno alle quali bivaccavano alcune
compagnie di negri d'Etiopia.

--Alto! comand O'Donovan. Siamo giunti a Kassegh.

I tre viaggiatori balzarono a terra.




CAPITOLO XII.--L'esercito egiziano.


Kassegh  un piccolo villaggio distante una sola giornata di cammino
da El-Obeid, la capitale del Kordofan.

Questo villaggio si compone di un gruppetto di miserabili _tugul_
conici, circondati da pochi pozzi e abitati un tempo da un pugno di
arabi. Hicks pasci, appena giuntovi, l'aveva fatto occupare da alcune
compagnie di negri per tenere in rispetto i ribelli che scorazzavano i
dintorni e farne, all'uopo, la base delle sue operazioni contro
El-Obeid.

O'Donovan, affidati i cavalli ad alcuni soldati si affrett a condurre
Fathma e Omar in una capanna, che fu subito sgombrata da coloro che
l'occupavano e fece portare della birra _merissak_ e una terrina di
_durah_ bollite.

--Voi rimarrete qui, diss'egli, e mentre vuoterete questo fiasco di
birra andr a dire due parole al comandante della guarnigione, che 
mio amico.

--E al campo, quando ci andremo? chiese Fathma, che non dissimulava la
sua impazienza.

--Fra mezz'ora noi vi entreremo, e forse potrete vedere Hicks pasci
senza correre rischio di essere riconosciuta.

Il _reporter_ se ne and lestamente cacciandosi in mezzo alle tende
degli Egiziani. Omar e Fathma, rimasti soli, si scambiarono uno
sguardo.

--Che ne dici di quell'uomo, Omar? chiese l'_almea_.

--Dico che possiamo fidarci di lui, rispose il negro.

--Credi tu che troveremo Abd-el-Kerim?

--Lo spero.

--Eppure O'Donovan non l'ha mai veduto e non ha mai udito pronunciare
il suo nome. Non so, ma ho un funesto presentimento.

--Io trovo naturalissimo che O'Donovan non lo abbia mai veduto.
Undicimila uomini non sono gi un centinaio.

--Ma la greca l'ha pure veduta, disse Fathma con collera.

--Una donna si fa presto a notarla, tanto pi che Elenka si mostrava
spesso nella tenda di Hicks pasci.

--Ma non si mostrer pi, te lo giuro Omar. Appena sar entrata nel
campo mi metter in cerca di lei e la pugnaler in qualsiasi luogo la
trovi.

--Non lo farai, Fathma, disse il negro fermamente.

--Perch?... Chi me lo impedir? chiese con impeto selvaggio
l'_almea_.

--Perch correrai il rischio di farti prendere.

--E che importa a me quando l'avr uccisa?

--Ma verrai scoperta, riconosciuta per la _favorita del Mahdi_ e forse
fucilata l per l. Questi inglesi non ischerzano, Fathma.

--Sar prudente, Omar.

--Me lo prometti?

--Te lo prometto.

--Lascia fare a me. La prender, la trasciner lungi dal campo e te la
dar in mano legata.

--Ah! esclam l'_almea_ con feroce accento. Quando penso che la vedr
ai miei piedi gelata dalla morte, sento il cuore balzarmi in petto e
provo una gioia sino ad oggi mai provata. Ah! quanto  bella la
vendetta.

--Zitto, Fathma; ecco O'Donovan, disse Omar. O'Donovan entr seguito
da un negro che portava in ispalla un gran rotolo di vesti.

--Che ci portate? chiese Fathma affettando una certa noncuranza.

--L'occorrente per entrare nel campo senza destare sospetti, rispose
O'Donovan congedando il negro.

--Forse con quelle vesti sulle spalle?

--Sedete e ascoltatemi.

O'Donovan emp una tazza di birra e la tracann in un sol fiato, poi
sedendosi dinanzi a loro due:

--Amici miei, diss'egli, in tempo di guerra, fare entrare in un campo
degli sconosciuti,  sempre pericoloso.

-- giusto, disse Fathma.

--Ho fatto portare qui delle vesti di basci-bozuk, e mi pare che
camuffati da soldati sia facile entrare ed uscire dal campo.

--Ah! fe' Omar ridendo. Voi volete vestirci da basci-bozuk?

--Sicuramente.

--Anch'io? chiese Fathma.

--Voi pi del vostro compagno.

-- ridicola.

--Niente affatto, io la trovo una precauzione saggia.

--Mi si conoscer facilmente per una donna.

--Non cos facilmente come credete. Avete un bel portamento e una
faccia ardita. Ors, spicciamoci.

O'Donovan sciolse il rotolo e lev sei o sette vestiti di ufficiali
basci-bozuk coi turbanti e le scimitarre. Fathma non esit a scegliere
quello che meglio adattavasi al suo taglio.

Si ritir in una stanza attigua e cominci a vestirsi, calz le uose
di pelle di capra, infil i larghi calzoni rossi e la casacca ricamata
d'argento, cinse la larga fascia nella quale pass un _jatagan_ e le
pistole e raccolse i capelli a _chignon_, nascondendoli interamente
sotto un gran turbante verde. Appesasi la scimitarra, ritorn dai
compagni, colla dritta posata fieramente sulla guardia dell'arma e la
testa alta.

--Ah! il bell'ufficiale! esclam O'Donovan _By-good_! Non mi ricordo
d'aver visto in Oriente un basci-bozuk cos ammirabile.

--Siete certo? disse l'_almea_ sorridendo.

--Ve lo giuro. Se io fossi Hicks pasci vi darei subito da comandare
uno squadrone di cavalleria.

--Burlone.

--E sono sicuro che lo comanderebbe meglio di qualche ufficiale,
aggiunse Omar, che terminava di abbigliarsi.

--Siete certo che non riconosceranno in me una donna? chiese
l'_almea_.

--Certissimo.

--Allora affrettiamoci a recarsi al campo. Mi preme d'interrogare
Hicks pasci.

--Volete proprio venire dal generale?

--Certamente e voi mi presenterete per un vostro aiutante di campo o
per qualche cosa di simile.

--Mi mettete in un bell'impiccio.

--Che c' di nuovo? Avete paura che vi tradisca?

--Non  questo, ma...

--Che cosa allora? Dite su, voglio saperlo.

--Se Hicks pasci... se vi dasse qualche notizia su Abd-el-Kerim...
Chiss, potrebbe darsi che questa notizia non fosse troppo buona...

--Sapete forse qualche cosa voi?...

--No, non so niente, ve lo giuro.

La faccia dell'_almea_ si alter orribilmente; stette per alcuni
istanti muta colle mani strette sul cuore.

--Sono forte, disse poi rizzandosi fieramente, e sono preparata a
tutto. Conducetemi da Hicks pasci.

--Quando mi dite di essere preparata a tutto possiamo andare.

Si gettarono ad armacollo i _remington_ e uscirono dal _tugul_
inoltrandosi fra le tende delle compagnie accampate. Gli egiziani,
vedendo uscire due ufficiali basci-bozuk invece di un uomo e di una
donna si guardavan l'un l'altro sorpresi, non potendo credere ai loro
occhi, ma O'Donovan non lasci a loro tempo di osservare troppo.

--Prendiamo questo sentiero, diss'egli. Questi soldati si sono accorti
del travestimento.

--Forse non ho il portamento d'un soldato, mormor Fathma.

--Non  questo. Si sono accorti perch vi avevano visto entrare e
sapevano che il _tugul_ non alloggiava basci-bozuk. Del resto poco
importa.

Presero un sentieruzzo che scendeva, serpeggiando, il declivio di un
colle ed in poco tempo giunsero sul limite estremo del bosco. Fathma e
Omar s'arrestarono sorpresi dal grandioso spettacolo che si presentava
dinanzi ai loro occhi.

A duecento metri da loro, in una immensa pianura ondulata, cosparsa da
gruppetti di palme, accampava l'esercito egiziano comandato da Hicks e
da Aladin pasci, forte di undicimila e pi uomini.

Immaginatevi tre o quattro mila tende, disposte nel massimo disordine,
secondo il capriccio di coloro che le abitavano, ritte o atterrate,
lacerate o rattoppate, bianche o dipinte, alcune aggruppate
strettamente, altre separate da centinaia e centinaia di piedi,
arrampicantesi sulle colline sabbiose o sui pendii di aridissime rupi.
Nel mezzo s'alzavano, e queste con un po' d'ordine, le tende pi
elevate degli ufficiali, dello stato maggiore e quelle dei generali
sulle quali ondeggiavano lacere bandiere egiziane.

Dappertutto si vedevano soldati, chi sdraiati per terra o aggomitolati
come gatti al sole, chi seduti attorno ai fuochi a preparare il
rancio, chi occupati a manovrare, chi a esercitarsi al tiro; vi erano
egiziani, negri, turchi, basci-bozuk, europei, tutti in differenti
costumi. Dappertutto vi erano fasci di fucili che rifulgevano ai
torridi raggi del sole, cannoni, tamburi, barili di munizioni, e in
mezzo a tuttoci cavalli, muli e cammelli che nitrivano, che
ragliavano, che muggivano, formando colla voce degli uomini un baccano
assordante, continuo, paragonabile al fragore del mare in tempesta.

--Quanti uomini! esclam Omar. Che baccano, che confusione, quante
armi, quante tende, quanti animali!...

--Tanti ma sempre pochi, disse O'Donovan con un sospiro.

--Non vi pare che bastino tutti questi?

--Pel Mahdi no, sono ancora pochi.

--Lo credete? disse Fathma.

--S mia cara, questi uomini non sono sufficienti per vincere il leone
del Sudan. Ors, andiamo da Hicks pasci.

--Qual' la sua tenda?

--Quella che vedete l in mezzo.

--E quella...

--Di chi?...

--Tiriamo innanzi, mormor Fathma mordendosi le labbra.

Entrarono nel campo, attraversando quel labirinto di tende, d'uomini e
di animali e mezz'ora dopo si arrestavano presso la tenda d'Hicks
pasci, dinanzi la quale vigilavano due sentinelle.

--Vammi ad annunciare al generale, disse O'Donovan ad una di esse.

--Ci accoglier? chiese Fathma con voce visibilmente alterata.

--Certamente, rispose il _reporter_. Siate forte.

--Lo sono.

--Rammentatevi che un sol gesto pu tradirvi e forse perdervi. Il
generale non tollererebbe nel suo campo una favorita del Mahdi.

--Vi dissi gi che sono pronta a tutto. Non abbiate paura.

Due ufficiali uscirono in quell'istante dalla tenda, e salutarono
rispettosamente il _reporter_ che restitu a loro il saluto.

--Chi sono? chiese Fathma.

--Il capitano di stato maggiore Farquar e il barone Cettendorfs. Due
uomini di ferro, specialmente il primo.

La sentinella ritorn annunciando che erano aspettati. O'Donovan
strinse fortemente le braccia de' suoi compagni, come per raccomandare
a loro prudenza, e li condusse dentro.

In mezzo alla tenda, seduto su di un tamburo, se ne stava il generale
Hicks con alcune carte topografiche spiegate sulle ginocchia.

Era questi un uomo di bell'aspetto, alto, robustissimo, non ostante
che gli pesassero sulle spalle pi che cinquant'anni, con una faccia
alquanto dura, abbronzata dai raggi solari delle torride regioni e
rugosa per le fatiche, ombreggiata da una barba piuttosto lunga,
liscia e brizzolata da parecchi fili bianchi.

Hicks pasci era un soldato nel vero senso della parola, che sorto dal
nulla, merc la sua rara intrepidezza, la sua energia e il suo
talento, era riuscito, passo a passo, a guadagnarsi il grado di
generale.

Era entrato nell'esercito indiano l'anno 1848. Dopo aver combattuto in
quasi tutte le battaglie della grande insurrezione indiana era corso
in Abissinia a prendere parte alla guerra contro Re Teodoro, anzi
entrava fra i primi in Magdala.

Ritiratosi in Inghilterra col grado di maggiore e nominato pi tardi
colonnello, ripartiva i primi del 1883 per Suakim onde prendere parte
alla spedizione del Sudan.

Il 13 febbraio, nominato comandante supremo della spedizione, lasciava
Suakim con uno stato maggiore composto di dodici ufficiali europei,
dieci inglesi e due tedeschi.

Giunto a Chartum organizzava l'esercito incorporandovi Arabi,
Egiziani, Etiopi e Basci-Bozuk e il 9 settembre mettevasi in campagna
con 6000 fantaccini, 4000 basci-bozuk, ventidue cannoni, alcune
mitragliatrici, 590 cavalli e 5500 cammelli.

Doveva avanzarsi lungo il fiume Bianco costruendo sei forti onde
mantenere le relazioni e nell'ottobre o novembre dare battaglia alle
orde del Mahdi.

Al forte di Kawa batteva i ribelli e poche settimane dopo tornava a
vincerli, ma a nulla erano giovate queste vittorie.

Assalito continuamente, male organizzato, senza commissariato, senza
mezzi di trasporto sufficienti, senza fondo di cassa, l'esercito s'era
ben presto demoralizzato.

Hicks pasci aveva per tenuto fermo, e sfidando imperterrito le
lancie dei mahdisti, la fame, la sete e il caldo, era finalmente
riuscito a raggiungere El-Dhuem.

Riorganizzato alla meglio l'esercito erasi subito rimesso in campagna
risoluto ad espugnare El-Obeid, la capitale del Mahdi, affrontando
nuovamente altri ostacoli e altri pericoli senza nome. I soldati
cadevano per la stanchezza, i pozzi erano pieni di cadaveri putrefatti
appositamente gettativi dai ribelli, i cammelli insufficienti, i
nemici sempre pi accaniti.

Nella prima sola giornata di marcia aveva perduto sette ufficiali,
cinquanta soldati e altrettanti cammelli per l'insoffribile caldo!

Il 10 ottobre, dopo un continuo scaramucciare, giungeva a
Sange-Hamferid e agli ultimi di ottobre faceva accampare l'esercito
sfinito, demoralizzato, a Kassegh, aspettando il momento opportuno per
gettarsi su El-Obeid ed espugnarla.




CAPITOLO XIII.--Lo schiavo di Elenka.


Hicks pasci, appena vide entrare O'Donovan e i suoi compagni, mosse
sollecitamente a loro incontro con un sorriso bonario sulle labbra.
Salutati militarmente i due ufficiali basci-bozuk che gli restituirono
spigliatamente il saluto, strinse vigorosamente la mano che il
_reporter_ gli porgeva.

--Dove diavolo siete stato fino ad ora? chiese gaiamente il generale.
Sono sei giorni che non vi fate vedere nella mia tenda, amico caro, e
cominciavo a temere che vi fosse accaduta qualche disgrazia.

--Non ancora, generale, disse O'Donovan, sorridendo. Ho fatto una
escursione agli avamposti per vedere come vanno le faccende.

--E che avete veduto?

--Ho trovato innanzi a tutto questi due ufficiali che conobbi a
Chartum e che venivano appositamente in cerca del vostro esercito per
arruolarsi. Vogliono combattere contro le orde del _Mahdi_.

--Ah! fe' il generale, fissando attentamente i due falsi ufficiali.
Voi siete venuti appositamente per combattere contro i ribelli?

--S, generale, disse Fathma

--Da dove venite?

--Dal Bahr-el-Abiad.

--Avete incontrato dei ribelli dietro via?

--Ci hanno inseguiti dieci o dodici volte.

--Avete avuto un bel coraggio, amici miei, e una bella costanza per
raggiungere il mio esercito attraversando un paese sollevato a
rivolta. Ah! voi volete battervi? Vi batterete e presto.

--Si fa partenza forse? chiese O'Donovan.

--Fra qualche giorno, rispose il generale, diventando d'un tratto
pensieroso. Sapete, O'Donovan, che noi ci troviamo in una posizione
che pu chiamarsi disperata? Se noi non entriamo pi che in fretta in
El-Obeid, corriamo il pericolo di terminare la campagna con una
catastrofe.

--Cosa c' di nuovo?

--Che l'esercito muore di stenti e di sete. Non vuole pi obbedire ai
miei comandi, si lamenta che manca di tutto, che cos non la pu
durare, che ne ha abbastanza della campagna e che vuole ritornare a
casa.

--Quando  cos si ricorre a mezzi estremi per ridurlo all'obbedienza.

--Allora si ribella.

--Si fucilano i ribelli.

--Con Aladin pasci  impossibile fucilare. Anche ieri l'altro un
circasso spar una fucilata contro un ufficiale dei basci-bozuk e fu
un vero miracolo se non l'uccise. Io voleva far passare per le armi il
circasso, ma Aladin s'interpose e dovetti cedere. Come  possibile
farsi ubbidire con questi esempi?

--Ma non siete voi il comandante supremo dell'esercito?

--S, sono io, ma solo di nome, disse con amarezza il generale.

--Qui mi si odia, qui si mormora che io conduco l'esercito a completa
ruina, che non so comandare, che mi curo degli Egiziani come fossero i
miei cani. Sono inglese, e voi sapete guanto gli Egiziani odiano noi.
Vi sono dei giorni che mi pento di essermi messo alla testa di questi
miserabili, ve lo giuro.

--Quando marcieremo su El-Obeid?

--Appena che avr appianate le questioni con Aladin pasci. Io voglio
marciare seguendo la pianura, lui vuole prendere la via dei monti, e
intanto si perde tempo e il pericolo cresce.

--Dove trovasi l'esercito del _Mahdi_?

--Chi lo sa? Le guide ci tradiscono, le spie si contraddicono; non
sappiamo affatto nulla. Per maggior disgrazia un tedesco la scorsa
notte disert e si dice che siasi recato al campo del _Mahdi_.

--Chi  questo traditore? chiese con indignazione O'Donovan.

--Il vostro servo.

--Che?... Gustavo Klootz...[1] Tuoni e fulmini!...  impossibile.

    [1] Il 20 agosto 1885 mi abboccai coll'illustre missionario
      D. Luigi Bonomi, reduce dal Sudan dopo essere stato per tre
      lunghi anni prigioniero del Mahdi. Interrogatolo su Gustavo
      Klootz mi disse:  vero che scomparve dal campo ma non credo
      che abbia informato il Mahdi dell'indisciplina che regnava nel
      campo degli Egiziani.

      Gustavo Klootz, divenuto poi mio amico, era un buon giovane,
      incapace di un tradimento. Il Mahdi l'aveva fatto suo
      consigliere e lo stimava molto.

      Pi volte il Klootz aiut noi prigionieri e s'adoper per
      calmare il suo terribile padrone che ci minacciava di morte.
      (E. S.)

--Ve lo dico io, O'Donovan.

Il _reporter_ vibr un pugno spaventevole ad una scranna che non resse
all'urto e and in pezzi.

--Miserabile Klootz! tuon. Chi avrebbe detto che quel giovanotto
sarebbe diventato un traditore! io non lo credo ancora.

--Eppure  vero.  scomparso la scorsa notte.

--Forse fu ucciso.

--No, delle spie l'hanno visto entrare nel campo di Ahmed.

--Allora siamo perduti. Il miserabile narrer al _Mahdi_ che
l'indisciplina regna nelle nostre truppe e che manchiamo di tutto.

-- cosa certa, disse il generale.

--Spinger il _Mahdi_ a piombarci addosso.

Il generale croll il capo.

--Forse  meglio, disse, dopo qualche istante di meditazione. Una
battaglia la desidero poich la sola vittoria pu salvarci.

--E se invece di vincere si perde?

--Dio nol permetta; neppur uno di noi scamper all'eccidio!

La fronte del generale s'aggrott. Chin il capo sul petto, incroci
macchinalmente le braccia e si mise a passeggiare in preda a brutti
pensieri.

Il pi profondo silenzio regn per qualche minuto nella tenda.

Ad un tratto O'Donovan sent urtarsi il gomito. Si volse e vide Fathma
che lo guardava con occhi supplichevoli; comprese subito ci che
voleva.

--Generale, disse.

Hicks pasci rialz la testa interrompendo la passeggiata.

--Avete qualche cosa da dirmi, chiese distrattamente.

--Conoscete voi gli ufficiali che condusse Dhafar pasci?

--Tutti.

--Fathma s'avvicin vieppi a O'Donovan, Non respir pi e strinse le
mani sul petto quasi volesse imporre silenzio ai precipitosi battiti
del suo cuore.

--Generale, continu il _reporter_, avete conosciuto un tenente che si
chiama Abd-el-Kerim?

Hicks pasci lo guard in silenzio passandosi la mano manca sulla
fronte come cercasse nella memoria.

--Un arabo? disse poi.

--S, un arabo esclam Fathma con veemenza.

--Era alto, dal nobile portamento, capelli e baffi neri.

--S, proprio cos, proprio cos, balbett l'_almea_.

--L'avete conosciuto anche voi?

--Era... Era un mio amico.

--Ah! fe' il generale. Lo conobbi a Duhem assieme al capitano Hassarn.

Un rauco sospiro sort dalle labbra contratte di Fathma e la sua
fronte si copr di stille di sudore. I suoi occhi si aprirono
smisuratamente fissandosi in quelli del generale, come volesse leggere
ci che passavagli per la mente.

--L'avete conosciuto, mormor ella con un filo di voce. Ed ora... si
trova qui?

--No, n lui ne Hassarn.

L'_almea_ indietreggi tre o quattro passi barcollando come se fosse
stata percossa dalla folgore. O'Donovan l'afferr per un braccio
stringendoglielo come in una morsa. Ella s'arrest di botto; comprese
il pericolo che correva, l'abisso in cui stava forse per precipitare.

--Che  successo di loro? chiese O'Donovan stornando l'attenzione del
generale. Sono stati forse uccisi?

--Sono caduti in una imboscata appena usciti da Duhem. Il capitano
Hassarn fu ucciso da tre colpi di lancia, l'altro...

--L'altro?... chiese Fathma con voce strozzata.

--Fu fatto prigioniero dagl'insorti!...

--Dio!... rantol ella.

Cacci fuori un urlo disperato, straziante, port le mani alla testa e
cadde fra le braccia di Omar. O'Donovan impallid come un morto;
credette che tutto fosse perduto.

--Che  successo? chiese il generale correndo verso Fathma.

--Non  nulla generale, disse O'Donovan, sbarrandogli il passo.
Abd-el-Kerim era suo... era suo fratello.

--Ah! disgraziato!... slacciategli le vesti, lasciatemi vedere:

--Non  nulla, vi ripeto, non  nulla.

--Chiamatemi il capitano medico, replic il generale cercando di
avvicinarsi all'_almea_ svenuta. Lasciatemi vedere se posso fare
qualche cosa io.

--Lo chiamer pi tardi, generale, non datevi pensiero di nulla,
lasciate che lo trasporti nella mia tenda. Portalo via Omar.

Il negro vedendo il generale avvicinarsi e comprendendo il gran
pericolo che correva l'_almea_ se veniva scoperta, s'affrett a
gettarle sul volto il turbante, poi, presala fra le braccia, usc di
corsa dalla tenda.

--Permettetemi di seguirlo, generale, disse O'Donovan che sent il
cuore allargarsi. Quel povero ufficiale ha avuto un terribile colpo.

--Fate pure O'Donovan, ma potevate lasciarlo qui.

Il _reporter_ finse di non aver udito e raggiunse il negro.

--Ah! che disgrazia!... esclam il povero Omar colle lagrime agli
occhi. Povero mio padrone!...

--Pensiamo a Fathma ora, poi penseremo a lui. Omar, disse il
_reporter_. Portiamola nella mia tenda.

In pochi minuti entrarono nella tenda elevata a cinquecento passi da
quella del generale. O'Donovan adagi Fathma su di una coperta, le
slacci le vesti e l'esamin attentamente per qualche istante.

--Ebbene? chiese il negro, con voce rotta.

--Non sar nulla, Omar.  svenuta, ma fra poco si riavr. Questa donna
 troppo forte per rimanere a lungo cos.

Si fece dare la sua fiaschetta e spruzz il volto della svenuta. Un
sospiro non tard ad uscire dalle labbra di lei, seguito da un
singhiozzo straziante, rauco, soffocato.

O'Donovan le vers in bocca alcune gocce di _merissak_; l'_almea_
sbarr spaventosamente gli occhi e si rizz a sedere guardando
all'intorno con smarrimento.

--Abd-el-Kerim! Abd-el-Kerim! balbett ella con disperato accento.
Dov' Abd-el-Kerim? Oh! Dio!

--Coraggio Fathma, disse O'Donovan commosso. Siate forte.

--Padrona non disperarti cos, singhiozz Omar. Cerca di essere forte.

--Amici miei... ho il cuore spezzato... ho l'anima infranta...
Abd-el-Kerim, mio adorato Abd-el-Kerim! Tutto  perduto, tutto 
crollato... non v' pi speranza... Ah! sorte crudele!

Un singhiozzo le soffoc la voce e scoppi in lacrime nascondendosi la
faccia fra le mani. Un eccesso di delirio spaventevole la prese quasi
subito.

Si strapp i capelli, si lacer le carni colle unghie, si rotol per
terra forsennatamente. O'Donovan e Omar penarono molto a tenerla ferma
e a riadagiarla sulla coperta.

--Abd-el-Kerim urlava la sventurata cogli occhi stravolti, schizzanti
fuori dalle orbite, Abd-el-Kerim dove sei?... lascia che ti veda,
lascia che ti abbracci, lascia che ti contempli! Dove sei, vieni da
me, dalla tua Fathma che tanto ti am, vieni fra le mie braccia...
Prigioniero!... M'hanno detto che tu sei caduto prigioniero!... No,
non  possibile, non  vero... mi hanno ingannato... ma perch non
vieni, ah!  adunque vero, i ribelli ti hanno preso, ti hanno condotto
via... Maledetto sia il Mahdi!...

Si dimen per qualche tempo urlando e ruggendo come una belva,
straziandosi le labbra coi denti, stringendo freneticamente le braccia
di O'Donovan e di Omar che si sforzavano di tenerla ferma, poi con un
improvviso scatto si alz a sedere colle mani tese innanzi a s.

--Ah! ripigli ella con uno scoppio di risa convulse. Sei tu... ancora
tu, che mi vieni dinanzi... sempre tu, maledetta donna, mostruosa
creatura, spaventevole apparizione!... Che vuoi da me? che vuoi dalla
tua vittima? Non ti basta avermelo rubato, non ti basta avermelo
perduto, non ti basta di avermi dilaniato il cuore... vieni a
deridermi, vieni ancora a sogghignare dinanzi alla vittima... Ti odio!
ti odio... ho sete del tuo sangue! Ah! potessi fulminarla!...

Gli occhi della delirante si chiusero e le mani si raggrinzarono. Poco
dopo si calm e cadde in un profondo torpore che potevasi chiamare un
semi-svenimento.

--Ma con chi l'ha? chiese O'Donovan. Chi  questa orribile creatura
che tanto odia e che tanto la sgomenta?

--Delira, rispose Omar. Non so chi sia, Potr riaversi da questo
terribile colpo?

--Non sar nulla, ti ripeto, rispose O'Donovan Quando si sveglier
star molto meglio.

--E del mio povero padrone, che ne sar? Ah quante disgrazie. Se fosse
morto? Se non lo rivedessimo pi mai?

--Ho paura che tutto sia finito per lui, mormor O'Donovan con un
sospiro. Sventurata ragazza!

--Non c' alcuna speranza? Nemmeno la pi piccola probabilit di
poterlo un giorno rivedere?

--Forse, Omar. Se noi siamo tanto fortunati da rompere le orde del
Mahdi e di entrare in El-Obeid, chiss si potrebbe ritrovarlo fra i
prigionieri.

--Voi dunque credete che sia ancor vivo.

--So che parecchi ufficiali egiziani che caddero nelle mani
degl'insorti, invece di essere decapitati o fucilati furono nominati
capi-trib.

-- vero quello che mi raccontate?

--Verissimo, amico mio. Il Mahdi ha bisogno di buoni ufficiali per
istruire le sue orde che sono affatto disorganizzate.

--Quanto bene mi fanno queste parole.

--Non illuderti amico mio.

--Non mi illudo ma spero.

--Sta zitto ora. Alza un po' un lembo della tenda che qui sotto si
soffoca.

Omar ubbid, ma aveva appena alzata la tela che gettava un urlo
feroce. Dette indietro traballando come un ubbriaco cogli occhi
stralunati.

--Ah!... esclam egli con voce strozzata.

--Che hai? chiese O'Donovan, sorpreso. Chi hai veduto?

Il negro non rispose. Curvo, guardava innanzi a s col pi profondo
terrore scolpito in volto e colle mani convulsivamente strette sui
calci delle pistole. Pareva che fosse l l per slanciarsi fuori della
tenda.

--In nome di Dio, ma chi hai visto? chiese O'Donovan che non capiva il
perch di quella viva emozione. Cosa ti  accaduto? Perch tanto
spavento? Viene forse Hicks pasci?

--Silenzio, balbett il negro. Rimanete qui, io devo uscire.

--Ma perch? dove vuoi andare?

--Ho visto una persona che non credeva di vedere in questi luoghi,
ecco tutto. Fra venti minuti sono di ritorno.

--E tanta paura ti cagiona quella persona?

--No, mi ha sorpreso.

Il negro raccolse un mantello, s'avvolse da capo a piedi avendo cura
di nascondersi parte della faccia e usc in furia.

La notte era di gi scesa sull'immensa pianura sabbiosa. In cielo
scintillavano le stelle e sull'orizzonte alzavasi l'astro delle notti
serene, il quale illuminava fantasticamente quel caos di tende, di
cavalli, di cammelli, d'uomini, di fucili, di cannoni, di bandiere.

Per ogni dove s'accendevano i fuochi pel rancio della sera, per ogni
dove s'aggruppavano Arabi, Negri, Egiziani, Turchi e Circassi a
narrarsi vicendevolmente le avventure della giornata, fumando il
_narghilch_ o il _sibouk_; per ogni dove s'aggiravano cavalli e muli
condotti a dissetarsi ai pozzi.

Dappertutto s'udiva un bruso, un mormoro, un chiacchiero, un
muggire, un nitrire, che venivano coperti talvolta dalle preghiere dei
devoti, o dai canti e dai tamburelli degli Arabi, o da un fragoroso
rullar di tamburi, o da uno squillar improvviso di trombe e non di
rado da una scarica di fucili delle compagnie accampate agli avamposti
che venivano assalite dai bersaglieri insorti.

Omar, dopo aver girato rapidamente lo sguardo attorno e di aver
esitato qualche istante si cacci fra una doppia fila di tende,
saltando via i soldati che sonnecchiavano per terra. Un minuto dopo si
arrestava soffocando a gran pena un grido di furore.

Davanti a lui, avvolto in un lungo _taub_, camminava un negro di
statura colossale con un remington ad armacollo. Quantunque fosse
notte e il mantello coprisse una buona parte del volto a quell'uomo,
Omar lo riconobbe subito.

--Takir! esclam egli con voce sorda. Che fa qui lo schiavo di Notis?
Ti trovo sul mio cammino, il Profeta l'ha voluto: tu sei un uomo
morto.

Un feroce sorriso, un sorriso da tigre sfior le labbra dello schiavo
di Abd-el-Kerim. Le sue mani corsero all'impugnatura della scimitarra,
la accarezz con compiacenza e si mise dietro al nubiano, dandosi
l'aria di un ufficiale in ispezione.

Takir in breve tempo oltrepass le tende e giunse agli avamposti, dove
arrestossi qualche istante a scambiare alcune parole colle sentinelle.
Omar lo ud chiedere notizie sulle posizioni occupate dai ribelli e se
questi ronzavano attorno al campo da quel lato. Ricevuta una risposta
negativa, il nubiano, passatosi il remington sotto al braccio, usc
dall'accampamento inoltrandosi in un palmeto.

--Dove va? mormor Omar. Seguiamolo.

Aspett che il nubiano fosse lontano un centocinquanta passi, poi si
gett a terra e si mise a strisciare fra i cespugli e le roccie con
sveltezza straordinaria e senza produrre rumore. Giunto nel bosco si
rialz e s'avvicin al nubiano che camminava con precauzione girando
gli sguardi ora a destra ed ora a sinistra. Stava per puntare il
fucile quando Takir si arrest mandando un debole fischio.

--Chi aspetta? mormor Omar aggrottando la fronte.

Si gett in mezzo ad una fitta macchia di acacie gommifere e attese
colle pistole in pugno.

Passarono cinque minuti, poi un uomo, un negro quasi nudo armato di
una corta lancia e difeso da un grande scudo di pelle d'elefante,
sbuc dai cespugli. Con pochi salti egli raggiunse il nubiano che si
era addossato al tronco di una palma col fucile montato.

--Sei tu Tepele? chiese il nubiano.

--In persona, Takir, rispose il negro che Omar riconobbe per un
guerriero del Mahdi.

--Che hai saputo?

--Nulla fino ad ora. So per che fu fatto prigioniero dallo _scik_
Tell-Afab.

-- vivo adunque?

--Non te lo posso assicurare ancora. Domani parler con un arabo che
si trov presente al combattimento e che accompagn lo scik verso il
sud.

--Abbiamo almeno qualche speranza?

--Non bisogna n sperare ne disperare, disse Tepele. Io credo per che
Abd-el-Kerim non sia stato ucciso. Abbiamo bisogno di ufficiali per
organizzare le nostre trib ed insegnare a esse a combattere contro
gli Egiziani.

--Quando potr sapere se  vivo o morto?

--Vedi tu quel _tugul_ che s'arrampica su quella collina che sta a noi
di faccia?

--Lo vedo.

--Domani, a sera, alla mezzanotte, trovati l e saprai ogni cosa.

--E i ribelli?

--Domani mattina abbandoniamo questi dintorni e ci portiamo in coda
all'armata Egiziana. Questo luogo sar deserto. Dammi ora i talleri,
se gli hai portati.

Il nubiano gli porse un sacchetto.

--Qui vi sono cento talleri, disse Takir. Domani a sera verr colla
mia padrona al _tugul_ e ne avrai altrettanti.

--Che Allh ti conservi, Takir.

--Che il Profeta ti guardi.

Il ribelle s'allontan correndo come un'antilope. Takir, dopo esser
rimasto qualche minuto immobile, pensieroso, volse i suoi passi verso
il campo mettendosi il fucile in ispalla.

Non aveva percorso ancora dieci metri che un colpo di pistola partiva
dalla macchia di acacie. Il nubiano fece un salto gigantesco gettando
un ruggito di dolore e cadde a terra con una gamba spezzata da una
palla. Prima che potesse risollevarsi o porsi sulla difensiva, Omar
gli ruinava addosso coll'_jatagan_ in pugno.

--Guardami in volto, Takir! gli url agli orecchi lo schiavo di
Abd-el-Kerim.

--Omar! esclam con profondo terrore il nubiano.

--S, proprio Omar, venuto al campo per vendicare l'infelice Fathma!

--Grazia!... balbett Takir che si sent agghiacciare il sangue.
Grazia, Omar.

Il negro lo guard con profondo disprezzo.

--Ah! Tu hai paura della morte, gli disse sogghignando.

--Sono giovane per morire. Lasciami la vita e io sar tuo schiavo.

--Vigliacco!... Odimi, Takir: tu puoi riscattare la vita rispondendo
alle domande che ti far ed eseguendo quello che ti ordiner.

--Sono pronto a ubbidirti, ma lasciami la vita. La morte mi fa paura.

--Sta bene. Dimmi innanzi a tutto come Abd-el-Kerim cadde prigioniero.

--Fu preso mentre eseguiva una ricognizione nei dintorni di El-Dum.

--Che ne fu del capitano Hassarn?

--I ribelli gli tagliarono il capo.

--Cosa sei venuto a fare qui? Ti ho veduto parlare con un ribelle.

--Voleva sapere se Abd-el-Kerim era vivo o morto.

--Tanto interessa a te il saperlo? chiese ironicamente Omar.

--Non a me, ma alla mia padrona.

--A Elenka? Dove trovasi questa donna? Dove ha la sua tenda?

Il nubiano non rispose e lo guard con smarrimento.

--Takir, gli disse cupamente Omar. La tua vita  in mia mano; se taci
io la spengo.

--Che vuoi fare della mia padrona? Oh! non toccarla, Omar!

--Ne far quello che meglio mi piacer. Dov' la tenda?

--Si trova a quattrocento passi da quella di Hicks pasci.

--Takir, disse gravemente Omar, sta in guardia, perch se mi inganni
io ti spezzo il cranio.

--Lo so, ed  per questo che non ardisco ingannarti. Anzi ti dir che
sulla tenda ondeggia una piccola bandiera greca.

--Chi ha con s Elenka?

--Nessuno. I due dongolesi che l'accompagnavano sono stati uccisi.

--Conosce il _tugul_ che ti addit Tepele?

--Come conosci Tepele?

--Ti ho veduto parlare assieme e ho udito il suo nome. Rispondi,
conosce quel _tugul_?

--S, ci siamo recati assieme un'altra volta.

Omar estrasse da una saccoccia un pezzo di carta e una matita.

--Scrivi quanto ti detter, disse al nubiano.

--Tu vuoi rovinarmi, Omar.

--Se rifiuti ti roviner io e per sempre, disse Omar.

Il nubiano comprese la minaccia e scrisse, sotto dettatura di Omar, il
seguente biglietto:


        _Padrona_,

Non posso venire al campo perch sono prigioniero degli insorti.
Domani a mezzanotte recatevi al _tugul_ che gi voi conoscete. Tepele
vi dar informazioni precise sulla sorte di Abd-el-Kerim.

                                     TAKIR


Omar prese la carta, la lesse e la nascose con cura in petto.

--Takir, gli disse, recita una preghiera.

Il nubiano guard con terrore Omar che teneva alzato l'_jatagan_.

--Perch vuoi che reciti una preghiera? gli disse con voce tremante.

--Perch fra un minuto ti presenterai al Profeta.

--Grazia!... grazia!... M'avevi promesso di non uccidermi!... Grazia,
abbi piet di me, Omar!

--Se io ti lascio in vita tu puoi tradirmi e mandare in fumo tutti i
miei progetti. Recita una preghiera, Takir, che ho fretta.

--Allh, aiutami, non uccidermi, sono giovane.... piet, Omar,
balbett il nubiano che non aveva pi sangue nelle vene.

--Recita una preghiera, url ferocemente Omar.

Il nubiano cacci fuori un ruggito di disperazione e cerc, con
un'improvvisa scossa, di rovesciare Omar, ma le forze lo tradirono e
ricadde al suolo cogli occhi stravolti.

--Aiuto! aiuto!... url egli dibattendosi sotto il ginocchio dello
schiavo. Aiu...

L'_jatagan_ di Omar scese rapido come un lampo fendendogli il cranio
fino al mento; dall'enorme ferita sfugg un torrente di sangue misto a
brani di cervella. Il nubiano sollev la terra colle unghie per due o
tre volte poi s'irrigid.

--E uno, disse Omar, asciugando la lama dell'_jatagan_. Domani Fathma
scanner l'altra.

Gett uno sguardo sul colossale cadavere del negro, stette alcuni
istanti in ascolto, poi, assicurato dal funebre silenzio che regnava
nel palmeto, ripresa la scimitarra e le vesti, si allontan a rapidi
passi dirigendosi verso il campo.




CAPITOLO XIV.--L'appuntamento


Il campo si era gi addormentato da un bel pezzo, quando Omar, tutto
trafelato per la lunga corsa, giungeva alla tenda.

Fathma, sdraiata sulla coperta, col capo appoggiato su di uno zaino,
dormiva tranquillamente e O'Donovan vegliava accoccolato presso di
lei, fumando una sigaretta e leggendo alcune note del suo libriccino
al vacillante chiarore di una torcia resinosa infissa nel suolo.

Al rumore che fece il negro entrando, il reporter alz il capo.

--Finalmente, diss'egli. Dove sei andato?

--A dire due parole ad un soldato mio amico, disse Omar con aria
imbarazzata. Come sta Fathma? Ebbe ancora il delirio?

--No, e spero non delirer pi.

La conversazione cadde l, il negro e il _reporter_ si sdraiarono a
terra, l'uno accendendo il suo _scibouk_ e l'altro ripigliando la
lettura del suo _notes_.

La notte, sotto la tenda pass abbastanza tranquilla. Fathma si
svegli due o tre volte in preda al delirio, ma fu cosa da poco.
Nell'accampamento invece vi furono parecchi allarmi, molti colpi di
fucile ed anche un attacco da parte degli insorti che fu respinto
dalla carica di uno squadrone di _basci-bozuk_ e dal fuoco delle
mitragliatrici.

Appena il sole spunt, O'Donovan salt in piedi.

--Omar, diss'egli. Oggi non torner nella tenda avendo da fare una
escursione nei dintorni del campo con lo Stato Maggiore. Questa sera,
per, prima che il sole tramonti, sar qui. Veglia sulla malata.

Il negro lo segu fuori della tenda, poi, quando vide che era un bel
tratto lontano, s'affrett a rientrare chiamando ripetutamente la sua
padrona.

La povera _almea_, alla voce del fedele schiavo, non tard a
svegliarsi. Ella si rizz a sedere, girando attorno sguardi smarriti.
Era pallida, abbattuta, aveva la disperazione scolpita in volto e
tremava come avesse una potentissima febbre. Afferr convulsivamente
le mani che le tendeva Omar e le strinse con frenesia.

--Omar!... Omar!... esclam essa con voce cavernosa.

--Come state mia disgraziata padrona? chiese il negro che frenava a
gran pena le lagrime tremolantegli sotto le ciglia.

--Ah! Omar, sono stata alfine colpita proprio al cuore, sono stata
alfine curvata dal potente soffio della fatalit! Povere mie speranze
infrante, povero Abd-el-Kerim.

Un singhiozzo le mont alla gola e soffoc la sua voce. Gli occhi le
si appannarono e l'abbronzato suo volto si rig di pianto.

--Tutto a me d'intorno  ruinato, ripigli ella con disperato accento,
tutto  finito, tutto  perduto. Oh! l'orribil sogno!... Aver tanto
sperato, aver tanto sofferto, tanto lottato e poi non rivederlo... 
spaventevole,  mostruoso!... Aveva sperato di rivedere ancora quegli
occhi che mi avevano vinto, che mi avevano domato, di riudire ancora
quella voce che mi aveva giurato eterno amore nelle foreste del
Bahr-el-Abiad, quella voce che mi faceva saltare il cuore in petto,
che mi rapiva in estasi; aveva sperato di rivederlo ai miei piedi
ebbro d'amore, di essere alla fine felice dopo tanti strazi... e non
lo rivedr invece pi mai... Allh, dammi la forza di resistere che io
muoio!... Oh Dio! quanto sono infelice!

Ella nascose il volto fra le mani, si rovesci all'indietro e pianse.
Omar, che non riusciva a frenare egli pure le lagrime, la risollev.

--Padrona, non disperarti cos, non piangere. Tutto non  terminato
ancora, diss'egli. Lo ritroveremo, te lo giuro, e pi presto di quello
che tu credi.

--Perch illudermi, Omar? Non spero pi; tutto  irremissibilmente
perduto, tutto! tutto!

--Ma no, non  perduto, tutto padrona. Anzi potei raccogliere, ieri
sera, alcune notizie su Abd-el Kerim, e posso assicurarti che non 
morto.

Fathma scatt in piedi come una leonessa. Ella afferr Omar per le
braccia scuotendolo quasi con furore.

--Notizie di lui! di Abd-el-Kerim! esclam ella con una voce che
l'emozione strozzava. Omar!.... Omar!... non farmi morire dalla gioia,
non farmi balenare una speranza che forse non esiste.

--Te lo giuro, padrona, io ho avuto notizie di lui.

--Dov'? Dove l'hanno condotto?.... Dimmelo, Omar, dimmelo!

-- prigioniero dello sceicco Tell-Afab.

--Ah!... dove si trova questo sceicco?... Io voglio vederlo.

-- impossibile, padrona. Si  recato al sud a combattere contro
alcune trib che si sono ribellate al Mahdi; dopo ritorner certamente
a El Obeid.

--Ed  sano il mio Abd-el-Kerim?

--Questo lo sapremo questa sera a mezzanotte

L'_almea_ lo guard cogli occhi stravolti.

--A mezzanotte! esclamo ella con sorpresa. Da chi? Come?

--Da un ribelle che si chiama Tepele.

--E tu conosci questo ribelle? Oh! vorrei abbracciarlo quest'uomo.

--Sarebbe pericoloso, padrona, si correrebbe il rischio di buscarsi
qualche colpo di lancia. Ascolta quanto m' toccato questa notte.

L'_almea_ torn a sedersi, tutta inondata di gelido sudore e tremante
per la violenta emozione. Omar, accoccolatosi a lei accanto, le narr
per filo e per segno l'incontro di Takir, la gita di questi fuori del
l'accampamento, il colloquio che aveva tenuto col ribelle Tepele,
l'appuntamento per la mezzanotte con Elenka e infine il dramma
sanguinoso che segu la scrittura del biglietto.

Fathma l'ascolt in silenzio, senza dare il pi piccolo segno di
collera o di gioia, ma quand'ebbe finito si alz colle pistole in
pugno, dirigendosi verso l'uscita della tenda.

--Dove vai? gli chiese Omar, spaventato, mettendosi risolutamente
dinanzi.

--Vado alla tenda della greca, rispose Fathma con voce sorda. Fra
mezz'ora le avr fatto saltare le cervella.

--Ma tu vuoi perderci tutti e due! No, padrona, non lo farai.

--Ma sai Omar che ho il sangue che mi bolle? Sai che per ucciderla
darei volentieri la mia vita?

--E se io ti fornissi il mezzo di ucciderla egualmente, senza che tu
abbi a correre pericolo alcuno?

--Come? Parla, Omar, parla.

--Aspettiamo questa notte innanzi tutto. Appena il campo si sar
addormentato noi raggiungeremo il _tugul_ e ci nasconderemo
nell'interno o l vicini. Elenka verr, noi assisteremo al suo
colloquio col ribelle Tepele, poi, quando sar rimasta sola, o nel
_tugul_ o nella foresta noi l'assaliremo e la scanneremo come io ho
scannato Takir. Ti pare? Nessuno ci vedr, nessuno sapr nulla, non
rimarr nemmeno la pi piccola traccia dell'assassinio, poich i leoni
e le iene s'incaricheranno di far sparire il cadavere.

--E O'Donovan? Egli vorr venire con noi e ci sar d'ostacolo.

--Niente affatto, egli non verr. Lascia fare a me, e vedrai che tutto
andr bene.

--Ma sei certo che Elenka si recher all'appuntamento?

--Pi che certo. Io vado a farle recapitare il biglietto scritto da
Takir. Quando legger che trattasi di sapere ove trovasi Abd-el-Kerim
non esiter un solo istante a partire.

--Se cos fosse!... Oh!... quale ebbrezza, nel vederla morta ai miei
piedi in un lago di sangue.

--La vedrai morta, padrona. Rimani adunque, pazienta ancora alcune
ore.

--E sia, aspetter la mezzanotte, L'ora sar pi propizia per la
vendetta.

--Allora io mi reco alla tenda di Elenka.

--E se ti conosce?

--Non mi riconoscer perch non sar gi io che le consegner il
biglietto.

Il negro stur una bottiglia di caff, l'ultima che possedeva
O'Donovan, vi aggiunse alcune goccie di _wiscky_ che trov in una
fiaschetta e ne fece trangugiare buona parte all'_almea_. Ne sorseggi
qualche poco, poi usc per compiere la difficile missione.

L'_almea_, in preda ad un'ansia indescrivibile, si sdrai sul limitare
della tenda colla testa fra le mani e il volto cupo. Venne il mezzod;
il rancio composto di pochi grani di _durah_, d'una piccola porzione
di carne di cammello morto di fatica e di alcune goccie di acqua
putrida e calda, fu dispensato, ma Omar non comparve.

Passarono altre otto lunghe ore. Gi Fathma cominciava a temere che
gli fosse accaduto qualche disgrazia, che fosse stato scoperto e
preso, quando comparvero dinanzi alla tenda il negro e il _reporter_
del _Daily-News_.

--_By-good_! esclam allegramente O'Donovan, entrando. Di gi in
piedi, mia buona amica! Come state?

--Molto bene, rispose Fathma guardando Omar che le fece un rapido
cenno.

--Non posso fare a meno di ammirarvi, riprese il _reporter_. Siete
d'acciaio.

--Sono araba, ecco tutto.

--Che avete pensato di fare? Rimarrete al campo?

--Per ora s. In seguito vedr.

--Sapete che siamo l l per levare le tende e marciare su El-Obeid?

--Ah! di gi?

--Sicuro. Oggi Aladin e Hicks pasci si sono riuniti collo Stato
Maggiore e hanno deciso di partire.

--E quando?

--Probabilmente domani. Ma ho paura che succeda dei guai.

--Perch?

--I due pasci non s'intendono sulla via da scegliersi per marciare su
El-Obeid. Hicks vuole andarvi per la pianura che  la via pi corta,
Aladin invece vuole andarvi pei monti e fare alto a Melbass prima di
dare battaglia.

--E cosa hanno concluso? chiese Fathma.

--Che l'esercito si separer in due corpi. L'uno marcer su El-Obeid e
l'altro su Melbass.

--Che ne dite di questa separazione?

--Io dico che ci condurr ad una catastrofe, disse tristemente
O'Donovan. Lo vedrete, Fathma, saremo schiacciati dal Mahdi.

Nella tenda regn per alcuni istanti un penoso silenzio. D'improvviso
Fathma s'avvicin al _reporter_ che era diventato pensieroso, e
posando le mani sulle spalle di lui, gli disse:

--O'Donovan, ho un piacere da chiedervi.

--Parlate amica mia, rispose l'irlandese con voce affettuosa. Sono ai
vostri ordini.

--A mezzanotte devo trovarmi fuori dell'accampamento per parlare con
un ribelle. Mi dar importanti notizie su Abd-el-Kerim.

--Oh! fe' il _reporter_ sorpreso. Vi recate ad un appuntamento!

--S, questo ribelle, al quale io salvai, due anni addietro, la vita,
parl oggi con Omar. Egli disse che a mezzanotte potrebbe darci
notizie esatte sul luogo ove fu tratto il mio fidanzato. Non bisogna
che io manchi.

--Ebbene, ci andremo tutti e tre.

--No, voi non potete venire. Il piacere che vi chiedo  che voi
rimaniate nella tenda.

--Che io rimanga qui!... E perch?

--Perch la presenza di un bianco, di un infedele, potrebbe irritare
quel selvaggio.

--Ma, se quel ribelle vi tendesse invece un agguato? La mia compagnia
 un remington di pi che parlerebbe, ve l'assicuro, con una
precisione terribile.

--Non abbiate timore che ci si giuochi un brutto tiro, O'Donovan. Quel
selvaggio _Baggra_  un uomo di parola e mi ha giurato sul _Corano_
che nessuno ci torcer un capello.

--Quando  cos, rimarr nella tenda.

--Giuratelo.

--Lo giuro.

--Grazie, O'Donovan, disse Fathma con voce commossa. Prima che l'alba
spunti noi saremo di ritorno e sapremo che sar successo del mio
infelice Abd-el-Kerim.

La sua faccia s'alter fortemente e la voce le si spense in un
singhiozzo.

--Andiamo, padrona, disse Omar porgendole il remington.

L'_almea_ che aveva chinato il capo sul seno, lo rialz con un gesto
d'indomita fierezza. I suoi occhi si accesero d'una cupa fiamma e le
nari si dilatarono straordinariamente.

--Vieni, Omar! esclam ella. L ci aspettano.

Strinse la mano al _reporter_ e usc a rapidi passi col negro,
inoltrandosi silenziosamente fra la moltitudine di tende. Erano quasi
le undici di notte quando oltrepassati gli avamposti, entravano nel
palmeto.

--La via? chiese Fathma. La conosci tu?

--A menadito, rispose Omar. Cammina dietro di me e sta bene attenta.
Il ribelle assicur Takir che non correrebbe alcun pericolo ma non
bisogna fidarsi.

--Verr la mia rivale?

--Sicuramente, Fathma.

--Come hai fatto a consegnarle il biglietto di Takir?

--Lo diedi ad un soldato che per un pugno di par lo port. Egli mi
disse che la greca, nel leggerlo, mand un grido di gioia immensa.

--Ah! esclam Fathma coi denti stretti e accarezzando l'impugnatura
dell'_jatagan_. Allunghiamo il passo; sono impaziente di vedere il
luogo dove cadr per sempre la mia odiata rivale!

Al disotto di quella foresta v'era oscurit perfetta; era molto se
qualche raggio lunare, azzurrognolo, d'infinita dolcezza, penetrava
fra il fitto fogliame delle palme, dei tamarindi e dei colossali
baobab, a formare una chiazza biancastra sul suolo erboso o coperto di
immani radici che uscivano da terra come serpenti. Mille urla, mille
ruggiti, mille scrosci di risa s'udivano a destra e a manca, emessi
dagli sciacalli, dei leoni e dalle iene che si disputavano i cadaveri
degli Egiziani o dei ribelli rimasti sul terreno nella scaramuccia
della notte precedente. Di quando in quando, verso le lontane pianure
o verso il campo, echeggiavano scoppi rumorosi di remington o di
moschettoni seguiti poco dopo dagli allarmi degli avamposti.

Omar e Fathma, procedendo silenziosi come ombre e colla massima
circospezione, in capo a mezz'ora ebbero attraversato il palmeto senza
aver incontrato alcun insorto. Essi si trovarono dinanzi ad una serie
di scoscese colline, in cima ad una delle quali alzavasi un _tugul_
conico.

--Quello l, disse Omar,  il luogo dell'appuntamento. Saliamo con
precauzione, Fathma. Potrebbe darsi che Tepele si trovasse di gi sul
posto.

Aggrappandosi ai cespugli, aiutandosi l'un l'altro e sempre nel pi
profondo silenzio, essi guadagnarono la cima della collina, piana,
sparsa di macigni e di cespugli, con un profondo burrone nel mezzo,
dalle pareti tagliate a picco e nel cui fondo urlavano bande numerose
di sciacalli.

Omar si spinse fino al _tugul_ ma era oscuro e deserto.

--Benone, mormor egli ritornando presso Fathma. Non sono ancora
giunti ma non staranno molto a venire. Ti senti forte padrona?

--Pi forte e pi risoluta che mai, rispose Fathma. Lascia che venga
la mia rivale e io ti far vedere di quanto sia capace un'araba.

Ella mostr al negro un fitto cespuglio distante appena venti passi
dal _tugul_ e vi si nascosero nel mezzo, cogli occhi fissi sulla
sottostante pianura.

Erano passati appena dieci minuti che dal nord fu visto venire innanzi
un uomo semi-nudo armato di una lunga lancia. Omar conobbe in lui
Tepele, l'amico di Takir.

--Sta attenta Fathma, mormor il negro all'orecchio della compagna.

Tepele era giunto ai piedi del colle. Lo sal con una agilit da
scimmia, pass a pochi passi dal cespuglio, entr nel _tugul_ e accese
un po' di fuoco.

D'improvviso Fathma afferr fortemente il braccio d'Omar e lasci
uscire dalle labbra contratte una sorda esclamazione.

--Guardala! diss'ella con voce arrangolata. Guardala!

Una donna armata di fucile e affatto sola, era apparsa sul limitare
del palmeto. La luna che batteva su di lei, rendeva perfettamente
visibili i suoi lineamenti e il costume greco che indossava.

--Erano passati due mesi, quando una notte ebbi la brutta idea di
invitarlo a cacciare il leone. Io camminavo dinnanzi e lui camminava
dietro a me.

--Elenka! balbett Omar che prov involontariamente un brivido.

--Appena che mi capita a tiro di fucile io l'abbatto! Ho il sangue che
mi bolle e nubi di fuoco dinanzi agli occhi. Oh! la vendetta!... la
vendetta!...

--Non ti muovere, padrona! Se tu l'ammazzi prima che abbia a parlare
con Tepele non sapremo pi mai dove potremo trovare Abd-el-Kerim.
Frenati per mezz'ora.

L'_almea_ che si era rizzata sulle ginocchia col remington in mano,
torn a sdraiarsi.

--Aspetter, mormor.

La greca dopo aver esitato, si era messa a salire la dirupata china
saltando di sasso in sasso, di scheggione in scheggione come
un'antilope. Si ferm tre o quattro volte, gir e rigir attorno al
_tugul_ dalle cui fessure uscivano raggi di luce, poi entr. Fathma e
Omar balzarono fuori dal cespuglio, e si appostarono ai lati della
porta, spingendo gli sguardi nell'interno della capanna.

--Frenati, mormor un'ultima volta Omar.

--Non aver paura di nulla, rispose Fathma. Ora Elenka  mia!




CAPITOLO XV.--Due tigri


Tepele, che si era accoccolato accanto al fuoco, nello scorgere la
greca si era subito alzato andandole incontro. Egli le baci la mano,
la fece sedere su di un _angareb_ malandato e gett una nuova
bracciata di legne secche sul fuoco.

--Ebbene Tepele, disse la greca, con un leggiero tremito nella voce.
Sai alfine qualche cosa?

--S, ma dov' Takir?

--Non ha potuto venire. Su, narra, fa presto che ho l'inferno nel
cuore. Dove si trova?  vivo?...  morto?...

--Posso assicurarvi che Abd-el-Kerim  vivo.

Elenka scatt in piedi come una pazza.

-- vivo!... Vivo!... ripet ella con un'esplosione di gioia che
pareva delirio. Sei proprio sicuro?.... L'hai veduto proprio coi tuoi
occhi?... Dimmelo, Tepele, dimmelo!

--Io non l'ho veduto, rispose il guerriero, ma ho parlato quest'oggi
con un arabo che veniva dal sud. Egli l'ha non solo visto, ma gli ha
anche parlato.

--Posso fidarmi delle parole di quell'arabo?

--Danqla  incapace di mentire.

--Dove si trova il mio povero Abd-el-Kerim?

-- nelle mani dello sceicco Tell-Afab il quale sta ora guerreggiando
sulle rive del lago Tsherkela contro una trib di _Bggara_[1] che si
 ribellata al nostro signore.

    [1] Bggara, da Bgar (bove) sono mandriani arditissimi che
      abitano il sud del Kordofan.

-- prigioniero adunque? chiese con trepidazione la greca.

-- prigioniero.

--Lo si maltratta forse?

--Non abbiamo questa abitudine verso gli uomini che potrebbero esserci
di grande utilit.

--Che vuoi dire?

--Abd-el-Kerim  ufficiale che se ne intende di cose di guerra e potr
servire sotto le nostre bandiere con un bel grado.

--Credi tu che accetter?

--E perch no? Egli  arabo e gli arabi non amano gli Egiziani.

--Ma se egli rifiutasse?

--In tal caso gli si taglier la testa, disse tranquillamente Tepele.

--Tu mi fai paura. Rifiuter, ne son certa.

--Non aver timore, che egli anzi accetter. Appena lo _scik_
Tell-Afab avr soggiogato quei miserabili _Bggara_, torner a
El-Obeid, presenter l'arabo a Mohammed-Ahmed e questi lo convertir.
Non sarei sorpreso se gli affidasse qualche buona trib di guerrieri.

--Ed io, dove potrei vederlo? Cosa potrei fare per raggiungerlo? Oh!
io voglio rivederlo, dovessi arrischiare la mia vita mille e mille
volte, dovessi passare in mezzo a centomila ribelli.

--Sar difficile che tu possa raggiungerlo.

--Anche se Hicks pasci rompesse le orde di Mohammed-Ahmed e
s'impadronisse di El-Obeid?

Un sorriso ironico apparve sulle labbra del ribelle.

--Non illuderti, diss'egli. Non si vince l'inviato di Allh. Ad un suo
cenno i vostri cannoni invece di vomitare fuoco e bombe vomiteranno
acqua.

--Ma non sai che siamo in undicimila e armati sino ai denti?

--Sicuro che lo so.

--Faremo di voi tutti un massacro.

--E che importa a noi il morire? Mohammed-Ahmed ci aprir le porte del
paradiso e tutti si batteranno come leoni per guadagnare questo
premio. Lo vedrai, Ahmed disperder il tuo esercito come il _simoum_
disperde le sabbie, poi conquister l'Egitto sgozzando egiziani,
turchi e cristiani, passer alla Mecca a rovesciare dal trono il
Sultano dei turchi, conquister l'India e diverr il padrone del mondo
per farvi regnare la sua fede.

--Ti lascio nelle tue credenze. Ma non potrei in qualche modo
raggiungere Abd-el-Kerim? Se passassi sotto la bandiera del Mahdi?

--Sei una donna e non si saprebbe cosa fare di te.

--Valgo pi di un uomo. Sono una jena.

--Si potrebbe tentare.

--Quando?

--Questa istessa notte, disse Tepele. Domani forse sarebbe troppo
tardi.

--Mettiamoci in cammino allora.

--Andiamo adagio Tu mi aspetterai qui. A un miglio da queste colline
accampano i miei compagni; io andr a chiedere a loro se ti accettano
sotto la loro bandiera.

--Sta bene, ti aspetter disse Elenka.

Tepele gett una nuova bracciata di legne secche sulle due pietre che
formavano il focolare, prese la sua lancia e usc.

Non erano ancora trascorsi due secondi che al di fuori s'udiva una
detonazione accompagnata da un grido straziante. Elenka si precipit
verso la porta, ma retrocesse quasi subito fino all'estremit della
capanna coi capelli irti sul capo. Il sangue le si gel nelle vene;
impallid spaventosamente.

Dinanzi a lei, sul limitare della capanna, era improvvisamente apparsa
l'_almea_ Fathma con due pistole in pugno. La greca gett un urlo.

--Fathma!... Fathma!... balbett poi con un filo di voce.

L'_almea_ col volto animato da una collera senza limiti e un crudele
sorriso sulle labbra, le si avvicin togliendola freddamente di mira
colle pistole.

--Elenka! diss'ella con accento grave e cupo. Mi riconosci tu?

La greca, smarrita, senza forze, non rispose. Ella guardava fissamente
la rivale, chiedendosi se era in preda ad uno spaventevole sogno. Un
pallore cadaverico era diffuso sul suo volto orribilmente alterato.

--Mi riconosci tu, o mia odiata rivale? ripet Fathma dopo qualche
minuto di silenzio. Ah! Tu sei sorpresa di vedermi qui, in questa
capanna? Tu mi credevi nelle mani di tuo fratello, laggi, a Chartum
non  vero? Elenka, sai che vengo a fare io qui?

La greca per un istante annichilita dallo spavento, ritrov ben presto
tutto il suo coraggio e la sua straordinaria energia. Ella si rizz
superbamente dinanzi all'_almea_, coi denti stretti, gli occhi animati
dall'ira e additandole la porta:

--Esci, spregevole _almea_! le disse

Fathma ruppe in uno scroscio di risa

--Elenka, sai tu, cosa vengo a fare qui?

--Non m'importa di saperlo.

--Te lo dir lo stesso. Io, Fathma, la Favorita del Mahdi, che tu
tradisti e sferzasti nelle foreste del Bahr-el-Abiad, vengo a chiedere
la tua vita!.... Ho sete del tuo sangue, sai, ma una terribile sete,
n uscir di qui senza essermi dissetata. Sono due mesi che io anelo
l'istante di trovarmi di fronte a te, sono due mesi che cerco la mia
rivale, che mi rap Abd-el-Kerim! Ora ti ho incontrata e non mi
sfuggirai mai pi!

--Ah! tu vuoi assassinarmi, adunque? Sta in guardia, perch se mi
ammazzi, col medesimo colpo ammazzi Abd-el-Kerim.

--Ho udito tutto e so tutto, Elenka; non riescirai no con degli
inganni ad arrestare la morte che pende sul tuo capo. So dove trovasi
Abd-el-Kerim, perch udii ci che ti narr Tepele. Se conti poi sul
ribelle, t'inganni; Omar l'ha ucciso.

Un tremito agit le membra della greca. Comprese ormai che era
irremissibilmente perduta ed ebbe paura.

--Fathma, diss'ella dopo alcuni istanti di esitanza. Se io partissi
subito per Chartum, se io ti abbandonassi per sempre Abd-el-Kerim, mi
lasceresti libera?

--No!

--Se io ti chiedessi perdono di quello che ti feci e se io, la nobil
greca, mi inginocchiassi dinanzi all'_almea_?

--No, rispose l'implacabile araba. Bisogna che una di noi muoia.
Guarda, potrei assassinarti scaricandoti addosso queste pistole e
gettarti di poi in un burrone a pasto delle iene e degli sciacalli, ma
non sono io, l'_almea_ Fathma, vigliacca a tal segno. Ti propongo un
duello coll'_jatagan_, ma un duello a morte, mi capisci? Se ti rifiuti
chiamo Omar e ti faccio saltare le cervella!

Un lampo di feroce gioia guizz nei neri occhi di Elenka.

--Ah! tu sei generosa adunque! esclam ella con ironia.


--S, generosa come un'araba, generosa come il leone del deserto.

--Accetto il duello che mi proponi. Quando ci batteremo?

--Subito; la notte  abbastanza chiara per colpirci al cuore.

--Vieni adunque, ma ti pentirai di essere stata troppo generosa con
me. Io non ti risparmier.

Fathma si strinse le spalla. Rimise le pistole nella cintura, prese i
remington della rivale onde non le saltasse il ticchio di servirsene e
usc dicendo:

--Seguimi?

--Sei sola? chiese Elenka arrestandosi.

--Ho meco Omar che ti dar il suo _jatagan_.

--Se io avessi la fortuna di ucciderti mi lascier libera egli?

--Non ti toccher, te lo prometto.

--Quand' cos, sono con te.

Le due rivali uscirono. La notte era chiarissima; la luna brillava in
un cielo senza nubi rischiarando come in pieno giorno le dirupato
colline e la sottostante pianura. Un leggier venticello fresco fresco
spirava, facendo stormire lievemente le cime dei cespugli.

Omar and incontro a Fathma.

--D il tuo _jatagan_ a quella donna, disse l'_almea_.

--Per che farne? chiese il negro con ansiet.

--Ci battiamo.

--Non farlo padrona. Diffida da quella donna che  pi vile d'una
iena.

--Lascia fare a me. Odimi ora: qualunque cosa accada, tu non prenderai
parte al combattimento. Se io cado lascierai andare la mia rivale
senza torcerle un sol capello. Io, la fidanzata del tuo padrone lo
voglio!

Omar la guard con occhi supplichevoli.

--Padrona! balbett egli.

--Lo voglio! ripet l'_almea_ quasi con ira.

--Sia fatta la tua volont.

Trasse l'_jatagan_ e lo porse a Elenka che ne prov il filo e la
punta.

--In guardia disse l'_almea_ con tono glaciale. Fra dieci minuti
bisogna che tutto sia terminato.

Elenka alz il gonnellino per essere pi libera e and a mettersi a
venti passi dal burrone volgendogli le spalle. Fathma le si mise di
fronte, raccolta su s stessa come una tigre, colla punta dell'arma
diretta al seno della rivale.

--Fathma, disse la greca. Una di noi due morr, e probabilmente sarai
tu quella che non vedrai il sole di questa mane. Vuoi dirmi che 
successo di mio fratello Notis?

--L'ho ucciso.

--Ah! miserabile! url la greca furibonda. In guardia! In guardia che
io t'ammazzo.

Le due rivali si scagliarono a testa bassa l'una contro l'altra e il
duello cominci. Era qualche cosa di strano, di fantastico, di
terribile, il vedere quelle due donne assetate di vendetta, cieche pel
furore, illuminate dai pallidi raggi lunari, avanzare con salti da
felino, stringersi vicendevolmente e cercare tutte la astuzie, tutti i
mezzi possibili per iscannarsi. Parevano proprio due tigri che
volessero divorarsi.

I ferri si cozzavano rumorosamente mandando scintille, fischiavano
nell'aria, si abbassavano e si alzavano con rapidit fulminea e si
torcevano al punto da temere che si spezzassero tanto erano impugnati
fortemente da quelle due donne che parevano deliranti.

Cinque minuti dopo la greca mandava un urlo. L'_jatagan_ di Fathma
apparve bagnato di sangue.

--Toccata! esclam l'_almea_, saltando innanzi come una pantera.

--Ma non sono ancora morta, rantol la greca portando una mano al
seno. Avanti, avanti!

L'_almea_ attacc con uno slancio disperato, a corpo perduto, mirando
il cuore della rivale e stringendola cos davvicino che questa fu
costretta a indietreggiare. Per la seconda volta il ferro dell'araba
bevette sangue.

--Toccata, ripet ella.

--Avanti! avanti! grid la greca che balzava indietro avvicinandosi,
senza accorgersene, al burrone.

Il terribile duello continu per altri cinque minuti in capo ai quali
la greca, che non riesciva a tener testa all'araba che era assai pi
agile e assai pi forte, trovossi spossata, col giubettino
insanguinato, sull'orlo del burrone.

--Guardati, le disse l'_almea_. Sei morta.

La greca volse il capo dietro di s, vide l'abisso in cui stava per
precipitare e gett un grido di spavento.

--Grazia, balbett ella che sentivasi mancare le forze.

--Una di noi deve morire! Url l'implacabile Fathma facendo fischiare
l'_jatagan_. Guardati!

Non aveva ancora terminata l'ultima parola che il suo _jatagan_
sprofondavasi pi che mezzo nella gola della greca, facendo uscire uno
sprazzo di sangue spumoso.

Elenka, colpita a morte, emise un rantolo. Traball, cerc di
rimettersi in equilibrio, ma le forze le vennero meno; lasciossi
sfuggire di mano l'arma, dilat spaventosamente le pupille nelle quali
brillava un ultimo lampo di minaccia e precipit, roteando, nel fondo
del baratro. S'ud un tonfo sordo sordo come d'un corpo che si
fracassa, poi successe un silenzio di morte.

L'_almea_, pallida per l'emozione, coll'_jatagan_ insanguinato in
mano, s'avanz fino all'orlo del burrone e guard gi. Nel fondo fra
le roccie aguzze, scorse il deformato e straziato corpo della bella
Elenka illuminato vagamente dai freddi e melanconici raggi dell'astro
della notte.

Rabbrivid e dette indietro.

-- morta!  morta!... mormor ella con voce cupa. Allh mi perdoner.

Si volse per fuggire da quell'orribile luogo e si trov dinanzi a
Omar.

-- proprio morta? chiese il negro.

--S, Omar.

--Siamo adunque vendicati. Fratello e sorella sono entrambi spenti.

--Taci, fuggiamo di qui. Questo luogo mi fa paura.

--Dove andiamo?

--A salvare il mio fidanzato.

--Vuoi recarti sulle rive del lago?

--Zitto, disse Fathma. Odi?

Il negro tese l'orecchio. In lontananza, verso il campo egiziano,
s'udivano squillare le trombe e rullare fragorosamente i tamburi.

--Che succede? chiese egli. Una battaglia forse?

--No,  l'esercito egiziano che marcia sulla capitale del Mahdi.

--E noi andiamo?

--A El-Obeid.

L'_almea_ si gett ad armacollo il remington e discese di corsa la
collina seguita dal negro. Ella si arrest alcuni istanti nella
pianura cogli occhi fissi su due punti neri che scendevano dal cielo,
ingrandendo a vista d'occhio.

--Guarda, Omar, diss'ella rabbrividendo.

--Vedo, rispose il negro. Sono aquile che calano nel burrone.

--Povera Elenka! Questa sera non rimarranno di lei che le spolpate
ossa a pasto delle belve feroci.

Soffoc un sospiro e riprese la corsa internandosi nel palmeto. Man
mano che si avanzavano gli squilli di tromba e il rullo dei tamburi
diventavano pi sonori. Talvolta s'udivano nitriti di cavalli, voci
confuse di uomini e muggiti di buoi, che il vento portava.

Cominciava ad albeggiare quando essi giungevano agli avamposti. Il
campo era in piena rivoluzione ed interamente mutato. Le tende erano
state levate, i fasci di fucili sciolti, i cannoni attaccati ai
cavalli, i cammelli e i muli aggruppati alla rinfusa e carichi di
viveri, munizioni e bagagli.

Gli ufficiali correvano dappertutto dando ordini, formando le
compagnie, i battaglioni e i reggimenti che si spiegavano formando un
immenso quadrato ai cui lati galoppavano disordinatamente i
_basci-bozuk_ colle scimitarre sguainate e le pistole in pugno.

--Si parte? chiese Fathma arrestando un _basci-bozuk_ che le passava
vicino.

--S, rispose il turco.

--Tutti assieme?

--Tutti assieme.

--E Aladin pasci?

--Viene con noi.

--Dov' Hicks?

--In mezzo al campo col suo Stato Maggiore.

--E O'Donovan?

--Sar presso il pasci.

--Accorriamo, Omar, disse Fathma, congedando con un gesto il
_basci-bozuk_.

Entrarono nel campo facendosi largo fra tutti quei soldati
affaccendati ad arrotolare le tende, a caricarsi degli zaini, a
bardare i cavalli, a trascinare i cannoni, a dispensare armi munizioni
e raggiunsero lo Stato Maggiore in mezzo al quale stavano Hicks pasci
discutendo vivamente col colonnello Farquhard. O'Donovan, che era nel
gruppo, s'affrett a correre a loro incontro conducendo tre cavalli
bardati.

--_By-good_! esclam egli. Credeva che vi fosse toccata qualche
disgrazia e stavo per radunare alcuni _basci-bozuk_ per venirvi a
cercare... Sapete qualche cosa di Abd-el-Kerim?

--S, mio nobile amico, rispose Fathma. Sappiamo pi di quello che
speravamo.

--E dunque?

-- prigioniero dello _scik_ Tell-Afab che sta ora guerreggiando sul
lago Tscherkela.

--Vivo allora?

--S, vivo, ma non per questo salvo.

--Che avete intenzione di fare?


--Dove va l'esercito?

--A dare battaglia alle orde del Mahdi sotto El-Obeid, rispose il
_reporter_.

--Vengo con voi.

--Fate bene. Quando avremo espugnata la citt pregher Hicks pasci
che ci dia un centinaio di uomini per andar a liberare Abd-el-Kerim.
Presto, amici miei, in sella, e che Iddio ci aiuti a vincere!




CAPITOLO XVI.--Il massacro di Kasghill.


Erano le sei del mattino del 1 gennaio, quando l'esercito egiziano
comandato da Hicks pasci si mise in marcia dirigendosi verso
El-Obeid, la capitale del Kordofan, la citt forte, o meglio, il
quartier generale del Mahdi Ahmed Mohammed.

Si componeva di oltre diecimila uomini fra egiziani e _basci-bozuk_,
nubiani e sennaresi, bene armati, ma affatto demoralizzati, affranti
dalle fatiche, dalle sofferenze, dalle malattie, dai torridi calori;
di diecimila uomini infine risoluti bens a espugnare El-Obeid, poich
la presa di questa citt era l'unica risorsa che a loro rimanesse per
mettere fine a quella interminabile campagna e per evitare un
probabile disastro, ma impotenti di sostenere un vigoroso urto delle
orde del Mahdi.

L'esercito procedeva diviso in sei quadrati, ma assai lentamente,
fiancheggiato sulle ali dei basci-bozuk i quali galoppavano nel
massimo disordine colle scimitarre in pugno.

Ogni soldato aveva la baionetta inastata per essere pronto a
respingere i primi assalti degli insorti che non dovevano molto
tardare.

Faceva un caldo terribile. Il sole versava proprio a piombo, raggi
infuocati che rendevano le sabbie cos ardenti che il camminare a
piedi scalzi, era affatto impossibile. Per di pi, un'immensa nuvola
di polvere si alzava sotto quelle migliaia e migliaia di piedi o
ricadeva qua e l acciecando e soffocando quei disgraziati soldati.

Per due ore l'esercito fiancheggi il palmeto di Kasegh cercando di
tenersi all'ombra, poi entr in una vastissima pianura sabbiosa,
calcinata dal sole, sparsa di arditissime rupi e di magri cespugli.

--Che brutto luogo, disse O'Donovan, che cavalcava a fianco di Fathma.

--Temete qualche cosa? chiese l'_almea_.

--Non scordatevi Fathma, che oggi  il 1 gennaio.

--Che vuol dire ci?

--Ho udito dire che il 1 gennaio il Mahdi ci darebbe battaglia.

--Ubbie, amico mio.

--Non correte tanto, Fathma.  un bel pezzo che io sento dire che la
luna del 1 gennaio  incaricata di vendicare l'Islam.

--E ci credete?

--Un po'.

--Ma io non vedo i ribelli, O'Donovan.

--Non  ancora sera, Fathma.

La conversazione fin l.

L'esercito intanto continuava ad avanzarsi, ma non pi coll'ordine di
prima, i soldati spossati, trafelanti, arsi vivi, andavano a
capriccio, a branchi a drappelli, coi fucili ad armacollo, tentennando
come ubbriachi. Uno cadeva qui colpito da una insolazione, e rimaneva
boccheggiante sulle sabbie ardenti; un altro cadeva l impotente di
fare un passo, un terzo si arrestava pi lontano, un quarto, si
sbandava cercando invano una goccia d'acqua.

I cavalli, i cammelli ed i muli, abbandonati a s stessi dai
cammellieri, accrescevano ad ogni istante la confusione, rimanendo
indietro, avanzando od andando a traverso a urtare le ali
dell'esercito.

Invano Hicks pasci sagrava, invano gli ufficiali si spolmonavano,
invano lo Stato Maggiore galoppava a dritta, a sinistra, dinanzi e di
dietro radunando le disperse compagnie.

Verso mezzogiorno l'esercito entrava nei boschi di Kasghill colla
speranza di trovare delle sorgenti ed estinguere l'ardente sete. Era
appena entrato che urla terribili scoppiarono in coda al quadrato del
colonnello Farquhard. Migliaia e migliaia d'insorti, difesi da grandi
scudi e armati di coltellacci, di fucili, di lancie, di scimitarre e
baionette, erano improvvisamente usciti dai circostanti boschi
caricando furiosamente gli egiziani.

L'urto fu sanguinosissimo. Gl'insorti, niente atterriti dal fuoco del
quadrato, si avventavano sulle punte delle baionette emettendo urla
acute, tentando di sfondare quella muraglia umana. Ma fulminati
dinanzi e sciabolati a tergo dai basci-bozuk, si ritirarono
confusamente gettandosi in mezzo alle fitte boscaglie dove
l'inseguimento diventava impossibile.

Hicks pasci fece suonare il segnale della fermata e si fece porre in
batteria le mitragliatrici e i cannoni. Era tempo.

Nuove torme di insorti sbucavano dai boschi con impeto disperato
sfidando impavidi il vivissimo fuoco della moschetteria e l'uragano di
piombo delle mitragliatrici. Alla loro testa marciavano i _dervis_[1]
incoraggiandoli colla voce e coll'esempio e recitando le terribili
parole dei Khuatsar che suonano cos:

    [1] _Dervis_, uomini che hanno una fama di santoni. Il Mahdi,
      ne aveva molti.

--Colpisci senza tema, giacch colui che tu odi ha meritato la morte.

I sei quadrati avevano un gran da fare a tenere testa a quei furibondi
che sprezzavano la morte e non chiedevano altro che di colpire. Ne
uccidevano cento e ne sorgevano duecento, ne ammazzavano di pi e ne
sorgevano mille, duemila, cinquemila, ventimila.

La strage dur tre ore senza interruzione poi vi fu un po' di sosta.
Gli insorti, respinti su tutta la linea, sventrati e mutilati dal
fuoco delle mitragliatrici, si ritirarono ma senza abbandonare i
boschi di Kasghill.

Hicks pasci, premuroso di giungere a El-Obeid, fece riordinare i
quadrati e diede il segnale di rimettersi in marcia. Non aveva,
l'esercito, percorso duecento passi, che nuovi insorti apparvero
dinanzi e di dietro, a destra e a sinistra, saettando colle loro
lunghe lancie i basci-bozuk e massacrando orribilmente i disgraziati
che feriti o affranti o colpiti dalle insolazioni rimanevano indietro.

Ogni mezz'ora Hicks pasci era costretto a far suonare l'alt, far
mettere in batteria le mitragliatrici e comandare il fuoco.

Alle sette di sera fu giocoforza accampare. L'esercito, sfinito,
assetato, arrostito dal sole, acciecato dalla polvere, non era capace
di fare due passi innanzi.

I cammelli e i cavalli dei convogli vennero legati gli uni agli altri
in modo da formare un'ampio cerchio e attorno a essi i sei quadrati si
accamparono.

La notte era oscurissima. Dense nubi, nerissime come se fossero di
pece, si erano accavallate in cielo e correvano come cavalli
sbrigliati. Colpi di vento umido, di quando in quando scendevano
facendo curvare gli alberi della foresta. Al sud lampeggiava e il
tuono brontolava.

O'Donovan, Fathma e Omar, divorato in furia il magro pasto, si
diressero verso gli avamposti per vedere coi loro occhi come stavano
le cose.

I soldati erano tutti in piedi e i cannonieri erano ritti accanto ai
loro pezzi. Tutti aspettavano il nemico che aveva silenziosamente
circondata la boscaglia e che aspettava il momento propizio per
gettarsi sopra i quadrati.

--Che brutta notte che si prepara, disse O'Donovan.

--Verremo attaccati? chiese l'_almea_.

--Senza dubbio.

--Con questa oscurit?

--Gl'insorti s'accosteranno pi facilmente.

--Vinceremo?

--Non credo, Fathma. I nostri soldati hanno paura e non possono
tenersi in piedi tanto sono stanchi.

In quel momento la luna apparve sull'orizzonte facendo capolino fra
due gigantesche nubi. O'Donovan impallid.

--Ecco la luna che vendicher l'Islam! esclam. Non aveva ancora
finito che alcuni spari rimbombavano agli avamposti.

--All'armi! s'udirono gridare le sentinelle.

--Il nemico! grid Omar.

La sua voce fu coperta da urla feroci, da urla di guerra e di morte.

--Colpisci senza tema, gridavano quelle voci. Colpisci senza tema
giacch colui che tu odi ha meritato la morte.

I _dervis_ s'avanzavano colla scimitarra in pugno rovesciando
sull'esercito egiziano migliaia e migliaia di fanatici. Una terribile
grandinata di palle cadde sugli egiziani, molti dei quali
stramazzarono a terra mandando urla dolorose. I sei quadrati
vacillarono da un capo all'altro e le linee si ruppero in varii
luoghi. Alcune compagnie, clte da invincibile panico, presero la fuga
gettando armi e zaini.

--Si salvi chi pu! urlarono alcuni vigliacchi.

--Fuoco! s'ud tuonare Hicks pasci.

--Fuoco! ripeterono i comandanti.

Le trombe diedero il segnale di cominciare il fuoco e il combattimento
accanito, terribile, sanguinosissimo, cominci.

Il fracasso divent ben presto spaventevole. Gli egiziani, assaliti da
tutte le parti da migliaia e migliaia di guerrieri, tiravano
furiosamente, all'impazzata e assaltavano colla baionetta; i cannoni
tuonavano, ruggivano, vomitando veri torrenti di ferro e le
mitragliatrici stridevano sui fianchi dei reggimenti tempestando i
cespugli, fracassando i tronchi degli alberi, sollevando per ogni dove
il terreno, sventrando i cavalli, i cammelli e gli uomini.

Dalle negre boscaglie, avvolte da giganteschi vortici di fumo che il
vento sbatteva e lacerava, uscivano senza posa correndo e urlando,
drappelli di nudi guerrieri i quali si precipitavano contro le
baionette a corpo perduto, sfondando i battaglioni e diradando con
ispaventevole rapidit le file.

Gli uomini cadevano a dozzine, a cinquantine, a centinaia, dinanzi, a
destra, a sinistra, senza quasi sapere da qual lato venivano colpiti,
chi colle braccia tronche, chi colle gambe fracassate, chi colla testa
nettamente portata via, chi forato da cento colpi.

Era una carneficina, un mostruoso massacro. Fathma, Omar e O'Donovan,
riparati dietro i loro cavalli sventrati dalla mitraglia, guardavano
con angoscia l'assottigliarsi di quelle schiere. Mai avevano assistito
ad un macello simile; mai avevano visto tanti morti e tanti feriti;
mai avevano udito tuonare assieme tanti fucili e tanti cannoni; mai
avevano visto tanta rabbia e tanta ostinazione.

Alle undici, quando maggiore era la mischia, l'uragano che da alcune
ore minacciava di scoppiare, venne ad accrescere l'orrore di quella
notte di sangue.

Le cateratte del cielo improvvisamente s'aprirono e una pioggia
furiosa si rovesci sui combattenti mescolandosi ai torrenti di sangue
che correvano pei boschi. Il vento cominci a ruggire, la folgore a
scrosciare, i lampi guizzarono illuminando d'una luce livida,
infernale, l'orribile macello. Anche il cielo era contro i disgraziati
che Hicks pasci conduceva contro il profeta del Sudan.

A mezzanotte urla strazianti s'udirono a destra del quadrato di Hicks
e poco dopo un'onda di soldati sfondava uno dei reggimenti
precipitandosi all'impazzata verso i muli, i cammelli e cavalli.

O'Donovan arrest uno di quegli uomini.

--Che succede? gli chiese.

--Il quadrato del colonnello Farquhard  stato distrutto.

--Maledizione! rugg il _reporter_.

La situazione diventava spaventevole. I mahdisti, ebbri di sangue e di
carneficina, raddoppiavano gli assalti, sfondando una dopo l'altra le
linee di battaglia. Di quando in quando si udivano, mescolati agli
scrosci delle folgori, al rombo dei cannoni e alle fucilate, le urla
strazianti degli egiziani che venivano spietatamente macellati.

Alla una del mattino un altro quadrato veniva sfondato e poco dopo
venivano respinti, aperti, spezzati, tagliuzzati gli altri tre.

Pi non restava che il quadrato di Hicks pasci ma in quale stato! Non
vi erano pi ufficiali che si erano fatti ammazzare alla testa dei
loro battaglioni; non vi erano pi basci-bozuk, distrutti totalmente
in due cariche tentate contro quel formidabile nemico; non vi erano
pi artiglieri, morti accanto ai loro pezzi smontati o scoppiati.

V'erano invece enormi ammassi d'uomini, di cavalli e di cammelli
orrendamente scannati, dietro ai quali tiravano ancora i superstiti
anneriti dal fumo, ubbriachi di polvere colle dita abbrustolite dalle
canne di remington diventate ardenti.

Alle quattro e pochi minuti, Fathma che distesa a terra sparava dove
appariva confusamente il nemico, vide Hicks pasci che trovavasi solo,
cinquanta passi pi innanzi, portare le mani al volto, vacillare,
abbandonare la sciabola e precipitare da cavallo.

--O'Donovan! grid ella. Il pasci e caduto.

Il _reporter_ e Omar, che si trovavano alcuni passi indietro riparati
da un cannone smontato, a quel terribile grido si slanciarono verso
l'_almea_ malgrado le palle che continuavano a fioccare.

--Perdio! esclam l'irlandese. Siamo tutti perduti. Dov' caduto?

--L in mezzo a quel gruppo di cadaveri.

--Accorriamo, amici, e non una sillaba. Se gli egiziani lo sanno siamo
tutti morti.

O'Donovan e i suoi compagni, scalarono intrepidamente i cumuli dei
cadaveri dal disotto dei quali sfuggivano torrenti di nero sangue, e
giunsero l, ove era caduto il pasci.

In sulle prime, fra i vortici di fumo non iscorsero che un cavallo
riccamente bardato che s'impennava nitrendo, ma poi in mezzo ai
cadaveri dello Stato Maggiore, steso sul dorso, colle braccia
incrociate sotto la testa scopersero l'infelice pasci.

O'Donovan, coi capelli irti, tremante, pallido, inondato di freddo
sudore, si curv su di lui e l'alz. Il pasci aveva la faccia
marmorea e alterata, la barba irrigata dal sangue che eragli uscito
dalla bocca e la tunica forata da due palle.

--Gran Dio! balbett il _reporter_.  morto.

Balz in piedi, afferr Fathma per una mano e disse:

--Fuggiamo o siamo perduti.

--Ma dove? chiese l'_almea_ pallida di terrore.

--Ho visto una rupe laggi. La scaleremo.

--Ma il nemico circonda il quadrato.

--Non importa, venite o sar troppo tardi. Vieni, Omar.

Il _reporter_, l'_almea_ e lo schiavo attraversarono il quadrato
ingombro di morti e di moribondi, di armi, di cannoni, di cavalli e di
cammelli e giunsero ai piedi di una gigantesca rupe che difendeva,
verso oriente, le linee egiziane.

--Omar, vedi dei nemici sulla cima? chiese il _reporter_.

--No, rispose il negro.

--Hai una fune?

--S, l'ho.

--Sei capace di raggiungere quella sporgenza che scorgesi a mezza
altezza della rupe?

--Sar cosa difficile, ma lo tenter.

--Sali adunque, ma fa presto. I ribelli stanno per rompere il quadrato
e scannare tutti i soldati.

Il negro si liber dalla casacca, dei calzoni e del turbante, si
arrotol attorno alle reni la fune e cominci la pericolosa scalata
mentre la mitraglia continuava a grandinare e i mahdisti macellavano
le schiere egiziane che ancora resistevano ai loro furiosi assalti.

Aggrappandosi agli arrampicanti, appoggiandosi ai cespugli, cacciando
le dita nei crepacci della rupe cominci a elevarsi malgrado la
pioggia che lo acciecava e le palle che fischiavano ai suoi orecchi.

Ogni qual tratto una scheggia staccavasi dalla rupe e rotolava al
basso facendo guizzare Fathma e il _reporter_ che seguivano con viva
trepidazione e col cuore sospeso l'ardita manovra del negro. Qualche
volta era invece un ramo che spezzavasi e si vedeva Omar dondolarsi
sopra l'abisso, sospeso ad un ramoscello o ad una semplice radice.

Dopo cinque minuti di sforzi incredibili, lo schiavo riusc a
raggiungere la prima piattaforma che trovavasi a mezza altezza della
rupe.

Leg la fune ad un grosso macigno e gett l'altro capo ai compagni che
se ne impadronirono vivamente.

--A voi Fathma, disse il _reporter_, dominando colla sua voce il rombo
dei cannoni, lo scrosciare delle folgori, le urla dei ribelli e le
grida strazianti dei moribondi. Presto, presto o sar troppo tardi.

Fathma non se lo fece dire due volte. Afferr la fune e si iss
nell'aria raggiungendo Omar.

--O'Donovan! grid poi.

La sua voce fu coperta da urla terribili. I ribelli avevano sfondato
il quadrato e macellavano spietatamente gli egiziani che si erano
addossati ai cavalli ed ai cammelli.

--O'Donovan! ripet Fathma.

Il _reporter_ s'avvinghi alla fune e si iss malgrado le palle che
grandinavano fitte fitte. Era giunto a mezza altezza quando fu colpito
alla testa da una scheggia di mitraglia. Mand un grido disperato.

--Sono morto!

Fu visto arrestarsi e cercare un appoggio nei crepacci della rupe, ma
una nuova scheggia lo colp al petto. Apr le mani e precipit
roteando nell'abisso spaccandosi il cranio sulle roccie sottostanti.

Fathma e Omar, agghiacciati dal terrore, si curvarono sull'orlo della
rupe cercando di scorgere lo sventurato _reporter_ del _Daily-News_,
ma invano.

--O'Donovan! O'Donovan! grid Fathma con disperato accento.

La sua voce si perd fra gli urli feroci dei mahdisti.

--Scendiamo! grid ella.

S'aggrapparono agli arbusti per discendere, ma il tempo manc.
Dall'alto della rupe venivano gi precipitosamente dei nudi guerrieri
agitando le loro lancie e le loro scimitarre.

--Siamo perduti! grid Omar.

--Indietro cani! url Fathma, strappandosi dalla cintura l'_jatagan_.

Gl'insorti anzich arrestarsi s'avventarono a testa bassa contro
l'_almea_ e il suo schiavo, li circondarono, li disarmarono e li
curvarono sull'abisso. Gi stavano per precipitarli nel vuoto, quando
una voce tonante, imperiosa, url:

--Fermi tutti! Chi li tocca  uomo morto!

Un guerriero riccamente vestito discendeva dall'alto della rupe con
rapidit vertiginosa. Giunto sulla piattaforma egli si precipit ai
piedi di Fathma.

--Ah! mia povera padrona! esclam egli baciandole le mani.

Fathma e Omar lo riconobbero subito.

--Ab-el-Nmr! gridarono con gioia.

--S, amici miei, disse lo _scik_. L'Ab-el-Nmr che voi salvaste
dalla morte quando il leone lo fer nelle foreste del Bahr-el-Abiad e
che ora viene a pagare il sacro debito. Amici, voi siete salvi e sotto
la mia possente protezione!

Nel medesimo istante che il generoso _scik_ pronunciava quelle
parole, l'ultimo egiziano dell'infelice Hicks pasci cadeva morto
sotto le lancie dei terribili guerrieri di Ahmed Mohammed profeta del
Sudan[1].

    [1] L'illustre missionario D. Luigi Bonomi, che quando accadde la
      battaglia si trovava a breve distanza da Kasghill, mi assicur
      che il Mahdi perdette solamente 4 o 500 uomini.  E.S.


FINE DELLA PARTE SECONDA.





PARTE TERZA

Il Mahdi




CAPITOLO I.--I prigionieri.


La mattina del 15 maggio 1883, una straordinaria agitazione regnava
fra le innumerevoli orde dal Mahdi Mohammed Ahmed, accampate in una
immensa e sabbiosa pianura, a corta distanza da El-Obeid la capitale
del Kordofan.

Dal _tugul_, dalle tende, dalle _zeribak_, dalle tettoie e dalle
_hose_[1] uscivano, vociferando a tutta gola, guerrieri vestiti con
stoffe variopinte o semi-nudi, o nudi affatto, slanciandosi
all'impazzata fra i cannoni, fra i fucili stretti in fasci, fra i
cammelli e i cavalli che ingombravano il campo.

    [1] Cortili chiusi fra capanna e capanna.

Ora passavan turbe di Baggra Salem, guerrieri d'alta statura, di
forme massiccie, dalle fisonomie feroci, coi cappelli intrecciati e
ornati di pezzetti di ambra e di conterie di Venezia; ora di Baggra
Hamran montati su buoi e coi corpi spalmati di grasso di cammello e
riparati dietro grandi scudi convessi e coperti di pelle d'antilope;
ora di Ab-Rof, bella gente dalla tinta bronzina, lineamenti fieri, il
petto racchiuso da scintillanti cotte di acciaio e il capo difeso da
un elmetto nasale; ora di guerrieri del Beni-Gerar, terribili predoni
propri del Darfur, colle membra cariche di anella d'avorio o di rame;
poi attruppamenti di beduini Kababich in uniforme bianca, di negri
Megianin, di Aulad-el-Behr, di Hababin; ondate di Sennaresi, di
Nubiani, di Arabi, di Scilucchi, di Basci-bozuk rinnegati, tutti
armati chi di remington tolti agli egiziani nella sanguinosa battaglia
di Kasghill, chi di moschettoni a pietra o a miccia, chi di lunghe
spade dritte a due tagli, chi di scimitarre di tutte le lunghezze e
larghezze, o di lancie, o di mazze, o di scuri, o di coltellacci, o di
randelli ferrati.

Tutti quei guerrieri che parevano impazziti, si dirigevano di corsa
verso le trincee che difendevano il campo dal lato meridionale e vi si
affollavano confusamente sopra, urtandosi, atterrandosi,
bisticciandosi per arrivare primi. Mille e mille domande
s'incrociavano per l'aria formando un baccano assordante che veniva
smisuratamente ingrossato da un furioso strepitare di _noggra_[1] e
di _darabke_, da un rullare di tamburi egiziani e da uno squillare
acuto di mille bizzarri istrumenti musicali.

    [1] _Noggra_ e _darabke_, sorta di tamburoni di legno
      scavato che vengono percossi con delle mazze.

--Ma siete sicuri che verranno? chiedevano gli uni.

--Ma sicurissimi, rispondevano gli altri.

--Avete veduto il cavaliere che rec la notizia?

--Coi nostri propri occhi e l'abbiamo udito colle nostre orecchie.

--Hanno dunque vinto?

--Ma s, sono vincitori.

--Ci sono prigionieri?

--Altro che! E prigionieri egiziani. Una cinquantina.

--Un centinaio.

--Un migliaio.

--Che marmellata che faremo. Li massacreremo tutti.

--E pianteremo le loro teste dinanzi le porte di El-Obeid a tener
compagnia a quella di Hicks pasci.

--Benissimo! Bravi! Morte agli infedeli! Guerra ed esterminio.

--Morte agli infedeli!

--Eccoli! grid una voce tonante.

--Eccoli! ripeterono cinquantamila voci.

--Viva lo scik Tell-Afab! urlarono tutti.

In lontananza scoppi una scarica di fucili e si udirono strepitare i
_noggra_ e le _darabke_. Il pi profondo silenzio regn come per
incanto fra quella moltitudine di guerrieri accavallati sulle trincee:
tutti gli occhi si fissarono attentamente verso il sud.

Una nube di polvere alzavasi verso quella direzione ed in mezzo ad
essa, percosse dai raggi del sole, brillavano lancie, scimitarre e
baionette. Un grosso attruppamento di guerrieri si avanzava a passo di
corsa verso il campo.

In testa cavalcava un bel negro col petto racchiuso in una cotta
d'acciaio, un gran turbante verde sul capo e una magnifica _farda_
d'egual colore pendentegli dalle spalle. Nella mano dritta impugnava
una larga scimitarra, una _sekkin_, e nella sinistra teneva la
bandiera del Mahdi che faceva vivamente ondeggiare al disopra della
sua testa.

Dietro a lui si trascinavano con grandi stenti ventisei prigionieri
egiziani, scalzi, laceri, insanguinati, tutti piagati e solidamente
legati.

Venticinque erano poveri fantaccini sulle cui spalle grandinavano ad
ogni istante colpi di _corbach_ che strappavan a loro urla di dolore.
Il ventiseiesimo era invece un tenente arabo di alta statura, di forme
eleganti ed insieme vigorose.

Era pi triste e in pi deplorevole stato degli altri; camminava
facendo sforzi sovrumani e teneva il capo inclinato sul petto. Ogni
qual tratto per lo rialzava con violenza e allora mostrava una faccia
abbronzata, maschia, ardita, ma sulla quale, un attento osservatore,
avrebbe scorto le traccie di crudeli dolori, di sofferenze indicibili.
Sulla piega delle palpebre si vedevano ancora le umide traccie di
recenti lagrime.

All'intorno dei prigionieri si accalcavano confusamente guerrieri
Baggra, Denka e Bongo, che agitavano freneticamente le loro armi,
scaricando in aria colpi di fucile e acclamando a piena gola lo
sceicco Tell-Afab e Ahmed loro profeta.

Quando la truppa giunse all'accampamento, una oscillazione violenta,
burrascosa, si fece sentire da un capo all'altro delle orde stipate
addosso alle trincee. Un immenso e terribile grido lacer l'aria e
sal fino alle nubi.

--A morte i prigionieri! A morte gli infedeli! Viva Tell-Afab!

I guerrieri del Mahdi si rovesciarono come una fiumana gi per le
trincee e andarono a cozzare furiosamente contro i guerrieri dello
sceicco Tell-Afab dividendoli in mille differenti gruppi. Ogni arma si
tese minacciosamente verso gli egiziani che si erano arrestati
tremanti di spavento.

--A morte gli infedeli! gridavano gli uni.

--Al fuoco gli egiziani! urlavano gli altri.

--Tagliate a loro la testa!

--Ammazzate col _corbach_ quei cani!

--A morte!... a morte!...

Lo sceicco Tell-Afab, scorgendo il pericolo che correvano quei poveri
diavoli, volse in furia il cavallo e urtando quelli che gli si
stringevano d'attorno e calpestando quelli che gli si paravano
dinanzi, corse in loro aiuto.

--Largo! largo! tuon lo sceicco.

--Morte agli egiziani! vociarono i guerrieri del Mahdi, agitando
freneticamente le armi.

--Fate largo! ripet Tell-Afab. Fate largo!

I suoi guerrieri percuotendo a dritta e a manca colle impugnature
delle scimitarre, coi calci degli archibusi, colle aste delle lancie,
riuscirono a ributtare l'onda dei fanatici e si spinsero innanzi
trascinando con loro gli egiziani che non avevano pi sangue nelle
vene.

Venti volte i guerrieri di Ahmed tentarono di sfondare il cerchio
formato dai Baggra, dai Denka e dai Bongo e venti volte furono
ributtati lasciando sul terreno pi di uno di loro malconcio. Ci non
imped per che una lancia spaccasse la testa ad uno dei prigionieri,
il quale, lasciato a terra moribondo, dopo essere stato spietatamente
calpestato dai Bongo, dai Baggra e dai Denka, cadde nelle mani dei
guerrieri di Ahmed.

Il disgraziato, quantunque ancora respirasse, fu sollevato sulle punte
delle lancie e sbranato: la sua testa, infissa in uno spiedo, and ad
ornare la capanna d'un potente sceicco.

Questo incidente diede tempo ai guerrieri di Tell-Afab di giungere in
mezzo al campo dove rizzavasi una vastissima _zeribak_ con solide
palizzate. I prigionieri furono in fretta e a suon di legnate cacciati
l dentro e cinquecento uomini li circondarono colle armi in pugno sia
per impedire a loro la fuga, sia per arrestare i guerrieri di Ahmed
che gi tornavano alla carica vociferando spaventosamente.

Gli egiziani, pallidi, disfatti, tremanti di spavento, si lasciarono
cadere a terra girando all'intorno sguardi inebetiti. In piedi non
rimasero che il tenente arabo e un vecchio soldato sulla cui giacca
stracciata e scolorita scorgevansi ancora dei gradi in gran parte
strappati.

--Tenente, ripet, toccandogli una spalla.

L'arabo che pareva assorto in tetri pensieri, non rispose.

--Tenente, ripet, toccandogli una spalla.

--Che vuoi? chiese l'arabo volgendosi verso di lui.

--Che succeder di noi?

--Fra qualche ora le nostre teste andranno ad abbellire le capanne
degli sceicchi.

--Giusto Allah!

--Hai paura della morte tu? gli chiese con accento quasi ironico
l'arabo. Per me la morte  un sollievo. Benedir la scimitarra che mi
spiccher la testa dal busto.

Il vecchio soldato lo guard con ispavento.

--Oh! non dite cos! esclam.

--Perch? Quale speranza, ormai mi rimane? A che vivere quando la vita
 un continuo tormento, un continuo strazio? Soffro troppo... ho il
cuore spezzato.... bisogna che muoia!

--Ma forse non  morta... chiss...

Sulle labbra dell'arabo spunt un sorriso pieno di amarezza.

--Perch illudermi?... Son tre mesi che io interrogo quanti uomini mi
passano dinanzi, e non udii mai parlare di lei.  morta!...  morta...
oh! io lo sento! esclam egli.

--Ma chi lo afferma?

--Il mio cuore, il suo silenzio, tutto!... Povera Fathma!... povera
donna!

Egli si prese la testa fra le mani con un gesto di disperazione e un
singhiozzo lacer il suo petto.

--Non parliamone pi, mormor egli con voce cavernosa. Il dolore 
troppo atroce. Forse nella tomba trover la felicit che mi fu negata
quass!...

La sua voce fu coperta da uno spaventevole baccano, da un urlo
indescrivibile, da un cozzar fragoroso d'armi e da un rullar furioso
di _noggra_ e di _darabke_. Alz la testa che aveva chinata sul
petto. Lo spettacolo che si present dinanzi ai suoi occhi lo fece
vivamente retrocedere, urtando il sergente.

--Siamo perduti! mormor egli. Ecco la morte.

I guerrieri del Mahdi, che a poco a poco si erano addensati attorno
alla _zeribak_ scagliando tremende occhiate sui prigionieri, si erano
improvvisamente gettati sui cinquecento Diuka di Tell-Afab, impegnando
una sanguinosissima battaglia.

Gli egiziani, che avevano subito compreso il motivo dell'attacco,
erano balzati in piedi gettando urla disperate, stringendosi l'un
contro l'altro, facendo sforzi sovrumani per ispezzare i legami e
vendere almeno cara la vita.

--Coraggio! grid il tenente arabo. Tutti attorno a me!

Sette od otto lancie, scagliate dagli insorti, caddero nel mezzo della
_zeribak_. Alcuni egiziani, spezzati i legami, raccolsero quelle armi
e le impugnarono disponendosi in cerchio intorno ai compagni inermi.

Era tempo. I guerrieri di Tell-Afab, dopo una debole resistenza,
oppressi dal numero strabocchevole degli assalitori, avevano gettato
le armi dandosi a precipitosa fuga. I guerrieri del Mahdi, scalata la
palizzata, si riversarono gi nella _zeribak_ mandando urla feroci.

L'urto che successe fra questi e i prigionieri fu tremendo. Pi di
venti uomini caddero al suolo, chi colla testa spaccata fino al mento,
chi passato da parte a parte dalle lancie, chi orribilmente mutilato,
senza gambe o senza braccia. Il suolo s'inzupp di sangue per trenta
passi all'ingiro.

Assaliti e assalitori, spumanti d'ira, mugulando come belve, si
mescolarono confusamente menando all'impazzata le armi, adoperando i
pugni, le unghie, i denti, strangolandosi, straziandosi le carni,
atterrandosi e calpestandosi rabbiosamente. In un momento non si
scorse pi che un attruppamento di persone che ondeggiavano per di qua
e per di l, che avanzavano o che indietreggiavano, che cadevano o che
si rialzavano empiendo l'aria di spaventevoli clamori, di urla, di
lamenti, di rantoli.

Ogni qual tratto da quel gruppo di combattenti uscivan dei guerrieri
tutti coperti di sangue, che dopo di aver barcollato rotolavano al
suolo per non rialzarsi pi. Talvolta era invece un egiziano, livido,
esangue, colle vesti a brani, che veniva quasi subito raggiunto,
sbranato a colpi di scimitarra o inchiodato a colpi di lancia contro
le palizzate.

Da cinque minuti la sanguinosa pugna durava, rianimata dall'arrivo di
nuovi guerrieri ohe volevano bere sangue egiziano, quando in
lontananza si ud improvvisamente una voce metallica, imperiosa
gridare:

--Fermi tutti! Ahmed, nostro profeta, lo comanda.

A quel comando dell'inviato di Dio, la pugna tutta d'un colpo cess.
Le armi si arrestarono in aria o caddero a terra, poi il gruppo di
guerrieri si sciolse colla rapidit del lampo. Ognuno volse le spalle
fuggendo a rompicollo, scalando le palizzate e confondendosi fra le
orde che si pigiavano attorno alla _zeribak_.

Sul campo insanguinato non rimasero che quattro uomini colle vesti a
brani e imbrattate di sangue: il tenente arabo che stringeva
convulsivamente in mano una scimitarra e tre egiziani che non si
reggevano pi sulle gambe.

Attorno ad essi c'erano quaranta o cinquanta moribondi che si
dimenavano urlando e altrettanti morti, fra i quali uno _scik_ di
colossale statura colla testa quasi staccata dal busto.

--Fermi tutti!... Ahmed nostro profeta lo comanda! ripet la voce
metallica e imperiosa di prima.

All'entrata della _zeribak_ comparve lo _scik_ Tell-Afab seguito da
dodici Ab-Rof della guardia del Mahdi, montati su bianchi cavalli.

Egli si diresse verso i prigionieri che lo aspettavano a pi fermo,
risoluti ancora a vendere cara la loro vita. Scorgendo lo _scik_
disteso ai piedi del tenente arabo, un lampo di collera balen ne'
suoi occhi e le sue labbra si contrassero mostrando i denti candidi
come l'avorio.

--Chi ha ucciso questo _scik_? grid.

--Io! rispose il tenente arabo senza sgomentarsi.

--Sei uomo morto!

--Poco mi cale.

--Abbassate le armi.

Il tenente invece di ubbidire, impugn saldamente la scimitarra,
dirigendo l'insanguinata punta verso di lui.

Lo _scik_ parve pi sorpreso che spaventato di quella minaccia.

--Abbassate le armi! ripet con un tono di voce da non ammettere
replica.

--Io l'abbasser quando tu avrai promesso salva la vita a me e ai miei
compagni, rispose il tenente.

--Non sono l'inviato di Dio, io.

--In tal caso ci difenderemo fino a che avremo la forza di alzare le
braccia. Morremo tutti e quattro, lo so, ma assieme a noi morr anche
un buon numero de' tuoi scherani.

Tell-Afab divenne cinereo per l'ira, ma si contenne. Alz la mano
dritta e indicando l'immensa pianura nella quale ondeggiavano e
brontolavano minacciosamente le terribili orde del Mahdi, gli disse
con voce tetra:

--Guarda! Basta un mio cenno, uno solo, capisci, perch tutti quegli
uomini si gettino su te e sui tuoi. Se ti arrendi, il Profeta forse ti
salver, se ti rifiuti morrai: scegli!

L'arabo esitava. Era evidente che se non deponeva le armi, i guerrieri
del Mahdi non avrebbero tardato a scannarlo assieme ai compagni per
quanta resistenza avesse ad opporre. Non vi eran molte probabilit di
uscire salvi dalle mani del Mahdi, tuttavia qualche speranza c'era.

--Mi arrendo, diss'egli, scagliando lungi da s la scimitarra.
Compagni, abbasso le armi.

Non aveva ancor terminato l'ultima parola, che dieci Ab-Rof si
gettarono su di lui e sui suoi compagni afferrandoli strettamente pei
polsi e trascinandoli via.

I tre egiziani furono condotti in una capanna l vicina, dinanzi alla
quale si affollarono urlando parecchie centinaia di guerrieri; il
tenente invece fu condotto dinanzi a un gran _tugul_ sul quale
ondeggiava la bandiera del Mahdi.

Tell-Afab con un pugno gli fe' volar dalla testa lo sdruscito e
scolorito _fez_, poi lo introdusse nella capanna, lasciandolo solo.

--Dove sono? si chiese l'arabo che sentivasi agitato da sinistri
timori.

Gir gli occhi all'intorno con un misto di curiosit e di diffidenza.
Vide che la capanna era divisa da un tramezzo di pelle e che era assai
miseramente ammobiliata.

Stava per cercare l'uscita, quando un lembo del tramezzo s'apr e
dinanzi gli comparve un uomo che fiss su di lui due occhi vivi,
brillanti, a riflessi di due colori.

Quell'uomo era alto di statura, magro, esile, colla carnagione di un
color caff al latte, capelli bruno chiari e barba nerissima. Sulle
suo gote scorgevansi tre cicatrici parallele e una verruca. Strana
cosa, aveva un braccio pi lungo dell'altro.

Il suo vestito era di una estrema semplicit. Componevasi di una
camicia e di un paio di calzoni alla turca di _damour_ (grossa tela di
cotone); aveva sandali ai piedi e un piccolo turbante verde sul capo.

Il tenente arabo nello scorgere quell'uomo rabbrivid e cadde, senza
volerlo, in ginocchio.

--Il Mahdi!... esclam con voce soffocata.

Infatti quell'uomo era Mohammed Ahmed, il profeta del Sudan.




CAPITOLO II.--Il Mahdi.


Mohammed Ahmed nacque nel 1843 a Dongola nella Nubia; Amina chiamavasi
sua madre e Adullah suo padre, il quale esercitava la professione di
falegname.

Fino dall'et di 7 anni questo strano personaggio destinato a
diventare cos grande, cos potente, frequent la scuola mussulmana e
con tanta passione che a 12 anni aveva completati gli studi
dell'Alcorano.

Grazie all'affezione dei suoi due fratelli stabiliti come calafati a
Shindi e di un suo zio costruttore di barche sul Nilo Bianco, pot
proseguire i suoi stud a Chartum[1] sotto i due celebri maestri
El-Gouradchi e Abd-el-Ayim, figli dello sceicco El-Tayeh.

Non tard a diventare un fanatico missionario dell'islamismo e
credette essere il suo compito quello di paralizzare e distruggere il
potere degli europei che impedivano il commercio degli schiavi e
comandavano al vicer d'Egitto, di ricostruire l'antico impero arabo,
di raggruppare attorno a s tutti i credenti del profeta e di fondare
una religione universale colla comunit dei beni.

Il 1868 lasciava Chartum, e si affigliava alla confraternita dei
Sid-abd-el-Kader-el-Gilani, alleata alla famosa setta dei Senusi. Pi
tardi si recava a Tormamat, cinquanta miglia al settentrione di
Chartum e vi fondava una scuola per propugnare le sue idee, ma
ricevuto nel 1870 il titolo di fakir, l'abbandonava per ritirarsi
nella rocciosa isola di Abat, che sotto il 13 grado divide il corso
del Nilo.

Scavatasi una grotta, sul luogo stesso ove dicevasi che esisteva un
tesoro, si metteva a praticare strane cerimonie, standosene per ore
intere colle braccia tese in aria, i piedi nell'acqua e la faccia
rivolta alla Mecca e piangendo continuamente sulla corruzione
universale.

Colla sua piet, colle sue penitenze, Ahmed non tard a formare
numerose schiere di proseliti fra i baggra che abitavano lo sponde
del Nilo.

Erano passati cos dieci anni, quando un bel giorno l'anacoreta vide
una barca attraversare il fiume e approdare alla sua isola. Era
montata da una deputazione di baggra.

Ahmed stava snocciolando la sua corona e con matematica regolarit,
fingendo di nulla aver veduto. I baggra aspettarono che avesse
terminato poi gli offrirono le loro braccia e le loro armi per
iscacciare dal Kordofan e dal Dar-Fur gli egiziani che essi
consideravano come infedeli, dacch si erano alleati agli inglesi.

L'anacoreta in sulle prime resistette, ma ad un tratto afferr la
scimitarra che i baggra gli presentavano e alzando gli occhi al
cielo, grid:

--_Humdu-Hah_! Io sar il braccio dell'Onnipotente! La sua benedizione
sar per noi!

Le antiche profezie annunciavano la comparsa di un _Mahdi_ nel nuovo
secolo che cominciava appunto nel 1881, il quale doveva avere per
distintivo il braccio destro pi lungo del sinistro e una verruca
sulla gota destra. La comparsa di questo Mahdi, aggiungevano le
profezie, verrebbe annunciata da sette imani di nome Ahmed o Mohammed
i quali avrebbero in diverse epoche e in diverse parti del mondo fatta
propaganda religiosa e preparato cos il terreno.

Ahmed Mohammed concep l'ardito disegno di farsi credere il _Mahdi_
aspettato invece di uno degli _imani_. Si allung, non si sa come, il
braccio destro, si fece nascere la verruca[1] sulla guancia destra e
poco prima dell'agosto 1881, dichiarava di essere il _Mahdi_ vale a
dire colui che Dio guida sulla via retta.

    [1] Questa verruca si dice che gli sia stata fornita da un certo
      Scandorper, nativo di Meklemburgo, ex lavoratore di capelli e
      clown. Questo tedesco, tempo addietro, era stato ai suoi servigi
      e suo confidente.

Egli scrisse allora ai fakir che era l'uomo scelto da Dio per
riformare l'islamismo. Malimed Saleh, un _fakir_ dotto e influente, lo
consigli di mettersi alla testa dei baggra che lo avean gridato loro
capo e di fare la guerra ai nemici della religione.

Mohammed Ahmed non indugi ad accrescere vieppi la schiera dei
proseliti; la maggioranza delle popolazioni vedeva in lui un eletto
del Signore e credeva di peccare verso Allh a non prestare orecchio
all'appello del _Mahdi_.

Baggra, Denka, Bongo, Scianghi, Barabr, Ab-Rof, Foriani e Arabi
tutti accorsero sotto le sue bandiere e quando egli li ebbe assicurati
che i cannoni dei nemici avrebbero vomitato acqua invece di fuoco e
ferro, e che coloro che cadrebbero sul campo di battaglia salirebbero
in paradiso, cominci arditamente la ribellione.

Il terreno era mirabilmente adatto per una generale sommossa.

I governatori egiziani colle loro angherie e colle loro crudelt
avevano ridotto le popolazioni alla disperazione; tutte attendevano
fremendo un'occasione qualsiasi per impugnare le armi e scuotere
l'odioso giogo; tutte attendevano fremendo il d della vendetta che
doveva essere ben terribile.

L'Egitto, venuto a conoscenza dei primi movimenti insurezionali,
intim al Mahdi di recarsi a Chartum. Non avendo Mohammed risposto,
Reuf pasci, governatore del Sudan, gli sped contro un battaglione di
scilluk.

Il profeta era preparato. I scilluk furono distrutti dalle sue orde.
Reuf, sgomentato, affrettossi a spedire nel Sudan una forte colonna di
truppa sotto gli ordini di Rescid-Bey, ma ebbe ugual sorte; caddero
sul campo dal primo all'ultimo.

Il pericolo s'avvicinava. Reuf in persona, con 3000 uomini, si mise in
campagna e riusc a sconfiggere le orde dei ribelli.

Ma Mohammed non era uomo da scoraggiarsi n da cedere cos facilmente
il campo.

Ripar al sud del Sennar, lev nuove trib, risal il Bahr-el-Abiad e
la primavera del 1882, scontratosi a Kadir con Reuf pasci e i suoi
8000 uomini, li sconfiggeva. Appena 27 egiziani scamparono al
massacro.

Tale vittoria ebbe un'eco grandissima nei deserti africani. Tutte le
popolazioni si entusiasmarono per questo fatto che aveva profondamente
impressionato la loro vivace fantasia. L'esercito del Mahdi si
accrebbe colla rapidit del lampo come si accrebbe smisuratamente il
suo prestigio. Tutti volevano prender parte a questa guerra santa,
tutti volevano combattere sotto gli ordini di un inviato di Dio.

Mohammed Ahmed prosegu la sua marcia vittoriosa nel Sudan preceduto
da un'avanguardia di _dervisci_ che usavano tutte le loro arti per
rendere infedeli le truppe del vicer d'Egitto.

Il novembre 1882 le sue orde entravano nella cittadella di Bara dopo
di aver massacrato 850 basci-bozuk che si recavano a El-Obeid, e 1000
egiziani che si recavano nella citt da lui presa.

Il 15 gennaio, dopo un assedio di parecchi mesi, entrava in El-Obeid,
la capitale del Kordofan; 3500 egiziani furono trucidati e gli altri
passarono sotto le sue bandiere.

L'Egitto, occupato a guerreggiare contro Arabi-pasci, non pensava pi
al Sudan e la rivoluzione ingigantiva facendo scomparire tutte le
guarnigioni egiziane abbandonate nelle citt. Ma la fortuna del Mahdi
s'oscur e la sua potenza per qualche tempo vacill e corse pericolo
di sfasciarsi.

Il governo egiziano, uscito salvo dalla rivoluzione d'Arabi-pasci e
datosi in braccio all'Inghilterra, non tard a spedire nuovi eserciti
nei paesi sollevati a rivolta. Il Mahdi il 23 febbraio del 1883 veniva
rotto da Abd-el-Kerim a Mikrai-el-Datkel; il 12 marzo subiva la
seconda sconfitta da Soliman pasci, e il 29 aprile la terza da Hicks
e Aladin pasci presso la fortezza di Kava sul Nilo.

Il Mahdi fu obbligato a ritirarsi nel Kordofan, ma la sua stella, per
un momento offuscata, ritorn a brillare pi splendida che mai.
Spediti Osman Digma e Mohammed Taher nel Sudan orientale, l'uno come
emiro e l'altro come ulema principale, a sollevare i beduini, riprese
la marcia interrotta dalle precedenti sconfitte. Saputo che Aladin e
Hicks pasci con 11,000 egiziani si avanzavano verso la sua capitale,
il 2 novembre, alla testa di oltre duecentomila guerrieri movevasi ad
incontrarli e li massacrava tutti a Kasghill.

Liberato il paese da tutti quei prepotenti che il 1876 l'avevano
invaso o rovinato, il povero fakir, diventato terribile guerriero, si
ritirava sotto El-Obeid dove lo troviamo attualmente nell'umile sua
capanna.

  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .

Ahmed Mohammed tenente arabo, si era arrestato colla fronte
aggrottata, accarezzandosi nervosamente la nera e folta barba. I suoi
occhi che mandavano lampi di viva luce con riflessi a due colori, si
fissarono in quelli dell'arabo che si sent affascinato nell'egual
guisa che gli uccelli si sentono affascinati dallo sguardo dei
serpenti.

--Chi sei? chiese Ahmed, dopo alcuni istanti di muta contemplazione.

L'arabo a quella interrogazione si scosse; un fremito pass sul suo
volto che divenne livido.

--Abd-el-Kerim, articol egli.

--Sei arabo, se non m'inganno.

--S, sono arabo, nativo di Berber.

--Sai chi io sono?

--Mohammed Ahmed.

--No, disse il profeta, Sono il Mahdi!

--Come vuoi.

--Non lo credi?

Abd-el-Kerim non rispose, ma sostenne impavido lo sguardo di fuoco che
gli slanci Ahmed.

--A quale esercito appartenevi? chiese il Profeta cangiando tono.

--A quello di Dhafar pasci.

--Sicch tu sei partito da Chartum?

--Non lo nego.

--Dove ti hanno fatto prigioniero?

--Presso El-Dhuem.

--Sai cosa  accaduto dell'armata di Hicks pasci?

--L'ignoro.

Il Mahdi batt tre volte le mani. Un _iman_ entr quasi subito
portando un sacco legato.

--Sai cosa contiene questo sacco? chiese Ahmed all'arabo.

--No.

Ahmed apr il sacco e tir fuori una testa umana bruttata di sangue,
priva degli occhi e seccata dall'ardente sole equatoriale.

Egli la mostr ad Abd-el-Kerim che indietreggi inorridito.

--La conosci questa testa? chiese Ahmed con accento feroce.

--No, balbett l'arabo.

-- la testa di Hicks pasci[1]. Io ho distrutto nella foresta di
Kasghill tutto l'esercito egiziano, mi capisci, arabo rinnegato, e ben
pochi sono sfuggiti alla catastrofe e nessuno port la terribile
novella a Chartum. Io, l'inviato d'Allh, Mohammed Ahmed, ho fulminato
tutti i nemici che con incredibile audacia marciavano sulla citt
santa. Tutti andranno all'inferno:  la punizione di coloro che
rimangono sordi alla voce del Signore.

    [1] L'illustre missionario D. Luigi Bonomi mi assicur che quella
      testa non apparteneva a Hicks pasci, ma al barone di
      Cettendorge, capitano di Stato Maggiore.

--Ah! quanto sei terribile! mormor Abd-el-Kerim che tremava ancora
per l'emozione.

-- giustizia, rispose Ahmed ricollocando la testa nel sacco.

Poi volgendosi verso l'iman inginocchiato:

--Ab-Mogara, gli disse. Farai collocare tutte le teste dei visi
bianchi sulle porte di El-Obeid, onde tutta la popolazione possa
vederle.

L'iman usc coll'orribile sacco sulle spalle. Nella capanna regn per
parecchi minuti un lugubre silenzio, poi il Mahdi, accennando
all'arabo un _angareb_, gli disse:

--Siedi e narrami cosa si dice di me a Chartum, Si crede che io sia
l'inviato di Dio che ha la santa missione di ricostituire l'antico
impero arabo, di raggruppare attorno a me tutti i credenti del
profeta, di porre un argine all'invasione degli infedeli, di fondare
una religione universale colla comunit dei beni?

--No, nessuno lo crede.

Un lampo di collera brill negli occhi del Mahdi e i suoi denti
stridettero.

--Lo so, che il vice-re Tewfik mi accusa di essere un falso profeta,
sperando di allontanare da me gli arabi che io vorrei salvare dalle
mani degli inglesi, ma non credeva che le popolazioni dividessero
l'opinione di quel miserabile, di quel vigliacco che vendette il suo
regno pur di rimanere sul trono.

Sta bene: non avr piet per nessuno. Gli empi cadranno sotto la mia
scimitarra nell'egual guisa che caddero Hicks pasci e i suoi soldati
a Kasghill.

--Ma che pretenderesti di fare colle tue orde?

--Lo vedrai appena saranno terminati i raccolti e organizzate le mio
truppe. Ho sotto di me diciotto trib che formano un esercito di
duecentomila uomini che non temono n il ferro, n il fuoco. Scender
in Egitto, e quando sar entrato nel Cairo e che avr rovesciato
Tewfik, passer alla Mecca, per far cadere il sultano dei turchi.

--Ma sai, Ahmed, che abbiamo gl'inglesi in Egitto?

--E credi tu che io abbia paura dell'Egitto?

--Ma ti mander contro inglesi e abissini. Ahmed alz le spalle.

--Non li temo, disse. Passer a fil di spada gli uni e gli altri.

--Sono molti, Ahmed.

--E anche i miei sono molti.

--E se riuscissero a vincerti?

--Non mi avranno vivo. Quando vedr che ogni lotta sar vana, mi far
uccidere alla testa delle mie trib.

Per alcuni istanti rimase silenzioso colla fronte aggrottata, lo
sguardo cupo, le braccia incrociato sul petto, poi rialzando
bruscamente la testa:

--Sai quale morte ti attende? chiese ad Abd-el-Kerim.

L'arabo, quantunque si aspettasse questa domanda, trasal e fiss sul
Mahdi due occhi atterriti.

--No, disse poi. Del resto, non la temo.

--Eppure tu sei giovane, bello e mi dissero anche che tu sei prode.

--Eppur desidero la morte, disse l'arabo con profonda tristezza.

--Perch? che ti  accaduto per desiderare la morte? chiese Ahmed con
sorpresa.

Abd-el-Kerim mand un sospiro e port ambe le mani al cuore.

--Ahmed, disse con voce cupa. Se tu avessi posseduto e amato una donna
bella, divina, che ti idolatrava, e poi te l'avessero rapita e forse
uccisa, ti rincrescerebbe il morire? Sai, Ahmed, ho perduto una donna
che io adorava, una donna per la quale io avrei commesso dei delitti e
compiuto dei miracoli. Che importa a me se mi uccidono; quando il
vivere  un continuo tormento, un continuo martirio, un continuo
delirio?

Ahmed indietreggi emettendo un sospiro che parve un ruggito. Le vene
del collo gli si gonfiarono prodigiosamente, quasicch volessero
scoppiare e la sua faccia, poc'anzi tranquilla, divent burrascosa.
Grosse goccie di sudore colavano dalla sua fronte rigandogli le
sfregiate gote.

--Ah! Tu amavi una donna che di poi scomparve! esclam egli con voce
arrangolata. Sei anche tu infelice; ti compiango! Anch'io rimpiansi
per lungo tempo una donna che io amai con tutte le forze dell'anima
mia e che poi non rividi pi.

S'arrest anelante, commosso e nel medesimo tempo irritato, e si mise
a passeggiare per la capanna colle braccia incrociate e la testa china
sul petto.

--Come si chiamava quella donna? chiese l'arabo nella cui mente gli
balen un terribile sospetto.


Ahmed si strinse nelle spalle e divent pi cupo.

--Forse si chiamava....

--Chi? domand Ahmed arrestandosi di colpo.

Abd-el-Kerim stava per pronunciare il nome di Fathma, ma lo assal una
inquietudine tale, sent uno stringimento di cuore tale, che non lo
pronunci.

Ebbe paura che quella donna che aveva tanto amata e che era stata un
tempo la favorita dell'uomo che gli stava dinanzi, fosse la medesima
che il Mahdi rimpiangeva. Vide subito l'abisso in cui stava per
precipitarvi e si arrest.

--Ebbene? chiese Ahmed. Si chiamava?...

--Non mi rammento pi il nome, balbett l'arabo confuso.

--Te lo dir io, allora. Era una donna superba, bella come una ur del
paradiso di Mohammed, dagli occhi grandi e fulgidi come diamanti neri,
e dai capelli pi fini della seta. Il suo nome era... Fathma!

Abd-el-Kerim si morse furiosamente le labbra per trattenere il grido
che stavagli per sfuggire e tradirlo. Divent spaventosamente pallido,
vacill come colpito da una mazzolata sul capo e le braccia gli
caddero senza forze lungo i fianchi.

Il Mahdi amava Fathma! Il Mahdi rimpiangeva la donna che Abd-el-Kerim
aveva tanto amata! L'arabo, pietrificato, credeva di essere lo
zimbello di un sogno.

--Si chiamava Fathma! esclam con voce soffocata.....

--S, rispose il Mahdi che tutto assorto nella sua cupa disperazione
non s'era accorto della commozione dell'arabo. Hai udito parlare, a
Chartum, di questa donna che mi strazi l'anima? Si diceva che era
fuggita in quella citt.

--No!... No!... mormor Abd-el-Kerim che tremava verga a verga.

--Si diceva che era diventata l'amante di un ufficiale arabo. Se
potessi averlo nelle mani quest'uomo... Guai! guai il giorno che la
sua cattiva stella lo condurr al mio campo...

Abd-el-Kerim coi capelli irti, gli occhi sbarrati, non respirava pi.
Egli si chiedeva se quel terribile rivale sapesse che l'amante di
Fathma era il prigioniero che gli stava dinanzi.

--Maledetta donna, prosegu Ahmed. L'amavo, aveva da me tutto quello
che desiderava, aveva a sua disposizione duecentomila guerrieri pronti
a farsi uccidere per lei, era pi di una sultana, e mi obli, mi
abbandon. Ma verr forse un d che la riavr nelle mie mani e le far
scontare a caro prezzo il tradimento. Oh! quel d si pentir di aver
burlato l'inviato di Allh!

--Ma  viva, adunque? chiese Abd-el-Kerim che non si teneva pi.

--Si dice che  viva, ma nessuno lo assicura.

--Ah!

--Che hai?

--Nulla, mormor l'arabo prestamente. Ho la punta di una freccia in un
braccio e mi fa soffrire.

--Soffrirai ancora per poco, disse Ahmed con un sorriso crudele.

--Perch?

--Perch domani, a meno che non sii protetto da Allh, morrai.

--Ma io non voglio morire! esclam l'arabo.

--Come, pochi minuti fa non t'importava di morire ed ora mi dici che
non vuoi morire. Quale cangiamento  mai avvenuto nel tuo animo?

-- entrata una speranza.

--Quale?

--Che la donna che io amai e che credo perduta sia viva come la tua.

Lo sguardo acceso del Mahdi si annebbi diventando malinconico, quasi
tenero.

--Sai che tu mi piaci? gli disse, posandogli le mani sulle spalle.

--Io!

--S, tu mi piaci e vorrei vederti ufficiale nel mio esercito.
Disgraziatamente mi hai ucciso un potente _scik_ e bisogna che io lo
vendichi.

--Sicch anch'io morr?

--No, io ti dar il mezzo di salvarti.

Abd-el-Kerim si gett ai piedi di Ahmed mandando un grido di gioia.

--Odimi, disse Ahmed, rialzandolo. I miei guerrieri hanno la barbara
abitudine di far sventrare i prigionieri condannati a morte, dai
bufali o dai leoni.  bens vero che armano il condannato d'una
scimitarra, ma, come puoi immaginarti, difficilmente scampano alla
morte. Se per ammazzano l'animale sono proclamati guerrieri e quindi
posti in libert.

--E cos combatter contro i bufali?

--No ti metter di fronte un leone al quale avr dato prima una
bevanda che lo priver della sua forza, che lo ubbriacher. Ti sar
facile ucciderlo con un colpo di scimitarra.

--Ah! grazie! Ahmed!

--Come vedi, io ti salvo dalla morte, ma bisogna che tu diventi mio
seguace, che mi adori e rispetti come adoravi e rispettavi Mohammed il
primo profeta.

--Far tutto quello che vorrai. E i mei compagni li salverai?

-- impossibile. Non ardirei tentarlo. Va, ora, ritorna fra i
prigionieri e arrivederci a domani alla _zeribak_.

Batt le mani: due guerrieri entrarono inginocchiandosi dinanzi a lui.

--Conducete quest'uomo nella capanna dei prigionieri, disse a loro il
Mahdi. Badate che se qualcuno lo tocca, lo insulta o lo percuote 
uomo morto.

Un istante dopo Abd-el-Kerim e i guerrieri uscivano dal _tugul_ di
Mohammed ed entravano in quello dei prigionieri, sotto il quale,
distesi per terra, strettamente legati, tremanti di spavento e
d'angoscia stavano i tre egiziani.

Vedendo Abd-el-Kerim, uno di essi, il meno maltrattato, si alz
penosamente sulle ginocchia interrogandolo con uno sguardo lagrimoso.

--Siamo perduti, rispose l'arabo.

--Non c' pi speranza adunque? balbett l'egiziano.

--Nessuna.

-- una iena adunque questo Mahdi?

--Taci, se vuoi vivere fino a domani.

L'egiziano emise un sordo gemito e ricadde col volto nascosto fra le
mani.




CAPITOLO III.--Il supplizio dei prigionieri.


All'indomani i dintorni della grande _zeribak_ formicolavano di
guerrieri accorsi da tutto le parti del campo.

Alcuni si arrampicavano sulle spalle dei compagni pi alti, altri
sulle gobbe dei cammelli o sui dorsi dei cavalli, degli asini, dei
buoi, che sparivano totalmente sotto la folla, e altri ancora sugli
alberi che ombreggiavan il recinto, accomodandosi alla meglio fra i
rami.

S'udiva per ogni dove un grido, un rullare di tamburi e di tamburoni,
uno squillare di trombe e un salmodiare dei versetti dell'Alcorano,
fragori che spesso venivano coperti da urla disperate. Zuffe accanite
succedevano qua e l in mezzo alla folla, che finivano con una
coltellata o con una sciabolata, e dai rami capitombolavano uomini che
venivano gettati gi dai forti, senza badare se si rompevano la testa
o si fiaccavano il collo.

Tutti volevano passare innanzi, tutti volevano guadagnare le palizzate
della _zeribak_ nel cui interno dovevano venire giustiziati i
prigionieri egiziani.

Soli due uomini non partecipavano a quella forte curiosit e si
tenevano in disparte, seduti tranquillamente sulla cima di una
collinetta sabbiosa, chiaccherando colla maggior calma del mondo,
senza quasi degnarsi di volgere uno sguardo al recinto.

Uno era un uomo di alta statura vestito da beduino, col _coftan_
calato sul volto in modo da non vedere che una barba nera e ispida.

L'altro era uno _scik_ negro, tozzo, robusto, dal volto feroce, senza
barba, con due occhi grandi e brillanti, naso assai schiacciato e
labbra sporgenti. Portava un gran turbante sul capo, una _rahd_
(cintura) riboccante d'armi alle reni e ornata di spessi cordoncini,
un paio di larghi calzoni alla turca e alle braccia numerose anella
d'avorio e file di _chraz_ (perline di vetro).

--Dunque tu mi raccontavi? diceva lo _scik_.

--Che egli  qui, rispose il beduino con accento straniero.

--Sei proprio sicuro?

--Sicurissimo, El-Mactud.

--Quando l'hai veduto?

--La decorsa notte passando dinanzi ad un _tugul_ guardato da
venticinque guerrieri. Al chiarore dei fuochi lo vidi sdraiato a terra
col volto fra le mani.

--Puoi esserti ingannato, disse lo _scik_.

--Ma no, non mi sono ingannato, te l'assicuro. Lo conosco troppo bene.

--Ma non militava sotto Hicks pasci?

--Quando lo lasciai era con Dhafar pasci, non posso quindi sapere se
egli abbia raggiunto il generale inglese.

--A ogni modo non so capacitarmi come abbia abbandonata la sua
bandiera per passare sotto quella di Ahmed.

--Ti narrai che egli amava una donna e che questa gli fu rapita.

--Ebbene?

--Forse spera di ritrovarla qui.

--Quale grado occupa? chiese lo _scik_.

--L'ignoro come te. Sulla soglia della sua capanna ho veduto
venticinque guerrieri, e so che ieri sera ebbe un colloquio con Ahmed
Mohammed, poich lo videro uscire dal _tugul_.

--Bisogna sapere qual grado gli fu conferito e se  amico di Ahmed.

--Lo sapremo, e per quanto potente egli qui sia, lo annienter, lo
far cadere nella polvere! Basta che pronunci il nome della donna, che
egli am perch Ahmed lo condanni a morte.

--Ma che cosa ti fece che lo odii tanto?

--Disonor mia sorella e poi l'uccise, disse il beduino cercando di
dare alla sua voce un tono cupo.

--Allora bisogna vendicarsi.

--Mi vendicher.

--Fa come noi baggra Salem che ci atteniamo alla legge del taglione
insegnataci dalla Bibbia, dal Minu e dal Corano. _An be an_ (occhio
per occhio); _uden be uden_ (orecchio per orecchio); _ed-dn b'ed
dn_ (sangue per sangue).

--Aspetta che io lo abbia in mano e poi ne vedrai di belle.

--Cos va bene, io sar sempre pronto ad aiutarti.

--Zitto, ecco Ahmed Mohammed, disse il beduino alzandosi.

In lontananza, appariva Ahmed, col turbante verde dei discendenti del
profeta ed in completo assetto da guerra. Montava un superbo cavallo
bianco condotto a mano da due _dervis_ e dietro a lui caracollavano
gli _scik_ di tutte le trib ed una banda di Ab-Rof colle scimitarre
sguainate e gli stendardi spiegati.

Quando fu vicino alla _zeribak_ un gran grido emesso da duecentomila
persone echeggi:

--Viva Ahmed Mohammed! Salute all'inviato di Dio!

Ahmed con un cenno della mano fece tacere tutti quei clamori. Scese
d'arcione, s'inginocchi a terra, borbott alcune preghiere, poi and
a sedersi su di un palco che dominava la zeribak. Gli sceicchi e i
_dervis_ pi rinomati presero posto dietro a lui.

--Dove sono i prigionieri? chiese il beduino allo sceicco.

--Eccoli l, circondati da una compagnia di baggra.

--Non ne abbiamo molti da assassinare. Non ne vedo che quattro.

--Ma in mezzo ad essi vedo anche un ufficiale.

--Un ufficiale!... Ira di Dio! chi pu essere mai?

--Qualche ufficiale preso a Kasghill.

--Eh!... esclam d'improvviso il beduino saltando indietro. Non 
possibile!... Io m'inganno!...

--Che hai?

--Quell'ufficiale che  fra i prigionieri... Ira di Dio!  lui!...

--Ma chi?

--Abd-el-Kerim?

-- impossibile.

--Te lo dico io;  proprio lui!

--Ma se hai veduto questa notte una guardia di onore dinanzi al suo
_tugul_.

--Mi sono ingannato. Erano guerrieri che vegliavano perch non
fuggisse. Vieni El-Mactud: la vendetta di Ahmed Mohammed ha preceduta
la mia.

Il beduino e lo _scik_ si precipitarono gi dalla collina,
raggiunsero la folla che stringevasi attorno alla _zeribak_ e
facendosi largo a furia di gomiti, si confusero nel mezzo.

Proprio in quel momento Abd-el-Kerim e i tre egiziani venivano
condotti in una loggia circondata da guerrieri armati fino ai denti.
Il primo era calmo, sorridente, noncurante, gli altri invece penavano
a stare in piedi; erano pallidi, disfatti, in preda ad un terrore
indescrivibile.

La loro comparsa fu accolta dalle diciotto trib con urla selvaggie,
con maledizioni, con insulti, con un agitar minaccioso di braccia; pi
di un'arma fu diretta contro di essi e pi di un fucile li tolse di
mira. Per, ad una parola di Ahmed Mohammed, il silenzio torn a farsi
e le armi vennero abbassate.

S'ud un fragoroso rullar di _noggra_ e di _darabke_. e un bufalo fu
fatto entrare nella _zeribak_ fra frenetici battimani.

Era un bell'animale, d'alta taglia, tigrato, colle corna lunghe e
aguzze. Appena entrato e liberato dai legami, si mise a saltellare
all'impazzata pel recinto, mugghiando furiosamente e cozzando contro
le palizzate. Faceva paura a vederlo colla bocca piena di bava e
quegli occhi grandi, accesi, che roteavano in un cerchio sanguigno; si
capiva che prima di farlo entrare, i _baggra_ lo avevano irritato, lo
avevano reso furioso.

Un egiziano fu incitato a discender nell'arena dopo di averlo armato
di una scimitarra, ma il disgraziato, ebbro di paura, non ard
muoversi e si mise a strillare come se lo uccidessero. Quattro
guerrieri per lo afferrarono, lo sollevarono e lo scaraventarono nel
recinto.

--_Kuies! Kuies-ktir_! (bello! bello assai!) urlarono gli
spettatori.

Il povero uomo, quantunque stordito dal capitombolo fatto, si rialz
gettando attorno gli sguardi smarriti, supplicando a mani giunte gli
astanti di salvargli la vita. I negri gli risero in faccia, gli
sputarono addosso e aizzando il bufalo con spaventevoli vociferazioni
e con sassi.

--A morte a morte l'infedele! urlavano gli uni.

--Prendi la scimitarra, vigliacco! urlarono gli altri.

Il bufalo aveva subito scorto la vittima. Emise un muggito da far
agghiacciare il sangue, si batt i fianchi colla coda, abbass la
testa e si precipit innanzi colla rapidit del lampo.

Tutti credettero di vedere l'egiziano sventrato, ma ci non accadde.
Vistoselo capitare addosso il disgraziato prigioniero si era messo a
correre disperatamente attorno al recinto cercando, ma invano, di
arrampicarsi sulle palizzate. Per dieci minuti riusc a tenersi
lontano dal terribile animale che sollevava nubi di polvere galoppando
furiosamente per tutti i versi, poi si arrest cercando di tenergli
testa.

Uomo e animale si scontrarono in mezzo al recinto. L'egiziano che
aveva raccolto la scimitarra, tir un colpo alla cieca che cadde nel
vuoto. Non ebbe il tempo di rialzare l'arma; l'animale furibondo,
sprofond le aguzze sue corna nel petto di lui, poi, sollevatolo non
ostante gli spaventevoli contorcimenti, lo sbatt furiosamente contro
la palizzata. La vittima orribilmente schiacciata, precipit inerte al
suolo insanguinando le sabbie.

--_Kuie! Kuies-ktir_! strepitarono i guerrieri.

Il bufalo fu tosto preso al laccio dai baggra che si tenevano a
cavalcioni della palizzata. Il cadavere dell'egiziano, deformato,
sventrato, fu trascinato via per essere dato a pasto delle belve delle
foreste e vennero precipitati gi gli altri due egiziani, uno dei
quali, spezzatosi una gamba, rimase disteso a terra strillando e
invocando Allh e il Profeta.

Altri due bufali furono fatti entrare e il sanguinoso spettacolo
ricominci. Fu breve: il primo egiziano venne sventrato al primo urto,
e il secondo arrampicatosi sulla palizzata, venne ucciso da una lancia
scagliatagli da un Ab-Rf.

Non restava che Abd-el-Kerim, il quale aveva assistito impassibile
alla sventurata fine dei suoi compagni d'armi. Egli discese nell'arena
colla scimitarra in pugno, lo sguardo sfavillante d'ardire, attendendo
con calma straordinaria la comparsa del leone che doveva attaccarlo.

Uno dei _dervis_, per ordine di Ahmed intim alla tumultuante folla il
pi profondo silenzio, dopo di che venne fatto entrare il _re delle
foreste africane_. Era un vecchio leone, lungo due metri, alto pi di
uno dalla maestosa figura, dal portamento ancora fiero, che ruggiva
orribilmente scuotendo la villosa giubba.

Un fremito di spavento corse per le membra dei guerrieri del Mahdi
alla vista di quell'animale che gode un terribile fama appo tutte le
popolazioni africane. Ognuno ammutol e guard quasi con terrore
l'arabo che non si era nemmeno mosso dall'apparire di quel formidabile
campione.

Per alcuni istanti il leone si accontent di far udire la sua voce,
battendosi i fianchi colla coda, un colpo della quale  bastante per
rompere le gambe ad un uomo, poi si mise a ronzare attorno all'arabo
che presentavagli la fronte riparandosi dietro la scimitarra come
dietro ad uno scudo.

D'improvviso si arrest e si raccolse su s stesso guardando con occhi
di fuoco l'arabo. Spicc un salto innanzi, ma le forze per una causa
sconosciuta, gli vennero meno e ricadde tre passi lontano.

Un grido di sorpresa sfugg da tutti i petti. La cosa era cos strana
che tutti credettero che quella improvvisa mancanza di forza dovesse
attribuirsi ad un miracolo di Allh.

--Miracolo! miracolo! gridarono alcuni _dervis_, alzando le braccia
verso il cielo.

--Si aizzi il leone! tuon una voce.

--Silenzio! grid Ahmed Mohamed.

Per la seconda volta il leone si raccolse su s stesso ruggendo e si
slanci innanzi, e per la seconda volta ricadde senza forze. Un
sorriso spunt sulle labbra di Ahmed che guardava fisso Abd-el-Kerim
sempre impassibile.

--Miracolo! Miracolo! ripeterono i _dervis_.

--Fuori un altro leone! tuon la medesima voce che aveva comandato di
aizzarlo.

Nell'istesso momento Abd-el-Kerim si slanciava contro al leone che era
incapace di muoversi e che ruggiva spaventosamente e con un colpo di
scimitarra gli apriva la testa rovesciandolo agonizzante al suolo.

Da un capo all'altro della pianura rimbomb un solo grido:

-- salvo! Viva l'arabo!

--A morte l'arabo! grid per la terza volta la voce sconosciuta.

--Bravo! Bravo!

--Fuori un altro leone!

--Ahmed Mohammed scatt in piedi colle braccia alzate, gli occhi volti
al cielo, e con voce d'ispirato grid:

--Popoli del Kordofan! Quell'uomo  stato toccato dalla grazia di
Allh e io lo nomino mio guerriero. Tutti a terra!

I guerrieri caddero col volto nella polvere. Solo un uomo rimase in
piedi colle pugna tese verso Abd-el-Kerim. Quest'uomo era il beduino.

--A morte l'infedele! tuon egli con voce furente.

--A terra! ripet il Mahdi. A terra!

Il beduino fu atterrato dalla mano nervosa dello sceicco El-Mactud.

--Taci se non vuoi perderti, gli sussurr all'orecchio lo sceicco.

--Popoli del Kordofan, fedeli seguaci della vera religione, ripigli
Ahmed Mohammed. Io dichiaro quell'uomo libero, non solo, ma gli
conferisco il grado di sceicco. Allh mo lo comanda. Che i voleri di
Allh siano esauditi.




CAPITOLO IV.--Il delatore.


Erano le dieci di sera.

Le innumerevoli orde del Mahdi si erano ritirate nel campo e dormivano
profondamente, alcune sdraiate sotto i _tugul_ di foglie, altre, sotto
le tende prese agli egiziani nelle ultime battaglie, o a ciel sereno
ma tutte colle armi accanto, sempre pronte al primo rullar dei
_noggra_ a rimettersi in marcia.

Qua e l ardevano dei fuochi attorno ai quali vegliavano le sentinelle
appoggiate alle lancie o ai fucili, borbottando sottovoce preghiere.

Silenzio profondo per ogni dove, ma che di tratto in tratto veniva
rotto degli ululi lamentevoli degli sciacalli o dagli scrosci di riso
delle iene, che rese audaci dalla oscurit si arrischiavano a metter
piede nel campo cercando gli avanzi delle cene. Proprio in quell'ora
due uomini accuratamente ammantellati sfilavano come ombre fra le
tende, fra i tugul, fra i fasci di fucili e fra i cannoni,
arrestandosi di quando in quando per girare intorno uno sguardo
indagatore.

--Ci siamo? chiese ad un tratto il pi alto di essi, nel cui accento
si riconosceva il beduino che si era mostrato tanto accanito contro
Abd-el-Kerim.

--Non ancora, rispose l'altro, che era lo _scik_ El-Mactud. Ma
arriveremo presto.

--Per che ora ti diede l'appuntamento?

--Per la mezzanotte.

--Io ho sempre creduto che Ahmed alla notte dormisse.

--Io l'ho messo in curiosit.

--Credi che mi accoglier bene?

--Ti accoglier come deve essere accolto uno che ha pugnato come un
leone per la santa causa, rispose lo sceicco.

--E la rivelazione?

--Lo far andare in bestia. Io lo conosco bene quell'uomo e so che ama
ancora quella donna.

--Che far di Abd-el-Kerim?

--Lo far sbranare dai leoni.

--Ma io devo salvarlo a qualsiasi costo.

Sul volto dello sceicco si dipinse una vivissima sorpresa.

--Ma come! esclam. Questa mane lo volevi morto e ora vuoi salvarlo.

--Ho cambiato idea. A proposito, sai nulla della donna che io cerco?

--Assolutamente nulla. Parlai con tutti i guerrieri che combatterono a
Kasghill e sul Bahr-el-Abiad, ma senza frutto. Dalla descrizione che
feci ed essi alcuni supposero che la donna che tu cerchi fosse la
favorita del Mahdi. Il medesimo sospetto  venuto anche a me.

--V'ingannate tutti, s'affrett a dire il beduino che impallid.
Somiglia assai all'ex-favorita ma non  lei. Adunque non se ne sa
nulla?

--Proprio nulla. Sar caduta a Kasghill.

--No, non  morta a Kasghill, poich ho esaminato ad uno ad uno tutti
i cadaveri. Pu essere caduta nelle mani degli sceicchi che combattono
i baggra del lago Tscherkela.

--Pu essere.

--Aprir bene gli occhi, quando gli sceicchi torneranno al campo,
disse il beduino.

--Ma che vuoi fare di questa donna?

--Te lo dir al momento opportuno.

--Alto! esclam lo _scik_. Siamo giunti.

Dinanzi a loro stava il _tugul_ di Ahmed Mohammed, sulla cui cima
maestosamente ondeggiava la verde bandiera dell'insurrezione.

Sul dinanzi ardeva un gran fuoco che gettava sinistri bagliori sulle
scabrose pareti, sui cannoni e sulle mitragliatrici che erano sparse
all'intorno.

Venticinque guerrieri di un provato coraggio, vegliavano, immobili
come statue, spiccanti vivamente sulla splendida cortina in fiamme.

El-Mactud si avvicin al capo di quegli uomini che gli aveva
prontamente puntato contro il remington, e gli disse:

--Va a dire all'inviato di Allh che sono giunte le persone che egli
attende.

--Chi sei? chiese il guerriero.

--Lo scik El-Mactud.

--E quello che conduci?

--Un fedele seguace di Ahmed.

Il guerriero entr nel _tugul_, e pochi istanti dopo usciva
avvisandoli che l'inviato del Signore era pronto a riceverli.

--Coraggio, disse all'orecchio del beduino lo sceicco.

Entrarono nel misero tugurio.

Seduto su di un _angareb_, se ne stava il Mahdi con una corona di
vetro giallo in mano e i piedi nudi vicini ad un focolare formato da
due assi e da una bracciata di legna.

Nello scorgere il beduino e lo _scik_, si alz lentamente in piedi.

--Ah, esclam egli. Sei qui El-Mactud.

--S, Ahmed, rispose lo _scik_, baciandogli rispettosamente le mani.

--E quello che conduci ...?

--L'uomo di cui ti parlai.

Ahmed squadr da capo a piedi il beduino che sostenne quell'esame
colla testa alta e le braccia incrociate sul bianco _taub_.

--Lasciaci soli, El-Mactud, disse poi.

Lo _scik_ si affrett ad ubbidire, dopo di avere scambiato col
beduino un rapido sguardo.

Ahmed fece due o tre giri attorno alla stanzuccia, poi fermandosi
improvvisamente dinanzi al beduino sempre impassibile:

--Chi sei? gli chiese.

--Siamo soli? domand invece l'interpellato.

--Perch? chiese Ahmed con sorpresa.

--Perch quello che ho da dirti nessuno deve udirlo.

--Quando  cos puoi parlare. Nessuno ardir udire quello che
narrerai.

--Sai gi che io non sono un beduino.

--El-Mactud mi disse che tu sei un bianco.

--Sai che ho rinnegato la mia religione per seguire la tua?

--Lo so e ringrazio Allh che ti fece ravvedere.

--Una volta ero cogli egiziani, poi disertai; sul Bar-el-Abiad caddi
prigioniero di El-Mactud e voltai le mie armi contro gli antichi miei
compagni, contro gli stessi soldati che io guidavo.

--Mi dissero che tu eri coraggioso come un leone e che a Kasghill
fosti il primo a entrare nel quadrato di Hicks pasci. Veniamo al
fatto ora: che hai da dirmi?

--Andiamo adagio: Ahmed. Prima di parlare devo proporti un patto.

--Un patto!

--Sicuro.

--E quale sarebbe?

--Sai che io vengo a denunciare un uomo che tu esecri, un uomo che
ucciderai appena ti avr detto chi sia esso e che cosa fece.

--Ebbene?

--Bisogna che tu giuri di abbandonarmi quell'uomo onde io lo faccia
morire come meglio mi piacer.

--E se io non acconsentissi?

--Non saprai nulla.

Ahmed lo guard con maggior sorpresa. Nei suoi occhi balen un lampo
di collera e le sue labbra si contrassero mostrando i denti.

--Sai che tu sei ben ardito per parlare cos, diss'egli sforzandosi di
sembrare calmo.

--Non dico di no.

--E se io t'imponessi di parlare?

--Mi mozzerei la lingua onde non abbia ad emettere suono alcuno.

--E se io ti minacciassi?

--Morrei! disse fermamente il beduino.

Ahmed port le mani alla cintura cavando l'jatangan, ma lo ricolloc a
posto e batt tre volte le mani.

La tenda di pelle che separava in due stanze il tugul si alz e
comparve un negro di statura colossale, con una testa orribile ed
enorme piantata su di un collo grosso come quello di un toro. Aveva su
di una spalla una pelle di leone e teneva in mano una scimitarra dalla
larga lama.

--Vedi quest'uomo? disse Ahmed al beduino.

--Lo vedo.

-- il carnefice. Basta un mio cenno perch ti faccia saltare la
testa; basta un mio cenno perch ti tagli in mille pezzetti, perch ti
strappa la pelle a brano a brano, perch ti abbruci le carni coi ferri
roventi. Parlerai ora?

--No, Ahmed no. Mi occorre l'uomo che io tradisco.

--Vkara, impadronisciti di quell'uomo. Se si ostina a rimanere muto
gli farai cadere la testa.

Il beduino indietreggi di qualche passo e un tremito agit le sue
membra, ma ricuper subito la sua impassibilit, anzi un sorriso
sdegnoso, quasi di sfida, sfior le sue labbra.

Il carnefice gli si avvicin e lo fece inginocchiare. Prov il taglio
della sua scimitarra e attese.

--Persisti ancora a tacere? chiese Ahmed che sentivasi preso da una
viva ammirazione per quell'uomo che sfidava cos imperterrito la
morte.

--Persisto, rispose il beduino.

Ahmed batt le mani. Il carnefice alz la scimitarra che balen alla
luce del fuoco.

--La morte ti sfiora, disse Ahmed.

--La sfido.

Ad un tratto la scimitarra si abbass non gi sul collo del beduino,
ma per terra.

--Tu sei irremovibile come una rupe e io ti ammiro! esclam il Mahdi.
Alzati, parla e io ti giuro che ti dar vivo l'uomo che mi chiedi.

--Grazie, Ahmed.

Il carnefice sparve dietro la tenda. Ahmed si sedette sull'_angareb_
invitando il beduino a fare altrettanto.

--Parla che ti ascolto, disse.

--Ahmed Mohammed, disse il beduino dopo aver meditato alcuni istanti.
Ti ricordi di Fathma, la tua favorita.

Il Mahdi fece un soprassalto sull'_angareb_ e la sua fronte si
aggrott.

--Perch richiamarmi alla memoria quella donna? chiese egli con ira.

--Lo saprai dopo. Sai tu, con chi fugg?

--Se l'avessi saputo quell'uomo non vivrebbe pi.

--Te lo dir io. Fugg con uno sceicco che era ai tuoi servigi.

--Eh!... dov' questo sceicco?

--Mor nella battaglia di Kadir.

--Maledizione.

--Fathma, rimasta sola, discese al Sud, giunse a Hossanieh dove
accampava l'armata di Dhafar pasci e qui si innamor di un altro uomo
che non ebbe paura di amare l'ex favorita dell'inviato di Dio.

Ahmed cacci fuori un urlo strozzato; gli occhi gli schizzarono dalle
orbite e port ambo le mani al petto cacciandosi le unghie nelle
carni.

--Dov' questo secondo amante che io lo fulmini! rugg egli.

--In questo campo.

--In questo campo!...

--S, Ahmed e tu lo hai salvato, capisci, tu lo hai salvato dalla
morte.

--Io!...

--S, l'hai salvato questa mane facendogli combattere un leone a cui
avevi dato da bere un filtro.

--Perdio! tuon Ahmed, balzando in piedi.  lui quest'uomo?  lui
questo amante della mia favorita?

--S,  proprio lui, l'arabo Abd-el-Kerim.

Ahmed si morse le dita rabbiosamente, poi si avvicin al beduino che
sogghignava e lo scroll furiosamente.

--Non ingannarmi.

--Perch ingannarti?

--Ma sai che non ti credo? Tu odi quell'uomo e vuoi perderlo.

--Sicuro che l'odio, ma ti giuro che dico la verit.

--Lo giureresti sull'_Alcorano_!

--Lo giurerei.

Ahmed si slanci verso la tenda e torn subito con un libro dalle
pagine d'oro sulle quali vi erano incisi dei versetti. Era il libro
sacro dei maomettani, il _Corano_.

Questo Corano chiamato pi comunemente _Alcorano_, oppure _Al Torkan,
Al Dhikr_ o anche _Al Kitab_  il codice fondamentale delle leggi s
civili come criminali dei maomettani. Esso  una collezione di tutti i
frammenti che Maometto, durante il tempo della sua supposta missione,
promulg successivamente come tante rivelazioni del cielo, ciascuna
parte delle quali, secondo i Mussulmani, fu scritta dinanzi al trono
di Dio con una penna di luce, sulla tavola dei suoi eterni decreti e
di cui una copia fu recata in terra e rivelata a Maometto dall'angelo
Gabriele.

 diviso in 114 capitoli che portano la data della Mecca e di Medina,
e sono chiamati questi capitoli sura. Furono raccolti da
Said-ben-Thabet schiavo di Maometto e uniti in libro da Ab Bekr due
anni dopo la morte del profeta avvenuta il XIII secolo dell'egira (652
anni avanti Cristo).

Sette sono i principali testi del Corano: due di Medina, uno della
Mecca, uno di Cufa, uno di Bassora, uno di Siria e l'Alcorano volgare.

Uno contiene 6000 versetti, gli altri 6200 e anche 6236, ma tutti
contano 77,639 parole e 323,015 lettere.

Ahmed lo apr dinanzi al beduino e gli disse:

--Giura su l'Alcorano che hai detto la verit.

--Giuro! grid il beduino senza esitare.

--Sta bene; ora so cosa devo fare dell'uomo che os amare la favorita
dell'inviato di Dio.

--Ahmed! Quell'uomo  mio! me l'hai promesso.

--Non temere che io manchi alla parola data. Ho promesso che te lo
dar vivo, ma prima gli strazier le carni e far scorrere ai suoi
piedi rivi di sangue. Va, e che Allh ti guardi!...




CAPITOLO V.--La tortura.


I _noggra_ battevano la sveglia, quando venticinque guerrieri della
guardia di Ahmed Mohamed, armati sino ai denti, circondavano il
_tugul_ occupato da Abd-el-Kerim. Una folla considerevole di Ab-Rof,
di baggra, di beduini e di foriani, si era radunata all'intorno
chiedendosi cosa volessero fare quei venticinque guerrieri al nuovo
sceicco, salvato il giorno innanzi dall'inviato del Signore.

Il capo dei guerrieri, dopo di avere appostati i suoi uomini
all'ingiro, in modo da impedire ogni scampo, entr nel _tugul_ colla
scimitarra in pugno e con una cert'aria che pareva tutt'altro che
rispettosa e pacifica.

Abd-el-Kerim stava appunto alzandosi allora dal l'_angareb_ sul quale
aveva dormito. Vedendo quell'uomo piantarglisi minacciosamente
dinanzi, squadrandolo con occhio torvo, non pot dissimulare un gesto
di sorpresa.

--Che vuoi? gli chiese, sforzandosi di mostrarsi tranquillo.

Seguimi, rispose il capo bruscamente.

--Chi mi vuole?

--L'inviato del Signore.

Abd-el-Kerim trasal. Nel suo cervello balen un terribile sospetto,
il sospetto che qualcuno lo avesse tradito, che lo avesse denunciato
per l'amante di Fathma. Sent il sangue gelarsi nelle vene e mancare
lo forze.

--Che vuole da me Ahmed? chiese egli con ispavento.

--L'ignoro. Mi disse di condurti da lui vivo o morto e io ti condurr.

--Ma cosa  accaduto per trattarmi peggio di un nemico?

--Non ne so nulla. Ahmed deve avere le sue buone ragioni.

--Si  ingannato.

-- impossibile! esclam il guerriero con profonda convinzione. Ahmed
 infallibile.

--Una parola ancora. Hai veduto qualche straniero entrare nel _tugul_
del profeta?

--S, questa notte sono entrati due uomini e uno di essi non l'aveva
mai visto al campo.

--Ah!...

--Seguimi. Ahmed non  uomo da aspettare molto.

Abd-el-Kerim, pallidissimo, voleva cingere la scimitarra regalatagli
la sera innanzi dal Mahdi, ma il guerriero gliela strapp di mano
spezzandola.

--Sei prigioniero, e i prigionieri non devono essere armati, gli
disse.

Lo afferr bruscamente per un braccio e lo trasse a forza fuori dal
_tugul_. I suoi uomini lo circondarono colle pistole e gli _jatagan_
in mano; facendogli capire che al primo tentativo di fuga gli
avrebbero fatto saltare le cervella.

--Sono perduto! pens lo sventurato arabo. Qualcuno mi ha tradito.
Chi?... Che far mai io se mi si gettasse in faccia la tremenda accusa
che io fui l'amante di Fathma?

Che far di me Ahmed che si mostr cos feroce cos implacabile
parlando di quella donna!... Allh! Allh! quando la finirai tu di
perseguitarmi? Non ti basta adunque di avermi privato di colei che
tanto amavo, di avermi infranto il cuore?... Vuoi adunque anche la mia
morte?

Un sordo gemito gli usc dalle labbra; gett uno sguardo disperato
all'intorno, forse meditando una fuga che era assolutamente
impossibile. Non vide che una turba di guerrieri che lo serrava
strettamente, guardandolo con occhi torvi e minacciosi. Sulle labbra
di alcuni errava un atroce sogghigno, un sogghigno di soddisfazione.
Tutti, lo si vedeva, comprendevano che il nuovo sceicco era caduto in
disgrazia e si compiacevano di tale avvenimento.

Maledetti! mormor l'arabo.

Chin il capo sul petto e si rinchiuse in cupi pensieri. Non lo rialz
che quando si trov dinanzi al _tugul_ di Ahmed, attorno al quale si
era radunata una intera trib di baggra. In mezzo ad essa egli scorse
un beduino ammantellato che si copr il volto con un lembo del _taub_.
Abd-el-Kerim, senza sapere proprio il perch, trem tutto e fiss
involontariamente gli occhi su quell'uomo che affrettossi a
confondersi fra i negri.

Fu fatto entrare nel _tugul_ e lasciato solo. Le prime cose che
colpirono il suo sguardo furono un palo che era rizzato in mezzo alla
stanzuccia, un rotolo di strisce di pelle e un braciere ardente sul
quale arrossavano alcuni _jatagan_ d'una forma speciale.

--Oh! esclam l'infelice che sent corrersi per le ossa un brivido.

Volle dare indietro ed uscire, ma non ne ebbe il tempo. Ahmed entr
colla fronte abbuiata, gli occhi accesi da una cupa fiamma, le braccia
incrociate convulsivamente sul petto.

Abd-el-Kerim fece involontariamente un passo indietro. Si sa che era
coraggioso, ma nel vedersi dinanzi quel possente uomo, che con un
cenno poteva far rotolare ai suoi piedi mille teste, cos cupo, cos
minaccioso, ebbe paura.

Per alcuni istanti nella capanna regn un profondo silenzio, rotto
solamente dagli scoppiettii del braciere che arrossava gli istrumenti
di tortura.

Pareva che Ahmed provasse una feroce compiacenza delle tremende
angoscie della vittima.

--Siedi! disse ad un tratto, accennandogli l'_angareb_.

L'uomo ubbid macchinalmente senza aprire bocca.

--Abd-el-Kerim, continu Ahmed, con un tono di voce che tradiva la
collera che ruggivagli in petto, frenata solamente da uno sforzo
straordinario. Sai perch ti feci arrestare e tradurre qui come un
prigioniero?

--Come vuoi che io lo sappia, disse l'arabo che comprese subito
l'immenso pericolo che correva e che la sua vita era appesa ad un
semplice filo.

Un sogghigno beffardo, simile a quello di una iena che si dispone a
divorare la preda, contorse le labbra del terribile Profeta.

--Sei certo di non saperlo? chiese.

--Ma perch tale domanda? Spiegati, Ahmed.

--Perch sei cos agitato? La tua coscienza non  tranquilla,
Abd-el-Kerim.

--Non  vero! T'inganni!

Ahmed scatt in piedi colla vivacit di una tigre. Gli si avvicin,
gli pos le mani sulle spalle e gli disse con aria tetra:

--Tu tremi!.... perch tremi? Perch la tua coscienza non 
tranquilla? Perch il tuo cuore non batte quasi pi?... Perch il tuo
sguardo  smarrito?... Non negarlo a me che leggo nel pi profondo dei
cuori, non negarlo a me che leggo i tuoi pensieri, Tu sai la terribile
accusa che gravita sul tuo capo e tremi, tremi.

Abd-el-Kerim, cinereo, tremante, alterato, spaventato, non rispose.
Non si sentiva capace di allontanare la terribile accusa che doveva
perderlo. Egli si chiedeva solamente chi era il miserabile che lo
aveva tradito.

--Ebbene? chiese l'implacabile Ahmed, scrollando lo sventurato.

--Che cosa vuoi che ti dica? balbett Abd-el-Kerim, smarrito. Non
so.... non capisco.... ignoro ci che tu vuoi dire....

--Ah! fe' Ahmed con sottile ironia. Non comprendi adunque dove io
miri?

--No...

--Te lo dir io.

Torn a sedersi ancor pi cupo e pi minaccioso di prima, saettando
d'uno sguardo terribile l'infelice arabo terrorizzato. Stette alcuni
istanti raccolto in s stesso, come se meditasse, poi, con voce calma,
marcando ogni parola, disse:

--Ti ricordi di Dhafar pasci?

--Perch tale domanda?

--Ti ricordi di Hossanieh?

--Hossanieh! esclam l'arabo diventando ancor pi cinereo.

--Mi si disse che un giorno arriv in quel campo...

--Chi?...

--Una donna!

--Non  vero! url Abd-el-Kerim.

Ahmed lo guard in maniera strana.

--Sai di che donna intendo parlare? chiese egli divorando l'arabo con
gli occhi.

--Io!... no!...

--Perch allora ti sei affrettato a negare che una donna comparve a
Hossanieh?

Abd-el-Kerim non rispose. Lo sventurato conobbe di essere perduto.

--Te lo dir io, allora. Fu per allontanare l'accusa che gravita sul
tuo capo.

--Ma quale, quale accusa? grid il prigioniero.

--Di aver amato una donna che si chiama Fathma!

Abd-el-Kerim cacci fuori un urlo d'angoscia e indietreggi fino alla
parete della capanna, coi capelli irti, gli occhi stravolti.

--Perch quel grido? chiese Ahmed, il cui volto assunse una terribile
espressione di ferocia e d'odio.

--Grazia, Ahmed, balbett lo sventurato.

--Ah! Tu mi chiedi grazia? Tu sei colpevole adunque? Tu hai amato
quella donna adunque! Rispondi, sciagurato, rispondi!

--Ebbene.... s, ho amato quella donna!

--E non tremi a dirlo?

--Grazia... Ahmed! Grazia...

--Ma non sapevi tu che quella donna era stata mia?....

--S, ma lo seppi quando l'amore era diventato cos gigantesco da non
essere io pi capace di soffocarlo, di spegnerlo, di distruggerlo. Che
colpa ho io se l'amai ed essa mi am? Quella donna d'altronde non era
pi tua.

--Ma non sai adunque, miserabile, che io l'amo ancora?

--Tu l'ami!..., Tu l'ami!....

--S, l'amo quella donna bella e fatale, e l'amo a segno che per essa
marcerei sull'Egitto, a segno che per essa rinnegherei la mia
religione. Comprendi ora quanto Ahmed-Mohammed ama Fathma? Lo
comprendi ora?

--S.... lo comprendo! esclam l'arabo con ira.

--Abd-el-Kerim, disse Ahmed con furore, se tu fossi Ahmed-Mohammed ed
io Abd-el-Kerim, cosa faresti?

--Perch tale domanda?

--Fra poco lo saprai. Dimmi, cosa faresti tu?

--Io mi mostrerei generoso.

--Ed io mi mostrerei implacabile. Preparati a soffrire i pi atroci
tormenti.

--Grazia, Ahmed!... supplic lo sventurato, cadendo in ginocchio
dinanzi a lui.

--Ahmed non perdona.

--Miserabile! url l'arabo saltando in piedi, fuori di s.

Il Mahdi, vedendo che il prigioniero stava per avventarglisi addosso,
indietreggi sguainando la scimitarra e gett un acuto fischio.

Yokara, il gigantesco carnefice, balz nella stanza abbrancando a
mezzo corpo l'arabo. Gli bast un pugno solo per atterrarlo e ridurlo
all'impotenza.

--Lega quest'uomo al palo, disse Ahmed sdraiandosi indolentemente
sull'_angareb_.

Il carnefice sollev l'arabo che non dava quasi pi segno di vita e lo
leg solidamente al palo con forti correggie di cuoio.

--Fallo ritornare in s, poi gli straccerai le carni a colpi di
_corbach_.

--Sta bene!

Il miserabile si avvicin al braciere, lev uno degli _jatagan_, prese
i pollici dell'arabo e li serr attorno al ferro incandescente.

La carne scoppiett a quel contatto e per l'aria si sparse un
nauseante odore di bruciaticcio. Abd-el-Kerim giuzz come fosse stato
toccato da una scarica elettrica; un rantolo soffocato gli rumoreggi
in fondo alla gola. Riapr gli occhi girandoli all'intorno.

--Eccolo svegliato, ripigli il carnefice deponendo il ferro.

--Devo mettere in opera il _corbach_?

--Non ancora, disse Ahmed. Lascialo che rinvenga del tutto.

Infatti Abd-el-Kerim rinveniva. Suo primo moto fu quello di torcere i
polsi tentanto di rompere i legami, poi si abbandon addosso al palo
gemendo lugubremente. Le dita calcinate al contatto del ferro rovente
dovevano farlo soffrire atrocemente.

--Fathma!... mormor lo sventurato con voce semispenta. Fathma!...

Ahmed digrign i denti e la sua ira accrebbe smisuratamente a
quell'invocazione disperata.

--Ah! maledetto! brontol egli. Ancora la chiami? Ma non la vedrai
pi, te lo giuro. Quando uscirai dalle mie mani per passare in quelle
del tuo nemico, sarai un uomo rovinato per sempre.

S'avvicin alla sua vittima e toccandola in mezzo al petto:

--Mi riconosci? gli chiese.

--Che mi hai fatto? rantol Abd-el-Kerim. Io soffro... soffro
atrocemente... mi hanno arso le mani...

--Mi riconosci? ripet Ahmed, avvicinandosi vieppi.

--S, ti conosco... vendicativo uomo.

--Rispondi alla interrogazioni che ti far, se vuoi salvare la vita.
Che hai fatto di Fathma? Dove si trova?

--Lasciami in pace...

--Abd-el-Kerim! grid Ahmed gravemente. La morte ti sfiora colle sue
nere ali. Rispondi: dove si trova Fathma?

--Ma non capisci che io l'ho perduta, che fui separato da lei a
Hossanieh, che mi fu rapita?

--Da chi?

--Da un uomo che era mio rivale.

--Chi  quest'uomo?

--Un soldato un'anima dannata, un... S'arrest agitando le dita
calcinate e gemendo ancor pi lugubremente. Un copioso sudore
irrigavagli il volto e il petto gli si sollevava affannosamente.

--Dimmi, dov' quest'uomo? gli chiese Ahmed in preda ad una
esaltazione indicibile.

--Non lo so... credo che sia morto...

--Tu vuoi ingannarmi. Ol, carnefice, fa il tuo dovere.

Yokara a quel comando impugn un grosso staffile, un _corbach_ di
pelle d'ippopotamo, flessibile e insanguinato. Lo fece girare e
fischiare attorno al capo, poi applic un terribile colpo sul petto di
Abd-el-Kerim, tracciando un segno violaceo.

L'infelice gett un urlo strozzato, un urlo di dolore e si rovesci
contro il palo.

--E uno, cont Ahmed, Percuoti, percuoti, duro fino a che le carni
siano lacerate. Allora vi introdurrai la morte.

Il carnefice, cieco istrumento del terribile profeta, si mise a
sferrare rabbiosamente l'arabo che era di gi svenuto. La pelle si
copr di solchi azzurrognoli, violacei, rossi, poi si lacer.

Il sangue incominci a scorrere abbondantemente gi per
quell'inanimato corpo, formando in terra una larga pozza.

--Percuoti! percuoti! ripeteva ferocemente Ahmed.

E il carnefice percuoteva senza posa e senza piet, facendo volare per
l'aria goccie di sangue che macchiavano le pareti e il soffitto del
_tugul_ e staccando lembi di pelle.

Ad un tratto si ferm.

--Padrone, diss'egli esitando, se continuo cos lo uccido.

--Lo credi? chiese Ahmed ironicamente.

--Te lo assicuro.  mezzo morto di gi.

--Questi arabi sono di ferro, tuttavia baster cos Ora, introduci
nelle ferite la morte.

Yokara sleg Abd-el-Kerim che non respirava quasi pi tutto
scorticato, tutto rosso di sangue, colla faccia spaventosamente
alterata e gli occhi stravolti, schizzanti dalle orbite. Lo depose a
terra, vi gett sopra un mastello di acqua poi mand un fischio.

La tenda si alz ed apparve uno spaventevole negro, un essere
mostruoso, ributtante; orribile a vedersi.

Era alto, scarno, col volto smunto, ossuto, gli occhi infossati e
accesi e sul suo corpo dinanzi e di dietro vedevansi dei tumori pi o
meno grossi di un pugno e di una forma strana. La pelle dell'addome e
del petto era screpolata, ulcerata e lasciava qua e l vedere la viva
carne.

Ahmed fe' un gesto di ribrezzo.

--Sei pronto a subire l'operazione? chiese tranquillamente il
carnefice.

--Quando l'inviato di Dio me lo comander, mi far tagliare in
diecimila pezzi, rispose il mostro.

--Distenditi a terra. Mi accontenter di un solo verme.

L'altro ubbid. Il carnefice impugn un coltello dalla lama sottile e
ben arrotata, tast un tumore dei pi grossi e si pose a tagliarlo
lentamente, a strati, senza che il paziente desse segno di provare il
menomo dolore.

Il sangue colava, ma l'operatore continuava a tagliare
imperturbabilmente.

Due minuti dopo s'arrestava. Depose il coltello apr colle dita il
tumore e trasse, con grande precauzione, un verme bianco, rotondo,
grosso tutt'al pi come uno spago forzino e non pi lungo di sessanta
centimetri.

--Cos'? chiese Ahmed che seguiva attentamente quella strana
operazione.

--Un _filare di Medina_, rispose il carnefice.

Ruppe in due lo schifoso animaletto che contorcevasi disperatamente,
facendo uscire un liquido biancastro, spesso, granuloso,
attaccaticcio. Egli lo raccolse in un guscio d'uovo di struzzo.

--Vedi, disse volgendosi verso Ahmed, questo liquido  formato da
piccolissimi vermicelli, i quali non chiedono altro che di essere
introdotti nel corpo di un uomo per ingrandire.

--Ebbene?

--Io verso questo liquido sulle ferite del prigioniero. I piccini
troveranno alimento nel sangue, ingrandiranno e si costruiranno una
specie di nicchia fra la pelle e la carne. Fra qualche mese quel
povero diavolo diverr spaventevole come il negro che tu hai dinanzi.

--E guarir?

--No, deperir lentamente, lentamente, a meno che non trovi un uomo
tanto abile che gli estragga questi terribili succhiatori di sangue,
il che non  probabile. Sarai ampiamente vendicato.

-- orribile.

--Dici spaventevole.

--Non monta, termina.

Il gigante si avvicin ad Abd-el-Kerim, gli sollev la pelle lacerata
in diversi luoghi, e lasci cadere goccia a goccia il liquido fatale
che doveva ucciderlo.

--Ora, diss'egli, puoi darlo all'uomo che lo aspetta.

Ahmed con un gesto gli intim di ritirarsi insieme al negro, poi torn
a battere le mani. La porta d'entrata si apr e apparve il beduino
ammantellato fino agli occhi.

Scorgendo Abd-el-Kerim a terra e in quello stato, la sua faccia si
illumin e un sorriso diabolico, un sorriso di feroce gioia, apparve
sulle sue labbra.

--Mi sono vendicato, gli disse Ahmed con voce cupa. Ti abbandono il
prigioniero e ricordati che se lo ammazzi te ne sar grato.

--Grazie, Ahmed, rispose il beduino. So cosa devo fare di quest'uomo
che odio con tutte le forze dell'anima mia.

Quattro guerrieri entrarono nel _tugul_, gettarono una tela sul corpo
dell'infelice arabo e lo portarono via.




CAPITOLO VI.--Lo scik Ab-el-Nmr.


Era il dopo pranzo dell'ultimo giorno di luglio. Pel cielo correvano
disordinatamente densi nuvoloni di una tinta lattea, spinti da un
vento impetuosissimo e caldissimo. Alcuni goccioloni di pioggia
tiepida cadevano pesantemente sulle tende e sui _tugul_ del campo
sudanese, e in lontananza lampeggiava e brontolava di tratto in tratto
il tuono.

Le innumerevoli orde del Mahdi, secondo il solito, erano tutte in
movimento, occupate ad esercitarsi coi cannoni, colle mitragliatrici e
coi remington, tolti agli egiziani a Kasghill, od a destreggiarsi con
finte scaramuccie, o a marciare per colonne o in quadrato o a operare
ritirate e tentare assalti, o a costruire fortini, trincee, terrapieni
o bastioni sotto la condotta dei loro sceicchi.

In mezzo al campo, sulla cima di una collinetta, se ne stava tutto
solo un individuo che pareva non si occupasse affatto di quanto
succedeva a lui d'intorno. Questo individuo era un beduino, quello
stesso che aveva tradito Abd-el-Kerim.

Ammantellato accuratamente, egli passeggiava innanzi e indietro, colla
testa china sul petto, la fronte aggrottata e gli occhi accesi da una
cupa fiamma.

Di tratto in tratto arrestavasi, volgeva uno sguardo di fuoco verso le
tempestose nubi e colla faccia alterata si chiedeva:

--Verr?...

Aveva di gi compiuto pi di cento volte il giro della collina
ripetendo altrettante volte quella interrogazione che facevalo
diventare sempre pi cupo, quando un fischio stridulo, vibrato,
bizzarro, pervenne al suo orecchio. Alz vivamente le braccia e gir
intorno un rapido sguardo; le rughe della sua fronte si spianarono e
le sue labbra si contrassero ad un sorriso.

Un negro, lo sceicco El-Mactud, era sbucato improvvisamente da una
macchia e saliva rapidamente la collina. Il beduino s'affrett a
muovergli incontro.

--Ebbene? gli domand con ansiet che invano cercava di nascondere.

--La va male, rispose lo sceicco asciuttamente.

--Ira di Dio!...  morto?

--Tutt'altro,  vivo. Le ferite si sono rinchiuse.

--E allora?....

--Siedi ed ascoltami attentamente.

Il beduino e lo sceicco si sdraiarono per terra.

--L'ho visitato or ora assieme ad un mio amico che se ne intende di
medicina, ripigli El-Mactud, il povero diavolo  fuori di pericolo,
ma abbiamo scorto sul suo corpo lo traccie di un terribile male che lo
condurr alla tomba.

Un trasalimento nervoso scompose per alcuni secondi il viso del
beduino.

--Qual male? chiese egli con maggior ansiet.

--Il corpo dell'arabo  tutto coperto di tumori grossi quanto i tuoi
pugni e che sembrano l per l per iscoppiare. Io ho paura che sotto
quei tumori vi sieno dei vermi, dei _filari di Medina_.

--Dei vermi?....

--S, dei vermi che a poco a poco ridurranno in uno stato
compassionevole Abd-el-Kerim. Lo faranno diventare uno scheletro.

--Ma chi mai introdusse questi terribili _filari_ nel suo corpo?


--Probabilmente un uomo.

--Chi?

--Il vendicativo Ahmed.

Un ruggito irruppe dal petto del beduino.

--Ah! cane! esclam egli con trasporto furioso.

--Non offendere l'inviato di Dio, disse gravemente El-Mactud.

--Ma questo inviato di Dio ha mancato alla sua parola, mi capisci
El-Mactud. Mi aveva giurato di darmi nelle mani quell'uomo vivo.

--E non te lo ha dato vivo?

--Ma colla morte nel sangue.

--Ahmed  pi furbo di noi, ecco tutto.

-- pi birbante.

--Zitto, non offendere.

--Sia pure, giacch lo vuoi. Dimmi non vi  alcuna medicina che possa
guarire l'arabo? Mi narrarono che parecchi uomini colpiti
dall'identico male furono salvati.

--Lo narrarono anche a me, ma ci vuole un medico esperto per far
uscire i _filari_, e nel campo non ve n' che uno.

--Chi ?

--Ahmed, credo.

--Ma non vorr mai fare una tale operazione.

--Certamente, poich fu lui ad introdurre i _filari_ nel corpo
dell'arabo.

--E allora?

--Potresti parlargli. Non perderai nulla a tentarlo.

--Quanto potr vivere Abd-el-Kerim?

--Non saprei dirtelo, ma probabilmente parecchi mesi, forse anche
qualche anno.

--Andr subito a parlare ad Ahmed. Bisogna che lo salvi.

Lo sceicco lo guard con stupore.

--Non capisco pi nulla, disse. Lo tormenti e vuoi salvarlo.

--Ho le mie buone ragioni per agire cos, rispose il beduino.

--Cos deve essere.

--Dov' Ahmed?

--L'ho visto or ora entrare nella capanna dei missionari.

--Se va a trovare i prigionieri dev'essere di buon umore. Andr alla
capanna.

--Ed io, che cosa devo fare?

--Ritornerai al baobab. Questa sera ti raggiunger e probabilmente
parler col prigioniero.

--Ti riconoscer?

--Non dubitarne.

--Il beduino torn ad ammantellarsi e discese la collina inoltrandosi
fra le tende.

Cinque minuti dopo giungeva in mezzo all'accampamento e precisamente
dinanzi ad una capanna semi-cadente, costruita con rami e coperta di
foglie. Attorno v'erano numerosi guerrieri e parecchi _dervis_.

--Dov' Ahmed-Mohammed? chiese il beduino, facendosi largo.

--Nella capanna, rispose un guerriero d'atletica statura. L dentro si
muore.

--Chi  che muore?

--Una delle prigioniere.

--Brigante di Ahmed, borbott il beduino.

Si avvicin alla porta e guard nell'interno con viva curiosit.

L, nel mezzo, sulla nuda terra, giaceva una donna orribilmente
pallida smunta, ischeletrita, in preda agli ultimi aneliti. Attorno ad
essa v'erano undici persone dalla tinta bianca, ischeletrite dalla
fame, dalle sofferenze, dall'angoscia, dai terribili calori del sole
equatoriale, coi capelli arruffati e le scarne membra appena coperte
da cenciose camicie pullulanti di schifosi insetti.

Quei miseri, condannati a soffocare l entro, colla scimitarra sempre
sospesa sopra la loro testa, erano i missionari veronesi don Luigi
Bonomi, il laico Regnotto, suora Gregolini, suor Caprini, suor
Chincarini e suor Venturini, la negra Coass, allieva dell'istituto
veronese don Mazza, il chierico Locatelli di Bergamo, don Rossignoli
di Frascati, don Ohrwalder Trento e suor Corsi di Barletta[1].

    [1] I missionari erano stati fatti prigionieri, assieme alle suore
      parte a Gebel-Nuba e parte a El-Obeid. Il Mahdi aveva ordinato
      alle sue orde di tormentarli qualora uscissero della loro
      capanna.

      L'illustre missionario don Luigi Bonomi, mi narr che un giorno,
      il Mahdi, esasperato perch non abbracciavano la sua religione,
      in pieno mezzogiorno, alla presenza di tutto l'esercito, li fece
      scendere in campo minacciandoli di morte. Visto che il terrore
      non faceva effetto, li lasci languire quattro lunghi mesi nella
      loro capanna, quasi ignudi e senza mezzi di sussistenza.

      Da quel giorno i guerrieri furono lasciati liberi di maltrattare
      i poveri missionari e si pu immaginare in qual modo ne
      abusassero.

      Due suore e un laico morirono.

La misera che stava per spirare, uccisa dalle febbri e dagli spaventi,
era suor Pesavento di Montorio Veronese.

Il beduino, vedendo il Mahdi ritto in mezzo alla capanna cogli occhi
fissi sulla moribonda, cerc di entrare ma fu respinto dalla guardia
baggra.

--Lo aspetter, diss'egli sedendosi a poca distanza dalla capanna.

Mezz'ora trascorse prima che Ahmed uscisse. Era assai preoccupato, ma
a quanto pareva, non di umore nero.

Il beduino lo segu fino alla cima di una collina che dominava il
campo e arditamente gli si present.

--Ah! sei tu amico! esclam Ahmed, con un sorriso ironico. Come sta
l'uomo che ti donai?

--Molto male. Ahmed, rispose il beduino. Ha la morte nel sangue.

Sulle labbra del Profeta spunt un secondo sorriso ironico non meno
beffardo del primo.

-- avvelenato forse? chiese con sottile ironia.

--Peggio che avvelenato. Ha il corpo zeppo di _filari di Medina_.

--Me ne duole per te, del resto lo sapevo.

--Allora devi anche sapere chi lo ridusse in tal modo, disse il
beduino acremente.

--Che vuoi dire? chiese Ahmed, corrugando le sopraciglia.

--Voglio dire che tu conosci la mano colpevole che rovin il mio uomo.

--Tu sei pazzo. Chi vuoi che sia stato?

--Un uomo che aveva interesse perch l'arabo crepasse.

--E quest'uomo si chiamerebbe?

--Ahmed Mohammed, disse il beduino audacemente.

--E tu hai coraggio di dirmelo in faccia?

--E perch dovrei tacere?

--Sai che ti trovo ben ardito?

--A un beduino  permesso di essere ardito.

--Se un altro avesse detto tanto non avrebbe pi la sua testa sulle
spalle. Vattene!

--E il mio uomo?

--Che muora.

--Tu manchi ai tuoi giuramenti, Ahmed! esclam il beduino furibondo.

--Vattene temerario.

--Oh mai! Io voglio che si liberi Abd-el-Kerim dai _filari_ che lo
rodono o che...

--Ol grid Ahmed. Impadronitevi di quest'uomo e consegnatelo al
carnefice.

Gi i _dervis_, tratte le scimitarre, s'avanzavano e gi il beduino
aveva impugnato le pistole, quando in lontananza scoppiarono
formidabili detonazioni e acutissime grida.

Ahmed e i _dervis_ udendo quel baccano scesero in fretta la collina.
Il Profeta s'era strappata dal fianco la scimitarra e l'impugnava come
un vero guerriero che si prepara a scagliarsi nella mischia.

--Il nemico!... si urlava da tutte le parti.

Il beduino, rimasto solo, approffitt di quell'incidente capitato cos
a buon punto per salvarlo. Si raccomand alle proprie gambe e and a
intanarsi in mezzo ad una folta macchia.

--Ira di Dio! mormor egli. Che succede?

Gir gli occhi all'intorno: tutto il campo era in movimento. I
guerrieri si radunavano in furia disponendosi confusamente in linea di
battaglia, cogli scudi in mano e le lance in resta. La cavalleria si
ordinava alla meglio empiendo l'aria di urla selvaggie.

Si trascinavano i cannoni e le mitragliatrici, si caricavano i
moschetti e i remington, si abbattevano le tende e si occupavano le
capanne le trincee, i terrapieni, i ridotti di terra. Gli sceicchi
galoppavano per ogni dove cercando i propri battaglioni, comandando,
strepitando.

--Il nemico! il nemico! si vociava dappertutto.

--Ira di Dio! ripet il beduino. Cosa succede? Che sia il colonello
Coetlegan che attacca queste canaglie? Non ci mancherebbe che questo.
Oh!...

L'esclamazione gli fu strappata da un formidabile rullare di _noggra_
e di _darabke_ e da un grido immenso che echeggi in lontananza:

--Viva lo _scik_ Abu-el-Nemr!

Le file degli insorti si ruppero come per incanto. Lasciarono i
cannoni, le trincee e persino le armi per riversarsi verso il sud
ripetendo il grido.

--Viva lo _scik_ Ab-el-Nemr!

Fra una grande nuvola di polvere, il beduino scorse una grossa trib
di guerrieri che moveva rapidamente verso il campo colle bandiere del
Mahdi spiegate. Respir rumorosamente, liberamente, come se gli si
fosse levato di dosso un gran peso.

I creduti nemici erano i guerrieri dello _scik_ Ab-el-Nmr che
ritornavano dalla guerra. Alla loro testa comminava un bel nero dal
nobile portamento, colle braccia e le gambe cariche di anelli di rame,
un turbante verde ricamato d'argento, sul capo, e avvolta attorno al
corpo una gran _farda_ azzurrina trapunta in oro.

Le genti del Mahdi si affolavano attorno a lui urlando sempre con
crescente forza:

--Salute ad Ab-el-Nmr!

Il cavaliere diresse il bianco destriero verso Ahmed che si era
fermato ai piedi della collina circondato dai suoi _dervis_ e dalla
sua scorta di Baggra, salt a terra e gli baci la mano.

Fra lo _scik_ e l'inviato di Dio vennero scambiate alcune parole, poi
quest'ultimo prese per la mano il primo e lo condusse sulla collina,
facendo segno a tutti gli altri di non seguirlo.

Essi si arrestarono a pochi passi dalla macchia, in mezzo alla quale
tenevasi prudentemente celato il beduino.

--Ebbene, Ab-el-Nmr, disse Ahmed dopo di aver gettato uno sguardo
all'ingiro come per assicurarsi che nessuno poteva udirlo. Come and
la spedizione?

--I Scilluk che si erano ribellati li abbiamo interamente distrutti,
rispose lo sceicco. Trionfiamo su tutta la linea.

--Non abbiamo pi nemici, adunque, dinanzi a noi?

--Non abbiamo pi nessuno. La battaglia di Kasghill ci ha aperto la
via che mena a Chartum.

--Dov' il colonello Coetlegan? Mi si disse che accampava sulla rive
del Bahr-el Abiad.

--Appena ebbe sentore della strage di Kasghill si  affrettato a
guadagnare Chartum ed ora sta organizzando la difesa di questa citt.

--Credi che opporranno resistenza gli abitanti di Chartum?

--No, anzi ci aiuteranno a massacrare le truppe egiziane. Ho mandato
dei _dervis_ in quella citt e fanno attiva propaganda. Quasi tutti
gli arabi e i sennaresi abbracciano con entusiasmo la nuova religione.

--Sicch fra qualche mese noi potremo rimetterci in marcia.

--Anche domani se tu lo volessi; la strada  libera.

--E di Osman Digma, ne sai nulla tu?

--Si trova sulle rive del mar Rosso, rispose lo sceicco, e tira a s
tutte le trib beduine che trova sul suo cammino. Tra non molto
tenter un attacco contro Suakim.

-- questa citt che mi occorre sopratutto.

--Perch?

--Per passare il mare e sbarcare alla Mecca

--Ah! Tu hai questo progetto!

--S, lo ho, e ti giuro su Allh, Ab-el-Nmr, che io lo compier: 
la missione impostami da Dio. Sar l che io abbatter il Sultano dei
turchi; sar l che lancieremo la scintilla destinata a sollevare a
ribellione tutti i popoli maomettani; sar l che noi sfideremo la
potente Europa che deride, che perseguita, che cerca di schiacciare,
noi, arabi. Coll'aiuto di Allh e col nostro valore, noi assorbiremo
ed Europa, ed Africa e Asia.

--Il progetto  bello, superbo. Ma riusciremo noi?

--Si riuscir. Lo sento.

Ad un tratto la fronte di Ahmed s'oscur e un profondo sospiro gli
usc dalle labbra. Lo sceicco lo guard con sorpresa.

--Che hai, Ahmed? gli chiese. Forse che qualche presentimento ti ha
morso il cuore?

--No, mormor il Mahdi.

--E allora?...

Ahmed lo guard in silenzio per alcuni istanti, poi gli si avvicin e
prendendogli strettamente le mani gli disse con impeto selvaggio:

--Ne hai udito parlare tu?

--Di che? chiese lo sceicco.

--Di quella donna che io ho tanto cercato, di Fathma infine.

Lo sceicco trasal. Parve sorpreso e insieme sgomentato. Non seppe
cosa rispondere a quella brusca interrogazione che forse era mille
miglia lontano dal aspettarsi.

--Mi hai compreso? gli chiese Ahmed.

--S, ti ho compreso, balbett Ab-el-Nmr

--Ebbene, hai saputo nulla di lei?

--No, no, nulla... assolutamente nulla!

--Maledizione!

--Hai forse saputo... dove sia?

--Se l'avessi saputo a quest'ora sarebbe nelle mie mani. L'ho cercata
per ogni dove, ho interrogato mille persone e senza frutto. Speravo
che tu mi recassi qualche notizia.

--Ma che vorresti fare di Fathma? Non l'hai, adunque ancora
dimenticata?

--Non ancora. Oh! se potessi trovarla!

--Ebbene?

--Non sai nulla adunque, cosa  accaduto nel campo?

--No, mormor lo sceicco che torn a trasalire.

--Ho trovato l'uomo che fu l'amante di Fathma.

--Oh!...

Ab-el-Nemr aveva fatto due passi indietro e guardava Ahmed con
ispavento. Era diventato cinereo e tremava in tutte le membra come se
fosse stato assalito da una tremenda febbre. Sembrava istupidito,
pietrificato.

--Lui, nelle tue mani! balbett alfine. Lui prigioniero!... Oh!...

--Ma che hai? gli chiese Ahmed con stupore. Sono dieci minuti che ti
osservo e che vedo i tuoi lineamenti scomporsi in istrana guisa.

--Aspetta gli disse Ab-el-Nemr con voce sorda, A quale razza
appartiene quell'uomo?

-- arabo.

--Arabo!... E si chiama?

--Abd-el-Kerim!

Una bestemmia usc dalle labbra dello sceicco.

-- lui!... esclam.

--Lui!... ma lo conosci tu? Spiegati, Ab, che io non capisco
assolutamente nulla.

--Odimi. Ahmed. Un giorno mi trovavo nelle foreste del Fiume Bianco,
quando m'imbattei in un ufficiale egiziano ferito. Ebbi compassione di
lui, lo posi sulle mie braccia, lo trasportai nel mio campo e lo
medicai coll'amore di un fratello... Guar, mi giur che avrebbe
abbracciato la nostra religione e io gli credetti.

--Ah! fe' Ahmed, con un sorriso ironico.

--Erano passati due mesi, quando una notte ebbi la brutta idea di
invitarlo a cacciare il leone. Io camminavo innanzi e lui camminava
dietro a me. Avevamo percorso parecchie miglia, quando quel miserabile
scagliossi a tradimento su di me cacciandomi la sua scimitarra in una
coscia.

--Caddi a terra. Lui mi calpest, mi sferz il volto con un _corbach_
poi, non contento, mi sput in fronte. Mi capisci, Ahmed, egli sput
in fronte ad uno sceicco del Kordofan, ad un sceicco che gli aveva
salvata la vita anzich tagliargli la gola.

--Ah! la  cos! esclam Ahmed.

--S, proprio cos. Io lo cercai questo miserabile, e non fui capace
di trovarlo in luogo alcuno. Ora che so che  nelle tue mani, gli far
pagar caro l'insulto e il tradimento.

--Temo che tu sii arrivato troppo tardi, Ab.

--Perch?

--Abd-el-Kerim  nelle mani di un beduino e credo che sia di gi
morto.

--Di un beduino?... E chi  costui?

--Un uomo che nella battaglia di Kasghill si distinse assai. Mi
narrarono che si batt come un leone facendo strage di egiziani, anzi,
fu lui che aggiust una palla di fucile al petto di Hicks pasci.

--E dove trovasi questo beduino?

L'ignoro. Pochi minuti fa era qui, ora chi sa dove  andato a
cacciarsi.

--Sicch non posso aver Abd-el-Kerim nelle mie mani. Darei mezzo del
mio sangue per averlo.

--Se l'arabo  ancora vivo, ti prometto che lo avrai. Domani mattina
mander un drappello d'uomini a cercare il beduino.

--E se non volesse cedertelo?

-- l'inviato di Dio che lo vuole, e nessuno ardir resistere ai miei
ordini. Ors, la notte cala, vieni nella mia capanna che abbiamo
ancora da discorrere. Ceneremo assieme.

--Sono a tua disposizione fino a mezzanotte.

Ahmed e lo sceicco pochi momenti dopo scendevano la collina
dirigendosi a lenti passi verso il _tugul_.




CAPITOLO VII.--Un morto che risuscita.


Non erano ancora n'entrati nella capanna che il beduino, che tutto
aveva udito, slanciavasi fuori dai cespugli.

Era pallido, anzi livido; aveva le ciglia aggrottate, lo sguardo
acceso, le labbra contratte e i denti bianchi e aguzzi come quelli di
uno sciacallo, collericamente stretti. Sul suo volto leggevasi l'ira
appena frenata.

Egli guard pi volte d'attorno con circospezione, con le mani chiuse
nervosamente attorno ai calci delle pistole che uscivano dalla larga
fascia rossa, poi si spinse fino sul pendo della collina volgendo gli
occhi verso il _tugul_ di Ahmed.

Ira di Dio! esclam egli con rabbia. Chi  questo cane che si
intromette nelle mie faccende? Chi  questo Ab-el-Nmr che ci tiene
tanto per avere in mano sua Abd-el-Kerim? Io scommetterei che la
storiella che ha narrato l'ha inventata di sana pianta. Quello stupido
di Ahmed, quantunque si spacci per un profeta, se l'ha bevuta, ma io
non la bevo, per Maometto!

Ah! si vuoi portarmi via Abd-el-Kerim? La vedremo, signori miei, se
voi sarete capaci di farla ad un uomo del mio stampo. Ors bisogna
prendere una seria decisione prima che l'uragano scoppi. Qui corro
rischio di perdere non solo l'arabo, ma di cadere anche nelle unghie
di Ahmed che parmi non mi voglia troppo bene. Andiamo prima al baobab
e poi di trotto a El-Obeid.

Diede uno sguardo al cielo coperto da densi nuvoloni che i lampi
illuminavano bizzarramente, un altro al campo che cominciava a
diventare deserto, cangi la carica alle pistole onde, al momento
opportuno, non mancassero al colpo, e discese con infinite precauzioni
la collina. Arrestossi alcuni minuti al basso, guard a destra, a
sinistra, dinanzi e di dietro per assicurarsi che nessuno lo spiava o
lo seguiva, poi cacciossi in mezzo al _tugul_ e alle tende procedendo
rapidamente e silenziosamente.

Venti volte si ferm, credendo sempre di avere qualcuno alle calcagna,
ed altre venti volte ritorn sui propri passi per assicurarsi che si
era ingannato. Alle undici di notte varcava le trincee gettandosi in
mezzo alle sabbiose pianure del sud.

Soffiava un vento impetuoso che alzava nembi di impalpabile sabbia e
grosse goccie di pioggia cominciavano a cadere. Fra le nubi toneggiava
fragorosamente e lampi abbaglianti rompevano di tratto in tratto le
fitte tenebre.

--Tutto va a gonfie vele, mormor il beduino, sorridendo
diabolicamente. Con simile notte a nessuno salter il ticchio di
uscire dal campo per venire in cerca di me, nemmeno a quell'animale di
Ab-el-Nmr. Mille saette! Ma chi pu essere questo _scik_ che ha
tanta influenza su Ahmed? Uhm! Non so, ma ho il presentimento che l
sotto gatta ci covi! Per Maometto! Abd-el-Kerim me lo dir e se si
rifiuta.... avr da fare con me!

Si tir il _taub_ sugli occhi e riprese il cammino salendo e
discendendo le colline di sabbia, curvandosi di quando in quando per
resistere ai soffi del vento che talvolta minacciavano di rovesciarlo,
tanto erano formidabili. Per mezz'ora avanz acciecato dai lampi,
inzuppato dall'acqua che veniva gi a catinelle, assordato dagli
scrosci delle folgori che cadevano a tre, a quattro alla volta, poi
fece alto.

Dinanzi a lui, a un duecento passi, alzavasi un albero gigantesco che
da solo formava un bosco. Il tronco aveva pi di trenta metri di
circonferenza, e a tre o quattro metri dal suolo spartivasi in molti
rami, alcuni dei quali, pi grossi dei pi grossi alberi delle nostre
foreste, ricadevano verso terra dopo di aver raggiunto un'altezza di
dieci o dodici metri.

Il beduino, al di sotto di quell'ammasso immenso di rami e di foglie
che il vento scuoteva furiosamente con mille gemiti e mille
scricchiolii, scorse tre uomini, distesi per terra, uno dei quali
alzossi gridando:

--Chi vive?

--Sta cheto, El-Mactud, rispose il beduino. Sono io.

In pochi salti raggiunse lo _scik_ che aveva di gi armato il suo
moschettone. Con un cenno della mano lo invit a deporre l'arma.

--Che nuove? gli chiese.

--Nessuna, rispose lo _scik_. Abd-el-Kerim dorme pacificamente.

--Lo sveglier.

El-Mactud fece un gesto di stupore.

--Oh! esclam.

--Bisogna che io gli parli.

--C' qualche cosa in aria?

--Altro che! vogliono portarmi via l'arabo.

--Chi?.... Ahmed forse?

--No, s'affrett a dire il beduino che non si fidava di quel guerriero
ancora devoto al Profeta.  un sceicco che tu devi conoscere.

--E si chiama?

--Ab-el-Nmr.

Lo sceicco digrign i denti come una iena.

--Ah! maledetto nubiano! esclam egli con rabbia. Vorrebbe forse
immischiarsi nelle nostre faccende? Che non ci si provi nemmeno. Ho
dei conti da saldare e potrei saldarli con un buon colpo di
scimitarra.

Sulle labbra del beduino spunt un sorriso diabolico; non pot frenare
un moto di contentezza. Guard attentamente lo _scik_ e nei suoi
occhi lesse l'espressione di un terribile odio.

--Che ti ha fatto quell'uomo? chiese egli.

--Te lo dir un'altra volta. Basta che tu sappi che io lo esecro.

-- potente Ab-el-Nemr?

--Molto potente, amico mio. Se egli ci scopre Abd-el-Kerim  perduto.

--Faremo il possibile perch non ci scopra.

--Ma che cosa vuol fare di Abd-el-Kerim quel cane di Ab?

--L'ignoro, ma temo che l sotto ci sia un mistero

--Che intendi di fare?

--Di battermela a El-Obeid.

--E porteremo con noi l'arabo?

--S'intende.

--Quando partiremo?

--Appena avr veduto l'arabo e gli avr parlato ci metteremo in
cammino.

--Allora spicciamoci. Domani mattina Abu-el-Nmr si metter in caccia;
bisogna trovarsi al sicuro in citt prima che spunti l'alba.

--Vado subito. Intanto preparerai una barella e chiamerai qualche
altro uomo perch ci aiuti a trasportare l'arabo.

--Siamo d'accordo, concluse El-Mactud.

Il beduino s'avvicin al colossale tronco del baobab ai piedi del
quale, sulla corteccia, scorgevasi quattro profonde incisioni che
venivano a formare un quadrato. Con un pugno sfond quella corteccia
incisa e dinanzi a lui apparve un'apertura che metteva in un antro
scavato nell'interno dell'albero.

Stette alcuni istanti in ascolto, poi s'inoltr sulla punta dei piedi
e arrestossi in mezzo a quella bizzarra caverna. Era buio perfetto e
faceva un freddo da intirizzire le membra. Un silenzio lugubre,
misterioso, regnava l entro, rotto di quando in quando da un respiro
affannoso e da un brulichio che doveva indubbiamente provenire da
migliaia e migliaia d'insetti che s'aggiravano fra quelle diacciate
tenebre.

--Dorme, mormor il beduino. Lo sveglier.

Batt l'acciarino, accese l'esca e di fuoco ad una torcia resinosa
impiantata nel suolo, la quale illumin d'una luce azzurognola l'umida
caverna che era poco alta e assai ristretta.

L, proprio nel mezzo, sdraiato per terra, sonnecchiava Abd-el-Kerim.

L'infelice non era pi riconoscibile; incuteva ribrezzo al solo
guardarlo.

I suoi lineamenti sparivano, si confondevano sotto una gonfiezza
livida. Le sue palpebre erano chiuse e intorno agli occhi si
disegnavano due larghi cerchi rossastri che parevano due ammaccature.
Una bava sanguigna era radunata agli angoli delle labbra, tumide, semi
aperte, contratte per lo spasimo ed un abbondante sudore viscoso
irrigavagli il volto contrafatto.

Tutto il suo corpo era avviluppato da pezzi di tela inumiditi,
trattenuti da sottili striscie di cuoio e su di essi strisciavano
battaglioni di vermiciattoli, di formiche, di insetti d'ogni specie
che si cacciavan in mezzo alle fascie con un brulicho che incuteva
terrore e ribrezzo. Qua e l, sul petto, apparivano dei tumori grossi
come un pugno, alcuni dei quali, screpolati, lasciavano vedere la viva
carne. Il beduino, nel vedere in quale misero stato era ridotta la sua
vittima, erasi arrestato. Una forte commozione si dipinse sui suoi
lineamenti, ma dur un sol secondo.

Il sarcastico sorriso che mai abbandonava le sue labbra ricomparve e
lo sguardo gli divent assai pi cupo. Ebbe persino il coraggio di far
risuonare l entro, in quella tomba, uno scroscio di risa che l'eco
sinistramente ripet.

Non dimentichiamo che quest'uomo  mio rivale! mormor egli con un
accento dal quale trapelava un implacabile odio. Del resto non morir.
I vermi che serpeggiano sul suo corpo succhiandogli il sangue, un
giorno, se ritrover la mia povera sorella, glieli far strappar
tutti, dovessi misurarmi coll'inviato di Dio!...

Si pass tre o quattro volte una mano sulla fronte come per iscacciare
un doloroso pensiero e sospir. Qualche cosa di umido, che affrettossi
a tergere, brill nei suoi occhi.

--Povera sorella, bisbigli.

S'avvicin ad Abd-el-Kerim che dormiva profondamente, lo esamin per
qualche tempo con molta attenzione poi lo punse leggermente in fronte
col suo _jatagan_.

Abd-el-Kerim a quella dolorosa sensazione trasal e svegliossi. Con
una mossa improvvisa, nervosa, che gli strapp un lugubre gemito,
alzossi a sedere guardando, ma con uno sguardo da ebete, il beduino
che gli stava presso.

--Chi sei? chiese egli, con voce appena distinta.

Il beduino invece di rispondere lasci cadere all'indietro il
cappuccio mettendo allo scoperto il suo volto dalla pelle bianca e
coperto inferiormente da una barba nera e inspida.

Abd-el-Kerim non fece alcun moto che dinotasse sorpresa o terrore alla
vista di quella faccia; senza dubbio non vedeva bene ancora.

--Chi sei? torn a chiedere con voce pi fioca

--Non mi riconosci adunque? disse lentamente il beduino, facendoglisi
ancor pi da vicino. Guardami bene in volto, Abd-el-Kerim!

Quella voce fece sul prigioniero un gran effetto. Sobbalz come stato
toccato da una palla e le sue unghie sollevarono l'umido terreno.

Qual voce!.... esclam egli con profondo terrore. Qual voce!....

--La riconosci?

Abd-el-Kerim non rispose. Con uno sforzo disperato si sollev sulle
ginocchia e avvicin il suo volto a quello del beduino. Un urlo lacer
il suo petto.

--Notis!....

Una commozione terribile lo scosse dalla testa ai piedi. Anelante,
convulso, cieco di rabbia, allung le mani verso il greco, ma le forze
gli vennero meno e cadde pesantemente a terra, ripetendo con voce
strozzata, indistinta:

--Notis!... Notis!...

Il greco, poich era proprio lui truccato da beduino; che caduto nelle
mani dello scik El-Mactud, era passato sotto le bandiere del Mahdi,
lo guard per qualche minuto quasi con compassione.

--Sei sorpreso Abd-el-Kerim di rivedermi? chiese dipoi egli, con
ironia. Infatti,  abbastanza strano che io sia ancor vivo dopo di
essere stato, per la seconda volta, ferito a morte. Si vede proprio
che qualche genio, Dio o il diavolo, veglia su di me.  un peccato,
non  vero Abd-el-Kerim?

L'arabo con gli occhi sbarrati lo guardava fisso fisso non sapendo se
era vittima di uno spaventevole incubo o se aveva realmente dinanzi a
s il fratello della terribile Elenka.

Ad un tratto le sue labbra s'agitarono come volessero articolare una
parola. Il greco che lo osservava attentamente not quel movimento,
anzi indovin la domanda che pendeva dalle labbra dell'infelice
prigioniero poich la sua faccia assunse un'espressione di diabolica
gioia.

--Ti comprendo, disse. Tu vuoi interrogarmi in qual modo io sia qui e
che avvenne della donna che ti port disgrazia. Sta zitto che io te lo
dir.

Guard intorno, e visto in un angolo un _garah_, sorta di vaso di
terra cotta che fabbricano le donne del Kordofan, lo rovesci e si
sedette sopra incrociando le gambe alla moda dei turchi.

--Abd-el-Kerim, diss'egli, sforzandosi di parere tranquillo,  la
seconda volta che noi ci troviamo l'uno di fronte all'altro io libero
e tu prigioniero;  la seconda volta che io tengo in mia mano la tua
vita ed  la seconda volta che ti risparmio. Sai il perch?

--Non mi curo di saperlo, balbett l'arabo ancora in preda ad una
terribile commozione. Uomo o fantasma, vattene che mi fai ribrezzo, mi
fai paura! Non sei adunque ancora contento di aver spezzata la
felicit che io avevo raggiunto? Non sei adunque contento di avermi
lacerato l'anima, di avere fatto di me l'uomo pi sventurato della
terra, di avermi fatto straziare le carni, di avere innestato nel mio
sangue la morte!... Guarda, mostro, in quale orribile stato mi hai
ridotto, guarda questi tumori sotto i quali nascondonsi orribili vermi
che succhiano il mio sangue, che rodono lentamente le mie carni, che
mi stremano, che mi ischeletriscono?... Ah! Notis! Notis! ti sei ben
vendicato!

Un singhiozzo sollev il deturpato petto dell'infelice. Tentenn a
destra e a manca, stringendosi fortemente il capo fra le mani, poi,
esausto di forze, ricadde a terra.

Notis s'alz e si mise a passeggiare per l'umido antro colla testa
china sul petto e le braccia incrociate. La sua fronte era assai
aggrottata e il sorriso ironico che poco prima errava sulle sue labbra
era scomparso. Forse quell'uomo di ferro era commosso.

--Notis, ripigli Abd-el-Kerim, abbi piet di me, abbi piet di un
infelice che  agli estremi, che sta per morire giacch ho la morte
nelle vene. Dimmi che  avvenuto di colei che noi abbiamo tanto amata,
dell'infelice Fathma.

La fronte di Notis s'aggrott maggiormente. S'arrest di botto, le sue
labbra si agitarono come volessero parlare, ma non disse verbo.

--Notis!... Notis!... grid con accento straziante Abd-el-Kerim.

--Taci! rugg il greco. Taci... Abd-el-Kerim!

Un secondo singhiozzo usc dalle labbra dell'arabo. Una grossa
lagrima, una di quelle lagrime amare che erompono da un cuore
straziato, a quel modo che il sangue zampilla da una profonda ferita,
si sospese alle sue ciglia e rotol silenziosamente gi per le
incavate gote.

Notis gli si avvicin cogli occhi accesi, ma umidi; non era pi lo
stesso uomo di prima, nei cui lineamenti leggevasi solo odio o rabbia.
Era commosso molto commosso; si vedeva che quell'anima inaccessibile,
in quel momento, atrocemente soffriva.

Tu piangi adunque! esclam egli con una voce che non aveva nulla di
umano. E io, credi tu che non soffra, credi tu che non sanguini il mio
cuore credi che non pianga?

Si arrest di colpo. Parve sorpreso, spaventato di quella confessione
che gli era uscita, forse senza volerlo, dalla bocca. La violenta
emozione che alterava i suoi lineamenti scomparve come per incanto. La
faccia ritorn fredda, dura e il sarcastico e crudele sorriso
riapparve sulle sue labbra.

--Sono pazzo, mormor.

Torn a sedersi sul _garah_ mandando tuttavia un profondo sospiro.

Abd-el-Kerim disse, con voce grave. Un giorno noi fummo amici, fummo
come fratelli, poi fra noi sorse una donna fatale per entrambi, che
scav un abisso immensurabile... Non ti domando di chiudere questo
abisso poich so che sarebbe impossibile, ma ti prego di colmarlo per
dieci soli minuti... e ti giuro che non ti pentirai di aver fatto ci.
Acconsenti tu? Te lo chiedo in nome dell'antica nostra amicizia.

L'arabo scosse la testa e non rispose.

--Ti parler di Fathma... della donna fatale!

--Ah!... Fathma!... Fathma!... che ne sai tu di lei?...  viva?.. 
morta?... Notis, parla e ti abbandono la mia vita.

--Parler dopo che tu mi avrai risposto.

--Interrogami che ho colmato l'abisso

--Abd-el-Kerim, ti scongiuro, dimmi che  avvenuto della mia povera
sorella, dimmelo.

--Elenka! balbett cupamente. Tu vuoi che io parli di Elenka! No, mai!

-- il fratello di Elenka che ti prega

--Non parler

--Abd-el-Kerim!...

--Mi vendico, Notis!

Il greco scatt in piedi con le gote vermiglie, gli occhi infiammati,
le labbra frementi. Le sue mani si aprirono e si chiusero
convulsivamente come volessero stritolare qualche cosa.

--Sta bene, disse, con accento minaccioso. Ti pentirai!

Gir tre o quattro volte su s stesso, si spinse fino all'uscita
dell'antro, poi ritorn bruscamente indietro tenendo in una mano una
piccola ampolla di vetro.

--Abd-el-Kerim, disse con voce alterata, potrei farti morire
lentamente fra le pi atroci torture, potrei farti uscire il sangue
dalle vene goccia a goccia, eppure non lo faccio perch ho ancora la
speranza che noi un d ritorneremo amici, anzi...

--Taci! esclam l'arabo, che lesse il suo pensiero. Non sar mai e poi
mai.

--Tu la odi ancora adunque?

--S, e pi oggi che due mesi fa.

--Non hai piet adunque per la povera Elenka.

--Non nominarla; quel nome mi fa atrocemente male.

--Ah! maledetto!

Il greco era diventato violaceo per l'ira. Scagliossi come una pantera
sull'arabo, l'afferr per la gola, poi introducendogli fra le labbra
la fiala gli vers in bocca tutto il contenuto. L'effetto di quel
liquore fu istantaneo.

Abd-el-Kerim piomb gi come se il sangue gli fosse improvvisamente
cessato di circolare. Il capo gli cadde all'indietro battendo in terra
con sordo rumore. Un sospiro che rassomigliava a un rantolo di chi
agonizza gli usc dalle labbra e rimase immobile, irrigidito come un
morto.

Notis lo contempl per alcuni istanti con uno sguardo nel quale
leggevasi un terribile odio, poi si chin su di lui, lo afferr fra le
braccia e gettandoselo in ispalla usc dall'antro.

El-Mactud lo aspettava con quattro baggra e con una barella
improvvisata con rami e resa soffice da un alto strato di foglie di
baobab.

Ebbene? chiese lo _scik_, prendendo l'arabo e deponendolo, con
precauzione, nella barella. Ha bevuto il narcotico?

--Gliel'ho fatto bere tutto, rispose Notis.

--Hai saputo nulla?

--Assolutamente nulla, ma lo far parlare. Andiamo ora a Obeid, che la
mezzanotte  passata.

Ad un cenno dello _scik_ due baggra alzarono la barella e la
comitiva si mise in viaggio dirigendosi verso la citt che disegnavasi
confusamente sul fosco orizzonte.

Aveva gi percorso pi che mezza via, quando le orecchie dello _scik_
furono ferite dallo scalpito precipitato di un cavallo.

--Oh! esclam egli, tirando, per ogni precauzione la scimitarra.

Si volse indietro ed al chiaror di un lampo scorse un cavaliere
avvolto in un gran mantello bianco, curvo sul collo del suo corsiero,
che andava avvicinandosi rapidamente.

--Notis! mormor egli, coi denti stretti. Guarda!

--Chi  quell'uomo? chiese il greco, aggrottando le ciglia.

--Non lo conosci?  lo _scik_ Ab-el-Nmr.

--Ira di Dio!... Dove va?

--A El-Obeid, non lo vedi?

Notis fece un salto innanzi e diresse la canna del moschetto verso il
cavaliere che gli passava dinanzi a duecento passi di distanza.

--No, disse di poi, quell'uomo pu esserci utile. El-Mactud, conduci
Abd-el-Kerim nella capanna che tu bene conosci; io seguo lo _scik_
con Medinek.

--Sta bene, forse hai ragione di seguirlo. Parti se non vuoi perderlo
di vista.

Il greco non se lo fece dire due volte e slanciossi dietro al
cavaliere seguito dal negro Medinek. Dopo dieci minuti di corsa,
Ab-el-Nmr e quelli che lo seguivano giungevano dinanzi a El-Obeid,
sulla cui porta faceva orribile mostra la testa diseccata del barone
di Cettendorfs.




CAPITOLO VIII.--Notis in trappola.


El-Obeid, quartiere generale del Mahdi,  la citt pi bella, pi
popolosa e pi fortificata del Kordofan, di cui  pure la capitale.

Essa sorge nel mezzo di una immensa pianura ondulata, ed  difesa da
bastioni di terra e di mattoni cotti al sole, ma in gran parte ruinati
in seguito ai ripetuti assalti che dovettero sostenere nell'ultimo
assedio.

 divisa in cinque differenti quartieri abitati da una popolazione che
supera le 35,000 anime; uno  abitato dai dongolesi, l'altro dai
mercanti esteri, il terzo dai coloni di Barnou, il quarto dei nativi
di Darfur e cos via.

Il principale quartiere chiamato El-Orfa, contiene gli edifizi
governativi, delle piccole moschee, una casa ad un piano abitata prima
dal governatore egiziano, una caserma, un magazzino di polvere ed una
filiale dello missioni cattoliche di Chartum, tutta ruinata dai
guerrieri del Mahdi che la saccheggiarono dopo la presa della citt.

Tutte le altre case sono misere capanne circolari di venti piedi di
diametro, con mura in argilla alte quattro o cinque piedi e sormontate
da un tetto conico di paglia disposto in istrati regolari e
impenetrabili alla pioggia. Ogni famiglia ne possiede di queste
capanne, chiamate _tokles_, quel numero che  sufficiente ai suoi
bisogni ed il gruppo  quasi sempre circondato da una siepe di spine e
ombreggiato da palmizi che danno alla citt un pittoresco aspetto.

Il Mahdi se ne era impossessato il 15 gennaio 1883 e ne aveva fatto il
suo quartier generale, fortificandola alla meglio che aveva potuto e
facendola occupare da una parte delle sue orde che bivaccavano nelle
vie e nelle piazze sotto _tugul_ improvvisati e sotto tende.[1].

    [1] Il Mahdi l'aveva presa con la fame dopo quattro mesi e mezzo
      di eroica resistenza, e scacciati gli abitanti dopo averli
      denudati, l'aveva fatta occupare delle sue orde.

Quando Ab-el-Nmr e quelli che lo seguivano scambiate alcune parole
coi guerrieri che vegliavano dinanzi alla porta, entrarono, la citt
era ancora addormentata.

N per le vie, n per le piazze scorgevasi anima viva; n da alcuna
capanna trapelava un raggio di luce che desse indizio che entro si
vegliava.

Persino i guerrieri del Mahdi che accampavano all'aperto, russavano
sotto i tugul di paglia o sotto le tende curvate per la pioggia che
cadeva a torrenti allagando le polverose strade.

Il silenzio funebre che regnava nella citt, era rotto di quando in
quando da un colpo di tuono secco secco che faceva tremare i _tugul_ e
dal lugubre scricchiolar delle palme violentemente scosse dal vento
del sud-est.

Ab-el-Nmr, dopo di aver esitato alcuni istanti, prese la via che
menava al quartiere di El-Orfa, spingendo il cavallo al piccolo
trotto. Notis e il suo compagno, tirato il fiato, gli si misero
bravamente dietro, determinati a sapere dove andasse a finire e sicuri
di scoprire qualche cosa di nuovo che li riguardava.

Venti minuti dopo lo _scik_ si arrestava dinanzi a una capanna
piuttosto malandata, situata all'estremit del quartiere e circondata
da un orticello nel quale crescevano superbi tamarindi. Dalle fessure
delle pareti trapelavano dei raggi di luce.

--Oh! fe' Notis, arrestandosi di botto e aprendo bene bene gli occhi.
Il birbante ha delle persone che lo aspettano. Ira di Dio! Qui sotto
gatta ci cova.

Ab-el-Nmr spost un lembo di siepe che racchiudeva l'orticello,
condusse il cavallo sotto una piccola tettoia poi batt tre volte le
mani.

La porta della capanna si apr lasciando vedere un gran fascio di
luce, poi si rinchiuse dietro lo _scik_.

--Medinek, disse Notis, volgendosi al compagno. Chi abita in quel
tugurio?

--Non lo so, rispose il guerriero. Una volta quella capanna era
deserta.

--Bisogna sapere a qualsiasi costo chi la abita.

--Uhm! Non  cosa tanto facile. Non trovo altro mezzo che quello di
salire sul tetto e di appoggiare gli occhi alle canne.

--Andiamo sul tetto, Medinek.

--Noi corriamo il rischio di venire scoperti.

--Hai il tuo _jatagan_?--

--S.

--Hai paura?

--Non lo credo.

--Allora andiamo concluse il greco.

In pochi minuti raggiunsero l'orticello e vi entrarono. Medinek
appoggi un orecchio alla parete per udire se giungeva fino a lui
qualche parola, ma non ud che un mormorio indistinto.

--Saliamo, mormor egli.

--Sta saldo, rispose il greco.

S'arrampic sulle spalle del guerriero, si aggrapp ai travicelli che
formavano l'ossatura del tetto e con un salto giunse in cima.

Stendere le mani al compagno e tirarlo su, fu l'affare di un istante.

--L, cos, borbott il greco soddisfatto. Ora apriremo un pertugio
che ci permetter di vedere senza essere veduti. Ci bagneremo fino
alle ossa, ma ci che udremo compenser largamente il bagno.

Trasse l'_jatagan_, lo cacci senza far rumore tra le canne inzuppate
d'acqua, e lentamente, con infinite precauzioni, pratic un forellino
appena capace di lasciar passare due dita. Ci fatto si distese sul
ventre, accost l'orecchio al pertugio e guard attentamente,
nell'interno della capanna, senza occuparsi della pioggia che lo
innondava.

Due uomini erano seduti presso un braciere che spandeva all'intorno
una vivissima luce. In uno di essi, Notis conobbe lo _scik_
Ab-el-Nmr, ma l'altro non fu capace di vederlo in volto pel motivo
che volgevagli le spalle, ma si accorse che era un negro.

--Non monta, bisbigli il birbante. Lo sapr pi tardi chi esso sia.
Zitto ora, e non perdiamo una parola.

La conversazione fra lo _scik_ e il padrone della capanna era di gi
cominciata.

--Come ti dissi, diceva Ab-el-Nmr, mi sono presentato questa sera
istessa a Mohammed Ahmed. Egli mi ha accolto con molta gioia e mi ha
subito parlato dell'uomo che noi cerchiamo.

--Oh! esclam il suo compagno, facendo un balzo sull'_angareb_. 
proprio vero quello che tu dici?

--Te lo giuro. Egli mi parl di Abd-el-Kerim.

--E dunque?

--Mi narr che lo aveva dato in mano ad un uomo che aveva molto
insistito per averlo.

--In mano ad un uomo?

-S.

--Era un bianco quell'uomo? chiese il negro con viva emozione.

--No, un beduino.

--Respiro, Ab-el-Nmr. Avevo paura che fosse.

--Chi mai? Forse il rivale di Abd-el-Kerim?

--Appunto credevo che fosse il greco Notis. Ma quale interesse poteva
avere quel beduino per averlo in sua mano? Qui sotto ci deve essere
qualche raggiro, qualche mistero che bisogna svelare.

-- quello che penso pur io, tanto pi che quel beduino scomparve dal
campo, n fu possibile scoprirlo.

--Che sia il greco dipinto? Non so ma il cuore mi batte forte forte e
mi sento assalire da forti sospetti.

Notis, che non avea perduto sillaba di quel colloquio,
involontariamente rabbrivid.

--Ira di Dio! borbott. Che mi abbiano scoperto? Chi pu essere mai
quel negro d'inferno che indovina le cose tanto bene? Ragazzo mio, se
posso averti sotto le unghie non ti risparmier. Udiamo la fine.

--Ad ogni modo, ripigli il negro, staremo in guardia. Non credo che
quel birbante sia ancora vivo n abbia avuto tanto fegato da spingersi
fino a El-Obeid. E che ti disse Ahmed?

--Egli mi promise di cercare attivamente quel beduino. Per ogni
precauzione, sar bene che avvisiamo Fathma di stare in guardia.

--Non mancher di farla avvisare.

--L'hai condotta dove ti dissi?

--S, rispose il negro. All'estremit della _zeribak_ dei prigionieri
le ho costruito una bella capanna.

Notis si rizz sulle ginocchia cos in furia che il tetto gemette. Fu
con grande fatica che rattenne il grido di sorpresa e di gioa che
stava per isfuggirgli dalle labbra.

--Nella _zeribak_ dei prigionieri! esclam, tremando per l'emozione.
Fathma fra i prigionieri!... Per Dio!...

--Che hai? chiese Medinek.

--Scappiamo!

--Siamo stati scoperti?

--No, ho saputo ove si trova la donna che cerco.

--Ah!... E dov'?

--Nella _zeribak_ dei prigionieri.

--I furbi!

--Andiamocene Medinek. Non bisogna perder tempo.

Il guerriero si alz in furia. Quella brusca mossa torn a far gemere
il tetto.

--Ira di Dio! brontol il greco. Fa piano, animale.

--Chi va l? chiese in quell'istante Ab-el-Nemr.

Notis, quantunque fosse coraggioso, prov un brivido e rimase
immobile. Medinek invece salt gi dal tetto cadendo sopra una tavola
di legno che si spezz con fracasso.

La porta della capanna si apr e lo _scik_ e il suo compagno
comparvero con dei tizzoni accesi.

--Alto l! grid lo _scik_, vedendo il guerriero che scalava
rapidamente il recinto dell'orticello.

Medinek invece di arrestarsi precipitossi nella via allontanandosi a
tutte gambe.

--Ah! razza di un cane! grid lo _scik_, sparandogli dietro un colpo
di pistola.

--Che abbia udito i nostri discorsi? chiese il suo compagno. Se lo
inseguissimo?

--A quest'ora deve essere assai lontano poich correva come un cervo.
Chi pu essere e quale scopo lo spinse a salire sul tetto della
capanna? amico mio, non vedo chiaro in questa faccenda.

--E neppur io se vuoi che te lo dica francamente. Era almeno solo?

--Non ne ho visto che uno, ma faremo bene a dare un'occhiata sul
tetto. Chiss, potrebbe darsi che lass, si tenesse celato qualche
altro curioso. Fammi la scala che io salga.

--Prendi l'altra pistola e armala. Non si sa mai quello che pu
accadere.

--Hai ragione, amico mio. Ors, sta fermo che salgo sulle tue spalle.

In quella sul tetto s'ud una voce che bestemmiava. Lo _scik_ e il
suo compagno si guardarono in faccia tirando nel medesimo tempo le
scimitarre.

--Oh! oh! esclam Ab-el-Nmr. Lass c' qualcuno. Aspetta un po'
canaglia che ti acconcier io come si deve.

--Afferralo pei piedi e gettalo gi. Bisogna che cada a qualunque
costo nelle nostre mani per vedere con che razza di gente abbiamo da
fare, disse il suo compagno, appoggiandosi alla parete della capanna,
Per Allh! Anche questa  bella!

Uno, due....

Ab-el-Nmr salt sulle spalle del negro a si aggrapp alla sporgenza
del tetto non ostante i torrenti d'acqua che gli cadevano addosso.
Prima cosa che vide fu una pistola che lo toglieva di mira a un passo
di distanza. Afferr lestamente la mano che la stringeva e l'attir
violentemente a s. Un corpo umano scivol gi dal tetto e cadde
pesantemente a terra rimanendo immobile.

Il negro si precipit sul greco e lo trascin in fretta nella capanna
lasciandolo cadere presso il fuoco.

--L'abbiamo ucciso? chiese lo _scik_. Mi dispiacerebbe.

--Perdio! esclam il negro che si era curvato su quel corpo inanimato.
Che vedo?... Sogno forse?...  impossibile!

--Che hai? disse Ab. Conosci, forse, questo mariuolo?

Il negro non rispose. Curvo innanzi, colle pugna strette, gli occhi
sbarrati, contemplava il greco. Pareva sorpreso e spaventato.

--Di' su, lo conosci? ripet lo _scik_.

--Ma sicuro, balbett il negro. Non mi inganno no,  lui, proprio lui,
il birbante, il rapitore, l'assassino... eh! mio caro non mi fuggirai
pi, te lo dico io. Perdio! Quale incontro! Non me lo aspettavo cos
presto!

--Lui! Ma chi lui?

--Il nostro mortale nemico, il rivale di Abd-el-Kerim, il greco Notis
infine.

--Eh! Sei sicuro di non prendere un granchio? Guardalo bene, amico
mio, fissalo ancora.

--Lo guardo, lo fisso, e pi che lo guardo pi mi assicuro che  lui.
Ab, bisogna farlo rinvenire e farlo parlare. Abd-el-Kerim non pu
essere che in sua mano.

--Ma... e parler?

--Vedrai che canter e molto alto.

Ab-el-Nmr stacc dal suo turbante una penna d'airone l'abbrustol al
fuoco poi la mise sotto il naso allo svenuto. Un trasalimento nervoso
scosse il corpo del greco; distese le braccia, apr le mani
convulsivamente chiuse, emise un sospirone e sbarr gli occhi
arrestandoli sul volto del negro. Un oh! di sorpresa e di terrore
gli usc tosto dalle labbra.

Si stropicci gli occhi pi volte, poi gli riapr tornando a fissare
il negro che era sempre curvo su di lui. Divenne pallido come uno
spettro e port le mani alla cintura come se cercasse qualche arma.

--Omar! Omar! esclam egli a pi riprese.

Lo schiavo di Abd-el-Kerim, poich era proprio lui, proruppe in uno
scroscio di risa.

--Si vede, padron Notis, che avete buon occhio, diss'egli. Vi
sorprende di trovarmi ancor vivo? Anch'io sono sorpreso di trovarvi
qui. Eppure, sul Bar-el-Abiad Fathma vi aveva mandata una palla nelle
reni... Perdio! Si vede che avete l'anima incavigliata, padron mio!

Il greco si morse le labbra, e cerc, con un moto repentino, di
levarsi in piedi, forse per gettarsi sui due uomini, ma la fredda
canna di una pistola che lo _scik_ gli appoggi alla fronte lo fece
ricadere per terra.

--Sono perduto, pens il greco.

--Padron mio, ripigli Omar, col medesimo tono beffardo. Non tentate
di fare resistenza se non volete che il mio amico Ab vi scarichi la
sua pistola in faccia. State cheto e rispondete alle nostre domande.

--Se speri che io parli, t'inganni di molto, Omar, rispose Notis col
tono calmo d'un uomo che nulla teme.

--In tal caso ricorreremo agli estremi espedienti. Che direste se il
mio buon amico Ab vi pigliasse i piedi e ve li arrostisse sui carboni
accesi.

--Miserabile!

--Potete fare a meno di dispensare dei titoli che non ci fanno n
caldo n freddo. Ors, padron Notis, carte in tavola: che avete fatto
di Abd-el-Kerim?

--Ah! tu vuoi sapere che feci del tuo padrone? Ebbene ti dir che egli
 morto. Le sue ossa spolpate dai denti delle jene e degli sciacalli,
giacciono sulle ardenti sabbie di Kasseg.

--Tu menti! url Omar.

--Se non vuoi credermi fa di meno.

--Notis, disse Ab-el-Nmr. Giochi una partita pericolosissima. Ieri
sera parlai con Ahmed, ed egli mi disse che Abd-el-Kerim era in mano
tua ed ancor vivo. Come vedi, sappiamo qualche cosa.

Il greco strinse i denti.

--Maledetto Ahmed! esclam egli.

--Non insultare l'inviato di Dio, se ti  cara la vita. Parla: dove
hai nascosto Abd-el-Kerim?

--Non lo saprete n oggi, n domani, n mai!

--Sta bene, disse lo _scik_.

Afferr il prigioniero per le braccia, e lo trascin accanto al fuoco
non ostante la sua disperata resistenza. Omar gli prese i piedi e li
accost alla fiamma.

Notis cacci fuori un urlo di dolore. La pelle delle piante, al
contatto dei carboni accesi s'anner e si screpol mostrando la viva
carne.

--Basta!..... basta!..... rugg il greco pazzo di dolore.

--Parlerai? gli chiese le _scik_.

--S..... basta ira di Dio! Mille tuoni! Volete bruciarmi vivo?

--Vi brucieremo se non sciogliete la lingua, disse Omar, tirandolo
indietro.

Il greco, col volto contraffatto per lo spasimo, rotol al suolo
bestemmiando, gemendo e contorcendosi come un serpente.

--Parlate, padron Notis, riprese lo schiavo.

--No, cane maledetto, rettile schifoso. No, e poi no!

--Come vi piace. Ab, rimettiamolo sul fuoco. Gli consumeremo i piedi
fino all'osso.

A quell'atroce minaccia, il greco si sent mancarsi le forze per
resistere oltre. Con un gesto della mano arrest i due tormentatori
che si disponevano ad accostarlo al braciere.

--Parler... parler, balbett egli. Ma... ad una condizione... Ira di
Dio! Mi avete rovinati i piedi! Sentite, ho una sorella... la mia
povera Elenka... voi sapete ci che  avvenuto di lei... non potete
negarlo... Ah! cani di negri!

--Avanti, disse Omar.

--Se voi mi direte dove trovasi... Elenka, vi giuro che parler... che
vi dar in mano... quel maledetto Abd-el-Kerim.

--Ve lo dir.

--Giuralo.

--Lo giuro sulla barba di mio padre, lo giuro su Allh, lo giuro
sull'Alcorano.

--Parlate, ma non cercate d'ingannarci. Rimarrete qui prigioniero, e
se ci avrete ingannati ve ne pentirete.

Il greco per alcuni istanti rimase muto e pensieroso. Perdere
Abd-el-Kerim che tanta fatica gli era costato, che tanti pericoli
aveva sfidato per averlo in sua mano, e perderlo proprio nel momento
in cui credeva di avere in mano anche Fathma, era per lui un
terribilissimo colpo. Si vedeva completamente rovinato, vedeva
sfasciarsi il progetto, con tanta arditezza e con tanta pazienza
condotto quasi a termine. Nondimeno, vedendo che non vi era pi scampo
di sorta, che non era pi possibile giuocare d'astuzia, e smanioso di
sapere qualche cosa sulla sorte di sua sorella Elenka, che infine
tanto e tanto amava, prese l'eroica risoluzione--se cos pu dirsi--di
confessare ogni cosa, riservandosi a tempi pi propizi di riparare al
mal fatto e di vendicarsi.

--Uditemi, diss'egli, facendo uno sforzo supremo, Abd-el-Kerim, da
parecchi giorni si trova in mia mano. Lo tradii e Ahmed pag il
tradimento cedendomelo. Ieri sera, sospettando qualche cosa
d'insolito, lasciai il campo e lo feci trasportare in una capanna che
trovasi all'estremit meridionale del Mercato. Quattro uomini lo
guardano e non ve lo cederanno che dopo essersi fatti uccidere.... e
ora parlatemi di Elenka che pi nulla ho da dirvi su Abd-El-Kerim.

--Posso prestar fede alle vostre parole, disse Omar, che fremeva di
gioia e d'impazienza.

--A che pro ingannarvi? Non sono in vostra mano?

--Avete ragione. Voi volete sapere che accadde a Elenka, adunque. Mi
dispiace sinceramente, ma devo darvi una brutta notizia.

Il greco si lev sulle ginocchia; una viva ansiet era dipinta sul suo
volto. Egli guard Omar con occhi supplichevoli e port le mani al
cuore che battevagli forte forte. Un terribile dubbio gli balen in
mente.

--Oh! Dio... balbett.

--Devo parlare?

--S... lo voglio.

Omar esit. Pareva che fosse commosso, e chiss, forse lo era
veramente.

--Ma parla, ma parla, ripet con impeto quasi feroce Notis.

--Ebbene, Elenka  morta. Fu uccisa dai ribelli a Kassegh!

Il greco divenne spaventosamente pallido; un urlo gli lacer il petto.

--Morta! Morta!... ripet egli con voce rotta, e quell'uomo dall'animo
cos fiero, cos forte, nascose il volto fra le mani e pianse come un
fanciullo.




CAPITOLO IX.--La zeribak dei prigionieri.


Mentre il greco, messo colle spalle al muro e torturato, confessava
tutto ci che i suoi nemici volevano sapere, Medinek, sfuggito
miracolosamente alla pistolettata dello _scik_ Ab-el-Nmr, trottava
come un cavallo per le oscure e fangose vie della citt, cercando la
capanna dello _scik_ El-Mactud.

La paura di venir inseguito, preso e forse fucilato, e la paura di
giungere troppo tardi dal suo capo gli mettevano le ali ai piedi. Ogni
qual tratto per si arrestava colla dritta sull'impugnatura
dell'_jatagan_, e rattenendo il respiro tendeva ansiosamente
l'orecchio, parendogli sempre di udire fra gli urli della burrasca che
scatenavasi ognor pi violentemente, la voce dello _scik_ Ab-el-Nmr
e i passi di lui, indi ripigliava la sfrenata corsa, tuffandosi fino
alle ginocchia nelle pozze d'acqua e sollevando sprazzi fangosi.

Per sua disgrazia faceva tanto oscuro che non gli riusciva di
mantenersi sulla retta via. Ora infilava una stradicciuola che non
aveva sbocco, ora andava a dare il naso contro una _zeribak_ o contro
il recinto d'un giardino e ora batteva vie che non aveva mai percorse.

Non fu che dopo una buona ora di continua corsa che giunse nella gran
piazza del Mercato, tutta cinta di capanne e di capannuccie e di
piccoli recinti destinati a ricevere i cammelli delle carovane.

Al livido chiaror di un lampo scorse il _tugul_ che cercava, dalle cui
fessure trapelavano dei raggi di luce. In pochi salti lo raggiunse,
applicando, alla porta semi-sgangherata, un formidabile pugno.

--Chi va l? chiese una voce, appena distinta fra i ruggiti della
tempesta.

--Aprite! url. Sono Medinek.

La porta si spalanc e apparve sulla soglia lo _scik_ El-Mactud con
una scimitarra in pugno. Scorgendo Medinek egli indietreggi mandando
un grido di sorpresa e di terrore. Aveva indovinato subito che qualche
cosa di grave era accaduto.

--Che hai?... perch sei qui solo? Che  accaduto? chiese egli tutto
d'un fiato, trascinandolo accanto al fuoco che ardeva in un angolo del
_tugul_.

--Una disgrazia, El-Mactud. Notis  caduto nelle mani di Ab-el-Nmr!

Lo _scik_ tir un tremendo pugno contro la parete della capanna.

--Tu vuoi burlarti di me! esclam egli con collera.  impossibile, non
lo posso credere. Come! lui, un uomo come lui, forte e coraggioso come
un leone, astuto come un serpente, cadere prigioniero! Tu sei pazzo!
Tu vuoi spaventarmi.

--Ti giuro sull'Alcorano, _scik_, che ho detto la verit.

La collera di El-Mactud cangiossi in profonda costernazione. Il suo
volto divenne cenerognolo e la sua fronte si corrug.

--Tu giuri, mormor egli con voce tremante. Ma come si lasci
prendere? Di' su, narra, che sono sui carboni ardenti. _B'Allai_! Sono
tutto scombussolato!

Medinek non si fece pregare. Egli gli raccont per filo e per segno
ogni cosa. La conversazione tenuta fra Ab-el-Nmr ed il suo compagno,
il luogo ove essi avevano nascosta la donna tanto cercata da Notis e
infine la presa di quest'ultimo.

--Ma allora  perduto! esclam lo _scik_ quando ebbe tutto udito.

--Lo credo anch'io.

--Che hanno fatto del mio povero amico?

--L'ignoro. Ho avuto paura e sono fuggito

--La faccenda  seria, e grave.

--Lo so bene. Che facciamo? Fra pochi minuti lo _scik_ sar qui, ne
sono sicuro. Egli avr tormentato il greco per fargli confessare dove
ha nascosto Abd-el-Kerim.

--Certamente.

--Se si resistesse colle armi?

--Sarebbe una pazzia. Basta che Ab alzi la voce perch tutta la
guarnigione di El-Obeid accorra a prestargli man forte. Una sua parola
sar sufficiente perch io lasci la testa in mano al carnefice.

--E dunque? Bisogna prendere una seria decisione.

El-Mactud non rispose. Immobile, curvo, colla fronte stretta fra le
mani, pareva annichilito dallo sforzo eccessivo del pensiero. Ad un
tratto si raddrizz. Nei suoi sguardi lampeggiava allora
l'imperturbabile audacia di un generale che si risolve ad un
cambiamento di fronte sotto la grandine del fuoco nemico.

--Partiamo, diss'egli risolutamente.

--Dove si va?

--Intanto andremo al baobab a nascondervi Abd-el-Kerim, dopo ci
recheremo alla _zeribak_ a rapire la donna. Al greco penseremo pi
tardi, poich ora  assolutamente impossibile il salvarlo. Andiamo!

Essi passarono nella stanza attigua. Col, disteso su di un _angareb_,
stava Abd-el-Kerim, ancora in preda al potente narcotico fattogli bere
da Notis. Quattro guerrieri armati fino ai denti vegliavano presso di
lui.

Ad un cenno di El-Mactud essi alzarono l'_angareb_ con suvvi l'arabo
ed uscirono silenziosamente dalla capanna. Medinek si mise dinanzi
colla scimitarra sguainata e lo sceicco di dietro col remington sotto
il braccio.

All'oriente cominciava ad apparire, fra le tempestose nubi, un po' di
chiaro.

La pioggia andava a poco a poco decrescendo, ma il vento continuava a
soffiare con estrema violenza, ingolfandosi con mille gemiti
attraverso le fessure dei tugul e contorcendo i rami degli alberi e le
grandi foglie delle palme e dei banani. Le vie erano ancora deserte,
ma non dovevano tardare a popolarsi. Gi alle strette finestre delle
capanne cominciava apparire qualche volto color dell'ebano,
interrogando, con occhi ancora assonnati, lo stato del cielo.

La comitiva aveva gi attraversata la piazza e stava per cacciarsi in
una oscura e puzzolente viuzza, quando agli orecchi dello sceicco
pervenne un lontano rumore che lo fece trasalire.

Era un bruso di voci, un calpesto precipitato, al quale univasi
talvolta un tintinnar di scimitarre che battevano la via.

--Alto! comand egli imbracciando il remington.

--Che succede? chiese ansiosamente Medinek.

--Siamo inseguiti.

Un istante dopo sbucava nella piazza un drappello di guerrieri armati
di moschettoni e di lancie. Alla sua testa trottava lo sceicco
Ab-el-Nmr colla scimitarra nella dritta e una pistola nella
sinistra.

Tre colpi di fuoco echeggiarono. Un guerriero di El-Mactud gett un
acutissimo grido e precipit a terra colla testa attraversata da una
palla. L'_angareb_ cadde rovesciando Abd-el-Kerim in mezzo al fango
della viuzza.

--Fuggite! fuggite! grid El-Mactud, dandone lo esempio.

Altre tre fucilate rintronarono seguite da un secondo urlo di dolore.
Un altro guerriero cadde fulminato. Gli altri, vista la mala parata,
si slanciarono dietro El-Mactud che trottava furiosamente.

Ab-el-Nmr e i suoi guerrieri non si diedero la cura d'inseguirli, e
si fermarono presso Abd-el-Kerim; i fuggiaschi invece proseguirono la
vertiginosa loro fuga, battendo l'una dietro l'altra sei o sette
strade. Non si arrestarono che sotto le mura della citt.

El-Mactud, fuori di s, aveva la spuma alle labbra. Egli sfogava la
sua ira con torrenti d'ingiurie all'indirizzo di Ab-el-Nmr e con una
interminabile sfilza di bestemmie, senza pensare che se il Mahdi
avesse udito o saputo, non avrebbe esitato un sol momento a fargli
saltare la testa con un colpo di scimitarra.

Calmatosi un momento, si diede seriamente a pensare sul da farsi. Egli
si trovava in un grande imbarazzo. Perduto Abd-el-Kerim, preso Notis,
non rimaneva che battersela al campo e lasciare che le acque
corressero pel loro verso. La smania per di vendicarsi dello scacco
subto, gli sugger una eccellente idea.

--Vi  la donna, pens egli. Questa donna deve interessare vivamente
Ab-el-Nmr e Abd-el-Kerim. Colpiamoli ambedue in mezzo al cuore
facendola sparire. Sapr ben io dopo trovare i mezzi per salvare Notis
e riavere l'arabo.

Questo ardito piano calm la sua ira. Si sdrai sotto ad un tamarindo,
si copr la faccia col mantello, e attese pazientemente che arrivasse
l'ora di operare. I suoi compagni credettero bene di accocolarsi ai
suoi fianchi.

Il sole alzavasi allora sull'orizzonte, illuminando vivamente i
minareti, sui quali strillavano i _muezzin_ o _medin_, invitando i
fedeli all'_es-sobh_ o preghiera del mattino.

Le piazze, le vie, le viuzze rapidamente si popolavano. Per di qua e
per di l sfilavan drappelli di negri appartenenti a tutte le trib
dell'Africa centrale, chi nudi e chi vestiti con svolazzanti mantelli
dalle vivaci tinte; turbe di guerrieri colle _darabke_ in testa che
rullavano furiosamente, turbe di cammellieri che si tiravano dietro i
lenti animali, raccogliendo la bava che usciva dalle bocche di essi e
fregandosi la barba esclamando: _hadgi baba! hadgi baba!_[1]; ondate
di allegre ragazze cariche di giarre piene di _merissak_, o di
canestri impilati sulle loro teste mantenuti in equilibrio con quello
strano talento di equilibrista che posseggono le donne africane;
attruppamenti di beduini, di mercanti, di ricchi contadini montati su
asinelli o su buoi e accompagnati da piccoli negri affatto nudi, che
servono a loro di paggi, facendosi largo fra la folla a colpi di
bastone somministrati senza riguardi di sorta.

    [1] O padre pellegrino! O padre pellegrino!

Dalle porte della citt entravano carovane di cammelli carichi di
_durah_, di gomma, di datteri, di avorio, che si recavano nella piazza
del mercato dove i venditori avevano di gi rizzato le loro baracche,
dove le _almee_ davano i loro spettacoli, dove gli incantatori di
serpenti e gl'indovini chiamavano i curiosi suonando certi pifferi dal
suono acuto e di una forma tutta affatto speciale. E dietro a loro si
affollavano cacciatori di elefanti, feroce gente ai servigi di questo
o di quel mercante, che approfittano delle loro scorrerie per rubare
fanciulli e donne, per saccheggiare, per abbruciare, scannando chi a
loro si oppone; poi _giallba_ conducenti lunghe file di asini carichi
di viveri, e infine bande di schiavi, ignudi, affamati, insanguinati,
solidamente legati, spinti innanzi dai loro guardiani a colpi di
staffile, a pugni, a calci e che venivano accumulati in orribili
tuguri, veri immondezzai, veri focolari di epidemie.

El-Mactud attese che il sole fosse ben alto, le vie affollate, poi si
mise in cammino coi suoi tre compagni. Percorse quattro o cinque
viuzze, ingombre di cammelli, di asini e di mercanti, e sbuc sulla
piazza del Mercato, in un angolo della quale rizzavasi una grande
baracca coperta di stuoie, guardata da una diecina di baggra armati
di lance e difesi da scudi di pelle di rinoceronte.

L presso era aggruppata moltissima gente ad assistere al supplizio
della sferza applicato ad un greco perch sorpreso a fumare una
spagnoletta. In un canto vi era un gruppo di pellegrini venuti chiss
mai da qual paese dell'Africa centrale; alcuni pregavano con tale
raccoglimento che nulla valeva a distrarli, colla faccia volta alla
Mecca, senza fare il minimo gesto onde non correre il rischio che
entrasse nel loro corpo il diavolo[1]; altri invece si purificavano ad
una fonte lavandosi le mani, le braccia fino al gomito, il viso, gli
orecchi, i piedi, risciaquandosi la bocca e assorbendo l'acqua per le
nari.

    [1] Tale  la credenza dei Maomettani.

El-Mactud s'aggir per qualche po' intorno alla _zeribak_ spingendo lo
sguardo al disopra delle stuoie che formavano il recinto, poi, date
alcune istruzioni a Medinek, presentossi al capo della guardia
baggra.

Bast che pronunciasse il proprio nome perch gli venisse fatto largo.
Si cal il _taub_ in modo da nascondere gran parte della faccia e,
dopo aver un po' esitato, entr.

L, dispersi pel recinto, sotto un sole torrido che li arrostiva
c'erano quaranta o cinquanta egiziani seminudi, spaventosamente
sparuti, coperti di ferite non ancora cicatrizzate e di larghe macchie
di sangue. Quei poveri soldati erano i prigionieri di Kasghill,
appartenenti all'esercito di Hicks.

El-Mactud, girato lo sguardo attorno, si diresse verso un gruppo
formato da alcuni vecchi sergenti che sembravano agli estremi.

--Chi di voi sa indicarmi ove nascondesi una donna? chiese egli,
urtandoli colla punta del piede.

--Lasciaci dormire, disse uno di quei sciagurati.

--Cane di un egiziano! esclam lo sceicco, assestandogli un potente
calcio. Se non ti affretti a parlare ti taglio ambe le orecchie.

--Lasciaci in pace, brutto negro, url l'egiziano.

Lo sceicco, furibondo, aveva tratto l'_jatagan_ e stava per scagliarsi
su quel gruppo di persone inermi, quando improvvisamente si arrest
cogli occhi sbarrati, le braccia tese all'indietro, istupidito,
trasognato.

Da una piccola capanna era uscita una donna di bellezza superba, dalla
tinta bruna, ma di un bruno caldo, alta, robusta, dalle forme
tondeggianti e stupendamente sviluppate. Un piccolo _tarbusch_
coprivale il capo, lasciando sfuggire una nerissima chioma, cosparsa
di monetuccie d'oro; un giubbettino azzurro di seta chiudevale
armonicamente il turgido seno, e una gonnella a frange d'oro
scendevale fino alle ginocchia cariche di aurei cerchietti che
graziosamente tintinnavano.

El-Mactud fece sei o sette passi indietro fissando quell'ammirabile
creatura. Il suo volto impallid e i suoi occhi si sbarrarono
smisuratamente.

--Gran Allh! esclam egli. Fathma!...




CAPITOLO X.--Il Mahdi e la sua favorita.


El-Mactud era addirittura pietrificato, tanta era la sua sorpresa di
vedere col Fathma, l'ex favorita, quella superba donna che Ahmed
aveva avuto la debolezza di lungamente piangere.

Egli si stropicci dieci, venti volte gli occhi per accertarsi che era
sveglio, che non stravisava e dieci e venti volte si convinse che la
donna che aveva dinanzi era proprio l'_almea_ Fathma. I suoi occhi
neri e fulgidi come diamanti, la tinta della sua pelle, i capelli
fluttuanti che scendevanle sulle spalle come un vellutato mantello, le
ammirabili sue braccia, la sua taglia, il suo portamento nobile e
altero, tutto infine indicava che quella donna era realmente la
favorita dell'inviato di Dio.

--Non m'inganno, balbett lo sceicco. Nessuna altra donna pu essere
cos bella, n  possibile che ve ne sia una che tanto somigli a
Fathma. Ma chi l'ha condotta qui? Con quale scopo? Perch? Lo sanno i
guerrieri della _zeribak_ che custodiscono l'ex favorita del loro
Signore?... Mille fulmini! Noi abbiamo seguite le traccie di Fathma
credendo di seguire quelle della fidanzata di Abd-el-Kerim.  curiosa,
strana, ridicola. Non  possibile supporre che il greco si sia
innamorato di Fathma. Sarebbe un delitto. E Ahmed lo sa che qui si
cela la sua favorita. Dieci giorni fa la piangeva ancora come morta,
dieci giorni fa la cercava ancora, interrogava i guerrieri che
venivano dal Bahr-el-Abiad, giurava di vendicarsi terribilmente di
questa donna che lo aveva indegnamente tradito, ed invece  qui e
ancor viva. Non capisco pi nulla, Lasciamo che se la sbrighino gli
altri e cerchiamo di salvar Notis. Forse lui spiegher questo mistero.
To' e se Notis... Ma no,  impossibile, Notis non pu aver amato
Fathma; sarebbe un delitto.

El-Mactud rimase ancora l alcuni minuti cogli occhi sempre fissi su
Fathma, poi volse bruscamente lo spalle e si diresse verso l'uscita.
Stava per varcare la soglia della _zeribak_ quando un'improvvisa idea
lo arrest di botto.

--E se Ahmed non lo sapesse? mormor egli. Con quella donna potrei
salvare Notis.

Chiam il capo dei dieci guerrieri che prontamente accorse.

--Chi ha condotto qui quella donna? gli domand indicandogli Fathma.

--Un negro, rispose il capo.

--Lo conosci?

--Solamente di vista.

--Cosa ti disse consegnandotela?

--Che vegliassi attentamente su lei e che avessi ogni riguardo. Mi
disse che tale era l'ordine del Mahdi.

--Ahmed venne mai a trovarla?

--Mai, il negro invece pi volte.

--Sai chi  quella donna?

--L'ignoro.

--Bisogna che tu me la ceda. La condurr da Ahmed.

--Se tale  l'ordine dell'inviato da Dio, la cedo.

El-Mactud lo conged con un gesto e prosentossi risolutamente
all'_almea_.

--Fathma, le disse, devo parlarti. Vieni con me.

L'_almea_, udendosi chiamare per nome da quello sconosciuto trasal e
fiss i suoi grandi e neri occhi su di lui con sorpresa e diffidenza.
Pareva che le balenasse un sospetto, nondimeno lo segu con passo
abbastanza fermo.

El-Mactud la condusse nell'angolo pi remoto della _zeribak_, ma
stette parecchi minuti senza aprir bocca. Era imbarazzatissimo e non
sapeva in qual modo cominciare. Comprendeva che una parola sospetta,
forse un semplice cenno, poteva tradirlo ed allarmare l'_almea_.

--Fathma, disse finalmente, facendosi animo. Non sei tu la favorita
del Mahdi?

L'_almea_ trem dal capo alle piante e si guard d'attorno con viva
ansiet.

--Imprudente, diss'ella con un filo di voce.

--Perdono, mi dimenticavo che...

--Zitto, non nominarmi pi. Dimmi come tu sai ci, chi sei e chi ti
mand da me.

--Mi chiamo Dullak e sono amico di un uomo che si chiama...

--Chi?... Chi?...

--Abd-el-Kerim, le soffi all'orecchio lo sceicco.

Fathma si port una mano alle labbra per soffocare un grido che stava
per uscirle. Indietreggi, poi si slanci verso lo sceicco e
stringendogli le braccia in modo da stritolargli quasi le ossa, gli
disse con voce soffocata:

--Ripetimi quel nome, ripetilo! Ho paura di aver compreso male.

--Sono l'amico di Abd-el-Kerim, rispose lo sceicco senza esitare.

-- impossibile, io sogno!

--No, sei sveglia, Fathma.

--Non m'inganni tu?

--No, ti dico la verit. Non aver paura, povera donna.

Un profondo sospiro usc dalle labbra dell'_almea_, un sospiro che
pareva un grido di gioia soffocato.

--Dov', dov' Abd-el-Kerim? chiese ella. Io voglio vederlo, bisogna
che io lo veda a qualsiasi costo. Ti prego, ti supplico, mio buon
amico, accompagnami da lui.

--Calmati, andremo subito da lui.

--Dimmi, dove trovasi? Come sta?  vivo,  ammalato,  libero, 
prigioniero?

--Si trova in una capanna, a due miglia da qui, vivo e libero.

--Che posso fare per te? chiese ella estremamente commossa.

--Nulla, rispose lo sceicco.

--Ma perch arrischiarti a venire da me? Tu corri un gran pericolo.

--Le disgrazie di Abd-el-Kerim mi toccarono il cuore e giurai di
aiutarlo a riguadagnare la perduta felicit. Ecco perch sfidai, senza
tremare e senza esitare, il pericolo.

--Ah! quanto sei buono, mio nobile amico! esclam Fathma, mettendo le
sue mani in quelle callose del traditore. Se un giorno tu avrai
bisogno d'un aiuto, pensa a me e ad Abd-el-Kerim. Faremo per te quanto
tu avrai fatto per noi.

--Me ne ricorder, disse lo sceicco con ironia. Usciamo, Fathma.

Attraversarono la _zeribak_ ed uscirono. Medinek li attendeva con un
vigoroso cammello sostenente sulle gobbe una specie di baldacchino
circolare chiuso da tende bianche.

El-Mactud aiut Fathma a salire, poi si volse verso Medinek e gli
disse rapidamente:

--Corri subito dal Mahdi. Gli dirai che gli porto la sua ex-favorita,
ma che in cambio mi conceda una grazia.

Preg poi un guerriero di guidare l'animale alla capanna del Profeta
ed entr sotto il baldacchino dando il segnale della partenza col
solito ich! ich! aspirato.

L'intelligente animale si mise in cammino con un dondolamento di lupo
di mare. Uscito da El-Obeid prese la via che menava al campo di
Mohammed Ahmed.

--Fathma, disse ad un tratto El-Mactud, traendo di tasca una pezzuola.
Lasciati bendare gli occhi.

L'_almea_ non pot trattenere un gesto di sorpresa a quello strano
comando.

--Perch? chiese ella.

--Dispensami dal rispondere alla tua domanda.

--E se rifiutassi di ubbidire?

--In tal caso ti ricondurr alla _zeribak_. Corro dei grandissimi
pericoli;  giusto che io prenda delle precauzioni.

Fathma esitava. Quell'ordine le sembrava tanto strano, che non sapeva
decidersi. Nondimeno la paura di dover ritornare senza vedere colui
che tanto amava, fece s che si arrese.

Ella present la testa ad El-Mactud che gliela bend strettamente
togliendole la vista. Quasi subito in lontananza s'udirono rullare le
_darabke_ e squillare le trombe.

--Dove andiamo? chiese l'_almea_ con ispavento. Ho paura che tu mi
perda.

--Non temere Fathma, rispose lo sceicco cercando di raddolcire il suo
aspro accento. Attraversiamo il campo per abbreviare la via.

Fathma port le mani alla benda. Ella si sentiva assalire da sinistre
inquietudini e cercava di vedere quanto succedeva a lei d'intorno. Lo
sceicco, che non istaccava mai gli occhi da lei, fu pronto ad
afferrarla pei polsi.

--Non muoverti, le disse minacciosamente. Se mi perdi, ti d nelle
mani di Ahmed.

Quella terribile minaccia irrigid Fathma; non os pi muoversi, tanta
paura aveva di cadere nelle ugne dell'antico suo signore.

Il cammello s'avanz per altri quindici minuti, aprendosi a gran pena
il passo fra i guerrieri del Mahdi che ingombravano il campo, poi si
arrest. El-Mactud apr la tenda e balz lestamente a terra.

A pochi passi da lui vi era la capanna del Mahdi, sulla cui porta
chiacchieravano i tre vizir dell'esercito, Ibrahim, Juban e Ahmed, il
primo comandante delle truppe regolari, il secondo le irregolari ed il
terzo l'artiglieria. Presso di loro era seduto Medinek, il quale,
appena scorto le sceicco, affrettossi a corrergli incontro dicendogli:

--Ahmed aspetta Fathma. Egli accorda a te qualsiasi grazia. Non avrai
che d'aprire la bocca per salvare il greco.

El-Mactud non pot frenare un moto di gioia. Allung le braccia verso
Fathma, la sollev in aria, e prima che ella potesse opporre la menoma
resistenza la trasse nella capanna di Ahmed, lasciandola sola per
terra. Fathma, atterrita, in preda a maggiori inquietudini, balz in
piedi strappandosi la benda. Un terribile grido le usc dalle labbra.

Barcoll, le forze le vennero meno, e cadde in ginocchio nascondendosi
il volto fra le mani.

--Perdono!... Perdono!... balbett ella con voce strozzata.

Dinanzi a lei, pallido, fremente, stava Mohammed Ahmed, l'antico suo
signore.

Nella capanna regn per qualche tempo un cupo silenzio.

Ahmed, inchiodato al suolo, non era capace di muoversi. Il suo volto
era spaventevolmente contraffatto, cinereo, anzi nero, rigato da
grosse goccie di sudore e il suo petto sollevavasi straordinariamente.
Dalle labbra increspate, strette, uscivagli un rauco ruggito che
incuteva spavento.

Una terribile burrasca imperversava nel cuore di lui e riflettevasi
chiaramente sul suo viso. Si leggeva ne' suoi occhi una smania feroce
di vendetta temprata, anzi frenata dalla passione che ancor nutriva
per quella donna e che in quel momento scatenavasi pi ardente che
mai.

Egli rimase uno, due, forse tre minuti immobile irrigidito, quasi
direi, istupidito. D'un tratto precipitossi verso Fathma prostrata ai
suoi piedi, la sollev e se la strinse furiosamente al petto.

--Ti amo e ti odio!... le rugg agli orecchi.

Le rovesci all'indietro il capo, appoggi le sue labbra sulla fronte
di lei e vi stamp un ardente bacio ripetendo con una voce che i
singhiozzi soffocavano:

--Ti amo e ti odio!... Fathma, che ti aveva fatto io per tradirmi, per
rendermi infelice, per piombarmi nella disperazione? Mai tu avesti a
lagnarti di me, in quei tempi in cui tu eri la mia favorita? Io ti
trassi dal fango dove tu ti avvoltolavi, ti strappai dagli amplessi
dei soldati, dagli amplessi della canaglia, dagli amplessi di vili
schiavi per innalzarti sino a me, per innalzarti fino all'inviato di
Dio; e tu, mentre io ti aveva colmata di favori e di onori, mi
ingannasti, mi lacerasti il cuore per ritornare nelle braccia di un
vile soldato, di un traditore, di un maledetto da Dio! E tu,
spregevole donna, invochi ancora il perdono. No, Fathma, non v'
perdono.

Un singulto lacer il petto di Ahmed. Egli port le mani agli occhi e
quell'uomo fu visto a piangere.

Nella capanna, per parecchi minuti torn a regnare un penoso silenzio,
rotto solo dai singhiozzi che sollevavano il petto del Mahdi e dal
respirare affannoso di Fathma.

Tre o quattro volte, Ahmed, attirato da una forza irresistibile,
dominato dalla immensa passione che pur odiando ancora provava per
quella donna, le si avvicin, per tre o quattro volte retrocesse: alla
quinta non seppe pi trattenersi. Egli precipitossi come un
forsennato, come un delirante, su Fathma, se la strinse furiosamente
al petto togliendole il respiro, tanta era la violenza di
quell'amplesso e tempestandola di ardenti baci.

--Sei bella!... Sei bella!... url con un tono di voce che pi nulla
aveva d'umano. Io ti odio, capisci Fathma, mi sento indosso una smania
terribile di vendicarmi di tutte le torture che mi hai fatto soffrire,
una smania terribile di straziare a colpi di frusta queste tue belle
carni che mi avevan fatto fremere di volutt, una smania terribile di
vederti morta ai miei piedi: eppure non mi sento capace di farlo.
Nello stringerti fra le mie braccia, nel baciarti, sento ancora che io
ti amo, o donna infedele, sento ancora accendermisi il sangue nelle
vene, sento ancora palpitare il mio cuore di amore, mi sento
trascinato mio malgrado a commettere delle pazzie... Fathma!
Fathma!... Dimmi che non mi odii, dimmi che sei fuggita in un momento
di aberrazione, dimmi che gli uomini che furono tuoi amanti li odii,
dimmi infine che tu mi ami! Dimmi che ritornerai a diventare la
favorita del Profeta del Sudan! Io ti innalzer ancor di pi, io ti
far non solo felice, ma assai grande, tanto grande che tutte le donne
della terra ti invidieranno. Sono potente oggi, sono invincibile,
dinanzi a me non ho pi nemici capaci di contendermi il passo, non ho
pi nemici che scuotere possano la mia potenza. Duecentomila
guerrieri, duecentomila fanatici, anzi duecentomila leoni mi
obbediscono ed obbediranno pure a te. Io ti trarr alla citt santa,
alla Mecca e di l li lancer contro le nazioni dei due mondi che
dovranno cadere una ad una dinanzi al fanatismo degli arabi. Io
diverr il padrone del globo e tu capisci, Fathma, sarai la gran
sultana. Egli, completamente fuori di s, torn ad arrestarsi
avviticchiato ancor pi strettamente a Fathma, coprendola di baci.

D'improvviso si stacc da lei e le cacci gli occhi dentro il viso;
trem tutto; un ruggito gli irruppe dal fremente petto.

Fathma era tutta ad un tratto cangiata. Lo smarrimento, il terrore
l'angoscia, poco prima scolpiti sul volto di lei erano completamente
scomparsi. Era diventata cupa e nei suoi occhi scintillava una fiamma
sinistra. Ridiventava l'araba fiera, selvaggia, indomabile.

--Fathma! disse egli. Rispondi in nome di Dio! Tornerai tu a diventare
la mia favorita? Tornerai a farmi felice? Io ti far grande, io ti
far potente!

--No! diss'ella risolutamente, svincolandosi da lui.

Ahmed retrocesse barcollando. Credette di avere male compreso.

--Ripetilo! ripetilo! grid egli.

--Odimi, Ahmed! esclam Fathma con sorda voce. Tu sei potente, tutti i
popoli del Kordofan chinan la fronte nella polvere dinanzi a te, tutte
le donne delle trib che tu comandi sono tue. Fra esse ve ne son mille
e mille pi belle, pi nobili, pi forti di me, ve ne son mille e
mille che andrebbero orgogliose dei tuoi baci, dei tuoi abbracci.
Prendine una e lascia che io segua la stella che mi allontan da te.
Scava un abisso fra me e te, imponi silenzio al tuo amore:
dimenticami.

--Dimenticarti?... Amare un'altra!... Perderti!... balbett Ahmed.
Perch?... Non mi ami pi adunque?... Fathma!...

L'_almea_ si prese la testa fra le mani con gesto disperato. Chiuse
gli occhi, poi li riapr umidi di pianto.

--Ahmed, diss'ella con voce ancora pi alterata, quasi commossa. Non
tentarmi, che fra noi due tutto  finito. Un tempo ti ho amato, un
tempo per te avrei dato tutto il mio sangue, avrei commesso persino
dei delitti. Un giorno si oper in me un improvviso cangiamento.
Sentii che il mio amore sfumava lentamente, sentii infine che non ti
amava pi. Lottai, te lo giuro, lottai strenuamente contro la nuova
passione che s'era scatenata tremenda nel mio cuore. Piuttosto che
contaminare la tua capanna, fuggii.

--Perch? Con chi?

--Con un uomo che era tuo soldato e che mi aveva, mio malgrado,
affascinata. Sei mesi dopo il mio amante moriva nella battaglia di
Kadir. Mi manc il coraggio di ritornare ai tuoi piedi e ripresi la
mia errante carriera, trascinandomi di citt in citt, di villaggio in
villaggio, allontanandomi sempre pi da te. Io temeva la tua vendetta.

--Continua, sciagurata.

--Una notte, un prode arabo...

--No, un prode, di' un vigliacco! interruppe Ahmed furibondo.

Fathma si raddrizz quanto era alta, pallida, fremente, vibrandogli
uno sguardo feroce.

--Taci, Ahmed, taci! diss'ella con voce strozzata. Non insultare gli
eroi!...

--Continua!

--Una notte, come ti dissi, un prode arabo mi salv la vita.
Quell'arabo era bello, era forte e mi impression. Ci trovammo a
Hossanieh ed egli mi am. Ero sola, senza difesa, in un paese
sollevato a rivolta; fra me e te ormai esisteva un abisso e lo amai.
Ho commesso forse un delitto amando quell'arabo che espose la sua vita
per salvare la mia? Ho commesso forse un delitto appoggiandomi a lui?
Parla, Ahmed: se tu ti fossi trovato nella mia situazione, non avresti
fatto altrettanto?

--No! No! Fathma! Tuo dovere era quello di scavare un abisso tra te e
quel miserabile, di colmare quello che avevi scavato fra me e te e
ritornare fra le mie braccia. Chiss... forse ti avrei perdonato.

--Non ne ebbi il coraggio. Mi facevi paura.

--E oggi?

--Oggi...

--Ebbene?

--Mi fai ribrezzo!

Ahmed emise un ruggito, un ruggito simile a quello che emette il leone
quando  colpito a morte. Egli si avvent come un pazzo contro Fathma,
se la serr contro il petto facendole scricchiolar le ossa, la baci,
le morse furiosamente i neri e lunghi capelli ripetendo:

--Ti odio e ti amo immensamente.

Fathma, spaventata, cerc di sciogliersi da quella stretta e di
sottrarsi a quei baci che le facevano l'effetto di tanti colpi di
pugnale.

--No, no, grid Ahmed delirante. Non mi fuggirai pi, io ti amer
anche se tu non vorrai, io ti far mia dovessi impiegare la forza.

Egli l'aveva abbrancata ancor pi strettamente e la trascinava verso
l'_angareb_. Fathma gett un grido.

--Lasciami, Ahmed! Lasciami! grid ella dibattendosi disperatamente.

Il Mahdi la guard con occhi di fuoco.

--Sei mia! sei mia! le fischi agli orecchi.

--Lasciami, lasciami! rispose Fathma mordendolo in un braccio. Non
appartengo pi a te. Sono di Abd-el-Kerim.

--Ti amo, Fathma! Ti amo!

--Ti odio, ti maledico, ti disprezzo!

Ahmed cerc di rovesciarla sull'_angareb_. Fathma balz in piedi come
una leonessa, poi alzando il pugno lo lasci cadere sul volto del
Mahdi che si copr di sangue.

Ahmed digrign i denti. La sollev, la scosse come una piuma, e la
scagli a rompersi il capo contro la parete.

--Fathma! diss'egli con terribile calma. Sei perduta!...




CAPITOLO XI.--Il perdono.


El-Mactud era verde per l'ira e si rodeva d'impazienza. Cinque
interminabili giornate erano trascorse da che aveva dato nelle mani di
Ahmed, Fathma, e non ancora gli era pervenuta la tanto desiderata
grazia di Notis.

Venti volte, lo sceicco, che aveva una paura fortissima che Ahmed lo
avesse corbellato, aveva chiesto di entrare nel _tugul_ e venti volte
gli avevan risposto che Ahmed non riceveva nessuno. Stava per uscir
dai gangheri e ricorrere a qualche mezzo estremo a rischio di farsi
tagliare la testa, quando il mattino del sesto giorno vide i tre vizir
del campo Ibrahim, Juban e Ahmed e Gustavo Klootz[1] entrare in furia
nel _tugul_ del Mahdi.

    [1] Gustavo Klootz era stato servo del Barone di Cettendorfs, poi
      di O'Donovan, _reporter_ del _Daily-News_. Due o tre
      giorni prima della battaglia di Kasghill era scomparso dal campo
      e alcuni dissero che aveva informato il Mahdi delle forze che
      conducevano Hicks e Aladin pasci.  L'illustre missionario
      D. Luigi Bonomi mi disse che Klootz era incapace di tradire cos
      slealmente gli egiziani.

      Presso le orde passava per un confidente del Mahdi; D. Bonomi mi
      disse che lo era solamente in apparenza.  certo per, che
      consigliava talvolta il Profeta.

      Gustavo Klootz cerc spesso di migliorare la triste sorte dei
      missionari prigionieri.

Con un salto lo sceicco fu alla porta della capanna. Aveva compreso
che qualche cosa di grave era accaduto e che forse lo riguardava. Dopo
di aver insistito, ma invano, per entrare, si rassegn ad aspettare
che i _vizir_ uscissero per interrogarli.

Non corse molto tempo che uno di essi, Juban, comandante delle truppe
irregolari, comparve. Egli mosse incontro allo sceicco che brontolava
a pochi passi dalla capanna.

--Cercava appunto te, gli disse il vizir.

--Ne era ben tempo, rispose El-Mactud.

Juban si trasse dalla cintola una pergamena arrotolata e la porse allo
sceicco che la prese con vivacit.

--Questa  la grazia che tu hai chiesto. Vattene, ma non dimenticare
che questa grazia l'hai ottenuta condannando a morte la pi bella
donna del Kordofan.

--Che intendi di dire? chiese lo sceicco tremando. Spiegati, _vizir_.

--Han condannato a morte la povera Fathma.

--Giusto Allh!

--Fra un'ora Yokara l'annegher nel lago Tscherkela. Vattene,
traditore, n osa comparirmi pi dinanzi. Io ti disprezzo.

Il _vizir_ gli volse sdegnosamente le spalle e rientr nel _tugul_.
El-Mactud, trasecolato, rimase l, colla testa china sul petto e le
labbra strette, strette.

--Han condannato a morte l'_almea_! mormor egli con isgomento. E sono
stato io a darla nelle loro mani. Povera donna!... Ors, cacciamo le
emozioni in fondo al cuore e tiriamo avanti.  l'inviato di Dio che
l'ha condannata. D'altronde non vi era altro mezzo per salvare il
greco.

Si pass a pi riprese la mano sulla fronte e termin col crollare le
spalle. Si avvicin a Medinek, il quale teneva per le briglie un
magnifico cavallo nero, di razza ab-rof, che scalpitava
impazientemente e rodeva il freno macchiandosi il lucente petto di
candida bava.

--Tu rimarrai qui, gli disse lo sceicco. Qualunque cosa accada, non ti
allontanerai dal _tugul_ di Ahmed.

Balz agilmente in arcione, cacci un paio di pistoloni nelle fonde
della sella, raccolse le briglie e lanci l'ardente corsiero sulla via
di El-Obeid.

I _muezzin_ dall'alto degli esili minareti invitavano i credenti
all'_ed-dkr_ (preghiera del mezzod) quando lo sceicco giungeva alla
capanna dove era custodito il prigioniero.

Alcuni guerrieri erano accocolati dinanzi alla porta, pranzando con
fegato di cammello condito con pepe rosso, fiele e orina di mucca[1].
Vedendo lo sceicco arrestarsi e scendere da cavallo, s'alzarono come
un sol uomo brandendo le lancie e i loro moschettoni.

    [1] I sudanesi usano condire tale cibo con orina quando non hanno sale.

--Chiamatemi il vostro capo, disse El-Mactud. Ordine dell'inviato di
Dio!

Un istante dopo sulla soglia della capanna appariva un negro
riccamente vestito e armato fino ai denti. Quest'uomo era Omar.

--Sei tu il capo di questa gente? gli chiese El-Mactud.

--S.

--Leggi, disse lo sceicco, consegnandogli la pergamena del Mahdi.

Omar l'aperse e vi gett sopra gli occhi. Tosto trasal come un
condannato che vede la mannaia del carnefice levarsi improvvisamente
sulla sua testa e fece un gesto di disperazione.

--Graziato!... Notis graziato!... balbett egli. Questa pergamena 
falsa! Non pu essere... non pu essere!

--Bada ai casi tuoi, disse El-Mactud minacciosamente. Porre in dubbio
una pergamena dell'inviato di Dio  pericoloso per la testa di un
uomo.

Omar lo comprese e non os continuare. Tuttavia non voleva cedere quel
greco che tanto odiava, senza parlare prima con Ab-el-Nmr.

--Odimi, disse allo _scik_. Io credo alla pergamena, ma lasciami due
ore di tempo onde io parli collo sceicco Ab-el-Nmr; poi ti ceder il
prigioniero.

--Non ti accordo nemmeno cinque minuti. Ad Ahmed occorre sull'istante
il greco.

--E se io mi opponessi colla forza?

--In tal caso mi recher dal _mudir_ (governatore della citt), far
assalire il tuo _tugul_ dalla guarnigione e uccidere tutti i tuoi
guerrieri.

A quella minaccia, Omar si sent mancare la forza di resistere oltre.
Egli si trasse da un lato appoggiandosi alla parete per non cadere. Un
sordo gemito gli usc dalle labbra.

El-Mactud attravers con un salto la soglia e si precipit come bomba
nella capanna. L, su di un _angareb_ disteso supino, col volto fra le
mani, se ne stava il greco Notis. Al fracasso che fece lo sceicco
entrando, scatt in piedi. Due grida rimbombarono.

--Notis!...

--El-Mactud!...

Bianco e negro si abbracciarono con effusione.

--Tu qui! esclam il greco che stentava a credere di aver proprio
dinanzi a s lo sceicco. Ma come mai? Chi ti condusse? Sei forse
prigioniero?

El-Mactud invece di rispondere, prese il suo _jatagan_ e lo pass
nella cintura dell'amico.

--Ma che vuol dire ci? chiese Notis che non capiva assolutamente
nulla.

--Ci significa, amico mio, che tu sei libero.

--Libero!... Io libero!... Ma come!... Hai sbaragliato i guerrieri che
mi custodivano, forse?

--Niente affatto;  Ahmed che ti ha graziato.

--Ah! l'eccellente uomo!

--Non dire cos, Notis, disse gravemente lo _scik_.

--Perch?

--La tua grazia  costata la vita di una superba donna; Ahmed l'ha
condannata all'annegamento nel lago Tscherkela.

--Una donna!... Una superba donna annegata!... Spiegati, El-Mactud,
chi  questa donna?

--Indovina.

--Non saprei.

-- una donna che io trovai nella _zeribak_ dei prigionieri e che
diedi nelle mani di Ahmed per ottenere la tua grazia.

Notis impallid orribilmente. Un sospetto, ma un sospetto terribile
gli attravers il cervello.

--Chi !... Chi !... balbett egli. Il nome... Voglio il nome di
quella donna!

--La donna che ho tradito per salvarti si chiama Fathma!

Un grido selvaggio soffoc l'ultima sua parola. Il greco fuori di s,
pallido di rabbia, di dolore, di disperazione, colla spuma alle
labbra, gli occhi schizzanti fuor dalle orbite, era piombato addosso
alla parete come fosse stato fulminato.

--Perduta!... perduta! rugg egli.

El-Mactud, spaventato, si precipit verso di lui per sostenerlo. Non
ne ebbe il tempo. Notis si era raddrizzato in preda ad una tremenda
collera.

Egli si scagli come una tigre addosso allo sceicco, scaraventandolo
contro la parete opposta con violenza tale da fargli scricchiolar
tutte le ossa del corpo.

--Aiuto!... Aiuto!... url il povero diavolo.

--Miserabile! tuon il greco.

Torn a gettarglisi addosso colpendolo in mezzo al petto con un
furioso colpo di testa. Bianco e negro, afferratisi a mezzo corpo,
rotolarono a terra urlando come belve, tempestandosi di pugni e
dilaniandosi le carni coi denti.

Ad un tratto Notis violentemente si separ dall'avversario, balzando
in piedi; nella mano dritta stringeva l'_jatagan_ bagnato di sangue
fino all'impugnatura.

L'assassino mir con occhi stravolti El-Mactud che contorcevasi
disperatamente colla testa fessa fino al mento, poi fugg come un
forsennato.

Al di fuori della capanna scalpitava il cavallo dello sceicco. Notis
con un salto fu in sella e lo spinse a sfrenata corsa per le vie di
El-Obeid, senza nemmeno accorgersi che un drappello di cavalieri
guidati da Omar si era slanciato dietro di lui.

La gente, vedendo quell'uomo tempestare il cavallo coll'impugnatura
dell'insanguinato _jatagan_, si riparava dietro ai muri o dentro le
capanne, credendolo pazzo.

Ed infatti l'assassino aveva l'aspetto di un demente.

Schiacciato da quella catastrofe inaspettata, che dalle cime raggianti
della speranza, lo aveva precipitato nell'abisso della disperazione,
era addirittura irriconoscibile. Aveva i capelli irti, la spuma alle
labbra, il volto spaventosamente scomposto, chiazzato di rosso e gli
occhi roteanti in un cerchio sanguigno. Il petto, a mala pena coperto
dalle vesti lacerate ed imbrattate di sangue, gli si sollevava
violentemente quasich volesse scoppiare e dalle labbra gli uscivan
parole sconnesse, bestemmie, urla disperate, ruggiti.

Egli attravers, sempre di gran carriera, la citt, rovesciando e
storpiando pi di dieci persone, pass come un uragano sotto la porta
che dava nella campagna fugando la sentinella che aveva tentato di
fermarlo e in quindici minuti giunse dinanzi alla capanna di Ahmed.
Con una violenta strappata arrest lo sbuffante corsiero che stava per
passare sul corpo di Medinek.

--Dov' Fathma? chiese rabbiosamente al guerriero.

--Il carnefice l'ha portata via, rispose l'interpellato.

--Maledizione!... Dove?

--Al lago.

--Quando?

--Venti minuti fa.

Notis s'allontan, lanciando il cavallo ventre a terra.

--Padrone! gli grid dietro Medinek. State in guardia! Avete
Ab-el-Nmr dinanzi!

--Ira di Dio! tuon il greco.  uomo morto!...

L'animale, col petto spruzzato di spuma, il ventre insanguinato dai
colpi d'_jatagan_ del furente cavaliere, andava rapido come una
freccia, colla criniera al vento, le nari fumanti, gli occhi dilatati,
gettando di quando in quando un sordo nitrito. Vi era da temere che
soffocasse.

In venti minuti l'immenso campo del Mahdi fu attraversato, poi il
cavallo slanciossi attraverso le pianure del sud-est sollevando nembi
d'impalpabile sabbia.

--Vola! vola! gli urlava incessantemente il greco, tempestandolo di
pugni. Bisogna che giunga in tempo di salvarla!

La via era diventata deserta. Qua e l si scorgevano qualche solitario
palmizio e dei tumuli ornati di lapilli a svariati colori che
formavano bellissimi disegni, e di armi, come lancie, archi, vecchi
moschetti irruginiti e scudi. Il greco trasal nel riconoscere delle
tombe.

Erano le sette circa quando ud in distanza lo scalpito di parecchi
cavalli.

--Eccoli! mormor egli con intraducibile accento.

Il cavallo eccitato colla briglia e colla punta dell'_jatagan_
raddoppi la velocit ansimando furiosamente e raggiunse i piedi di
una catena di colline che piegava verso il sud-est, dividendo per met
la deserta e sabbiosa pianura.

Il greco cacci fuori una spaventevole bestemmia ed arrest di colpo
l'animale.

--Ira di Dio! Eccoli!

Dinanzi a lui, a un seicento metri di distanza, galoppavano dei
guerrieri guidati da uno sceicco. In quest'ultimo Notis aveva
riconosciuto Ab-el-Nmr.

--Ah! cane! rugg egli allungando le mani verso le fonde della sella
dalle quali uscivano i calci di due pistole.

Per un istante ebbe la pazza idea di inseguire quei guerrieri e
d'impegnare con essi una disperata pugna, ma la paura di avere la
peggio lo trattenne. Gett all'intorno uno sguardo crucciato e
l'arrest su di un negro che erasi levato dietro una montagnola di
sabbia.

--Dove mena questa via? gli chiese.

--Al lago Tscherkela.

--E quella delle colline?

--Egualmente.

--Quale  la pi corta?

--Quella delle colline.

--Fathma  salva!

Torn rapidamente indietro e si cacci in una stretta gola rinserrata
da colline tagliate a picco.

Il cavallo la percorse tutta d'un fiato, poi entr in una valle
ingombra di cespugli gommiferi e di tamarindi colossali. Il lago, se
lo sentiva, era ormai vicinissimo. L'aria era pi fresca e volavano
per l'aria stormi di pellicani e di fenicotteri, volatili che mai si
allontanano dalle acque.

Ad un tratto il cavallo si arrest. Tremava, rantolava, e aveva
chinata la testa sul petto. Notis comprese che era agli estremi.

Lo percosse coll'impugnatura dell'_jatagan_, ma l'animale non si
mosse.

--Ira di Dio! bestemmi egli furibondo. Bisogna che tu cammini!

Accese un po' d'esca e lasci cadere una bricciola in un orecchio
della povera bestia. A quel contatto si diede subito a precipitosa
fuga scuotendo disperatamente la testa.

Era giunto quasi all'uscita della valle quando torn ad arrestarsi.
Cacci fuori un ultimo nitrito, poi rotol pesantemente al suolo; uno
sprazzo di sangue gli usc dalle nari e rimase immobile, irrigidito
dalla morte.

Il greco non si perdette ancora d'animo. Strapp dalle fonde della
sella le pistole e si mise a correre come un pazzo.

Appena uscito dalla valle il lago Tscherkela gli si svolse dinanzi
tutto d'un tratto, racchiuso fra ridenti rive. Un _mahari_ era legato
al tronco di un palmizio, e sulla cima di una piccola roccia che
cadeva a picco sulle acque, stava un negro di colossale statura,
tenendo alzato al disopra della sua testa un gran sacco di pelle che
pareva racchiudesse un corpo umano.

--Ferma! Ferma!... grid il greco con accento disperato.

Il muggito delle onde, che sollevate da una fresca brezza, si
frangevano contro le roccie, imped al carnefice di udirlo. Il momento
era terribile. Fathma stava per essere precipitata nel lago. Un
momento ancora e tutto sarebbe finito.

Un'improvvisa idea balen nella mente del greco. Punt una delle due
pistole; s'ud una strepitosa detonazione seguita da un urlo di dolore
e da un tonfo. Yokara e la sua vittima erano capitombolati nel lago.

Il greco, fuori di s, si precipit verso la costa e scagliate via le
pistole balz nelle onde. Pass un minuto lungo quanto un secolo, poi
riapparve. Con una mano nuotava e coll'altra sosteneva il sacco
contenente la povera Fathma.

Nuot vigorosamente verso la riva, scal agilmente le roccie, depose
l'_almea_ sulla sabbia e con un rapido colpo di _jatagan_ squarci il
grosso tessuto.

Si chin ansiosamente su quel bel corpo che non dava pi segno di vita
e appoggi una mano sul cuore. Sent che batteva leggermente.

--Viva! Viva!... tuon egli. Ah! sei alfine mia!

Le sue labbra sfiorarono dieci volte di seguito quelle scolorite
dell'_almea_; egli rideva e piangeva dalla gioia.

Il galoppo di parecchi cavalli, che rapidamente si avvicinava, gli
richiam alla mente Ab-el-Nmr. Gett uno sguardo verso il lago, nel
quale dibattevasi ancora il carnefice Yokara colla testa fracassata
dalla palla della pistola, afferr strettamente fra le braccia Fathma,
scatt in piedi e si diede a precipitosa fuga senza sapere dove
andasse n che cosa avesse in mente di fare.

Aveva percorso duecento passi, quando ud una voce gridare:

--Ehi, alt! Se non t'arresti sei morto!

Il greco a quell'intimazione si volse digrignando i denti. A cinquanta
passi da lui stava Ab-el-Nmr col fucile spianato, circondato dai
suoi guerrieri.

--Maledizione! grid il greco che comprese d'essere irremissibilmente
perduto.

Con un rapido gesto sguain l'_jatagan_ e lo punt sul seno
dell'_almea_ gridando ad Ab:

--Se non ti fermi la uccido!

Nell'istesso istante Omar sbucava da una macchia di bauinie
slanciandosi verso il miserabile. Cinque negri lo seguivano armati
fino ai denti.

--Ah! cane! grid lo schiavo tendendo la dritta armata di revolver.

Quattro detonazioni scoppiarono l'una dietro l'altra. Il greco gir
due volte su s stesso, stravolse gli occhi, un getto di sangue gli
sgorg dalle labbra e piomb a terra bestemmiando.

-- morto! esclamarono i guerrieri accorrendo.

Omar in pochi salti lo raggiunse. Il morente si agitava ancora
stringendosi furiosamente al petto Fathma e macchiandola di sangue.

--Mi riconosci? gli chiese il negro.

--Sii... maledet...to! mormor Notis.

Il negro gli appoggi la canna del revolver alla fronte e con un
quinto colpo gli fece saltare le cervella.

--Ora sono vendicato! esclam.

Gli strapp dalle braccia la sua padrona, l'adagi sulla fine sabbia,
e le si inginocchi accanto esaminandola attentamente.

--Vive? chiese Ab-el-Nmr con profonda emozione.

-- viva, rispose Omar. Fra pochi minuti ritorner in s.

Ab-el-Nmr respir e si terse un freddo sudore che grondavagli dalla
fronte.

--Povera donna, mormor egli. Che tu possa essere alfine felice.

Una nube oscur la sua fronte e i suoi sguardi s'intenerirono.
Quell'abbronzato volto, di solito cos aperto e fiero divenne triste,
cupo.

--Che hai? gli chiese Omar che s'era accorto di quell'improvviso
cambiamento.

--Nulla, Omar, nulla, balbett con voce soffocata lo sceicco. Dov'
Abd-el-Kerim?

--Eccolo, disse un guerriero.

Infatti l'arabo era improvvisamente apparso all'uscita della gola e
s'avvicinava a spron battuto. Ma non era pi lo spaventevole
agonizzante di dieci giorni prima, privo di forze, ischeletrito,
orrendamente deturpato e che incuteva ribrezzo.

Era ancora pallido, scarno, ma aveva ricuperato nel lasso di pochi
giorni e la salute e le forze. Ab-el-Nmr, avutolo in sua mano, gli
aveva tagliati uno ad uno i tumori e strappati gli schifosi vermi che
lo stremavano succhiandogli il sangue.

Egli giunse come una bomba fra i suoi amici, nel mentre che due
guerrieri gettavano nel lago il cadavere di Notis con una pietra
appesa al collo.

Tese le mani a Omar ed allo sceicco, poi si precipit sul corpo
dell'_almea_.

--Fathma! mia adorata Fathma! esclam egli delirante.

Non seppe dire di pi. La gioia di rivedere alfine l'infelice sua
fidanzata, lo soffocava. Afferr quel corpo ancora inanimato e lo
copr di baci e di lagrime.

Ab-el-Nmr si nascose il volto fra le mani e un rauco singhiozzo gli
rumoreggi in fondo al petto. Una tremenda disperazione aveva
improvvisamente scomposto i suoi lineamenti.

In quell'istante Fathma emise un profondo sospiro e si scosse.
Abd-el-Kerim se la strinse teneramente al petto.

--Fathma! Fathma! ripet egli.

L'_almea_ apr gli occhi, li chiuse, poi torn a riaprirli. Un grido
inesprimibile le usc dalle labbra.

--Abd-el-Kerim!...

Si raddrizz, gett le braccia attorno al collo del fidanzato e
scoppi in singhiozzi.

--Dio!... Dio!... balbett ella, fa che io non sogni!

--No, povera donna, tu non sogni, sono io, proprio io, il tuo amato
Abd-el-Kerim che non si separer pi mai da te.

Ad un tratto Fathma impallid terribilmente.

--E Ahmed, esclam ella con profondo terrore. Ho paura, Abd-el-Kerim,
ho paura.

Ab-el-Nmr si fece innanzi.

--Ahmed vi ha perdonato, diss'egli con voce appena distinta. Voi siete
liberi, interamente liberi. Che Allh vi faccia felici!

Retrocesse di alcuni passi coi lineamenti alterati da una tremenda
disperazione, le braccia incrociate convulsivamente sul petto, la
testa china.

Gli ultimi raggi di sole che ancor indoravano le sponde del lago, si
rifletterono su due grosse lagrime che scendevano silenziosamente
sulle abbronzate gote del guerriero.




CONCLUSIONE.


Sono trascorsi due mesi. Una sera, mentre la luna s'alzava
sull'orizzonte illuminando vagamente gli esili minareti di El-Obeid e
le tende dell'accampamento degli insorti e le stelle fiorivano in
cielo scintillando vivamente, due uomini avvolti in candidi _taub_ se
ne andavano a lenti passi verso la strada che conduceva al lago
Tscherkela.

Uno era Ahmed Mohammed, l'altro era lo sceicco Ab-el-Nmr. Il primo
era lo stesso uomo come abbiamo veduto due mesi innanzi, il secondo
invece era interamente cambiato.

Precoci rughe solcavano la sua fronte e sul suo volto vedevasi
scolpita ancora una viva disperazione. Gli occhi avevano perduto
l'usuale loro splendore, ed erano diventati melanconici, cupi e
l'altra sua persona erasi curvata come sotto il peso dell'et.
Quell'uomo in poche settimane era invecchiato di dieci anni.

S'erano allontanati gi pi d'un miglio dall'accampamento, quando
Ahmed bruscamente arrestossi.

--Guarda, Ab, diss'egli.

Il guerriero rialz il capo, chino sino allora sul petto, e guard. Un
cavaliere era apparso sulla bruna linea dell'orizzonte e si avvicinava
di carriera.

--Chi sia? chiese Ahmed, dopo qualche istante.

--Fosse un messaggiero, rispose con voce cavernosa Ab.

--Se portasse notizie di...

--Taci, Ahmed, taci! esclam lo sceicco.

Ahmed lo guard con compassione e scosse il capo.

Il cavaliere era allora giunto a cento metri da loro. Rattenne il
cavallo, come indeciso sulla via da prendere, poi riprese la corsa
dirigendosi verso il Mahdi.

--All'inviato di Dio, diss'egli, balzando a terra e consegnandogli una
pergamena arrotolata.

Ahmed s'impadron vivamente di quella carta e vi gett sopra gli
occhi. La sua faccia s'annuvol e un profondo sospiro gli usc dalle
labbra.

--Che hai? chiese Ab-el-Nmr, guardandolo cogli occhi accesi.

--Notizie di loro, rispose Ahmed.

--Chi loro?

--Fathma e Abd-el-Kerim.

--Leggi!... leggi, Ahmed!... balbett lo sceicco con un filo di voce.

Il Mahdi si pass pi volte una mano sugli occhi che erano diventati
umidi, poi lesse questa laconica lettera:


                        _Da Shendy._

    _Ad Ahmed Mohammed Mahdi._

Salute a te, all'amico Ab-el-Nmr e al tuo esercito. Le tue guide ci
hanno condotti felicemente a Shendy, dove fummo bene accolti dai tuoi
nemici gli egiziani. Oggi abbiamo celebrata la nostra unione. Dio ti
protegga.

                         ABD-EL-KERIM E FATHMA.


Aveva appena terminato di leggere, che al suo fianco scoppiava una
fragorosa detonazione. Si volse precipitosamente e mand un acutissimo
grido. Ab-el-Nmr giaceva per terra colla testa sfracellata,
stringendo ancora nella dritta la fumante pistola colla quale si era
suicidato.

--Ab-el-Nmr! grid egli singhiozzando e inginocchiandoglisi accanto.

Il guerriero apr gli occhi; un amaro sorriso incresp le sue labbra
insanguinate. Cerc di sollevarsi, ma non vi riusc; allung le
braccia e strinse convulsivamente le mani dell'amico.

--Muoio... felice!... rantol egli. Perdonami... Ho amato... Fathma...
Tutto... tutto ... finito... Ad...dio... amico!...

Uno sbocco di sangue gli soffoc l'ultima parola. Un fremito agit il
suo corpo, poi s'irrigid. Ab-el-Nmr aveva cessato di vivere[1].

    [1] Quando Shendy fu espugnata dai ribelli, il Mahdi rivide Fathma
      ed Abd-el-Kerim, ma aveva ormai a loro perdonato e non fece male
      alcuno.  Anzi innalz Abd-el-Kerim al grado di sceicco,
      lasciandogli la libert di ritirarsi in quella citt che meglio
      gli convenisse.


FINE.




  INDICE

  PARTE PRIMA.

  Greci e Arabi.

  CAPITOLO     I. Il fidanzamento di Elenka      Pag.   5
             II. L'almea                             16
            III. I due rivali                        27
             IV. Nel mezzo di un bosco               36
              V. Il rapitore                         43
             VI. Il duello                           54
            VII. Fit-Debbeud                         65
           VIII. Il prigioniero                      76
             IX. Elenka                              88
              X. Le due rivali                      100
             XI. La vendetta di Elenka              109
            XII. Il salvatore                       119
           XIII. Il delatore                        130
            XIV. La caccia all'almea                140

  PARTE SECONDA.

  L'insurrezione del Sudan.

  CAPITOLO     I. Omar                           Pag. 149
             II. Fathma                             158
            III. Il reis Ibrahim                    165
             IV. Omar e Fathma                      172
              V. La fuga                            181
             VI. La Dahabiad di Notis               187
            VII. Gl'insorti                         198
           VIII. La zattera                         207
             IX. Lo scik Ab-El-Nmr               217
              X. La pianura dei Leoni               230
             XI. O'Donovan                          242
            XII. L'esercito egiziano                250
           XIII. Lo schiavo di Elenka               258
            XIV. L'appuntamento                     271
             XV. Due tigri                          280
            XVI. Il massacro di Kasghill            290

  PARTE TERZA.

  Il Mahdi.

  CAPITOLO     I. I prigionieri                  Pag. 301
             II. Il Mahdi                           310
            III. Il supplizio dei prigionieri       322
             IV. Il delatore                        329
              V. La tortura                         336
             VI. Lo scik Ab-El-Nmr               346
            VII. Un morto che risuscita             357
           VIII. Notis in trappola                  367
             IX. La zeribak dei prigionieri         378
              X. Il Mahdi e la sua Favorita         385
             XI. Il perdono                         395

  Conclusione                                        406





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NOTA DEL TRASCRITTORE: L'edizione  zeppa di refusi, sgrammaticature,
varianti ortografiche. Abbiamo effettuate le seguenti correzioni
(oltre ad alcune correzioni di ovvii errori di punteggiatura).
che no apparivano poter essere (pur discutibili) scelte dell'autore.
L'originale  in [parentesi].


  stravolti. Mai[Ma] aveva udito parlare Abd-el-Kerim con
  che continuava a cantare frammischiando alla sua[tua]
  Abd-el[Ahd-el]-Kerim esit, poi raccolse la carabina che
  lo schiavo e il cammello, perci[ci] la feci salire sul mio.
  --Tu ti perdi, Abd-el-Kerim[Kenim], gli disse con dolce
  raccolse nella[nelle] pianura dopo aver ucciso il leone che
  non ti risparmier[rispiarmer]!
  --All'inferno, interruppe, Notis ironicamente[irronicamente].
  --Ah! esclam[eslam] con indefinibile accento d'odio. Sei
  serv Notis[Nosti], che le assal vigorosamente inaffiandole
  e si guard[guand] indietro per essere pronto a prendere
  --Bravo arabo, disse lo sceicco[sciecco] sorridendo. Si
  Lo sceicco s'inumid le labbra con una tazza[tassa] di
  come una tigre verso la fessura, ma le forze gli[le] vennero
  si rovesci in causa di uno scontro con un battello[batello]
  --Per Fathma[Fatma]!
  divora carne ed io gli[li] dar da divorare la carne di
  fissi su due uomini[unmini] che si dirigevano a lenti passi
  cadde al suolo colle[collo] cervella schizzanti dal cranio
  colpo di _corbach_[corback] che tracci una riga violacea.
  e ora un brontolo[bontrolo] rauco; ora erano i gemiti
  risa. Fathma[Fatma] fe' atto di slanciarsi, ma l'animale, al
  durante il quale Fathma[Fatma] non ard mai muoversi
  Fathma[Fatma] gett un urlo straziante, terribile e s'abbandon
  D'un tratto si trov[trovo] in presenza di una parete
  dal quale era partito il grido e sbuc[sbucc] in una piccola
  Lo sconosciuto entr e trov Dhafar[Dahfar] pasci in
  --Ma chi mai? chiese Abd-el-Kerim[Herim] che nondimeno
  --Credi a me, dimenticala[dimentichela]. Essa  una spia.
  sparve in mezzo ai campi di _durah_[durak] e alle foreste
  gli _jatagan_[jatang] in mano.
  enormi coccodrilli sollevando colle possenti[sollevando possenti]
  --Un greco che amava alla folla Fathma[Fatma] e la
  galleggianti, e and a gettar l'ancora[acora] nel luogo
  principe te e i tuoi battellieri[battelieri].
  Man mano che si avanzava[avvanzava], il paese cangiava
  Guard attentamente[attentameate] la riva opposta e gli alberi
  --E sanno almeno dove trovasi l'armata di Hicks[Kicks]
  --Si, io, perch te lo schianter[scianter] di nuovo quel
  Il vecchio _reis_ Ibrahim[Ibraim], lasciato che fu da Notis,
  Bahr-el-Abiad[Barh-el-Abiad]. Come tu me lo conduci cos legato.
  --Si trova ancora sulla _dahabiad_[dahabiah] quest'uomo?
  strato[r'to] di tabacco.
  --Eccomi a voi, amici miei[mei], disse avvicinandosi.
  entro. Una lampada illuminava fiocamente[fioccamente] la stanza
  capo di giuocarci qualche tradimento, non riusciranno[riusciremo]
  Era la mezzanotte[mezzantte], quando i superstiti della spedizione
  fatte portare in coperta tutte le armi trovate[tovate] nella
  Dad[Daud] alz gli occhi e vide una gran barca che
  --Ol, Abu Scioqah! grid Dad[Daud] facendo portavoce
  -- Dad[Daud]. Da dove venite?
  di Gez-Hagiba[Gez-Agiba], isola assai allungata che
  e bersagliavano con una precisione[precisone] terribile
  e che l organizzassero una[uno] seconda e assai
  e di isolette boscose[bascose] sulle quali russavano fragorosamente
  bande d'enormi ippopotami e sonnecchiavano[sonnecchievano]
  --Noi lo capiremo[capremo], padrona, disse Omar, e fra non
  che formavano inestricabili reti fra i banchi subacquei[subaquiei].
  grossissimi [grosssissimi], con brevi gambe, forti ali, coda rotonda
  di Dum [H- Dum]. Fathma avrebbe voluto scendere a
  I[Il] ribelli arrivano a decine, a dozzine, a ventine,
  con Dad[Daud] nella corrente, andando a ridosso
  uno scricchiolo[scricciolo] sinistro, fremette, ondeggi, poi
  scimitarre, alcuni vasi di _merissak_[merissak] del _ksra_, (sorta
  pi ardito allung le mascelle spalancate[spalancata] verso di
  Mahdi? Fathma ripieghiamoci sul fiume prima che capitino[capitano]
  --Povero Ahmed [Amed], mormor Fathma con un rauco
  Omar e Fathma [Fatma] nell'udire quell'atroce comando,
  --Aiuto Ab-el-Nmr[Nemr]! Aiuto! url ella.
  Obeid sono occupati dalle bando di Mohamed Ahmed[Amed].
  --Sta bene, Fathma. Ol Mustafah! [Mustanfah]
  subito che quei cani di ribelli ti dessero [dassero] la caccia.
  --E il Mahdi duecentomila[duecentomile]. Sai che ho una paura
  che chi morr combattendo[combattento] per la santa causa andr
  Fathma addit al capo _giallba_ una gran _zeribak_[zeribk]
  Dopo di aver a lungo discusso sulla [lungo sulla] via da tenersi all'indomani,
  --Mi schiant l'anima, involontariamente[involontariamante] forse,
  --Gran[Gra] Dio! Che gli sia toccata una qualche disgrazia!...
  slanciandosi dietro ai fuggiaschi[fugigaschi], agitando freneticamente
  miserabili _tugul_ conici[comici], circondati da pochi pozzi e
  --Che ci portate? chiese Fathma affettando[effettando] una
  guardavan l'un l'altro sorpresi, non potendo [poteao] credere
  ufficiali, dello stato maggiore e quelle dei generali [genenerali]
  --Tanti ma sempre pochi, disse O'Donovan[O'Donnovan] con
  --Si fa partenza forse? chiese O'Donovan [O'Donavan].
  --[E] cosa certa, disse il generale.
  --E sia, aspetter[apetter] la mezzanotte, L'ora sar pi
  _wiscky_ che trov in una fiaschetta e ne fece trangugiare [tranguggiare]
  --I due pasci non s'intendono sulla via da scegliersi[sciegliersi]
  marcer [marcier] su El-Obeid e l'altro su Melbass.
  disse tristemente [tristmente] O'Donovan. Lo vedrete, Fathma,
  --Dove si trova il mio [me] povero Abd-el-Kerim?
  lo _scik_[sciek] Tell-Afab avr soggiogato quei miserabili
  abbandonassi per sempre Abd-el-Kerim, mi lasceresti [lascieresti]
  --S[Si], generosa come un'araba, generosa come il
  La greca volse il capo dietro di s, vide l'abisso[abbisso]
  di tromba e il rullo [rulla] dei tamburi diventavano pi
  --E O'Donovan [D'Onovan]?
  generale del Mahdi Ahmed[Ahmel] Mohammed.
  --Non  [No n] ancora sera, Fathma.
  I cammelli e i cavalli dei convogli vennero[vennere] legati
  contro i disgraziati che [del] Hicks pasci conduceva
  A mezzanotte urla strazianti s'udirono a destra[destrai]
  all'impazzata verso i muli, i cammelli [camelli] e
  --Il quadrato del colonnello [colonello] Farquhard  stato distrutto.
  quadrato ingombro[imgombro] di morti e di moribondi, di armi,
  un furioso strepitare di _noggra_[1] e di _darabke_[darabuke],
  una vastissima _zeribak_ [seribak] con solide palizzate. I prigionieri
  --Chi ha ucciso questo _scik_[sciek]? grid.
  un tramezzo [tramesso] di pelle e che era assai miseramente
  e poco prima dell'agosto 1881, dichiarava[dichiaravo] di essere
  all'appello del _Mahdi_[Mhadi].
  insurezionali [insurezzionali], intim al Mahdi di recarsi a Chartum.
  Ahmed Mohammed [Mohadmmed], nel vedersi innanzi i] tenente
  si sentono affascinati [afascinati] dallo sguardo dei serpenti.
  -- la testa di Hicks [Hisks] pasci[1]. Io ho distrutto
  all'inferno:  la punizione [punizioni] di coloro che rimangono
  Poi volgendosi verso l'iman [imau] inginocchiato:
  L'iman [imau] usc coll'orribile sacco sulle spalle. Nella
  morte? chiese Ahmed con sorpresa[sopresa].
  _scik_ [sciek] e bisogna che io lo vendichi.
  --Far tutto [tutti] quello che vorrai. E i mei compagni
  --Nessuna. [Nessuno]
  spesso venivano coperti [coperte] da urla disperate. Zuffe accanite
  --Qualche ufficiale preso a Kasghill[Kahghill].
  --Eh!... esclam d'improvviso il beduino[debuino] saltando
  addosso e aizzando il bufalo [buffalo] con spaventevoli
  --A morte l'arabo! grid [grido] per la terza volta la
  I guerrieri caddero [caddere] col volto nella polvere. Solo
  sceicco[sciecco] El-Mactud,
  sfilavano come ombre fra le tende, fra i tugul[tubul], fra
  che combatterono a Kasghill[Kasghil] e sul Bahr-el-Abiad,
  --E[A] quello che conduci?
  I _noggra_[noggara] battevano la sveglia, quando venticinque
  Non lo rialz [rialzo] che quando si trov dinanzi al
  Yokara [Ykara], il gigantesco carnefice, balz nella stanza
  da lei a Hossanieh[Hossienieh], che mi fu rapita?
  agitando le dita calcinate e gemendo [gemente] ancor pi lugubremente.
  Yokara [Ykara] a quel comando impugn un grosso staffile,
  Yokara [Ykara] sleg Abd-el-Kerim che non respirava quasi
  riversarsi verso [perso] il sud ripetendo il grido.
  che si era fermato ai piedi della collina circondato [corcondato]
  posi sulle mie braccia, lo trasportai [strasportai] nel mio campo
  poi cacciossi in mezzo al [ai] _tugul_ e alle tende
  sinistramente ripet [la ripet].
  questo abisso [abbisso] poich so che sarebbe impossibile, ma
  gli cadde all'indietro [all'indiero] battendo in terra con sordo rumore.
  tu bene conosci; io seguo lo _scik_ [scih] con Medinek.
  filiale [figliale] dello missioni cattoliche di Chartum, tutta
  Persino i guerrieri [guerieri] del Mahdi che accampavano
  Ab-el-Nmr spost un lembo di siepe che racchiudeva[racciudeva]
  le canne inzuppate [insuppate] d'acqua, e lentamente, con infinite
  --Respiro, Ab-el-Nmr. Avevo paura che[paurache] fosse.
  dietro [diero] un colpo di pistola.
  dai denti delle jene e degli sciacalli, giacciono [giaciono]
  Omar gli prese i piedi e li accost [accosto] alla
  dei tugul e contorcendo i rami degli alberi[aberi] e le
  sviluppate. Un piccolo _tarbusch_ [tarbsch] coprivale
  Un singulto lacer il petto di Ahmed[Amed]. Egli port
  di Kasghill[Kaghgill] era scomparso dal campo e alcuni dissero che aveva
  afferratisi a mezzo corpo, rotolarono[rotolorono] a terra urlando
  --Fathma[Fatma]  salva!
  petto, e guard[guardo]. Un cavaliere era apparso sulla






End of the Project Gutenberg EBook of La favorita del Mahdi, by Emilio Salgari

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA FAVORITA DEL MAHDI ***

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Section  2.  Information about the Mission of Project Gutenberg-tm

Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
electronic works in formats readable by the widest variety of computers
including obsolete, old, middle-aged and new computers.  It exists
because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
people in all walks of life.

Volunteers and financial support to provide volunteers with the
assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's
goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
remain freely available for generations to come.  In 2001, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
and the Foundation web page at https://www.pglaf.org.


Section 3.  Information about the Project Gutenberg Literary Archive
Foundation

The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
Revenue Service.  The Foundation's EIN or federal tax identification
number is 64-6221541.  Its 501(c)(3) letter is posted at
https://pglaf.org/fundraising.  Contributions to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
permitted by U.S. federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
throughout numerous locations.  Its business office is located at
809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
business@pglaf.org.  Email contact links and up to date contact
information can be found at the Foundation's web site and official
page at https://pglaf.org

For additional contact information:
     Dr. Gregory B. Newby
     Chief Executive and Director
     gbnewby@pglaf.org


Section 4.  Information about Donations to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation

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